{"id":2951,"date":"2012-11-20T17:50:00","date_gmt":"2012-11-20T16:50:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.olinews.it\/mt\/?p=2951"},"modified":"2020-04-28T19:33:55","modified_gmt":"2020-04-28T18:33:55","slug":"oli-357-lavoro-morire-di-lavoro-non-e-una-malattia-rara","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.olinews.it\/mt\/?p=2951","title":{"rendered":"OLI 357: LAVORO &#8211; Morire di lavoro non \u00e8 una malattia rara"},"content":{"rendered":"<div dir=\"ltr\" style=\"text-align: left;\">\n<div style=\"clear: both; text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/2.bp.blogspot.com\/-mz8fVEpSULw\/TpQvkZ_KUhI\/AAAAAAAAAiA\/g5YXfJgrpns\/s1600\/LAVORO+color+piccolo.JPG\" style=\"clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" border=\"0\" height=\"320\" src=\"https:\/\/olinews.it\/mt\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/LAVOROcolorpiccolo.jpg\" width=\"316\" \/><\/a><\/div>\n<p>La consuetudine annuale della diffusione dei numeri d\u2019infortuni sul lavoro avvenuti, coinvolge poco o niente gli italiani, che vengono assaliti da una noia abissale, risentendone parlare e riparlare anno dopo anno, sempre nello stesso modo, dalle stesse istituzioni e le stesse persone, con gli stessi aggettivi e modalit\u00e0.<br \/>Nulla di nuovo. Lavorando con questa organizzazione del lavoro, questo insieme di regole, questo sistema di vigilanza, questa crisi e questo mercato in avanzato stato di decomposizione ci si infortuna, ci si ammala e, spesso, si muore.<br \/>Se ne parla tutti gli anni e nello stesso modo. Quest\u2019ultima tornata di dati, seppure dichiaratamente incompleti, \u00e8 in effetti parte di una sfocata fotografia di un tempo di crisi, con code di cassaintegrati a sbrigare pratiche che si propongono per lavori in nero e sottopagati, assieme  ai loro ex colleghi esodati, o disoccupati o inoccupati (brutti termini entrati nel nostro lessico giornaliero), travolti da disastri alluvionali e terremoti, stravolgimenti climatici e abbandono a se stesso di un territorio alienato da sciagurate politiche industriali.<\/p>\n<p><a name='more'><\/a>\u00c8 terribile pensare che chi legge i dati o chi ne senta semplicemente parlare li affronti come ineluttabili, e che tutto sommato si aspetti semplicemente ed  inevitabilmente una lista di numeri.<br \/>Non c\u2019\u00e8 sorpresa o indignazione, bens\u00ec una sorta di rassegnazione, una presa d\u2019atto che di lavoro si muore, si deve morire, perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec che vanno le cose, \u00e8 il costo del lavoro e a qualcuno spetta ed \u00e8 toccato anche quest\u2019anno. Poi leggendo meglio i dati locali, sovviene di un evento particolare, quello vicino o quell\u2019altro particolarmente eclatante, finito in prima pagina, con funerale in pompa magna e parole contrite di figure meste ed ufficiali.<br \/>Si viene maggiormente coinvolti dalle disgrazie di altri sfortunati, sorteggiati senza colpa alcuna da qualche malattia rara, una di quelle dal nome strano e terribile, quelle per le quali non esiste cura.<br \/>Una malattia \u00e8 considerata rara quando ha una prevalenza nella popolazione generale inferiore ad una data soglia, codificata dalla legislazione di ogni singolo paese. L\u2019Unione europea definisce tale soglia 1 caso su 2000 abitanti e l\u2019Italia si attiene a tale definizione.<br \/>L\u2019attenzione per le malattie rare a livello legislativo e amministrativo \u00e8 relativamente recente. Questo perch\u00e9 il trattamento di una malattia rara, quando possibile, ha un costo per paziente molto pi\u00f9 elevato di quello di una malattia comune e tende quindi a non essere mai inserito tra le priorit\u00e0, a meno che la gravit\u00e0 della patologia o l\u2019attivismo dei pazienti non la imponga all\u2019attenzione.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">In pochi casi e per patologie particolarmente gravi solo la pressante attivit\u00e0 di sensibilizzazione da parte dei pazienti e dei loro familiari ha prodotto grandi risultati.&nbsp;<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Secondo tale arida interpretazione numerica, infortunarsi sul lavoro non \u00e8 poi cos\u00ec raro, anzi vengono denunciati infortuni sul lavoro per un valore estremamente pi\u00f9 elevato, i dati INAIL, pur parziali e non riferiti alla totalit\u00e0 dei lavoratori, indicano come l\u2019infortunarsi sul lavoro sia non solo non raro, ma certo per un lavoratore ogni 15 o poco pi\u00f9 della popolazione di addetti analizzata, ma anche uno ogni 2000 o 200 sarebbe un dramma.&nbsp;<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Ma \u00e8 un ragionamento diverso, nell\u2019immaginario collettivo ha meno presa di quello delle malattie rare, questi infatti, se lo sono andati a cercare, lavorano e sanno che lavorando ci si fa male, o si muore.&nbsp;<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\u00c8 talmente certo che ci\u00f2 sicuramente avvenga che una consistente fetta dello Stato se ne occupa, dodici mila addetti, tanti sono i dipendenti INAIL, con un Presidente, un Direttore Generale, direzioni centrali, venti direzioni regionali, duecentottantaquattro unit\u00e0 operative territoriali, un consiglio di amministrazione, un consiglio di indirizzo e vigilanza, un collegio sindacale, dodici miliardi di incassi e attivi a chiusura di bilancio  da manovra finanziaria.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Quindi tutto bene, \u00e8 cos\u00ec che funziona.