{"id":3960,"date":"2010-05-01T04:24:00","date_gmt":"2010-05-01T03:24:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.olinews.it\/mt\/?p=3960"},"modified":"2010-05-01T04:24:00","modified_gmt":"2010-05-01T03:24:00","slug":"oli-325-racconto-di-natale-la-prova-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.olinews.it\/mt\/?p=3960","title":{"rendered":"OLI 325: RACCONTO DI NATALE &#8211; La prova"},"content":{"rendered":"<p>La prova<\/p>\n<p>Genova, anno 2040<\/p>\n<p>L&#8217;ambulanza aziendale del secondo turno arriv\u00f2 puntuale come sempre. Infermieri e badanti si avvicinarono all&#8217;area di sosta dove l&#8217;autista, con professionale esperienza, aveva appena completato la manovra di parcheggio. Uno sbuffo d&#8217;aria accompagn\u00f2 l&#8217;apertura del portellone centrale ed il personale paramedico, ordinatamente, sal\u00ec sul mezzo ormai fermo.<br \/>\u201cCome sta oggi, ingegner Ferretti?\u201d, disse un&#8217;infermiera tastando il polso di un vecchio incartapecorito e scheletrico.<br \/>\u201cMeglio grazie\u201d.<br \/>\u201cIeri ci ha fatto proprio spaventare lo sa?\u201d<br \/>Un giovanissimo in camice bianco aiut\u00f2 un&#8217;attempata signora a mettersi in piedi.<br \/>\u201cLe mie povere ossa!\u201d<br \/>\u201cCoraggio signora; con calma e ce la facciamo\u201d.<br \/>\u201cCe la dobbiamo fare. Mi mancano ancora tre anni\u201d.<br \/>In fondo all&#8217;ambulanza un altro infermiere misurava la pressione di un anziano obeso costretto su una sedia a rotelle.<br \/>\u201c90\/140. E&#8217; sempre alta dottor Venturi. Sta facendo la cura?\u201d<br \/>\u201cS\u00ec, certo\u201d.<br \/>\u201cMa mangia anche un po&#8217; meno?\u201d<br \/>Terminati i controlli di rito, gli impiegati claudicanti, una decina in tutto, si avviarono verso i cancelli dell&#8217;azienda controllati a vista dal personale addetto. Giunti nei pressi della timbratrice, gi\u00e0 tutti pronti con il badge in mano, il gruppo si arrest\u00f2 e si fece silenzio. Un uomo di mezza et\u00e0, alto, ben vestito, con occhi piccoli e neri, stava entrando da un ingresso secondario. Aveva un braccio appeso al collo ed un vistoso cerotto sulla fronte, postumi evidenti di un incidente piuttosto grave che tuttavia non gli valsero alcuna compassione.<br \/>\u201cE&#8217; lui!\u201d, si sent\u00ec mormorare da pi\u00f9 parti.<br \/>\u201cQuel maledetto!\u201d, aggiunsero voci pi\u00f9 aspre ed indignate.<br \/>Il mormorio, divent\u00f2 un vociare diffuso e quindi si trasform\u00f2 in aperta contestazione.<br \/>\u201cBastardo! Assassino! Merda!\u201d<br \/>Intervennero subito alcuni uomini della sicurezza che spinsero l&#8217;uomo verso un ascensore dove si dilegu\u00f2. Non era previsto che venisse in contatto con i dipendenti; non era previsto ma era accaduto. Qualcosa non aveva funzionato nei meccanismi di controllo. Ormai, per\u00f2, era troppo tardi per rimediare.<br \/>Giunto al primo dei tre piani geriatrici, il dottor Venturi, liberatosi dall&#8217;assedio degli infermieri, diede fondo alle sue modeste energie ed attravers\u00f2 tutto corridoio urlando dalla sua sedia a rotelle.<br \/>\u201cE&#8217; qui! L&#8217;ispettore \u00e8 qui!\u201d<br \/>La notizia si diffuse per tutta l&#8217;azienda. L&#8217;ingegner Vincenzi si strapp\u00f2 l&#8217;ago della flebo e si alz\u00f2 dalla sua scrivania per discutere della situazione con i colleghi dell&#8217;altra campata. Gli infermieri di piano, quella mattina, ebbero il loro bel da fare per inseguire fra corridoi ed uffici tutti i dipendenti a cui dovevano cambiare il pannolone. I primi effetti collaterali non si fecero attendere. Chiazze di urina ed odori nauseabondi sommersero l&#8217;azienda e dovettero intervenire gli inservienti per ripristinare un minimo di decoro.