{"id":2746,"date":"2013-06-13T18:15:00","date_gmt":"2013-06-13T17:15:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.olinews.it\/mt\/?p=2746"},"modified":"2020-04-28T19:26:15","modified_gmt":"2020-04-28T18:26:15","slug":"oli-381-turchia-occupygezi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.olinews.it\/mt\/?p=2746","title":{"rendered":"OLI 381 &#8211; TURCHIA &#8211; Occupygezi"},"content":{"rendered":"<div dir=\"ltr\" style=\"text-align: left;\">C&#8217;\u00e8 un filo rosso che collega tutti i movimenti che si nominano Occupy, c&#8217;\u00e8 un sentimento di disagio nei confronti di un potere, sia pur democraticamente eletto, che non rispetta tutti i suoi cittadini. Esiste una dittatura della maggioranza che non \u00e8 equiparabile a una democrazia.<br \/>In Turchia, cos\u00ec come in tanti altri paesi occidentali, in piazza sono scese tutte quelle persone che non sono in sintonia con la maggioranza democraticamente eletta: ci sono laici, anarchici, comunisti, religiosi che la pensano in maniera diversa, femministe, donne che magari femministe non si sentono ma non vogliono neanche essere il focolare della casa, architetti, storici, intellettuali, omosessuali, kemalisti e ambientalisti. Ognuno \u00e8 in piazza per un motivo diverso ma tutti si sono ritrovati travolti dalla violenza della polizia di stato che ha gi\u00e0 fatto i suoi morti.<br \/><a href=\"http:\/\/1.bp.blogspot.com\/-fECIhtKtMIY\/UbmgaSJmlCI\/AAAAAAAAC-0\/iV7s3dE0l44\/s1600\/2012_04_Aprile_Istanbul+1254_01.JPG\" style=\"clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" border=\"0\" height=\"400\" src=\"https:\/\/olinews.it\/mt\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/2012_04_Aprile_Istanbul1254_01.jpg\" width=\"267\" \/><\/a>Questa rivolta ha in comune molto col G8 genovese, dove una massa festante di persone, di molte idee diverse ma alternative rispetto al potere, sono state oggetto di una brutale aggressione da parte della polizia italiana.<br \/>Il fattore religioso in Turchia \u00e8 un ulteriore elemento di complessit\u00e0 che non deve per\u00f2 offuscare un&#8217;analisi pi\u00f9 articolata, cos\u00ec come \u00e8 riduttivo parlare della rivolta turca solo come un problema di verde cittadino: il parco Gezi \u00e8 un luogo simbolo per i lavoratori turchi, \u00e8 il luogo dove si fanno le manifestazioni e dove si festeggia il primo maggio, come per noi \u00e8 piazza San Giovanni a Roma.<br \/>I turchi non sono arabi. La figura religiosa pi\u00f9 autorevole della storia religiosa turca \u00e8 Rumi, un poeta e maestro sufi. Dopo la rivoluzione kemalista la religione \u00e8 stata relegata ad una sfera personale: non si poteva indossare nessun elemento di identificazione religiosa nei luoghi pubblici e nessuno poteva obbligare un altro\/a ad indossarli, cos\u00ec come era vietata l&#8217;educazione religiosa nelle scuole. Le donne hanno avuto diritto di voto nel 1926, venti anni prima che in Italia.<br \/>L&#8217;AKP, il partito di Erdogan, \u00e8 un partito islamico considerato moderato in occidente che, oltre a cambiare lentamente ma inesorabilmente il volto culturale ed economico della Turchia, ne ha cambiato anche il paesaggio dando il via a grandi opere su cui aleggia l&#8217;ombra della corruzione e del clientelismo.<\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><b>(<i>Arianna Musso<\/i> &#8211; Foto Paola Pierantoni)<\/b><\/div>\n<div style=\"text-align: center;\"><iframe loading=\"lazy\" allowfullscreen=\"\" frameborder=\"0\" height=\"480\" src=\"http:\/\/www.youtube.com\/embed\/IvyX0rEUDvI?rel=0\" width=\"640\"><\/iframe><\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 un filo rosso che collega tutti i movimenti che si nominano Occupy, c&#8217;\u00e8 un sentimento di disagio nei confronti di un potere, sia pur democraticamente eletto, che non rispetta tutti i suoi cittadini. 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