{"id":1777,"date":"2009-01-14T09:29:44","date_gmt":"2009-01-14T09:29:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.comevedonoidaltonici.com\/wordpress\/?p=1777"},"modified":"2009-01-14T09:29:44","modified_gmt":"2009-01-14T09:29:44","slug":"web-marketing-il-secolo-xix-chiama-i-professori-non-rispondono","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.olinews.it\/mt\/?p=1777","title":{"rendered":"Web Marketing &#8211; Il Secolo XIX chiama, i professori non rispondono"},"content":{"rendered":"<p>Nel panorama di questa moderna  web-informazione sempre pi\u00f9 friendly e interattiva, dove al lettore \u00e8 concesso di partecipare con i propri commenti al dibattito suscitato da questo o quell&#8217;articolo, in una spettacolarizzazione &#8220;partecipata&#8221; della notizia, il <I>Secolo XIX<\/I> porta a casa un punto che pochi avrebbero  osato segnare, quello della sfacciataggine e dell&#8217;autoreferenzialit\u00e0.<br \/>\nIl 9 gennaio nella home page del quotidiano ligure Marco Menduni pubblica l&#8217;ennesimo articolo-inchiesta sull&#8217;Universit\u00e0 di Genova e sulla professionalit\u00e0 dei suoi docenti: \u201cUniversit\u00e0: se la rivolta dei professori \u00e8 tutta qui\u201d. \u201cTutta qui\u201d nel senso che i  professori non si sono ribellati troppo, non hanno difeso strenuamente i loro Istituti, non hanno risposto adeguatamente alle accuse ricevute dal giornale.<br \/>\nMa dove i professori universitari avrebbero dovuto &#8220;ribellarsi&#8221; agli articoli dell&#8217;inchiesta del <I>Secolo XIX<\/I>?<\/p>\n<p><!--more--><br \/>\nE&#8217; ovvio: nei commenti del <I>Secolo XIX<\/I> stesso. Stavolta &#8211; \u00e8 questa la notizia &#8211; i professori universitari sono rei di non aver creato traffico sulle pagine del <I>Secolo XIX<\/I>, di non aver utilizzato banda, di non aver inserito nome e cognome favorendo l&#8217;accesso tramite motori di ricerca.<br \/>\nNon via mail all&#8217;autore, non attraverso eventuali lettere ai giornali o comunicati stampa ufficiali, ma nei commenti del sito del <I>Secolo<\/I> stesso.<br \/>\nNascono alcune domande: perch\u00e9 mai un professore universitario dovrebbe passare la serata a scrivere commenti nelle pagine del <I>Secolo XIX<\/I>? Per aumentare il traffico delle pagine stesse e incrementare il valore dei banner pubblicitari che infestano le pagine online del giornale? Una sorta di sindrome di Stoccolma versione web?<br \/>\nE ancora: non sanno gli autori del <I>Secolo<\/I> che nei loro commenti chiunque potrebbe firmarsi con il nome di altre persone o inventarsi una personalit\u00e0 ad hoc, svalutando ulteriormente la scarsa attendibilit\u00e0 del mezzo di comunicazione cos\u00ec tanto bene &#8220;partecipato&#8221;?<br \/>\nGestire la propria identit\u00e0 in rete non \u00e8 facile, come ben sanno i partecipanti di newsgroup, forum o blog, pi\u00f9 abili a giocherellare con fake e morpher, e consapevoli di una informazione difficilmente verificabile.<br \/>\nForse il <I>Secolo XIX<\/I> corre il rischio di misurare la qualit\u00e0 delle proprie inchieste in base alla quantit\u00e0 dei  commenti ricevuti, da lettori o dagli stessi &#8220;inquisiti&#8221;, in un luogo che altro non \u00e8 che il proprio blog personale&#8230;<br \/>\n<strong><em>(Maria Cecilia Averame)<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel panorama di questa moderna web-informazione sempre pi\u00f9 friendly e interattiva, dove al lettore \u00e8 concesso di partecipare con i propri commenti al dibattito suscitato da questo o quell&#8217;articolo, in una spettacolarizzazione &#8220;partecipata&#8221; della notizia, il Secolo XIX porta a casa un punto che pochi avrebbero osato segnare, quello della sfacciataggine e dell&#8217;autoreferenzialit\u00e0. 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