{"id":2145,"date":"2010-02-16T20:25:27","date_gmt":"2010-02-16T20:25:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.comevedonoidaltonici.com\/wordpress\/?p=2145"},"modified":"2010-02-16T20:25:27","modified_gmt":"2010-02-16T20:25:27","slug":"infortuni-una-bella-campagna-stampa-non-si-nega-a-nessuno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.olinews.it\/mt\/?p=2145","title":{"rendered":"Infortuni &#8211; Una bella campagna stampa non si nega a nessuno"},"content":{"rendered":"<p><IMG height=\"287\" alt=\"\" hspace=10 src=\"http:\/\/www.olinews.it\/mt\/images\/oli249sicurezza.jpg\" width=\"200\" align=left>Sicurezza: Dovere assoluto, Diritto intoccabile. Dicevano alcuni slogan di Pubblicit\u00e0 Progresso del 2008.<br \/>\nLa campagna veniva presentata come formata da: \u201cSlogan semplici e chiari, quelli oggetto della campagna, le cui basi comunicative vogliono creare maggior consapevolezza, abbattere storiche barriere culturali &#8211; come il fatalismo e l\u2019inerzia &#8211; che impediscono una corretta visione della prevenzione, incoraggiare gli atteggiamenti solidali e la cooperazione tra amministratori e lavoratori.\u201d<br \/>\nNel corso del 2009, cos\u00ec come negli anni che lo hanno preceduto tanti lavoratori sono morti sul lavoro. Moltissimi. Troppi.<br \/>\nCirca un migliaio durante la loro giornata lavorativa sono incappati in un infortunio mortale.  Questi sono quelli che fanno parte di quell\u2019ambito percepito, sono quanti finiscono sul giornale la mattina coperti da un lenzuolo. Sono quelli che si intravvedono di sfondo nei telegiornali, dietro a militi affaccendati a prender misure, a transennare, ad allontanare curiosi. Sono quelli che permettono servizi con imbarazzanti e angosciose interviste a vedove affrante o colleghi di lavoro esacerbati.<\/p>\n<p><!--more--><br \/>\nSono quelli che impattano nell\u2019immaginario collettivo, che generano manifestazioni di piazza e durissime prese di posizione di pubblici amministratori a garantire maggiori interventi, maggior controllo, maggior rispetto delle regole.<br \/>\nTanti, ma tanti di pi\u00f9, sono quelli che muoiono in silenzio. In casa o in un letto di ospedale.<br \/>\nAlmeno quattro volte tanto.<br \/>\nForse per aver respirato una qualche sostanza tossica dieci o ventanni or sono, evento del quale probabilmente nessuno nemmeno ricorda.<br \/>\nE\u2019 una strage silenziosa.<br \/>\nSe ne parla poco o niente. Non fa notizia. Niente interviste o articoli al TG.<br \/>\nNon buca lo schermo un funerale come tanti, senza bandiere o striscioni e con solo qualche anziano collega dietro al feretro.<br \/>\nMa l\u2019evento mortale, quanto meno quello da infortunio, \u00e8 al centro di un sistema di  dimensioni colossali. Una quantit\u00e0 impressionante di operatori, enti pubblici e privati, organizzazioni rappresentanti tutte le parti in gioco, sono nate e si sono sviluppate in ragione di questi numeri. Una sovrastruttura variegata ed estremamente sviluppata che \u00e8 cresciuta e si \u00e8 consolidata, andando ad occupare una posizione stabile e \u201ctitolata\u201d ad occuparsi del problema.<br \/>\nMigliaia di operatori-docenti si occupano di formare ed informare lavoratori, preposti, dirigenti e datori di lavoro sui rischi lavorativi della loro attivit\u00e0.<br \/>\nSono proliferati enti di formazione. Centri studi che veicolano le informazioni e sviluppano sistemi di comunicazione atti a raggiungere tutte le parti. Sono nati momenti di formazione on line.<br \/>\nVia web si comunica, si forma. Costa meno alle imprese, assolve obblighi e definisce processi. Tutto virtuale, naturalmente, e con risultati ovviamente altrettanto ipocritamente virtuali.<br \/>\nE\u2019 sopratutto un business di dimensioni colossali. Impegna poco, costa poco, e le regole vengono virtualmente rispettate cos\u00ec come il metodo, in modo virtuale. Carta, sovrastrutture formate da pile di certificazioni fasulle, costate un tanto al timbro, a foglio, al chilo.