{"id":1290,"date":"2007-10-03T10:26:31","date_gmt":"2007-10-03T10:26:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.comevedonoidaltonici.com\/wordpress\/?p=1290"},"modified":"2007-10-03T10:26:31","modified_gmt":"2007-10-03T10:26:31","slug":"libri-lava-lucciole-decoro-salvo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.olinews.it\/mt\/?p=1290","title":{"rendered":"Libri &#8211; Lava-lucciole decoro salvo"},"content":{"rendered":"<p>Sabato 22 Settembre, in piazza Truogoli di Santa Brigida si parla di tante storie. La storia di Prudence, di Osas, di Itohan, di Izog\u00ece e la loro segregazione invisibile, i percorsi di uscita dalla prostituzione, attraverso le parole della scrittrice Isoke Aikpitanyi e del suo libro, &#8220;Le ragazze di Benin City&#8221;, redatto con Laura Maragnani (Editore Melampo, 211 pagine, euro 12). Ma il libro racconta, prima di tutto, la storia di una parte della nostra societ\u00e0. Il racket della prostituzione nigeriana si trova al centro di un grande business che coinvolge chi compra le ragazze, le forze dell&#8217;ordine corrotte che chiudono gli occhi permettendo il loro ingresso, ma anche gli italiani che affittano gli appartamenti sapendo bene chi ci vive e in che condizioni di schiavit\u00f9. Eppure i mezzi di informazione parlano di prostituzione insieme a lavavetri e graffitari, afferma la giornalista Silvia Neonato, facendone un problema di mero ordine pubblico, senza ricono scere che si tratta di schiavit\u00f9, di violenza, di diritti umani calpestati, sulla pelle di ragazze di vent&#8217;anni o neanche maggiorenni.<\/p>\n<p><!--more--><br \/>\nLa rete che avviluppa le ragazze rende colpevole una societ\u00e0 che chiude gli occhi ma non potr\u00e0 pi\u00f9 dire &#8220;non sapevo&#8221; perch\u00e8, con questo libro, c&#8217;\u00e8 chi ha avuto il coraggio di dare voce alle vittime invisibili, &#8220;lo sfogatoio perfetto, un meraviglioso calmieratore di tensioni sociali ed etniche&#8221;. Perch\u00e8 l&#8217;Italia deve farse carico, si domanda in un passaggio l&#8217;autrice. &#8220;Dico, perch\u00e8 allora non hai capito niente. Perch\u00e8 il marciapiede ci ha devastato la vita. Ci ha rovinato psicologicamente e a volte anche fisicamente. Ci \u00e8 costato la salute e la speranza e la felicit\u00e0. Ma mica l&#8217;abbiamo scelto noi, il vostro marciapiede. E&#8217; la domanda dei vostri uomini che ha creato il business, e con il business noi, migliaia di vittime. Noi siamo le vittime, noi, noi dimenticarlo. E voi i carnefici&#8221;.<br \/>\nE se la prospettiva di Isoke Aikpitanyi e del suo libro ribalta quella, comune, dei mezzi di informazione, svuota di senso anche le recenti iniziative proposte dai comuni. Contrariamente a quanto generalmente si pensa, durante il dibattito pi\u00f9 volte \u00e8 stata ribadita la funzione dei clienti come mezzo per lasciare la strada, eppure le uniche soluzioni proposte dalle politiche comunali sono sanzioni pi\u00f9 gravi per i clienti e allontanamento delle ragazze: il decoro e l&#8217;ordine pubblico forse cos\u00ec si salveranno, ma per salvare le vittime si devono trovare altre soluzioni<br \/>\n<strong><em>(Eleana Marullo)<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sabato 22 Settembre, in piazza Truogoli di Santa Brigida si parla di tante storie. 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