<br \/>Intanto la protesta cresceva. La signora Anna, contabile del terzo piano, era letteralmente furiosa.<br \/>\u201cChe fuole ancofa quel baffardo?\u201d, disse battendo i pugni sul cuscino ortopedico.<br \/>\u201cCosa dici? Non ti sento\u201d, rispose il ragioniere De Carli regolando il guadagno della sua protesi acustica.<br \/>\u201cChe vuole ancora quel bastardo?\u201d, ripet\u00e9 la signora Anna dopo aver messo a posto la dentiera.<br \/>De Carli, come suo solito, sospir\u00f2 al cielo e poi allarg\u00f2 le braccia.<br \/>\u201cCosa vuole lo sappiamo. Bisogna solo capire a chi toccher\u00e0 questa volta\u201d.<br \/>\u201cSar\u00e0 qualcuno del nostro piano?\u201d<br \/>\u201cNon credo; qui siamo tutti abbastanza giovani\u201d.<br \/>\u201cMa tu quanti anni di contributi hai?\u201d<br \/>\u201c38, me ne mancano altri 12\u201d.<br \/>\u201cMa solo 7 per arrivare al minimo; ce la puoi fare\u201d.<br \/>\u201cNon lo so. Ho iniziato a lavorare tardi. Adesso ho 65 anni e, devo dire, sono un po&#8217; stanco\u201d<br \/>Al primo piano, dove lavoravano i dipendenti pi\u00f9 anziani, la situazione era addirittura tragica. In ogni campata c&#8217;era gente che piangeva e si lamentava. La geometra Marini, in preda alla disperazione, inizi\u00f2 a strapparsi i pochi capelli che le erano rimasti. Ci vollero due infermieri ed un tranquillante per calmarla.<br \/>Poi inizi\u00f2 la cantilena dei luoghi comuni.<br \/>\u201cE&#8217; colpa del governo!\u201d<br \/>\u201cE&#8217; colpa dei sindacati!\u201d<br \/>\u201cLo spread \u2026 il debito \u2026 la casta \u2026 la corruzione \u2026 l&#8217;evasione &#8230;\u201d<br \/>\u201cTutti i perch\u00e9 non aiuteranno il povero Accardo a vivere con una pensione di 750 euro al mese\u201d.<br \/>Ogni voce tacque, anche quelle pi\u00f9 esagitate. Il ricordo di Giorgio Accardo era ancora vivo nel cuore di tutti i colleghi. Solo pochi mesi prima, l&#8217;ispettore aveva attivato nei suoi confronti la procedura di pensionamento coatto ed il poveretto era stato costretto a lasciare l&#8217;azienda dopo 44 anni di lavoro con la pensione minima.<br \/>\u201cEra un brav&#8217;uomo!\u201d<br \/>\u201cMa la legge parla chiaro: puoi lavorare quanto vuoi ma devi essere in grado, in ogni momento, di superare la prova, altrimenti &#8230;\u201d<br \/>\u201c&#8230; a casa con il minimo!\u201d<br \/>La prova. L&#8217;ispettore doveva essere l\u00ec per questo. A chi sarebbe toccata stavolta?<br \/>Cominciarono a circolare i primi nomi. Il papabile doveva essere qualcuno del primo, era ovvio. I dipendenti pi\u00f9 vecchi e malmessi erano tutti stipati l\u00ec in attesa del traguardo dei 45 anni minimi \u2026 o di una prova. Alla fine di ogni semestre c&#8217;erano i cosiddetti passaggi di piano. Al diminuire dell&#8217;efficienza lavorativa, infatti, ogni impiegato veniva \u201cdeclassato\u201d fino a raggiungere il piano geriatrico per eccellenza: il primo.<br \/>\u201cSar\u00e0 Onofri?\u201d<br \/>\u201cPerch\u00e9 non Vairo?\u201d<br \/>Alla fine fu chiaro a tutti che non poteva che trattarsi dell&#8217;ingegner Iachini.<br \/>Previsto in arrivo con l&#8217;ambulanza aziendale del decimo ed ultimo turno, l&#8217;ingegner Alberto Iachini aveva resistito per oltre 10 anni a qualsiasi tentativo di pensionamento. Non avendo maturato i 45 anni di contributi minimi e con una moglie malata a carico, i 750 euro di pensione per lui sarebbero stati poco pi\u00f9 che un obolo.