<br \/>\nCampagne promozionali nazionali o locali bruciano milioni di euro spalmando sui muri manifesti e slogan, possibilmente non troppo invasivi per non urtare le rappresentanze datoriali, secondo il principio condiviso da tanti che  l\u2019informazione, gli slogan del tipo: \u201dlavoro sicuro\u201d, dimostrano l\u2019aver fatto qualcosa, anzi tutto il possibile, vista la crisi, viste le disponibilit\u00e0, viste le posizioni delle parti, vista la volont\u00e0 politica, eccetera.<br \/>\nUna bella campagna stampa non si nega a nessuno.<br \/>\nCerto la comunicazione, in un ambito come questo, \u00e8 fondamentale, ma la condizione che ne determina la sua utilit\u00e0, \u00e8 che sia parte di un insieme, che sia di appoggio o di stimolo ad interventi mirati nelle imprese, laddove la comunicazione si intoppa, spesso mantenendosi su un piano informale, qualche metro pi\u00f9 in alto di dove dovrebbe stare. Ed il rischio di una sua inefficacia diventa palpabile, tanto quanto  evidenti e sonore si manifestano  le perplessit\u00e0 dei lavoratori di fronte a slogan  letti sui muri.<br \/>\nSchiere di consulenti, assoldati per raggiungere il giusto equilibrio fra sicurezza e costi della stessa per l\u2019impresa, o meglio per conseguire l\u2019obiettivo del minimo livello di sicurezza statisticamente accettabile, si certificano conseguendo standard di legge, corsi teorici della durata di svariate decine di ore. Pi\u00f9 singolari ancora le certificazioni conseguite dai datori di lavoro delle piccolissime imprese, (quelle maggiormente a rischio, quelle dove maggiormente ci si infortuna e dove \u00e8 assente qualunque forma di controllo), certificazioni a seguito di una manciata di ore trascorse in aule ove si discute teoricamente del sesso degli angeli.  Ambito chiuso ed autoreferenziale.<br \/>\nCerto, le leggi, le norme che stabiliscono le regole di ingaggio su questo sterminato campo di battaglia esistono. Con gli anni si sono evolute e adeguate allo sviluppo del modo di lavorare, di produrre. Hanno tentato, e per alcuni anni ci sono riuscite, di adeguarsi ai cicli di produzione. Siamo passati da 3\/4000 morti l\u2019anno degli anni cinquanta e sessanta al migliaio e poco pi\u00f9 con l\u2019applicazione della \u2018626.<br \/>\nPoi il trend di riduzione si \u00e8 drasticamente interrotto. Probabilmente la legge non era pi\u00f9 attuale.<br \/>\nLe grandi fabbriche si erano lentamente e silenziosamente  ridotte e spente.<br \/>\nLe aziende hanno incominciato a terzializzare a piccole imprese fette di cicli di lavoro, i peggiori naturalmente, i pi\u00f9 pericolosi, i meno appetibili e contollabili. Le grandi aziende nelle quali vi era la possibilit\u00e0 di un controllo delle regole hanno terzializzato anche rischi ed infortuni alle piccole, dove il controllo  della applicazione delle regole sarebbe stato  inesistente od impossibile.<br \/>\nI morti non sono pi\u00f9 diminuiti con la stessa velocit\u00e0 e la curva \u00e8 diventata sempre meno curva sul grafico.    La legge, le regole non valevano pi\u00f9. La fase della possibilit\u00e0 di controllo della loro applicazione era terminata.  Gli eventi, gli infortuni ed i morti quindi, hanno continuato a manifestarsi con una linea pressoch\u00e8 costante.<br \/>\nLa crisi in atto ha di fatto peggiorato la situazione.  La riduzione numerica degli infortuni mortali dello scorso anno se non viene letta congiuntamente alla riduzione delle occasioni di lavoro in s\u00e9, viene falsata. Ci sono sempre un milione circa di incidenti l\u2019anno che determinano un migliaio di morti. Uno ogni mille.<br \/>\nQuei dodici, tredici milioni di lavoratori regolari, dei quali alcuni milioni svolgono una seconda attivit\u00e0, quei due milioni di pensionati che lavoricchiano in qualche modo, ed inoltre tutti quei lavoratori irregolari dei quali tanti fanno finta di non sapere, sono fortemente a rischio. Molti moriranno anche quest\u2019anno.