{"id":1598,"date":"2008-06-04T08:28:02","date_gmt":"2008-06-04T08:28:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.comevedonoidaltonici.com\/wordpress\/?p=1598"},"modified":"2008-06-04T08:28:02","modified_gmt":"2008-06-04T08:28:02","slug":"immigrazione-parole-parole-parole","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.olinews.it\/mt\/?p=1598","title":{"rendered":"Immigrazione &#8211; Parole, parole, parole"},"content":{"rendered":"<p>Nelle dichiarazioni ufficiali le parole ora compaiono educatamente abbigliate. Dicono: \u201cIl governo ripetutamente ha gi\u00e0 condannato in modo esplicito ogni forma di violenza\u201d (Roberto Maroni), oppure: \u201cVerona non fa politiche discriminatorie\u201d (Flavio Tosi); o ancora: &#8220;L&#8217;Italia si allineer\u00e0 alle norme europee, ci\u00f2 che significa rigore verso l&#8217;illegalit\u00e0, e integrazione e umanit\u00e0 per gli immigrati che rispettano la legge&#8221; (Franco Frattini).<br \/>\nNella propaganda le parole cambiano abito, come nel volantino della Lega Nord per la raccolta di firme \u201ccontro la legge regionale che concede agli stranieri tutti i privilegi, a danno dei nostri cittadini\u201d<\/p>\n<p><!--more--><br \/>\nPrendiamole queste parole, quelle nel salotto, e quelle di piazza: \u201cextracomunitario\u201d; \u201cstraniero\u201d; \u201cviolenza\u201d; \u201cintegrazione\u201d; \u201cdiscriminazione\u201d; \u201cumanit\u00e0\u201d; \u201cdiritti\u201d; \u201cprivilegi\u201d; \u201cdanno\u201d; \u201ccittadino\u201d; \u201cnostro\u201d\u2026 Di che si sta parlando? Quanti diversi significati assumono questi sostantivi e questi aggettivi a seconda di chi li pronuncia e di chi li ascolta?<br \/>\nSarebbe importante ricominciare ad intendersi sul significato delle parole, come base minimale per sperare di condividere con i nostri co-specifici almeno qualche aspetto della realt\u00e0.<br \/>\nLe parole, invece, sembrano essere sempre pi\u00f9 oggetti indipendenti, il loro legame con ci\u00f2 che starebbero ad indicare \u00e8 diventato incerto, variabile, senza fondamento condiviso. Si sta squagliando, sotto i nostri piedi, la base culturale comune che permette di nominare una cosa o un concetto con la tranquillit\u00e0 che l\u2019altro capisca di che stiamo parlando. Poi potremo litigare o abbracciarci, ma sapendo almeno a proposito di che lo facciamo.<br \/>\nPu\u00f2 darsi che a volte si tratti di timidezza, o di quieto vivere, ma il ritegno che provo ad interloquire con qualche passeggero di autobus che ad alta voce dice cose come \u201cagli immigrati danno la casa gratis\u201d il pi\u00f9 delle volte mi deriva da un fondo di disperazione: non spero, in nessun modo, di poter comunicare. Sento che gi\u00e0 a partire dalla parola \u201cimmigrati\u201d siamo su due continenti alla deriva, separati da una faglia che si allarga sempre di pi\u00f9.<br \/>\nAlla apertura di questa faglia, al suo progressivo allargamento, stanno lavorando in molti, da molti anni. Alcuni in modo attivo, intenzionale, diretto, attraverso la televisione, la propaganda strumentale via etere e via carta. Altri in modo indiretto con la passivit\u00e0, la distrazione, la sottovalutazione, la banalit\u00e0 e l\u2019opportunismo dei loro atti e del loro stesso linguaggio.<br \/>\nCome fare? Non esistono pi\u00f9 i luoghi di formazione che hanno traghettato alla et\u00e0 adulta la generazione del dopoguerra. Penso, \u00e8 ovvio, alle grandi fabbriche animate da una vita sindacale e politica che interagiva con la scuola, la cultura, con tutti gli aspetti della vita sociale. Un giovane amico marocchino lavora in una media azienda metalmeccanica. L\u00ec tra italiani, cinesi, eritrei, rumeni non ci sono a volte nemmeno le parole comuni per poter lavorare insieme. Nella confusione delle lingue, tuttavia, da un gruppo di operai dell\u2019Ansaldo in pensione che lavorano l\u00ec a contratto, sta ricevendo qualcuna delle vecchie parole. Ma con chi condividerla oggi?<br \/>\n<strong><em>(Paola Pierantoni)<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nelle dichiarazioni ufficiali le parole ora compaiono educatamente abbigliate. 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