{"id":1282,"date":"2007-09-26T09:13:25","date_gmt":"2007-09-26T09:13:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.comevedonoidaltonici.com\/wordpress\/?p=1282"},"modified":"2007-09-26T09:13:25","modified_gmt":"2007-09-26T09:13:25","slug":"cattedre-carriere-dei-docenti-e-diritti-dei-ragazzi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.olinews.it\/mt\/?p=1282","title":{"rendered":"Cattedre &#8211; Carriere dei docenti e diritti dei ragazzi"},"content":{"rendered":"<p>La nota di Paola Repetto, su OLI n 155, dedicata al disastro organizzativo del nostro sistema scolastico, denuncia il disagio parallelo di insegnati precari e sballottati, e di allievi tanto pi\u00f9 privati di qualit\u00e0 formativa e di costanza nelle figure di riferimento, quanto pi\u00f9 ne avrebbero bisogno. Mi \u00e8 nato cos\u00ec un pensiero antipatico, e cio\u00e8: ma perch\u00e9 gli insegnanti possono scegliersi la sede di lavoro, e potenzialmente, se ben piazzati in graduatoria, cambiarla tutti gli anni fino a giungere alla collocazione &#8220;ideale&#8221; propagando, ogni anno, questo terremoto fino ai confini del territorio? Una infinit\u00e0 di altre categorie di lavoratori si prendono la sede che gli capita, sia questa l&#8217;ipermercato di periferia, o l&#8217;ufficio postale, o la fabbrica. Per non parlare di chi se ne deve andare, per lavorare, fuori citt\u00e0.<\/p>\n<p><!--more--><br \/>\nQuesto, di certo, \u00e8 un pensiero naif, reso possibile solo dalla mia profonda ignoranza del mondo scolastico, della sua storia contrattuale e delle regole che lo governano. Ma approfittando della incosciente libert\u00e0 che mi viene appunto da questa ignoranza, mi chiedo se non sarebbe preferibile un sistema di valorizzazione, che accompagni l&#8217;assegnazione di sedi problematiche geograficamente o socialmente con incentivi economici, formativi e professionali. E una volta assegnata una sede non dovrebbe essere previsto che l&#8217;insegnate vi rimanga per un periodo di tempo adeguato, commisurato alla durata del ciclo scolastico?<br \/>\nQuello che appare all&#8217;occhio profano \u00e8 un sistema organizzativo che tratta male il grande nucleo precario dei lavoratori della scuola, ma che, contemporaneamente, tratta malissimo, anzi ignora del tutto, i diritti e le esigenze della parte pi\u00f9 debole dei fruitori del sistema, con totale indifferenza per il loro futuro.<br \/>\nBasti pensare a ci\u00f2 che questo incredibile turn over, unito alla diffusione del precariato, ha comportato per la figura degli &#8220;insegnanti di sostegno&#8221; all&#8217;handicap. Coloro che avevano acquisito la formazione per questo particolare compito, maturando &#8220;punteggio&#8221; hanno ormai in larghissima misura conquistato la cattedra, ed hanno abbandonato il campo. Restano a fare il &#8220;sostegno&#8221; precari senza alcuna qualificazione specifica che, pur di lavorare, si danno disponibili (per il minor tempo possibile) a svolgere questo difficile compito, per il quale, a quanto pare, nessuno chiede pi\u00f9 che chi lo svolge debba averne la competenza.<br \/>\nA Genova i ragazzi con handicap pi\u00f9 o meno grave inseriti nei vari ordini di scuole sono poco pi\u00f9 di 2.000, il rapporto tra insegnati di sostegno e allievi con handicap \u00e8 circa di uno su due. Si parla quindi di ben 900 insegnanti in gran maggioranza ormai precari mandati allo sbaraglio. La strada per smantellare una delle esperienze pi\u00f9 avanzate, a livello europeo, di inserimento scolastico dell&#8217;handicap \u00e8 pi\u00f9 che aperta.<br \/>\n<strong><em>(Paola Pierantoni)<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La nota di Paola Repetto, su OLI n 155, dedicata al disastro organizzativo del nostro sistema scolastico, denuncia il disagio parallelo di insegnati precari e sballottati, e di allievi tanto pi\u00f9 privati di qualit\u00e0 formativa e di costanza nelle figure di riferimento, quanto pi\u00f9 ne avrebbero bisogno. 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