{"id":1735,"date":"2008-12-03T09:10:04","date_gmt":"2008-12-03T09:10:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.comevedonoidaltonici.com\/wordpress\/?p=1735"},"modified":"2008-12-03T09:10:04","modified_gmt":"2008-12-03T09:10:04","slug":"nascondo-il-viso-per-difendere-mio-padre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.olinews.it\/mt\/?p=1735","title":{"rendered":"Nascondo il viso per difendere mio padre"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.olinews.it\/mt\/images\/immigraziones.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" align=\"left\" hspace=\"5\">Sono nata in Eritrea da una famiglia benestante. Maggiore di sei figli, a 18 anni sono dovuta partire per il centro di addestramento di Sawa, obbligata al servizio militare, come tutti i giovani del mio paese. Pensavo sarebbe durato un anno, ma dopo cinque ero ancora l\u00ec, senza vedere la mia famiglia e assistendo a molte ingiustizie, soprattutto verso le donne come me. La mia opposizione ai maltrattamenti \u00e8 stata punita pi\u00f9 volte, quindi alla prima occasione favorevole sono scappata e sono arrivata a Khartum, in Sudan.<br \/>\nL\u00ec ho cercato una lontana parente, in Italia da tanti anni, che purtroppo non ha potuto aiutarmi ad entrare regolarmente in Italia. Allora mi sono decisa ad attraversare il deserto del Sahara per cercare di arrivare in Libia.<br \/>\nAl momento della partenza non pensavo che sarei stata testimone e protagonista di episodi drammatici.<\/p>\n<p><!--more--><br \/>\nInvece partiamo in 80, e dopo un viaggio estenuante solo settanta di noi riescono ad arrivare in Libia. Gli altri, ragazzi e ragazze, restano sepolti sotto la sabbia del Sahara.<br \/>\nIn Libia \u00e8 dura, i profughi come noi non sono bene accolti.<br \/>\nChiedo aiuto a parenti ed amici in giro per il mondo, e riesco a mettere insieme i 1500 dollari che servono per la seconda parte della fuga, quella attraverso il Mediterraneo.<br \/>\nPresi gli accordi con i trafficanti e pagato il prezzo per il trasporto, ho aspettato dieci giorni nascosta vicino ad una spiaggia che venisse il mio turno di imbarcarmi, destinazione Italia.<br \/>\nLa traversata via mare dura pi\u00f9 del previsto e sacrifica altre vittime. In alto mare abbiamo chiesto aiuto lanciando un SOS, una imbarcazione italiana finalmente ci raggiunge.<br \/>\nA Lampedusa siamo stati accolti nel campo profughi, molti sono finiti in ospedale per le pessime condizioni di salute.<br \/>\nLa vita nel campo profughi era infernale, ma l\u2019aver visto morire i miei compagni di viaggio nel deserto e in mare mi ha dato il coraggio di farcela.<br \/>\nFinito il processo di riconoscimento ed identificazione ho avuto il permesso di soggiorno per un anno per motivi umanitari, ero quindi in grado di viaggiare e di spostarmi per il paese.<br \/>\nNon conosco nessuno, e decido di andare verso il nord, dove vive la mia parente; l\u00ec trovo lavoro come badante. Questo mi permette di aiutare economicamente la mia famiglia, rimasta in Eritrea.<br \/>\nMi ritengo fortunata perch\u00e9 sono viva e posso contribuire alla sopravvivenza della mia famiglia ma purtroppo i problemi non sono finiti: mio padre viene arrestato perch\u00e9 avevo disertato il servizio militare scappando. L\u2019unica via d\u2019uscita per restituire a mio padre la libert\u00e0 \u00e8 il pagamento di 50mila Nakfa, una vergognosa ritorsione alla quale sono sottoposte numerose famiglie di profughi eritrei.<br \/>\nQuesto \u00e8 il motivo per cui, una volta scesi dalle barche scassate che ci portano a Lampedusa, nascondiamo i nostri volti. Non \u00e8 per vergogna, n\u00e9 per colpa. Tentiamo solo di non compromettere la sicurezza dei nostri famigliari fornendo prove tangibili della nostra fuga.<br \/>\n<em><strong>(lettera firmata) <\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono nata in Eritrea da una famiglia benestante. 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