{"id":2294,"date":"2010-06-15T11:19:26","date_gmt":"2010-06-15T11:19:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.comevedonoidaltonici.com\/wordpress\/?p=2294"},"modified":"2010-06-15T11:19:26","modified_gmt":"2010-06-15T11:19:26","slug":"cultura-pahor-un-paradiso-di-amicizia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.olinews.it\/mt\/?p=2294","title":{"rendered":"Cultura &#8211; Pahor, un paradiso di amicizia"},"content":{"rendered":"<p>Mercoled\u00ec 9 giugno, Palazzo Ducale, sala del Minor Consiglio, Boris Pahor \u00e8 acquattato muto tra i due presentatori. A lungo annuisce senza intervenire. C\u2019\u00e8 una pazienza atavica nel suo ascoltare ed anche lui sembra sapere, insieme ai lettori in sala, che questo \u00e8 il dazio che paga ad esser presentato. Dazio di gratitudine, perch\u00e9 contestualizzazione storica, sintesi della vita dell\u2019autore, desiderio di tenere insieme bilinguismo, persecuzione della minoranza slovena e guerra richiedono passione, tempo e ascolto.<\/p>\n<p><!--more--><br \/>\nQuando prende la parola si scopre che Boris Pahor, prima che scrittore, \u00e8 sloveno. Un bambino sloveno nella Trieste del 1920. La sua minoranza \u00e8 costretta al silenzio. Non pu\u00f2 parlare nella propria lingua. Cancellata l\u2019identit\u00e0, italianizzati i nomi, costretti i ragazzi in classi esclusivamente italiane. Il razzismo fascista, dice l\u2019autore, si esprime per bocca del fratello di Mussolini: \u201cnon c\u2019hanno n\u00e9 lingua, n\u00e9 nazionalit\u00e0 sono come le cimici\u201d. Seicentomila persone, incluisi sloveni e croati dell\u2019Istria devono sparire. Non come gli ebrei, spiega Pahor, ma diventando italiani.<br \/>\n\u201cNelle nuove classi ti ridono e ti deridono\u201d. E\u2019 la storia di una schiavit\u00f9 linguistica e intellettuale. \u201cNon ero solo Boris Pahor, ma la mia generazione. Come far\u00f2 a diventare italiano per forza? Mi chiedevo. Vengo mandato in seminario. Non sapevo cosa fare di me stesso.\u201d<br \/>\nIn seminario Pahor scopre la volont\u00e0 di essere fedele alla propria lingua, rimanendo \u201citaliano nella parte esterna\u201d. Poi la guerra. Il diploma classico preso da soldato a Bengasi. Il ritorno in patria e l\u20198 settembre, il rifiuto di presentarsi e la denuncia. Poi il campo di concentramento Natzweiler-Struthof tra i monti Vosgi, di cui scrive in Necropoli.<br \/>\n\u201cSono tornato al campo per il bisogno di poter condividere quello che noi si sperava. Che il mondo, dopo, sarebbe stato un paradiso di amicizia. Ma poi abbiamo avuto le bombe atomiche, il Vitenam, Pol Pot, Sarajevo. Questo campo per me era una cosa terribile. Ero l\u00ec per la libert\u00e0 e la democrazia\u201d.<br \/>\nA sentirlo parlare si tocca con mano la determinazione a testimoniare e un\u2019energia, a volte ironica, insieme allo stupore che le cose nel mondo non siano andate esattamente come loro speravano. Storia passata ed eventi recenti si intrecciano. A Pahor non scappa nulla. Foibe, comunismo, Tito, Israele, sono osservati da una distanza, novantasette anni, che permette uno sguardo lungo. Anche spietato.<br \/>\nPer i tedeschi, spiega Pahor, quello che hanno fatto \u00e8 entrato nella loro coscienza nazionale. In Italia no. Per questo in Germania Necropoli \u00e8 stato premiato, \u201clo \u00e8 stato perch\u00e9 non ha maledetto i tedeschi, ma ha condannato quella parte disgraziata che \u00e8 stata con Hitler\u201d. Anche la scuola ha le sue colpe: \u201cE\u2019 sempre l\u2019istruzione primaria quella che crea l\u2019uomo, o lo distrugge. O lo crea per il bene. O lo crea per il male\u201d.<br \/>\n\u201cPresto o tardi\u201d scrive in Necropoli, \u201clo dovremo trovare un nuovo Collodi che racconti ai bambini la storia del nostro passato. Ma chi sar\u00e0 in grado di avvicinarsi al cuore infantile senza ferirlo con lo spettacolo del male, e mettendolo al tempo stesso al riparo dai pericoli e dalle tentazioni del futuro?\u201d<br \/>\n<em>(Giovanna Profumo)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mercoled\u00ec 9 giugno, Palazzo Ducale, sala del Minor Consiglio, Boris Pahor \u00e8 acquattato muto tra i due presentatori. A lungo annuisce senza intervenire. C\u2019\u00e8 una pazienza atavica nel suo ascoltare ed anche lui sembra sapere, insieme ai lettori in sala, che questo \u00e8 il dazio che paga ad esser presentato. 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