{"id":1483,"date":"2008-03-05T09:57:31","date_gmt":"2008-03-05T09:57:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.comevedonoidaltonici.com\/wordpress\/?p=1483"},"modified":"2008-03-05T09:57:31","modified_gmt":"2008-03-05T09:57:31","slug":"call-center-il-gioco-delle-tre-carte-a-spese-di-chi-lavora","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.olinews.it\/mt\/?p=1483","title":{"rendered":"Call center &#8211; Il gioco delle tre carte a spese di chi lavora"},"content":{"rendered":"<p>Luned\u00ec 26 febbraio una bella puntata di Radio3 mondo sui call centers \u00e8 stata occasione, per chi sia un po&#8217; addentro alla questione, di una notevole soddisfazione e di una arrabbiatura formidabile.<br \/>\nMotivo della soddisfazione \u00e8 stato sentire Pietro Ichino affermare che &#8220;tra lavoro inbound (operatori che ricevono telefonate da parte degli utenti) ed outbound (operatori che fanno promozioni commerciali), non c&#8217;\u00e8 alcuna differenza. La differenza \u00e8 stata introdotta dalla circolare Damiano: in realt\u00e0 si tratta in ogni caso di lavoro subordinato, e questi lavori sono comunque incompatibili col contratto &#8220;a progetto&#8221;.<\/p>\n<p><!--more--><br \/>\nRicordo che la circolare Damiano (14 giugno 2006), e l&#8217;avviso comune che l&#8217;ha confermata, sottoscritto da Cgil Cisl Uil (4 ottobre 2006), imponevano di stabilizzare con contratto di lavoro dipendente a tempo indeterminato tutti i lavoratori inbound, mentre per quelli outbound restava possibile anche la forma del contratto a progetto: si ipotizzava infatti una loro &#8220;autonomia&#8221; nel gestire il lavoro di promozione commerciale.<br \/>\nUna ulteriore delizia \u00e8 stata ascoltare Lucio Apolloni Ghetti, amministratore delegato di Teleperformance Italia (azienda leader nel settore) che ha detto come sia stata proprio la citata circolare a creare un grandissimo problema: introducendo un doppio binario, infatti, ha posto in una situazione di difficolt\u00e0 competitiva le aziende che hanno aderito ad una regolarizzazione degli operatori. &#8220;C&#8217;\u00e8 un problema di regole &#8211; ha detto &#8211; e allora tutti devono rispettare le regole. Solo in una situazione tornata omogenea, il settore pu\u00f2 ricominciare a fare margini. E&#8217; necessario che si regolarizzi anche il settore outbound e una circolare in tale senso sarebbe pi\u00f9 che benvenuta&#8221;. Musica per orecchie che in questi due anni hanno dovuto ascoltare &#8211; anche in sede sindacale &#8211; un profondersi in spiegazioni sulla necessit\u00e0 di una &#8220;gradualit\u00e0&#8221;, e sulla impossibilit\u00e0 del settore di &#8220;reggere&#8221; una regolarizzazione generalizzata.<br \/>\nL&#8217;arrabbiatura formidabile nasce da qui, e dal fatto che il 9 giugno 2006 (pochi giorni prima della circolare Damiano e quattro mesi prima dell&#8217;avviso comune) in un convegno della Cgil furono presentati proprio a Genova i risultati di una ricerca in corso da pi\u00f9 di un anno (OLI 105 del 14 giugno 2006) in cui, sulla base di una precisa analisi delle modalit\u00e0 tecnico organizzative adottate dalle imprese, risultava evidente che gli operatori outbound non avevano nulla della autonomia, <em>&#8220;nella definizione di tempi, orari e modalit\u00e0 di esecuzione della attivit\u00e0 lavorativa&#8221;<\/em>, necessaria &#8211; per legge &#8211; a giustificare i contratti a progetto.<br \/>\nMa una schizofrenia di difficile trattamento fa s\u00ec che le iniziative di indagine e approfondimento viaggino &#8211; anche nel sindacato &#8211; in un mondo parallelo e non comunicante con quello della azione, che poi \u00e8 quello che ha dirette conseguenze sulla realt\u00e0.<br \/>\n<strong><em>(Paola Pierantoni)<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Luned\u00ec 26 febbraio una bella puntata di Radio3 mondo sui call centers \u00e8 stata occasione, per chi sia un po&#8217; addentro alla questione, di una notevole soddisfazione e di una arrabbiatura formidabile. 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