{"id":1605,"date":"2008-06-11T10:35:11","date_gmt":"2008-06-11T10:35:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.comevedonoidaltonici.com\/wordpress\/?p=1605"},"modified":"2008-06-11T10:35:11","modified_gmt":"2008-06-11T10:35:11","slug":"infortuni-parlare-coi-lavoratori-per-non-arrivare-tardi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.olinews.it\/mt\/?p=1605","title":{"rendered":"Infortuni &#8211; Parlare coi lavoratori per non arrivare tardi"},"content":{"rendered":"<p>140.000: questo, secondo i dati Inail, \u00e8 il numero complessivo dei morti per lavoro in Italia dal dopoguerra ad oggi.<br \/>\nGiorno per giorno, all\u2019anno, in 60 anni: tutti i diversi modi di presentare le cifre di questi morti restituiscono una realt\u00e0 inaccettabile.<br \/>\nNel convegno Cgil \u201cPer un lavoro pi\u00f9 sicuro\u201d (5 giugno 2006) Claudio Calabresi dell\u2019Inail dice che le morti sul lavoro sono \u201csempre pi\u00f9 alla attenzione del paese\u201d, ed anche dei mezzi di informazione, \u201cnon perch\u00e9 aumentano gli eventi, ma perch\u00e9 si sta abbassando la \u201csoglia del dolore\u201d, cresce la coscienza collettiva sulla loro inaccettabilit\u00e0\u201d<\/p>\n<p><!--more--><br \/>\nInfatti gli infortuni diminuiscono. Negli ultimi 40 anni gli assicurati all\u2019Inail sono aumentati da dieci a diciannove milioni, gli infortuni denunciati ogni anno sono invece diminuiti da 1.500.000 a 950.000, gli infortuni mortali sono passati da circa 4000 all\u2019anno agli attuali 1250.<br \/>\nAnche in Liguria l\u2019incidenza infortunistica (infortuni ogni 1000 addetti) scende da 80,4 (1999) a 67,3 (2005)<br \/>\nCalabresi per\u00f2 avverte che \u201cGli andamenti ed i numeri derivano da fenomeni vari e complessi, alcuni nascosti e non del tutto noti: sottodenunce, lavoro sommerso, ecc\u2026\u201d<br \/>\nAggiungerei: \u00e8 cambiato \u2013 soprattutto &#8211; il lavoro. Il lavoro industriale ha lasciato ampiamente il campo al terziario, ai servizi. In questo panorama moderno popolato di computers, di lavoro immateriale, il danno fisico, la morte appaiono sempre pi\u00f9 ingiustificabili, incongrui. E in effetti li lasciamo sempre pi\u00f9 ai nuovi venuti, agli immigrati, che sembrano pi\u00f9 adeguati ad interpretarli.<br \/>\nDi certo queste linee che scendono, queste statistiche che migliorano, lo fanno molto debolmente, mentre rimane nascosto tutto il continente delle malattie da lavoro: non vengono denunciate, non vengono riconosciute, vengono da lontano nel tempo, e quando si manifestano il loro rapporto col lavoro che le ha causate \u00e8 diventato invisibile.<br \/>\nEppure, se ci si spinge a parlare con i lavoratori, si vede che bene non stanno, solo che a parlare con i lavoratori ci si va sempre di meno. Lo dice Diego Alhaique, della Cgil nazionale: \u201cDa venti anni li abbiamo abbandonati. Anche alla Thyssen siamo arrivati dopo\u201d<br \/>\nNel pomeriggio, al convegno, \u00e8 previsto che la parola passi ai lavoratori medesimi, ai \u201crappresentanti dei lavoratori per la sicurezza\u201d. Per l\u2019occasione i dirigenti sindacali che alla mattina erano presenti in platea se ne sono andati. Cuccu, storico RLS delle riparazioni navali interviene, si guarda intorno, e dice: \u201cMi ritrovo solo, dove \u00e8 andata la Fiom? Parla del suo settore: 97 diverse aziende, 1466 lavoratori ufficiali, ma fino a 5000 realmente all\u2019opera. Dice ancora: parliamo sempre di formazione e formazione, ma a chi la facciamo, la formazione, se nemmeno sappiamo chi ci lavora da noi? Noi della Fiom aggiunge, non dobbiamo solo parlare, ma \u201cazionare sul campo\u201d: quello che \u00e8 in gioco \u00e8 \u201cla dignit\u00e0 del lavoratore nella sua salute, il suo poter tornare a casa\u2026\u201d<br \/>\nIntanto lo \u201csportello sicurezza\u201d fornisce ogni anno a 1000 delegati, lavoratori, sindacalisti, informazioni di qualit\u00e0, senza chiedere n\u00e9 tessere n\u00e9 appartenenze. Una forma di eroismo politico.<br \/>\n<strong><em>(Paola Pierantoni)<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>140.000: questo, secondo i dati Inail, \u00e8 il numero complessivo dei morti per lavoro in Italia dal dopoguerra ad oggi. Giorno per giorno, all\u2019anno, in 60 anni: tutti i diversi modi di presentare le cifre di questi morti restituiscono una realt\u00e0 inaccettabile. 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