<br \/>I vertici aziendali ci avevano provato in tutti i modi a sbarazzarsi di lui, con le buone ed anche con le cattive a detta di qualcuno. Quando si era ammalato di Parkinson sembrava che ormai i giochi fossero fatti, ma Iachini, con una forza di volont\u00e0 che nemmeno lui pensava di possedere, aveva continuato a presentarsi regolarmente al lavoro utilizzando il servizio di ambulanza aziendale.<br \/>Per far fronte a gente indomita come lui, qualche legislatore lungimirante si era inventato quella che ormai tutti conoscevano come \u201cla prova\u201d. Non potendo abolire la norma che dava ad ogni lavoratore il diritto di lavorare ad oltranza, per tutelare il rendimento aziendale ne era stata emanata un&#8217;altra che prevedeva la possibilit\u00e0 per i dirigenti di testare l&#8217;efficienza di ogni loro dipendente. La prova appunto. Si trattava di una cosa molto semplice \u2026 se vista con gli occhi di un trentenne.<br \/>\u201cE&#8217; Iachini, \u00e8 chiaro\u201d, continuavano a ripetere i colleghi di tutti i piani.<br \/>\u201cE&#8217; Iachini, \u00e8 Iachini\u201d, confermavano gli infermieri pi\u00f9 informati.<br \/>Mai un dipendente fu pi\u00f9 atteso nella storia di quell&#8217;azienda. L&#8217;ambulanza del decimo turno sarebbe arrivata alle 9 e 30 come ogni giorno e c&#8217;era gi\u00e0 della gente affacciata alla finestra che aspettava di vederla comparire dietro l&#8217;angolo prima del viale.<br \/>\u201cArrifa!\u201d, disse infine la signora Anna.<br \/>\u201cArriva!\u201d, ripet\u00e9 dopo il solito trattamento.<br \/>L&#8217;ingegner Vincenzi era stato riattaccato alla flebo ma, pur di non perdersi l&#8217;evento del giorno, se ne andava in giro tenendo sollevato il flacone con l&#8217;altro braccio alla ricerca di una finestra che non fosse gi\u00e0 occupata da qualche collega.<br \/>L&#8217;ambulanza parcheggi\u00f2 nel piazzale antistante all&#8217;azienda ed i dipendenti, quando iniziarono a scendere dal mezzo e videro tutti quei volti che li osservavano silenziosi, capirono subito che quella non sarebbe stata una giornata normale. Le scene di disperazione tornarono a ripetersi e gli infermieri dovettero procedere con i calmanti.<br \/>Anche Iachini cap\u00ec cosa stava per accadere e, per quel sesto senso che gli anziani acquisiscono nel corso degli anni, non tard\u00f2 a capire che sarebbe stato proprio lui il protagonista di quegli eventi. D&#8217;altra parte lo sguardo del dottore che lo adagi\u00f2 sulla sedia a rotelle era pi\u00f9 che esplicativo, cos\u00ec come l&#8217;occhiata furtiva del guardiano presso il cancello. Semi paralizzato dalla malattia, ebbe appena la forza di sollevare una mano per salutarlo. Come avrebbe potuto superare \u2026 la prova?<br \/>Un piccolo esercito muto di colleghi, consulenti e personale paramedico lo vide raggiungere l&#8217;ascensore, poi attraversare il lungo corridoio che conduceva alla sua campata, quindi messo di fronte alla sua scrivania dall&#8217;infermiere che, per la prima volta dopo tanti anni, se ne and\u00f2 via senza quasi salutarlo; tanta era la vergogna che provava per ci\u00f2 che stava accadendo.<br \/>L&#8217;ispettore si materializz\u00f2 proprio in quel frangente. Con l&#8217;aiuto di alcuni guardiani si fece strada fra la folla silenziosa che occupava la campata di Iachini e si mise alle spalle dell&#8217;ingegnere.<br \/>\u201cBuongiorno\u201d, disse con una voce priva di qualsiasi inflessione.<br \/>\u201cBuongiorno\u201d, biascic\u00f2 appena Iachini.<br \/>\u201cCome sta oggi?\u201d<br \/>\u201cMi sento proprio un leone\u201d, mormor\u00f2 ancora il vecchio dipendente provocando un minimo di ilarit\u00e0 fra i presenti.<br \/>\u201cBene, mi fa piacere. Le dispiace se rimango qui mentre digita la sua login e la sua password per accedere al terminale?