{"id":1783,"date":"2009-01-21T19:24:20","date_gmt":"2009-01-21T19:24:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.comevedonoidaltonici.com\/wordpress\/?p=1783"},"modified":"2009-01-21T19:24:20","modified_gmt":"2009-01-21T19:24:20","slug":"informazione2-segno-meno-per-l%e2%80%99italia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.olinews.it\/mt\/?p=1783","title":{"rendered":"Informazione\/2 &#8211; Segno meno per l\u2019Italia"},"content":{"rendered":"<p>Che i giornali vivano una situazione difficile, con calo delle vendite e degli introiti, anche pubblicitari, \u00e8 ormai consapevolezza diffusa. I dati annuali diffusi dalla Fieg nell\u2019agosto 2008 sono: -7,5% <em>Il Giornale<\/em>; -4,9% l<em>a Repubblica<\/em>; -4,6% <em>Libero<\/em>; -4,4% <em>Corriere della Sera<\/em>; -2,9% <em>Il Sole 24 Ore<\/em>; -2,8% <em>La Gazzetta dello Sport<\/em>; -1,8% <em>Il Secolo XIX<\/em>. In lieve crescita solo <em>La Stampa<\/em> (+0,3); <em>L\u2019Avvenire<\/em> (+0,5) e <em>Il Messaggero<\/em> (+1,06).<br \/>\nMa una visita al sito www.lsdi.it del gruppo Lsdi (Libert\u00e0 di stampa, diritto all\u2019 informazione) suggerisce considerazioni pi\u00f9 articolate e meno categoriche: dipende dalla scelta del punto di osservazione.<br \/>\nIn questo caso il panorama \u00e8 mondiale e i dati sono quelli forniti ai primi di giugno 2008 dalla WAN, World Association of Newspapers (www.wan-press.org) che dal 1986 pubblica annualmente il suo rapporto.<\/p>\n<p><!--more--><br \/>\nDunque, a livello mondiale le vendite delle testate sono aumentate del 9,37% negli ultimi cinque anni, e del 2,57 % nel 2007.<br \/>\nQuanto alla pubblicit\u00e0 lo share riservato ai giornali \u00e8 leggermente calato nel 2007 (27.5% rispetto al 28.7%), ma la stampa rimane il secondo maggiore media dopo la televisione, con ricavi superiori rispetto a radio, cinema, outdoor, e internet.<br \/>\nSe poi ai quotidiani si aggiungono le riviste, lo share \u00e8 del 40%, contro il 38% della tv, mentre i ricavi crescono del 12,84 % dal 2003 al 2007.<br \/>\nI dati sono da leggere tenendo conto che \u201c74 dei 100 quotidiani a maggior diffusione nel mondo vengono pubblicati in Asia\u201d, e che mentre le vendite crescono in Sud America ed Asia, diminuiscono negli USA, in Europa e in Australia.<br \/>\nIn particolare nella Unione Europea dal 2003 la diffusione delle testate a pagamento \u00e8 diminuita del 5,91 %.<br \/>\nSe si tiene conto per\u00f2 della diffusione dei quotidiani gratuiti si ha una crescita del 9,61%: infatti la stampa gratuita copre il 7% nella diffusione mondiale, l\u20198% in USA, e ben il 23% in quella europea (25% in Italia), e si espande a gran velocit\u00e0: +173,2% nel quinquennio.<br \/>\nI giornali per\u00f2, suggerisce Lsdi \u201ccontinuano ad allargare la propria penetrazione con un\u2019ampia variet\u00e0 di pubblicazioni gratuite o di nicchia\u201d, e attraverso il rapido sviluppo delle piattaforme on line che nel mondo, dal 2003, sono aumentate del 50,77%. Non necessariamente con conseguenze catastrofiche sulla lettura delle edizioni stampate e sul rapporto complessivo con l\u2019informazione: viene infatti citato uno studio condotto negli USA secondo cui le persone affiancano in genere la frequentazione dei siti web alla lettura almeno settimanale dei quotidiani, con un aumento dell\u2019audience complessiva dell\u20198%.<br \/>\nPer l\u2019Italia solo un segno meno (*): di 193,8 copie di quotidiani a pagamento ogni 1000 abitanti adulti (259,2 in USA; 300,2 in Germania; 385,3 in UK); il suo share di pubblicit\u00e0 televisiva del 54% (33,4 in USA; 27 % in UK; 23,9% in Germania), e la sua posizione ancora arretrata (59,7%) nella penetrazione di internet (73,6% in USA; 68,6% in UK; 63,8% in Germania) (**).<br \/>\n<strong><em>(Paola Pierantoni)<\/em><\/strong><br \/>\n<em>(*) dati Fieg<br \/>\n(**) Fonte: http:\/\/www.internetworldstats.com\/stats14.htm <\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che i giornali vivano una situazione difficile, con calo delle vendite e degli introiti, anche pubblicitari, \u00e8 ormai consapevolezza diffusa. 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