<br \/>\nMa se le regole esistono perch\u00e9 ci si infortuna cos\u00ec frequentemente? Domanda lecita e risposte persino banali: semplicemente perch\u00e9 le regole non vengono rispettate, od anche perch\u00e9 una elevatissima fetta della forza lavoro, degli esposti, non viene monitorata, non ha accesso ai circuiti virtuosi degli Enti preposti. Circa un quarto infatti, un terzo forse, sfuggono al controllo ed alle maglie dell\u2019INAIL.<br \/>\nL\u2019impianto prevenzionistico attuale prevede che vengano analizzate le occasioni di rischio prima che queste si manifestino in un incidente, in un infortunio. D\u2019altra parte il termine stesso \u201cprevenzione\u201d vuol dire: pre-venire, arrivare prima, intervenire con misure atte a far s\u00ec che l\u2019evento non si manifesti. La logica e la tecnica ormai consolidata prevedono che il datore di lavoro affronti le singole occasioni di infortunarsi analizzandole per almeno un paio di aspetti: quanto sia probabile che si manifestino e quale sia la gravit\u00e0 dell\u2019evento qualora esso avvenga.<br \/>\nE\u2019 su questa prima analisi che i datori di lavoro incominciano a barare, a non rispettare le regole. E\u2019 infatti estremamente improbabile che proprio in quella azienda avvenga un infortunio, e tutto sommato i dati danno ragione: ma proprio da lui, nella sua azienda con, poniamo, 5 dipendenti, deve avvenire quell\u2019evento che ne uccide uno ogni 23.000? No, \u00e8 statisticamente altamente improbabile.  Certo, questa valutazione dei rischi, dice la norma, \u00e8 a disposizione del Rappresentante dei Lavoratori che ne pu\u00f2 verificare la veridicit\u00e0. Ma nelle piccole imprese \u00e8 una figura che non \u00e8 presente, per le condizioni oggettive di dimensione e di capacit\u00e0 contrattuale praticamente inesistente da parte dei pochi addetti. Quindi nessuno la verificher\u00e0. Ma anche se fosse questo lavoratore dovrebbe avere le competenze necessarie ad una analisi approfondita di tale materiale, che spesso non ha.   Ma per maggiore sicurezza il Ministro Sacconi, con le modifiche estive alle norme da lui operate, ha fatto si che i lavoratori non possano farne verificare la veridicit\u00e0 da propri consulenti, esperti di parte sindacali o meno che siano.<br \/>\nE\u2019 stata tassativamente vietata la consultazione della documentazione all\u2019esterno della azienda, proprio ad impedire che i falsi e le omissioni vengano alla luce, giustificando tale impedimento dalla necessit\u00e0 di salvaguardare il segreto industriale. Argomentazione evidentemente risibile che porta a risultati assolutamente scontati. In effetti nessuno potr\u00e0 far nulla per verificare il livello di prevenzione in azienda prima che una qualche istruttoria parta a seguito di un grave incidente.<br \/>\nAltro motivo per rispettare le regole potrebbe essere la paura di un controllo da parte di un funzionario di un Organo di Vigilanza. Ma si s\u00e0, sono quattro gatti, appositamente. Sono talmente pochi che mai potranno coprire il territorio. Mai potranno manifestare la loro capacit\u00e0 interdittiva. Quei pochi ispettori, per altro molto spesso competenti ed onesti funzionari, hanno molto altro da fare. Hanno legittimamente lavoro d\u2019ufficio da assolvere, hanno indagini da effettuare su infortuni gi\u00e0 avvenuti, presenziano in tribunale al seguito di magistrati e di percorsi processuali gi\u00e0 avviati, hanno da rispondere, quando loro concesso, a segnalazioni di abusi o situazioni di rischio manifeste.  Poi come tutti i lavoratori hanno i loro tempi, come giusto che sia, il loro orario di lavoro, le ferie, la malattia. Giusto, giustissimo. Diritto, come per gli altri.   A volte forse non hanno nemmeno i mezzi per muoversi o lavorare agevolmente come sarebbe giusto che fosse.        