\u201d<br \/>La prova.<br \/>Oggi non ci sarebbe stato nessuno per aiutarlo ad entrare nel sistema.<br \/>La mano destra dell&#8217;ingegnere si mosse lentamente utilizzando le lunghe dita bianche per arrampicarsi sul proprio corpo, come un ragno canuto che guadagna la sua meta verso una preda ancora lontana ma ben visibile. Quando la scheletrica propaggine giunse all&#8217;altezza della scrivania, si lasci\u00f2 andare come un peso morto. Chi in seguito ebbe l&#8217;onore di raccontare questa storia, giur\u00f2 di aver sentito lo scrocchiare di quelle vecchie falangi sul duro legno.<br \/>Un mormorio di approvazione vibr\u00f2 nell&#8217;ufficio per spegnersi subito dopo alla mossa successiva di quella mano indomita che ora avanzava piano nell&#8217;immensa pianura grigia. La tastiera laser proiettava sulla scrivania un&#8217;insieme bluastro e ben definito di lettere, numeri e segni d&#8217;interpunzione. L&#8217;indice si alz\u00f2 proprio in corrispondenza della linea orizzontale che delimitava il tasto \u201cspazio\u201d e piomb\u00f2 sulla \u201ci\u201d.<br \/>Il \u201cclick\u201d di sistema conferm\u00f2 la presa in carico del carattere da parte del sistema operativo e sullo schermo, alla sinistra del cursore lampeggiante, apparve la lettera digitata. Un altro mormorio di approvazione sottoline\u00f2 la nuova impresa, ma non era che all&#8217;inizio. \u201ciachinia\u201d, la login, era ben lunga da scrivere. Mancavano ancora 7 lettere senza contare la password.<br \/>\u201cClick\u201d, ancora.<br \/>\u201ca\u201d, scandirono i colleghi pi\u00f9 vicini.<br \/>\u201cClick\u201d<br \/>\u201cc\u201d, scandirono anche quelli pi\u00f9 lontani.<br \/>Al sesto \u201cclick\u201d, \u201cn\u201d rimase sospeso a mezz&#8217;aria. L&#8217;ingegnere per sbaglio aveva digitato il tasto \u201cm\u201d. Il momento era drammatico. Il tasto \u201cbackspace\u201d per cancellare il carattere errato si trovava lass\u00f9 in alto, troppo in alto per arrivarci senza alzare il polso, almeno cos\u00ec sembrava. Iachini, per\u00f2, non aveva alcuna intenzione di mollare. Prese tanto fiato quanto i suoi deboli polmoni gli consentirono di fare e con l&#8217;indice che sembrava quello di un contatore Geiger affond\u00f2 sul tasto. Non c&#8217;era solo il rischio di premerne uno sbagliato, ma anche di cancellare un carattere corretto. L&#8217;indice, tuttavia, si sollev\u00f2 in tempo ed un \u201cOoooh\u201d liberatorio si diffuse nella campata.<br \/>Iachini, galvanizzato da quel piccolo successo, prosegu\u00ec lentamente ma con precisione nella digitazione della login. Quando, dopo la pressione del \u201cReturn\u201d, il cursore lampeggi\u00f2 nell&#8217;area di input della password, qualcuno accenn\u00f2 ad un applauso ma fu subito bloccato dallo sguardo algido degli altri colleghi. Non era ancora finita e l&#8217;ingegnere aveva bisogno di concentrazione. La policy aziendale prevedeva che la password fosse almeno di 8 caratteri di cui almeno due dovevano essere delle cifre. L&#8217;impresa sembrava sovrumana per uno nelle condizioni di Iachini. Come avrebbe potuto digitare due cifre, in una posizione cos\u00ec scomoda, dopo lo sforzo fatto per raggiungere il \u201cbackspace\u201d?<br \/>L&#8217;ingegnere, per\u00f2, ostentava una certa sicurezza, qualcuno giur\u00f2 di averlo perfino visto sorridere. Con estrema calma mise la mano alla sinistra della tastiera e allungando il mignolo digit\u00f2 otto volte \u201c1\u201d. Fu l&#8217;apoteosi. I colleghi vollero sottolineare l&#8217;ultima pressione del tasto \u201cReturn\u201d con un sonoro \u201cOooool\u00e8!\u201d che si trasform\u00f2 in un applauso scrosciante quando il computer, con un brevissimo \u201cbip\u201d, conferm\u00f2 l&#8217;accesso al sistema.