{"id":2919,"date":"2012-12-18T17:00:00","date_gmt":"2012-12-18T16:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.olinews.it\/mt\/?p=2919"},"modified":"2020-04-28T19:33:28","modified_gmt":"2020-04-28T18:33:28","slug":"oli-361-lettere-mio-padre-allilva-di-taranto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.olinews.it\/mt\/?p=2919","title":{"rendered":"OLI 361: LETTERE &#8211; Mio padre all&#8217;ILVA di Taranto"},"content":{"rendered":"<div dir=\"ltr\" style=\"text-align: left;\">Mentre passavo da piazza Corvetto osservando la disperazione e la rabbia degli operai dell\u2019ILVA, ho pensato a quando, nel 1967 a Taranto, mio padre  mi disse che costruire in quel modo lo stabilimento siderurgico  preludeva  a disastri ambientali e sociali. E che la colpa era della politica, dell\u2019avidit\u00e0, dell\u2019ignoranza e dell\u2019infernale combinazione di questi tre elementi. Oggi avrebbe usato il termine collusione. L\u2019Italsider aveva trasferito Giovanni Sissa a Taranto nel 1966. Dottore in Chimica, siderurgista, aveva lavorato prima alla SIAC (Societ\u00e0 Italiana Acciaierie Cornigliano) e poi all\u2019Italsider. Era un quadro (anche se allora l\u2019espressione non usava), ma soprattutto era un tecnico. Bravo. Conosceva i processi industriali e chimici, ma anche la realt\u00e0 del lavoro in officina, che aveva seguito come responsabile a Campi, prima e dopo la Guerra.   La fabbrica aveva contribuito a salvarla da partigiano durante la resistenza in citt\u00e0. E poi, dopo la fine della Guerra, in fabbrica ci stava e tanto, con gli operai nei reparti della lavorazione a caldo.<\/p>\n<p><a name='more'><\/a>La SIAC fu assorbita dall\u2019Italsider a met\u00e0 degli anni \u201960.  Forse i suoi eroici trascorsi da partigiano di Giustizia e Libert\u00e0 non gli giovarono in un\u2019Italia dove solo chi era democristiano o comunista aveva dei punti di riferimento e sostegno. Essere un bravo tecnico, competente, indipendente, coraggioso e senza copertura politica non era il mix vincente.  Appena entrato all\u2019Italsider fu spedito a Taranto, quando si stava costruendo appunto lo stabilimento.<br \/>In quanto siderurgista e innovatore, con anche una ottima conoscenza dell\u2019inglese,  spesso era stato a contatto con tecnici del settore di altri paesi, in particolare giapponesi e russi.  Era stato Bruxelles presso la CECA. Conosceva i processi di produzione dell\u2019acciaio, capiva la dinamica industriale internazionale. Insomma conosceva bene il settore ed era dotato di una buona capacit\u00e0 previsionale, come dimostrato in altre occasioni.  Antifascista della prima ora, aveva infatti perso i diritti politici per aver detto in fabbrica nel 1939 che se l\u2019Italia fosse entrata in Guerra l\u2019avrebbe persa perch\u00e9 l\u2019esercito non era equipaggiato (la Guerra per\u00f2 la fece ed  in Africa, salvandosi per puro miracolo).<br \/>Quella di Taranto fu per lui un\u2019esperienza devastante, perch\u00e9  sentiva che nessuna ascoltava il suo parere ed i timori di quanti non accettavano di chiudere gli occhi. Ma i giochi erano troppo grossi per permettere ripensamenti. Sentiva che restando in servizio si sarebbe reso complice di quello che lui aveva previsto sarebbe stata una catastrofe industriale ed ecologica. Accett\u00f2 dunque nel 1968 un prepensionamento forzoso, molto penalizzante.<br \/>Trascorsi con lui a Taranto solo un breve periodo, durante le vacanze scolastiche. Era una citt\u00e0 lontanissima da Genova nel 1967. Ricordo la meraviglia nello scoprire come fosse il mare al Sud.  