Ma soprattutto sono veramente pochi. I finanziamenti nelle ASL non sono certamente indirizzati al potenziamento delle visite ispettive preventive. Non d\u00e0 crediti, anzi, gli sponsor ed amici dell\u2019uno o l\u2019altro schieramento, bonariamente faranno sapere che quei pochi soldi disponibili potevano essere spesi meglio, magari in una bella campagna promozionale, con foto in bellavista sulla brochure e benedizione pastorale.<br \/>\nDeve essere frustrante, in principio, rendersi conto di non essere messi in condizione di assolvere al proprio compito istituzionale, pur dando il massimo. Col tempo, presumo si passi dal burn-out all\u2019assuefazione e, come normale, si tenda ad un processo di adeguamento rassegnato alla realt\u00e0. Nonostante qualit\u00e0 ed impegno dei singoli.<br \/>\nLa paura di un possibile intervento drastico da parte di un \u201cispettore\u201d era tale che il Governo ha legato le mani a tutto il corpo ispettivo riducendo di fatto le occasioni nelle quali poteva essere bloccata l\u2019attivit\u00e0 della azienda che manifestasse gravi ed evidenti irregolarit\u00e0.<br \/>\nIl Ministro stesso, dando il via lo scorso anno al rimaneggiamento delle norme prevenzionistiche, indic\u00f2 quanto \u201cil Governo avesse sempre dichiarato la volont\u00e0 di correggere il testo unico sulla sicurezza nel mondo del lavoro, il D.Lgs. 81\/08, per renderlo pi\u00f9 efficace, sulla base di un consenso pi\u00f9 ampio di quello che accompagn\u00f2 la versione primigenia\u201d, indiscutibilmente un obiettivo raggiunto in quanto conntinuava  dicendo: \u201ctroppo spesso ci si illude che inasprendo le sanzioni si ottenga il rispetto della norma, ma dobbiamo capire non \u00e8 cos\u00ec.\u201d<br \/>\nQuindi per il Datore di Lavoro in questione, quello di quell\u2019attivit\u00e0 nella quale le regole non vengono rispettate, l\u2019esistenza di un Organo di Vigilanza non si manifesta come un deterrente alla riduzione dei rischi.  Valuta infatti improbabile che proprio da lui, nella sua impresa, possa avvenire un controllo.<br \/>\nMa poniamo che per un miracolo dei numeri primi ci\u00f2 avvenga. Il Ministro Sacconi, con le modifiche che ha apportato al Testo Unico della Sicurezza sul Lavoro, il D.Lgs. 81\/08, ha di fatto ridotto talmente le sanzioni a carico di chi non rispetti le regole da rendere tutto sommato un affare il non rispettarle. Ha drasticamente ridotto sia le figure oggetto delle sanzioni (preposti, dirigenti, datori stessi),  che la dimensione delle stesse.<br \/>\nQuindi un ipotetico datore di lavoro scorretto di una piccola impresa potr\u00e0 valute come sicuramente improbabile che si manifesti proprio da lui un infortunio, estremamente improbabile che qualcuno venga a controllarlo e che comunque, qualora un controllo avvenga, di limitatissimo impegno economico l\u2019eventuale sanzione a lui comminabile.<br \/>\nSalvo ricevere finanziamenti a pioggia da vari Enti Nazionali o di categoria per, ipocritamente, elevare la sicurezza in azienda e fare cassa.<br \/>\nLa carenza di offerta di lavoro, la cassa integrazione a livelli superiori alla memoria storica, quindi la scarsissima od inesistente capacit\u00e0 contrattuale per la salvaguardia del posto di lavoro stesso, fanno s\u00ec che oggettivamente la qualit\u00e0 del lavoro, la sicurezza e l\u2019igiene, la prevenzione di infortuni e malattie professionali, siano considerati, anche se non scentemente,  come obiettivi secondari dai lavoratori stessi, ci\u00f2 soprattutto nelle piccole imprese. Scelta ineluttabile, ma vista come sconsiderata soprattutto da chi non ne \u00e8 parte.<br \/>\nFacile parlare di \u201cpercezione del rischio\u201d, di atteggiamenti di \u201cmachismo\u201d, di comportamenti abitudinari pericolosi, senza considerare che ci\u00f2 avviene spesso da parte di lavoratori soggetti a pressioni a volte esplicitamente ricattatorie, ( o cos\u00ec o te ne vai, perch\u00e9 sei atipico, a termine, senza contratto, extracomunitario, non hai l\u2019articolo 18), tipiche di ambienti di lavoro nei quali il posto stesso \u00e8 legato a filo doppio con l\u2019esposizione a rischi.   