{"id":300,"date":"2005-02-24T18:10:41","date_gmt":"2005-02-24T18:10:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.comevedonoidaltonici.com\/wordpress\/?p=300"},"modified":"2005-02-24T18:10:41","modified_gmt":"2005-02-24T18:10:41","slug":"storie-ragazze-in-fabbrica-anche-la-domenica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.olinews.it\/mt\/?p=300","title":{"rendered":"<i>Storie<\/i>. Ragazze in fabbrica anche la domenica"},"content":{"rendered":"<p>Questa estate visitando la mostra \u201cGenova del Saper Fare, Lavoro, imprese, tecnologie\u201d, mi ero arrabbiata moltissimo perch\u00e9 in quello che, secondo le parole degli organizzatori, doveva essere un \u201caffascinante viaggio attraverso il passato, il presente e il futuro della citt\u00e0\u2026 un &#8220;viaggio&#8221; attraverso lo spazio ed il tempo delle vicende che hanno visto la Genova del saper fare protagonista della storia che va dalla fine dell&#8217;Ottocento a oggi, con uno sguardo sul domani\u201d\u2026 le donne non c\u2019erano. Quindi non c\u2019era la citt\u00e0, non c\u2019era la storia, non c\u2019era il lavoro, ma solo un parziale spicchio di tutto ci\u00f2.<\/p>\n<p><!--more--><br \/>\nC\u2019era invece, una volta di pi\u00f9, l\u2019auto rappresentazione di una parte che si faceva tutto,  e che imponeva questa immagine parziale e falsa come fosse l\u2019icona e la memoria del lavoro a Genova. Avevo espresso apertamente la mia irritazione al curatore della mostra, e ne avevo ricevuto la sconcertante risposta che l\u2019assenza da me lamentata era dovuta al fatto che il lavoro delle donne era in definitiva un fatto abbastanza recente. Da non credersi.<br \/>\nIn questi giorni in citt\u00e0 questa parte separata e negata tenta di dar segno di s\u00e9 attraverso due mostre. La prima, \u201cRagazze di fabbrica\u201d, \u00e8 ospitata al Centro Civico di Cornigliano e all\u2019auditorium della Manifattura Tabacchi a Sestri Ponente; la seconda,  \u201cTrenta anni fa l\u2019occupazione della Pettinatura Biella\u201d si trova presso il Centro Ligure di Storia Sociale a Palazzo Ducale.<br \/>\nLa stampa si \u00e8 accorta pochissimo di questi eventi: un articolo del Secolo XIX per la Pettinatura Biella, un articolo sul Mercantile ed uno sul Corriere di Sestri Ponente per le \u201cRagazze di fabbrica\u201d. Peccato. Perch\u00e9 a chi gira per le sale delle mostre &#8211; anche se non pu\u00f2 usufruire delle mirabili tecnologie multimediali utilizzate per \u201cGenova del Saper fare\u201d &#8211; viene incontro un mondo interessante: tessitrici e metalmeccaniche, sigaraie e salatrici di acciughe, operaie in fabbriche dolciarie e di conserve, nelle lavanderie industriali e nei saponifici. Ostetriche. Balie. Cucitrici nelle industrie dell\u2019abbigliamento. Infermiere. Operaie alla Ceramica Vaccari. Maestre. Cucitrici e tessitrici a domicilio. Impiegate. Donne (pi\u00f9 di 3.000) a fabbricare proiettili all\u2019Ansaldo durante la prima guerra mondiale. Donne in grembiuli e  cuffie \u201cperch\u00e9 ci\u00f2 conferisce ad esse ed anche all\u2019officina un aspetto rassettato e decoroso\u201d. Donne con la silicosi. Donne prima serie e severe, con gli abiti lunghi, vicino ai torni e poi cacciate dal lavoro al termine della guerra. La sala della manifattura tabacchi piena di culle. Donne dello stabilimento Ansaldo Fiumara che protestano per ottenere \u201calmeno un giorno per settimana \u2013 la Domenica \u2013 per il riposo, la pulizia personale e l\u2019assetto della casa\u201d. Operaie che, come recita il cartello affisso dietro di loro \u201cLavorano duro, secco, sodo, in obbedienza, possibilmente in silenzio\u201d. Pioniere come Maria Loseff che si laurea in medicina nel 1917 ma riesce ad esercitare nell\u2019ambulatorio pubblico solo nel 1923, dopo una petizione della popolazione femminile del quartiere\u2026<br \/>\nL\u20198 marzo si chiude: i semplici pannelli con fotografie e dati su fabbriche ormai scomparse, scompariranno anch\u2019essi.<br \/>\nResta il profondissimo rimpianto che Genova 2004 non sia stata capace di capire e di far capire che il lavoro \u00e8 parte determinante della sua cultura, e che quindi ne abbia parlato poco e malamente.<br \/>\n<em>(Paola Pierantoni)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Numero 47<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[49,16],"tags":[],"class_list":["post-300","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-49","category-cultura"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.olinews.it\/mt\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/300","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.olinews.it\/mt\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.olinews.it\/mt\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.olinews.it\/mt\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.olinews.it\/mt\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=300"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.olinews.it\/mt\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/300\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.olinews.it\/mt\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=300"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.olinews.it\/mt\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=300"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.olinews.it\/mt\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=300"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}