{"id":581,"date":"2005-11-03T08:34:39","date_gmt":"2005-11-03T08:34:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.comevedonoidaltonici.com\/wordpress\/?p=581"},"modified":"2005-11-03T08:34:39","modified_gmt":"2005-11-03T08:34:39","slug":"genova-nel-mondo-contro-gli-uomini-lupo-marketing-spirituale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.olinews.it\/mt\/?p=581","title":{"rendered":"<i>Genova nel mondo<\/i> &#8211; Contro gli uomini-lupo, marketing spirituale"},"content":{"rendered":"<p>E di poche settimane fa la notizia che la Giunta regionale ha aperto in nazioni lontane &#8211; a cominciare dagli USA &#8211; varie &#8220;case della Liguria&#8221;. Serviranno si \u00e8 detto a &#8220;vendere&#8221; all&#8217;estero il &#8220;prodotto Liguria&#8221;. Non a vendere ma ad aiutare &#8211; il che non nuoce all&#8217;immagine della nostra regione &#8211; appartiene invece l&#8217;iniziativa, promossa da don Piero Tubino, anima storica della Caritas diocesana (a cui recentemente -19 ottobre &#8217;05- Repubblica ha dedicato una nota).<\/p>\n<p><!--more--><br \/>\nNella prima settimana d&#8217;ottobre don Tubino, a dieci anni dalla fine della guerra e dalla firma degli accordi di pace di Dayton, ha guidato in Bosnia una piccola comitiva di genovesi: due operatori Caritas (una, che oltre a tedesco e inglese, conosceva un po&#8217; di croato), due sacerdoti e un &#8220;volontario&#8221;, da Sarajevo a Novi Travnik e a Rostovo. Dal 2003 i fondi a favore della Bosnia raccolti durante la guerra vengono impiegati &#8211; secondo il suggerimento dell&#8217;allora direttore Caritas di Sarajevo, don Stipo Knezevic &#8211; in un progetto di &#8220;ricostruzione dell&#8217;economia familiare attraverso la fornitura di greggi di pecore&#8221;. Principali beneficiari dell&#8217; iniziativa sono cattolici &#8211; in Bosnia una minoranza &#8211; che negli anni della guerra hanno subito gravi perdite. All&#8217;invito di Tubino a diversi sacerdoti genovesi di accompagnarlo nel viaggio (&#8220;perch\u00e9 vedano&#8221;), ha risposto solo don Filippo Monteverde, parroco della chiesa delle Grazie a Sampierdarena. Degli altri interpellati, alcuni hanno d ichiarato la loro indisponibilit\u00e0 per il peso degli impegni parrocchiali; alcuni non hanno risposto.<br \/>\nI trasferimenti da un posto all&#8217;altro sono pesanti; le strade, per lo pi\u00f9 secondarie, sterrate, tortuose: per fare cinquanta chilometri ci vuole anche un&#8217;ora e mezza. A bordo si medita, si legge, si prega e ci si prepara agli incontri. Si mangia al sacco con i viveri portati da Genova nelle piccole borse frigo. Don Piero chiede a tutti di non dimenticare i luoghi delle nostre soste ma di tenerli nella memoria: un impegno a tornare. Prima tappa a Mostar &#8211; la citt\u00e0 del ponte ricostruito. Inaugurato a maggio del 2004 il ponte voleva lanciare un messaggio di speranza, di convivenza possibile tra minoranza cattolica e musulmani. Chi ci vive dice che il ponte divide esattamente in due la citt\u00e0 e che le distanze invece di accorciarsi si stanno cristallizzando, musulmani nella parte ovest, cattolici nella parte opposta, la zona industriale, appena pi\u00f9 ricca e urbanisticamente pi\u00f9 vicina al nostro gusto occidentale.<br \/>\nPoi a Novi Travnik, una cittadina a 150 km da Sarajevo, nata per ospitare gli operai di una fabbrica di ferro che ai tempi di Tito dava occupazione a centinaia di persone oggi nullafacenti. Spiega don Stipo che disoccupazione e droga sono i problemi principali della citt\u00e0 e di tutta la Bosnia. A cena si discute del progetto, dei risultati: cerchiamo conferme. Domandiamo di poter incontrare le famiglie. Con un certo disagio osserviamo le donne che ci hanno preparato la cena starsene in silenzio in una stanza vicina pronte a servirci alla fine di ogni portata: &#8220;hanno gi\u00e0 cenato &#8211; ci viene detto &#8211; (ma quando? siamo l\u00ec da almeno due ore\u2026) e comunque si usa cos\u00ec quando ci sono ospiti&#8221;.<br \/>\nIl mattino dopo a Rostovo, un paese sulle montagne, a 1.200 metri, dove vive don Branko, responsabile della piccola comunit\u00e0 di cattolici (40 famiglie contro le 400 che ci vivevano prima della guerra), che si occupa di acquistare le greggi e di verificare che entro 5 anni le famiglie restituiscano lo stesso numero di capi di bestiame ad altre famiglie che ne facciano richiesta. Una forma di microcredito agricolo che si concretizza sotto i nostri occhi. Visitiamo due famiglie e veniamo accolti come se ci conoscessero da sempre. Ci raccontano di orsi e lupi che si mangiano le pecore e di musulmani che invadono i loro pascoli. Contrasti &#8211; dicono &#8211; che fanno parte del quotidiano e che negli anni della guerra sono stati l&#8217;occasione di scatenamento della rabbia contro i propri vicini di casa.<br \/>\nHanno ricevuto le pecore tre anni fa e hanno gi\u00e0 restituito gli agnelli ad un&#8217;altra famiglia. Beviamo caff\u00e8 turco, birra e anche un goccio di rakjia. Le persone sembrano vivere dignitosamente ma la divisione geografica tra famiglie cattoliche e musulmane \u00e8 marcata; la convivenza pacifica lontana. Un centinaio di bambini della comunit\u00e0 islamica frequenta la scuola musulmana regolarmente, mentre i bambini cattolici sono solo quattro (di cui due disabili): per loro non c&#8217;\u00e8 scuola. I musulmani possono permettersi di pagare un pastore per le loro greggi e dispongono di un mezzo per il lavoro nei campi; non cos\u00ec i cattolici. Ma non impedisce a don Branko di chiederci di aiutare, con i denari della Caritas, una famiglia di musulmani che lo scorso inverno ha subito la perdita di molte pecore. &#8220;Era quello che speravamo&#8221;, ha detto Tubino a don Branko.<br \/>\nA Sarajevo il Parlamento incendiato, la Biblioteca nazionale distrutta, la lapide a ricordo della strage del mercato scorrono sul vetro dell&#8217;auto come immagini di un film di Kusturica. A Spalato Arriviamo che \u00e8 buio. Nove ore di traghetto e siamo ad Ancona, l&#8217;altro mondo.<br \/>\n<em>(Emanuela Spada) <\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E di poche settimane fa la notizia che la Giunta regionale ha aperto in nazioni lontane &#8211; a cominciare dagli USA &#8211; varie &#8220;case della Liguria&#8221;. Serviranno si \u00e8 detto a &#8220;vendere&#8221; all&#8217;estero il &#8220;prodotto Liguria&#8221;. 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