Posti di lavoro nei quali il budget \u00e8 fortemente indirizzato ad una riduzione dei costi per la sicurezza, spesso a favore semplicemente del restare sul mercato.     Ambienti di lavoro nei quali poco o niente \u00e8 dato a sapere e tutto viene minimizzato, banalizzato.        E spesso in concorrenza con altri disperati di piccole imprese dello stesso tipo.<br \/>\nMa in questa logica l\u2019Ente Pubblico non \u00e8 da meno. Pensiamo alle strutture dello stato, alle scuole spesso fatiscenti, alla loro improbabile asismicit\u00e0, alle uscite di sicurezza chiuse con lucchetti, alla riduzione di personale ed al turn-over inesistente ovunque, anche laddove le persone che mancano dovrebbero occuparsi non solo della propria ma anche della altrui salvaguardia, come Organi di Vigilanza,  Polizia di Stato, gli Enti di controllo tutti.<br \/>\nTorniamo ai numeri ed alle probabilit\u00e0: in Italia nel corso del 2010 tutti i lavoratori nel loro insieme avranno circa una probabilit\u00e0 su seimila di avere un incidente,  poco meno di un migliaio di loro morir\u00e0 di infortunio, pi\u00f9 di duecentomila manifesteranno una grave invalidit\u00e0, poco meno di trentamila una invalidit\u00e0 molto grave e in migliaia avranno un risultato probabilmente di una gravit\u00e0 devastante ed assoluta.<br \/>\nE\u2019 una scommessa, sono numeri che sembrano lontani dalla nostra realt\u00e0 soggettiva, ma se giochiamo al Super Enalotto scommettiamo su probabilit\u00e0 molto minori: un 6 \u00e8 atteso contro 622 milioni di probabilit\u00e0, ma due o tre volte l\u2019anno esce lo stesso,  un cinque contro 1.200.000, chi gioca al Win for Life, gioca, sperando in una sorta di buona pensione anticipata, punta contro 3.700.000 probabilit\u00e0.<br \/>\nSe giochiamo contro una morte sul lavoro ci attestiamo, \u00e8 evidente, su percentuali molto pi\u00f9 basse.<br \/>\nInfatti vincono circa mille lavoratori ogni anno.<br \/>\n<em>(Aris Capra &#8211; Resp.   Sportello Sicurezza CDLM CGIL Genova)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sicurezza: Dovere assoluto, Diritto intoccabile. Dicevano alcuni slogan di Pubblicit\u00e0 Progresso del 2008. La campagna veniva presentata come formata da: \u201cSlogan semplici e chiari, quelli oggetto della campagna, le cui basi comunicative vogliono creare maggior consapevolezza, abbattere storiche barriere culturali &#8211; come il fatalismo e l\u2019inerzia &#8211; che impediscono una corretta visione della prevenzione, incoraggiare [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[263,8],"tags":[],"class_list":["post-2145","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-263","category-lavoro"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.olinews.it\/mt\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2145","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.olinews.it\/mt\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.olinews.it\/mt\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.olinews.it\/mt\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.olinews.it\/mt\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2145"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.olinews.it\/mt\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2145\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.olinews.it\/mt\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2145"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.olinews.it\/mt\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2145"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.olinews.it\/mt\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2145"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}