{"id":1754,"date":"2008-12-17T17:15:58","date_gmt":"2008-12-17T17:15:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.comevedonoidaltonici.com\/wordpress\/?p=1754"},"modified":"2008-12-17T17:15:58","modified_gmt":"2008-12-17T17:15:58","slug":"precari-la-scelta-di-giulio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.olinews.it\/mt\/?p=1754","title":{"rendered":"Precari &#8211; La scelta di Giulio"},"content":{"rendered":"<p>Giulio fissava le rotaie dei treni. Due fettucce lucide di pioggia e polite, nel buio chiazzato di luce della Stazione Brignole. Le seguiva con lo sguardo fino a che entravano nella galleria e scomparivano in un\u2019oscurit\u00e0 impenetrabile, se non con l\u2019udito. Poteva sentire sferragliare i treni anche quando ormai non li vedeva pi\u00f9, inghiottiti dalla fretta di arrivare alla meta. Lui non aveva fretta. Aveva poco con s\u00e9, un bouzouki ed un\u2019armonica a bocca, una borsa con qualche vestito e niente pi\u00f9. Non sapeva ancora se alla fine sarebbe partito, o se stava l\u00ec soltanto per farsi cullare dai lamenti ferruginosi dei treni.<\/p>\n<p><!--more--><br \/>\n\u201cIl progetto per cui ti avevamo assunto non ha reso quanto speravamo, ci troviamo in condizione di doverlo eliminare. Non sai quanto mi spiace ma sei licenziato\u201d. Giulio fissava le labbra del capoufficio mentre le parole ne uscivano, untuose, e gli si appiccicavano addosso. Il progetto, kaput, finito, e-li-mi-nato. Tagliato via come un ramo secco su una quercia di ottima salute. Superfluo. Su quel ramo stava lui, unica vittima. Il resto della pianta, vitale e prospera, ridistribuiva linfa e rimaneva in piedi. \u201cHo 54 anni. Cinquantaquattro\u2026Cosa faccio ora?\u201d. Erano 18 anni che lavorava l\u00ec, prima della crisi era alla linea principale, come commerciale. Ai primi segnali di recessione era stato spostato ad un nuovo settore, un progetto pilota. Col senno tardivo, gli sembrava che tutto fosse pilotato dall\u2019azienda, un modo sicuro per scrollarselo di dosso senza ripercussioni.<br \/>\nLa prima persona a cui aveva pensato, dopo il licenziamento, era stata sua figlia. Sette anni, caparbia, rumorosa, vivace, lo faceva sentire un ragazzino. Le doveva garantire la sicurezza, la gioia, la serenit\u00e0, era il motivo per cui ogni giorno si alzava dal letto ed andava a lavorare. Ma domani? Niente lavoro, niente stipendio, sicurezza o serenit\u00e0. E\u2019 un padre questo? Al pensarlo si sentiva diventare pi\u00f9 piccolo, gracile e indifeso, inerme come un bambino, anzi no, come un vecchio.<br \/>\nQuando era tornato a casa non c\u2019era ancora nessuno. Aveva messo in una borsa poche cose, ed era corso in stazione. Andarsene, Parigi, Nizza, magari Madrid. Suonare, quello lo sapeva fare ce l\u2019aveva nel sangue, non c\u2019era il pericolo di scivolare un\u2019altra volta dal ramo. Lasciare i suoi doveri di padre e marito, di capofamiglia, lasciarsi alle spalle l\u2019angoscia di raccontare la propria sconfitta. Una vita nuova lo aspettava, musica e strada, forse troppo dura per la sua et\u00e0, ma leggera ed attraente in confronto alla cappa plumbea di responsabilit\u00e0 che si trovava di fronte. \u201cIl treno 11300 delle ore 21.12 per Ventimiglia \u00e8 in partenza al binario 2. Si prega di non oltrepassare la linea gialla\u201d.<br \/>\nL\u2019asfalto bagnato rifletteva le luci natalizie come allegri fantasmi distorti, sul marciapiede della fermata. Giulio gett\u00f2 la sigaretta in una pozzanghera prima di salire sul bus. Un salto in sala prove e poi, a casa. L\u2019indomani lo aspettava una giornata piena. Doveva iniziare a cercare un lavoro.<br \/>\n<em><strong>(Daphne) <\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giulio fissava le rotaie dei treni. 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