{"id":1704,"date":"2008-11-05T08:48:51","date_gmt":"2008-11-05T08:48:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.comevedonoidaltonici.com\/wordpress\/?p=1704"},"modified":"2008-11-05T08:48:51","modified_gmt":"2008-11-05T08:48:51","slug":"genova-dentro-le-crisi-ad-occhi-chiusi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.olinews.it\/mt\/?p=1704","title":{"rendered":"Genova &#8211; Dentro le crisi ad occhi chiusi"},"content":{"rendered":"<p>Nell&#8217;ambito della Mostra &#8220;Ragazze di fabbrica &#8211; voci e volti di donne del Ponente dal dopoguerra ad oggi&#8221;, al Centro Civico di Cornigliano, si \u00e8 parlato di societ\u00e0, crisi e mutamenti. L&#8217;occasione, la tavola rotonda organizzata il 29 ottobre, che ha avuto come relatori i sociologi Paolo Arvati e Giuliano Carlini, Elsa Weldeghiorgis, Rosalie Seck e Michela Tassistro. Il titolo, \u201cLa crisi della citt\u00e0 industriale: lavoro, societ\u00e0 e migrazioni\u201d. Gli interventi hanno toccato il passato produttivo della citt\u00e0, il suo presente, le inquietudini rispetto alle prospettive future, con il leit motiv ricorrente di una citt\u00e0 cieca nel riconoscere, una generazione dopo l&#8217;altra, il proprio presente.<\/p>\n<p><!--more--><br \/>\nIl sociologo Paolo Arvati data il declino industriale della citt\u00e0 a partire dagli anni Cinquanta, quando gi\u00e0 la diversa velocit\u00e0 di sviluppo rispetto alle altre citt\u00e0 del Nord evidenziava un equilibrio involutivo. La crisi si aggrav\u00f2 negli anni Sessanta e Settanta, senza che il dato entrasse nella consapevolezza comune, a causa del perdurare di quella che il sociologo definisce un&#8217;illusione ottica: la certezza che la citt\u00e0 industriale e la sua classe operaia dal cuore rosso sarebbero state eterne. Negli anni Ottanta &#8211; Novanta, la crisi divenne manifesta e la percentuali degli operai croll\u00f2 a vantaggio degli impiegati e dei lavoratori autonomi. Per quanto concerne l&#8217;ultimo decennio, Arvati identifica quattro punti fondamentali: la molecolarizzazione delle attivit\u00e0 produttive con l&#8217;espansione della microimpresa, l&#8217;aumento dell&#8217;occupazione, specialmente femminile, la presenza di nuove centralit\u00e0 per l&#8217;economia locale (porto, high tech, turismo), le presenze straniere, che ha nno migliorato il saldo migratorio e naturale, proponendo nuove opportunit\u00e0 e criticit\u00e0.<br \/>\nCarlini, riprendendo l&#8217;argomento della mancanza di consapevolezza, menziona una ricerca dei primi anni Ottanta sul grande quartiere operaio di Cornigliano, che evidenzi\u00f2 come in realt\u00e0 la cultura operaia non esistesse pi\u00f9, e, tornando all&#8217;attualit\u00e0, fa cenno all&#8217;immigrazione percepita come fattore marginale e mai come elemento strutturale della societ\u00e0.<br \/>\nElsa Weldeghiorgis e Rosalie Seck ripercorrono la storia dell&#8217;immigrazione a Genova, partendo dalla propria esperienza personale. L&#8217;elemento preoccupante che emerge dai loro interventi \u00e8, nell&#8217;immediato, la questione dei permessi di soggiorno, che come in passato si riduce ad un commercio, per il futuro, quello che sar\u00e0 l&#8217;equilibrio per le seconde e terze generazioni e per le coppie miste che sono sempre pi\u00f9 diffuse, alla luce dell&#8217;attuale politica in tema d&#8217;immigrazione.<br \/>\nGli argomenti sono scottanti, affrontati in alcuni casi analiticamente, in altri con la passione data dalla profonda partecipazione al disagio sociale dei soggetti deboli; meriterebbero la costante attenzione delle istituzioni, della stampa, delle associazioni sindacali, della citt\u00e0. Peccato che la sala del Centro Civico a Villa Spinola fosse desolatamente vuota, segno della cecit\u00e0 che si propaga come tabe ereditaria, generazione dopo generazione.<br \/>\n<strong><em>(Eleana Marullo)<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nell&#8217;ambito della Mostra &#8220;Ragazze di fabbrica &#8211; voci e volti di donne del Ponente dal dopoguerra ad oggi&#8221;, al Centro Civico di Cornigliano, si \u00e8 parlato di societ\u00e0, crisi e mutamenti. 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