{"id":1451,"date":"2008-02-06T11:28:10","date_gmt":"2008-02-06T11:28:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.comevedonoidaltonici.com\/wordpress\/?p=1451"},"modified":"2008-02-06T11:28:10","modified_gmt":"2008-02-06T11:28:10","slug":"giornali-comprati-e-venduti-ma-abbottonati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.olinews.it\/mt\/?p=1451","title":{"rendered":"Giornali &#8211; Comprati e venduti, ma abbottonati"},"content":{"rendered":"<p>Se c&#8217;\u00e8 una cosa a cui i giornali tengono \u00e8 la riservatezza. Sui fatti pubblici e privati altrui si avventano come piranha, ma sui casi che li riguardano direttamente sono abbottonatissimi; e la richiesta di trasparenza sulle loro cose interne viene intesa come una provocazione intollerabile. Ci sono precedenti storici illustri addirittura risalenti agli anni dell&#8217;assemblea costituente, quando due padri fondatori della Repubblica, quali Lelio Basso e Giorgio La Pira, forse antesignani del cattocomunismo o semplicemente convinti della necessit\u00e0 di dare basi serie alla nascente vita democratica, portarono avanti un progetto di legge per rendere pubbliche le fonti di finanziamento della stampa. Ci pens\u00f2 l&#8217;allora giovanissimo Giulio Andreotti, gi\u00e0 sottosegretario alla presidenza del Consiglio, ad affossare la pericolosa proposta e tutto rest\u00f2 come prima, con i padroni dell&#8217;economia liberi di controllare anche la &#8220;libera&#8221; informazione.<\/p>\n<p><!--more--><br \/>\nNegli ultimi anni qualcosa \u00e8 cambiato, superficialmente s&#8217;intende. Non si spiegherebbe diversamente l&#8217;anomalia del cavaliere che forte di una superpotenza televisiva, inconcepibile per un politico nel mondo occidentale, pu\u00f2 anche schierare settimanali e giornali intestandoli a famigli. Ora arriva la notizia di un suo possibile sbarco a Genova, in Liguria; e ci\u00f2 alla vigilia di un non improbabile ritorno del padrone della Cdl al governo, quindi di un allargamento -facile da prevedere- dei vincoli di legge fissati per frenarne l&#8217;imperialismo mediatico.<br \/>\nVoci e interpretazioni nascono dalle trattative in corso per la cessione del 30 per cento del pacchetto azionario del <em>Secolo XIX<\/em> e attivit\u00e0 connesse: uno dei cugini editori, Cesare Brivio Sforza, sta per vendere la sua quota a un fondo di investimenti italiano, &#8220;Clessidra Capital Partners&#8221;, gestito -guarda caso- dall&#8217;ex manager Fininvest Claudio Sposito. Di qui i facili collegamenti e l&#8217;ipotesi che si tratterebbe di un acquisto provvisorio: il tempo di unificare le due societ\u00e0 proprietarie dei macchinari e delle testate (radio compresa), ripianare i 3,5 milioni di deficit (modesto ma sufficiente per far scattare i prepensionamenti a carico dell&#8217;Inpgi), dopodich\u00e9 la &#8220;Clessidra&#8221; potrebbe rivendere il tutto. A chi, a B o a C come pensano altri, alludendo a Caltagirone? Che l&#8217;immobiliarista-banchiere-editore romano, con un piede a sua volta in politica quale suocero di Casini-Udc, sia intenzionato a sbarcare sotto la Lanterna non \u00e8 un mistero. Acquisito da tempo il <em>Messaggero<\/em>, Francesco Caltagirone ha l&#8217;ambizione di rilevare anche il pi\u00f9 diffuso quotidiano ligure, ricostituendo il vecchio asse editoriale Roma-Genova, come ai tempi dei Perrone.<br \/>\nNel silenzio ufficiale resta l&#8217;incognita Carlo Perrone, proprietario del restante 70 per cento della societ\u00e0 e figlio di Sandrino, direttore-editore famoso per essere insorto con tutta la redazione contro i poteri forti che gi\u00e0 molti anni fa volevano fare un boccone del suo giornale romano. Morto Sandrino, se lo inghiottirono e ora mirano al quotidiano ligure.<br \/>\n<strong><em>(Camillo Arcuri)<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se c&#8217;\u00e8 una cosa a cui i giornali tengono \u00e8 la riservatezza. 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