{"id":2191,"date":"2010-03-31T22:54:34","date_gmt":"2010-03-31T22:54:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.comevedonoidaltonici.com\/wordpress\/?p=2191"},"modified":"2010-03-31T22:54:34","modified_gmt":"2010-03-31T22:54:34","slug":"informazione-falsari-e-complici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.olinews.it\/mt\/?p=2191","title":{"rendered":"Informazione &#8211; Falsari e complici"},"content":{"rendered":"<p>Nei giorni scorsi \u00e8 venuto alla luce un episodio avvenuto qualche tempo fa. Lo scorso 22 novembre <em>Libero<\/em> aveva pubblicato, onorandola di un titolo a quattro colonne, una intervista a Philip Roth. Intervista particolarmente spinosa, perch\u00e9 rivelava la profonda delusione del grande scrittore americano per Barack Obama, di cui era stato convinto sostenitore: \u201cObama? Una grandissima delusione. Sono stato fra i primi a credere in lui, ad appoggiarlo, ma adesso devo confessare che mi \u00e8 diventato perfino antipatico\u201d.<\/p>\n<p><!--more--><br \/>\nPier Luigi Battista coglie il ghiotto boccone, e il giorno dopo, 23 novembre, pubblica a sua volta sul Corriere della Sera un articolo dal titolo \u201cSe Philip Roth diventa un disertore\u201d, esercitandosi in analisi, commenti, valutazioni.<br \/>\nSolo che \u2026 l\u2019intervista non era mai avvenuta. Inventata di sana pianta dalla prima parola all\u2019ultima. Se ne accorge per caso Paola Zanuttini intervistando a sua volta, ma questa volta davvero, Philip Roth lo scorso 26 febbraio: \u201cPer caso, \u00e8 insoddisfatto anche da Barack Obama? Da un\u2019intervista a un quotidiano italiano, <em>Libero<\/em>, risulta che lo trova persino antipatico, oltre che inconcludente e assopito nei meccanismi del potere\u201d.<br \/>\n\u201cMa io non ho mai detto una cosa del genere. E\u2019 grottesco. Scandaloso. E\u2019 tutto il contrario di quello che penso. \u2026 Sono molto seccato per queste dichiarazioni che mi vengono attribuite: non ho mai parlato con questo <em>Libero<\/em>. Smentisca tutto. Ora chiamo il mio agente.\u201d Internet da tempo \u00e8 pieno di riferimenti a questo episodio, che sui giornali ha fatto invece timidamente capolino solo in questi ultimi giorni.<br \/>\nIl primo a parlarne \u00e8 stato <em>il Fatto Quotidiano<\/em> del 1 marzo che ricostruisce tutta la storia, incluse le reazioni del responsabile culturale di <em>Libero<\/em> che \u201cdescrive ore complicate, annuncia un articolo a sua firma di spiegazioni esaustive per oggi, nega che il fatto di non incontrare sul sito alcuna traccia del pezzo, (lo hanno recuperato i bloggers, inneggiando al dio-cache di Internet che, com\u2019\u00e8 noto, nulla cancella) dipenda una scelta precisa, riferisce di telefonate e mail di lettori arrabbiati, emana disagio dietro al tono tranquillo di chi ha forse deciso di liberarsi definitivamente di una zavorra che aumenta di peso con il passare delle ore: \u201cE\u2019 una storia che innegabilmente non mette in una bella luce il giornale\u201d.<br \/>\n<em>Repubblica<\/em> aspetta il 29 marzo per tornare sull\u2019argomento, informando che \u201cNon solo Philip Roth. Anche John Grisham \u00e8 finito suo malgrado tra gli intellettuali americani delusi da Barack Obama. Suo malgrado e senza essersi mai dichiarato: anche la sua confessione \u00e8 stata inventata di sana pianta. E dallo stesso intervistatore fantasma che aveva fabbricato la dichiarazione dell&#8217; autore del <em>Lamento di Portnoy<\/em>\u201d.<br \/>\nEpisodi marginali? No, episodi gravissimi. Gravissimo il falso, gravissimo che non ne sia nato uno scandalo e che l\u2019ordine dei giornalisti non abbia costretto la testata ad una smentita. Il divario di discussione che si registra su questo episodio tra la stampa e la rete \u00e8 clamoroso. Tutti troppo uomini di mondo per sollevare uno scandalo?<br \/>\n<em>(Paola Pierantoni)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nei giorni scorsi \u00e8 venuto alla luce un episodio avvenuto qualche tempo fa. Lo scorso 22 novembre Libero aveva pubblicato, onorandola di un titolo a quattro colonne, una intervista a Philip Roth. 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