Nata e vissuta Genova, non avevo mai visto tanto pesce, tante conchiglie, tanti coralli, e su una spiaggia cos\u00ec bianca. Proprio in citt\u00e0.   Era davvero un viaggio andare da Genova a Taranto, in auto, quando ancora l\u2019autostrada fra Sestri Levante e La Spezia non c\u2019era. Si iniziava con il Passo del Bracco e poi via, fino a perdersi sui monti dell\u2019Irpinia.  Si arrivava dopo decine di ore. Di aerei neanche a parlarne (forse i treni invece erano meglio di adesso).<br \/>Era l\u00e0 che tutto era diverso. Era un territorio che non aveva alcuna tradizione industriale, quindi n\u00e9 una cultura n\u00e9 una coscienza collettiva pregressa. Senza esperienza di incidenti sul lavoro, di lotte per il lavoro, di  sviluppo industriale e di sue contraddizioni, mancano gli anticorpi sociali sul territorio per reggere l\u2019impatto di un\u2019industrializzazione improvvisa di quella portata.<br \/>Oltre all\u2019ambiente marino, bellissimo, dove sembrava il tempo di fosse fermato, c\u2019era intorno alla citt\u00e0 una campagna splendida, con caratteristiche di armonia arcaica. Era inimmaginabile che le pecore delle masserie locali sarebbero state un giorno abbattute perch\u00e9 contaminate della diossina.<br \/>Nonostante questa immagine \u201cda cartolina\u201d della Taranto di allora, era per\u00f2 possibile prevedere. Se era stato in grado di farlo mio padre, al punto di preferire di chiudere malamente la sua carriera piuttosto che rendersi connivente dello scempio in nuce, evidentemente era possibile.<br \/>Mi domando oggi cosa penserebbe oggi se fosse vivo.  Di almeno una sua considerazione sono certa: che per non ripetere gli errori vanno comprese le cause. Non dimenticare per non ripetere gli errori.<br \/>Il conflitto fra potere esecutivo e potere giudiziario  in atto su questa vicenda \u00e8 troppo pesante perch\u00e9  si possa sperare che il Decreto \u201ctutti contenti\u201d sia davvero risolutivo.    Il groviglio istituzionale \u00e8 enorme, le implicazioni giudiziarie anche.  Io non ho n\u00e9 titolo n\u00e9 intenzione di aggiungere altro su questo.<br \/>Su ieri per\u00f2 i giudizi si devono dare. Giudizi politici. Una delle peggiori brutte abitudini della nostra vita democratica \u00e8 quella, inaugurata nei primi anni \u201990 e mai abbandonata, di togliere alla politica la funzione di giudicare scelte e relative conseguenze e di scaricare sulle spalle della magistratura anche oneri che non le spettano. Di affidare al potere giudiziario quanto dovrebbe invece essere invece squisitamente politico (e non penale): valutare le responsabilit\u00e0.   Questo \u00e8 il grumo paradossale, inestricabile, perch\u00e9 sbagliato nei termini.  Stiamo parlando di vicende iniziate mezzo secolo orsono, forse un tempo sufficiente perch\u00e9 almeno la Storia possa esprimersi. Genova ha avuto una parte cos\u00ec importante, prima durante e dopo, nelle vicende di Taranto che forse gli storici potrebbero iniziare a leggere i fatti di allora. Anche per stabilire finalmente le responsabilit\u00e0, quelle storiche almeno.<br \/>Non per allungare la lista degli indagati, ma per non ripetere gli errori. I disastri ambientali hanno origini lontane e se vogliamo capirci qualcosa dobbiamo guardare molto indietro.<br \/><b>(<i>Giovanna Sissa<\/i>)<\/b><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mentre passavo da piazza Corvetto osservando la disperazione e la rabbia degli operai dell\u2019ILVA, ho pensato a quando, nel 1967 a Taranto, mio padre mi disse che costruire in quel modo lo stabilimento siderurgico preludeva a disastri ambientali e sociali. 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