{"id":1186,"date":"2007-05-30T11:01:24","date_gmt":"2007-05-30T11:01:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.comevedonoidaltonici.com\/wordpress\/?p=1186"},"modified":"2007-05-30T11:01:24","modified_gmt":"2007-05-30T11:01:24","slug":"regione-fatto-il-decreto-gabbato-bersani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.olinews.it\/mt\/?p=1186","title":{"rendered":"<em>Regione <\/em>&#8211; Fatto il decreto, gabbato Bersani"},"content":{"rendered":"<p>Nel primo decreto Bersani sulle liberalizzazioni vi \u00e8 una norma che obbliga le societ\u00e0 informatiche regionali a lavorare solo per il proprio committente, cio\u00e8 le regioni. Questo per rimediare al fatto che la presenza di grandi societ\u00e0 pubbliche (in Liguria Datasiel) sul libero mercato \u00e8 di fatto un elemento di distorsione della concorrenza. In soldoni, Datasiel non solo si occupa di tutta l&#8217;informatica regionale, ma gli vengono assegnate senza gara anche commesse per moltissimi altri enti locali, dai Comuni alle Asl (la Provincia di Genova no, perch\u00e9 anch&#8217;essa \u00e8 dotata di propria azienda informatica, Athena).<\/p>\n<p><!--more--><br \/>\nNel momento in cui \u00e8 venuto fuori il decreto Bersani, in Regione \u00e8 scoppiato un putiferio. Datasiel ha subito minacciato il licenziamento in tronco della met\u00e0 del suo personale e, forte di questo argomento, ha ottenuto subito ascolto. Molto ascolto. Burlando ha infatti provveduto con legge regionale ad aggirare il decreto. Risultato: Datasiel \u00e8 salva e pu\u00f2 continuare a espandere i suoi affari, perlomeno in territorio regionale. Ma in tutto questo a nessuno (neanche al liberalissimo Pittaluga) sembra premere n\u00e9 il principio della concorrenza come fattore di crescita economica sana &#8211; e l&#8217;informatica (si pensi all&#8217;informatica sanitaria) non \u00e8 un settore marginale ma basilare dello sviluppo &#8211; n\u00e9 il risultato pratico che si ottiene alla fine. Risultato che si intuisce bene con questo piccolo esempio.<br \/>\nNel 2004 il Comune di Genova affida il rifacimento di tutti i siti dei Musei comunali a Datasiel. Che li rende, seppur con vari limiti, decenti e omogenei. Nel 2006 Datasiel ottiene nuovamente l&#8217;incarico di rifare i siti dei Musei di Genova. Il motivo? Adeguarsi alle norme ministeriali sull&#8217;accessibilit\u00e0, ovvero una serie di regole (di cui si \u00e8 cominciato a discutere molto prima del 2004, almeno dal 1998) di progettazione e programmazione che rendono i siti fruibili da tutti, anche da non vedenti, o da chi naviga solo con la tastiera, o ancora da schermi molto piccoli come palmari e cellulari. Compito nobile, il cui raggiungimento viene annunciato alla stampa e certificato dalla cooperativa dell&#8217;Istituto Chiossone, che collabora con la Regione per testare l&#8217;accessibilit\u00e0 di tutti i suoi siti. Peccato che, anche a prima vista, i siti web in questione non rispettino nemmeno le pi\u00f9 basilari e semplici norme dell&#8217;accessibilit\u00e0. Nemmeno quelle, come l&#8217;uso di testi alternativi alle immagini, ormai entrate nella consuetudine del web. Che cosa ha certificato il Chiossone?<br \/>\n<strong><em>(Federica Massari) <\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel primo decreto Bersani sulle liberalizzazioni vi \u00e8 una norma che obbliga le societ\u00e0 informatiche regionali a lavorare solo per il proprio committente, cio\u00e8 le regioni. Questo per rimediare al fatto che la presenza di grandi societ\u00e0 pubbliche (in Liguria Datasiel) sul libero mercato \u00e8 di fatto un elemento di distorsione della concorrenza. 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