{"id":3683,"date":"2011-01-25T18:29:00","date_gmt":"2011-01-25T17:29:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.olinews.it\/mt\/?p=3683"},"modified":"2011-01-25T18:29:00","modified_gmt":"2011-01-25T17:29:00","slug":"oli-286-tunisia-il-popolo-delle-miniere-e-i-suoi-martiri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.olinews.it\/mt\/?p=3683","title":{"rendered":"Oli 286: TUNISIA &#8211; Il popolo delle miniere e i suoi martiri"},"content":{"rendered":"<div>\n<table cellpadding=\"0\" cellspacing=\"0\" style=\"float: left; margin-right: 1em; text-align: left;\">\n<tbody>\n<tr>\n<td style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/1.bp.blogspot.com\/_nkLlpWJCUeg\/TT8E0bFBUMI\/AAAAAAAAAOg\/71y-Ji9nQjU\/s1600\/CIMG0293.JPG\" style=\"clear: left; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" border=\"0\" height=\"240\" src=\"http:\/\/1.bp.blogspot.com\/_nkLlpWJCUeg\/TT8E0bFBUMI\/AAAAAAAAAOg\/71y-Ji9nQjU\/s320\/CIMG0293.JPG\" width=\"320\" \/><\/a><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td style=\"text-align: center;\">Fotografia di Monica Profumo<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>In seguito alla cacciata di Ben Al\u00ec in Tunisia, i regimi che da decenni sono insediati nel Nord Africa hanno iniziato a vacillare. Gli scossoni si sono propagati in Algeria e soprattutto in Egitto, dove Mubarak detiene il potere dal 1981, quando entr\u00f2 in carica come successore di Sadat, appena assassinato.<br \/>Come anticipato in Oli 285 (La rabbia ha radici lontane), la rivolta popolare in Tunisia \u00e8 stata anticipata dai fatti accaduti nel 2008 e raccontati da Gabriele del Grande ne <i>Il mare di mezzo al tempo dei respingimenti<\/i> (Infinito, ed. 2009). Dopo i disordini scoppiati nella zona di Gafsa, ed i primi successi ottenuti dalla popolazione, il governo tunisino decise di adottare la linea dura. Anche questa volta \u2013 come nel caso attuale &#8211; l\u2019inizio delle violenze fu segnato dalla morte di un ragazzo, tanto tragica quanto simbolica: il 6 maggio 2008 tre giovani disoccupati occuparono la stazione elettrica di Tabeddid e interruppero la corrente elettrica agli impianti di produzione dei fosfati. Avevano ricevuto la promessa di un lavoro ma, una volta presentatisi alla Compagnia dei fosfati, avevano scoperto di essere scomparsi dalle liste. Con la loro protesta chiedevano di poter lavorare e la garanzia di un contratto.<br \/>La polizia intervenne immediatamente ed intim\u00f2 ai giovani di andarsene, ma l\u2019appoggio della popolazione era tale ed il malcontento cos\u00ec universalmente condiviso che uno dei tre ebbe il coraggio di resistere alla pressione: Hicham Ben Jeddou El Alaymi afferr\u00f2 tra le mani le sbarre dell\u2019alta tensione e sfid\u00f2 le forze dell\u2019ordine \u00abAttaccate la corrente adesso\u00bb. Pochi secondi dopo, il corpo del ragazzo giaceva carbonizzato ai piedi delle autorit\u00e0.<\/p>\n<table cellpadding=\"0\" cellspacing=\"0\" style=\"float: right; margin-left: 1em; text-align: right;\">\n<tbody>\n<tr>\n<td style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/1.bp.blogspot.com\/_nkLlpWJCUeg\/TT8EhzDXAhI\/AAAAAAAAAOY\/bvnYB8fge7w\/s1600\/CIMG0051.JPG\" style=\"clear: right; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" border=\"0\" height=\"240\" src=\"http:\/\/1.bp.blogspot.com\/_nkLlpWJCUeg\/TT8EhzDXAhI\/AAAAAAAAAOY\/bvnYB8fge7w\/s320\/CIMG0051.JPG\" width=\"320\" \/><\/a><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td style=\"text-align: center;\">Fotografia di Monica Profumo<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>Fu cos\u00ec che inizi\u00f2 la guerriglia, con la polizia da una parte, che esercitava violenza e commetteva abusi senza controllo, mietendo vittime, e la popolazione che scendeva in piazza e reagiva a sassate.<br \/>Il 6 giugno 2008 la polizia spar\u00f2 sulla folla che manifestava, vi furono feriti e vittime. Arresti di centinaia di persone, principalmente sindacalisti e loro familiari, decapitarono la protesta. Furono tutti rapidamente processati e condannati con l\u2019accusa di associazione a delinquere.<br \/>Erano rimaste fuori dal carcere le donne, che presero in mano le redini della protesta e tornarono in piazza. Zakiya Dhifaoui, poetessa e corrispondente di un giornale di opposizione, raggiunse la citt\u00e0 di Redeyef per scrivere un reportage sul ruolo delle donne nella protesta, ma, in tutta risposta, anche le referenti furono arrestate. La giornalista ebbe una condanna a quattro mesi di carcere. Fu un chiaro segnale: i giornalisti dovevano evitare la regione di Gafsa e tacere di arresti e violenze. Youtube e Dailymotion furono oscurati in Tunisia per evitare che si diffondessero i video delle violenze commesse dalle forze dell\u2019ordine. Operatori e cameramen delle tv che appoggiavano la protesta furono arrestati o scomparvero misteriosamente. Le personalit\u00e0 che avevano guidato e sostenuto la protesta finirono ad ingrossare la popolazione delle carceri. Quelle stesse carceri, nei giorni scorsi, sono state assaltate e date alle fiamme per liberare i detenuti (<i>segue<\/i>).<br \/><b>(<i>Eleana Marullo<\/i>)<\/b><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fotografia di Monica Profumo In seguito alla cacciata di Ben Al\u00ec in Tunisia, i regimi che da decenni sono insediati nel Nord Africa hanno iniziato a vacillare. 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