{"id":2047,"date":"2009-11-24T00:50:57","date_gmt":"2009-11-24T00:50:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.comevedonoidaltonici.com\/wordpress\/?p=2047"},"modified":"2009-11-24T00:50:57","modified_gmt":"2009-11-24T00:50:57","slug":"economia-il-nostro-futuro-di-vecchi-poveri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.olinews.it\/mt\/?p=2047","title":{"rendered":"Economia -Il nostro futuro di vecchi poveri"},"content":{"rendered":"<p>La Repubblica &#8211; Affari e Finanza, 23 novembre, Roberto Mania in un articolo intitolato \u201cLa generazione lavoro zero\u201d, traccia il quadro della Grande Crisi occupazionale italiana.<br \/>\nDal 2008 ad oggi persi cinquecentosessantamila posti, prevalentemente tra persone sotto i quarant\u2019anni. Presentante pi\u00f9 di un milione e mezzo di domande di accesso all\u2019indennit\u00e0 di disoccupazione e sessantamila richieste di mobilit\u00e0. Ricorso alla cassa integrazione aumentato del tre, quattrocento per cento. Tasso di disoccupazione al 7,4 per cento. Tasso di disoccupazione giovanile fino al 25 per cento. Maina descrive la \u201cprima recessione del mercato dualistico: da una parte i lavoratori standard, tendenzialmente protetti da un sistema di ammortizzatori sociali ideati in pieno novecento, ritagliati sul lavoratore maschio della grande impresa del nord industriale; dall\u2019altra gli atipici, giovani, flessibili, precari, praticamente senza tutele, figli dell\u2019apartheid contrattuale\u201d L\u2019articolo descrive una crisi che colpisce entrambi, legando i primi \u201cnell\u2019illusione di una cassa integrazione presa a dosi massicce, collocandoli ancora tutti tra le file degli occupati per quanto a or ario ridotto se non azzerato; abbandona i secondi, tagliando forse definitivamente la prospettiva dell\u2019ingresso nella cittadella degli insiders\u201d. Le aziende cancellano posti di lavoro e non rinnovano i contratti a tempo scaduti.<\/p>\n<p><!--more--><br \/>\nTra i giovani di et\u00e0 tra i 15 e i 34 anni sono stati cancellati centoventisettemila posti di lavoro. I disoccupati italiani sono, nel primo semestre 2009, un milione novecentododicimila. Va registrato che il tasso di disoccupazione, aumentato ovunque, \u00e8 rimasto stabile nel Mezzogiorno, dove, scrive Maina, l\u2019effetto scoraggiamento induce a non cercare pi\u00f9 occupazione e a ricorrere al lavoro nero. In molti si sono resi invisibili.<br \/>\nNon conosce crisi il comparto dei servizi alla persona: 7,8 per cento in pi\u00f9. E\u2019 il settore badanti che ha visto un aumento occupazionale di centottantaquattromila unit\u00e0.<br \/>\nQuesto il quadro, che tuttavia non mette a fuoco le storie dei singoli. La statistica li spersonalizza includendoli in gruppi omogenei. Chi dentro. Chi fuori. L\u2019articolo non risponde al come si sopravvive in Italia da disoccupati o cassintegrati. Ma \u00e8 certo che il pezzo Maina ha il pregio, attraverso i numeri, di dare visibilit\u00e0 ad un esercito di persone altrimenti invisibile e disgregato. Messo nell\u2019impossibilit\u00e0 di formulare richieste sul lungo periodo.<br \/>\nNell\u2019articolo inoltre viene data visibilit\u00e0 alla rottura del patto che lega le generazioni attraverso i contributi pensionistici. In mancanza di lavoro, nulla viene versato. Il quadro, sul lungo periodo presenta un esercito di \u201cvecchi-poveri\u201d sui quali, ad oggi, \u00e8 impossibile fornire i dati.<br \/>\n(Giovanna Profumo)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Repubblica &#8211; Affari e Finanza, 23 novembre, Roberto Mania in un articolo intitolato \u201cLa generazione lavoro zero\u201d, traccia il quadro della Grande Crisi occupazionale italiana. 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