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Il ministro del Lavoro e della politiche sociali, Elsa Fornero, nel corso del suo intervento in occasione della presentazione del Rapporto annuale INAIL 2011, ci ha spiegato che \u201csulla sicurezza non siamo in ritardo nel nostro paese\u201d, sottolineando che questi principi richiedono &#8220;un radicamento diffuso della cultura della prevenzione&#8221;.  Poi ha rassicurato quel lavoratore ogni 15 che si infortuna informandolo che  &#8220;la sicurezza non \u00e8 pi\u00f9 vista dalle imprese come un mero onere, una mera incombenza, un gravame burocratico, ma \u00e8 percepito ormai come un incentivo al lavoro e, dunque, un fattore essenziale di crescita, e che tutto questo necessita di una normativa aggiornata e coerente come lo \u00e8 il Testo unico 2008, punto di riferimento essenziale per il Paese, che rende evidente come l&#8217;Italia, sotto il profilo normativo, non \u00e8 in ritardo&#8221;.&nbsp;<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Ma, ammette il ministro, \u201cresta, tuttavia, la necessit\u00e0 di una effettiva applicazione e un costante monitoraggio grazie al continuo coinvolgimento dei soggetti coinvolti, soprattutto davanti a un mondo del lavoro in continuo cambiamento: realt\u00e0 che cambia, di conseguenza, anche la natura del rischio\u201d.&nbsp;<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Ma guarda, potrebbero pensare quel poco meno di un migliaio di famiglie orfane che si sono aggiunte a quelle altrettante dell\u2019anno prima, ma allora \u00e8 proprio sfortuna, la sicurezza \u00e8 incentivo alla crescita, le regole sono uno splendore, ma proprio da noi non sono state applicate e ne \u00e8 mancato il controllo.&nbsp;<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Nessuno alla presentazione di lettura dei dati ha detto cosa stessero facendo i controllori invece di controllare o, molto pi\u00f9 probabile, se fossero in condizione di farlo, sia per numero che per strumenti. Od ancora se questo passaggio del Ministro avesse come obiettivo il rafforzare un progetto nemmeno tanto occulto teso a ridurli ulteriormente e passarne all\u2019INAIL  competenze e finanziamenti di scopo.&nbsp;<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Il dato pi\u00f9 tragico \u00e8 per\u00f2 quello riguardante le malattie professionali, poco rare anche queste. E\u2019 evidente come per i media buchi la pagina pi\u00f9 un lavoratore che cada da un ponteggio e muoia, o rimanga schiacciato da un mezzo operativo o bruci in un incendio in azienda, piuttosto di un altro al quale lentamente una sostanza corroda i polmoni, gli avveleni il sangue o gli riempia di metastasi il corpo. Non c\u2019\u00e8 l\u2019evento traumatico, muore in casa od in ospedale, con terribile agonia. Non fa notizia, fra la causa, la malattia e la morte passa tempo, a volte anni. Spesso non si riesce nemmeno a capire, a ricostruire per i famigliari il periodo di esposizione, il posto di lavoro incriminato o l\u2019evento di esposizione scatenante. Non fa notizia, ma i morti da malattie professionali sono tantissimi, svariate volte pi\u00f9 di quelli che muoiono di infortunio. E questi numeri sono tragicamente in aumento, secondo il Capo dello Stato si tratta di \u201cun fenomeno che sta emergendo anche in virt\u00f9 di una migliore sensibilizzazione sul tema e che merita la pi\u00f9 attenta vigilanza considerata la natura spesso silente di patologie fatali\u201d.&nbsp;<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">E poi ancora: tutti sappiamo, anche senza citare numeri o statistiche, che la base dai quali questi dati sono estrapolati \u00e8 irrimediabilmente falsata dal mondo reale, quello che gira l\u00e0 fuori \u00e8 un mercato del lavoro stravolto dalla cassa integrazione, dal lavoro nero, dalla sottodenuncia degli infortuni da parte di tutti quei lavoratori di piccole imprese nelle quali non esiste prevenzione, dove non viene svolta alcuna valutazione dei rischi, dove la scelta \u00e8 lavorare cos\u00ec o non lavorare, dove denunciare un infortunio od essere iscritti alla CGIL pu\u00f2 voler dire non essere riconfermati al termine di un contratto atipico, dove spesso l`infortunio viene trasformato dal padrone in malattia, aziende nelle quali un lavoratore, peggio se extracomunitario, \u00e8 oggetto di ricatto, sicuramente di tipo contrattuale e salariale, ma altrettanto certamente \u00e8 costretto ad accettare una riduzione dei suoi diritti, fra i quali quello alla salute.&nbsp;<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Quindi questi trionfalismi, queste affermazioni roboanti basate su presupposti  incompleti, anche quest\u2019anno, ci lasciano la solita ed ineluttabile certezza che nulla \u00e8 cambiato, che con questa organizzazione del lavoro ci si infortuna,  ci si ammala, si muore. Dati noiosi, n\u00e8 pi\u00f9 n\u00e8 meno che lo scorso anno.&nbsp;<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><b>(<i>Aris Capra <\/i><\/b><b><i><b><i>&#8211; <\/i>disegno di Guido Rosato<\/b><\/i>)  <\/b><\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La consuetudine annuale della diffusione dei numeri d\u2019infortuni sul lavoro avvenuti, coinvolge poco o niente gli italiani, che vengono assaliti da una noia abissale, risentendone parlare e riparlare anno dopo anno, sempre nello stesso modo, dalle stesse istituzioni e le stesse persone, con gli stessi aggettivi e modalit\u00e0.Nulla di nuovo. 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