<br \/>Sembrava tutto finito ma qualcosa di improvviso quanto inspiegabile catalizz\u00f2 l&#8217;attenzione dei presenti che ammutolirono all&#8217;istante. Con evidente difficolt\u00e0 ma altrettanta determinazione, l&#8217;ingegnere gir\u00f2 la mano ponendone il dorso sulla scrivania. Nei suoi occhi adesso si leggeva una rabbia atavica covata negli anni, ora per ora, minuto per minuto. Doveva essere il preludio ad un gesto forte, significativo, esemplare, ma cosa poteva fare un povero vecchio costretto su una sedia a rotelle?<br \/>Iachini distese la mano il pi\u00f9 possibile e poi lasci\u00f2 che il dito medio venisse su. Non fu facile, ma per un brevissimo periodo, pochi secondi in tutto, riprese il controllo completo del suo corpo e vinse il tremore della malattia. Quel dito bianco e scheletrico rimase immobile e ben visibile a tutti, simbolo di libert\u00e0 e di riscatto sociale.<br \/>I colleghi erano in delirio. L&#8217;ispettore cerc\u00f2 di divincolarsi con l&#8217;aiuto dei guardiani ma non fu abbastanza lesto nel guadagnare l&#8217;uscita. Bast\u00f2 una semplice esclamazione della signora Anna per scatenare il putiferio.<br \/>\u201cAddoffo!\u201d<br \/>Calci e pugni iniziarono a volare da ogni direzione e quando l&#8217;ispettore raggiunse la scala antincendio sul suo volto era apparso un altro profondo graffio e con la gamba destra zoppicava vistosamente.<br \/>Da allora, nessuno importun\u00f2 pi\u00f9 l&#8217;ingegnere. Iachini raggiunse i fatidici 45 anni minimi di contributi e visse il resto della sua vita su una sedia a rotelle con una pensione poco pi\u00f9 che dignitosa.<br \/>La morale di questa piccola storia \u00e8 semplice. Se vogliamo prenderci la soddisfazione di alzare quel dito sotto il naso di prepotenti, corrotti e privilegiati, facciamolo prima che sia troppo tardi.<br \/><b>(<i>Nino Miano<\/i>)<\/b><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La prova Genova, anno 2040 L&#8217;ambulanza aziendale del secondo turno arriv\u00f2 puntuale come sempre. Infermieri e badanti si avvicinarono all&#8217;area di sosta dove l&#8217;autista, con professionale esperienza, aveva appena completato la manovra di parcheggio. Uno sbuffo d&#8217;aria accompagn\u00f2 l&#8217;apertura del portellone centrale ed il personale paramedico, ordinatamente, sal\u00ec sul mezzo ormai fermo.\u201cCome sta oggi, ingegner [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1994,1908,1995],"tags":[],"class_list":["post-3960","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-nino-miano","category-oli-325","category-pensioni"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.olinews.it\/mt\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3960","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.olinews.it\/mt\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.olinews.it\/mt\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.olinews.it\/mt\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.olinews.it\/mt\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3960"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.olinews.it\/mt\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3960\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.olinews.it\/mt\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3960"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.olinews.it\/mt\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3960"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.olinews.it\/mt\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3960"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}