{"id":787,"date":"2006-04-27T12:04:16","date_gmt":"2006-04-27T12:04:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.comevedonoidaltonici.com\/wordpress\/?p=787"},"modified":"2006-04-27T12:04:16","modified_gmt":"2006-04-27T12:04:16","slug":"soldi-pubblici1-la-disinformazione-ha-un-suo-prezzo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.olinews.it\/mt\/?p=787","title":{"rendered":"<em>Soldi pubblici\/1<\/em> &#8211; La disinformazione ha un suo prezzo"},"content":{"rendered":"<p>\u201cCi sono giornali veri di partiti veri, giornali veri di partiti falsi, giornali falsi di partiti falsi\u201d. Ne \u201cIl finanziamento quotidiano\u201d, un servizio di Bernardo Iovene trasmesso da <em>Report<\/em>, il settimanale di Milena Gabanelli (Rai Tre, 23 aprile), cos\u00ec \u00e8 riassunto lo scandalo di una classe politica che distribuisce i soldi pubblici con impareggiabile disinvoltura.<\/p>\n<p><!--more--><br \/>\nUn finanziamento di quasi due milioni di euro al giorno ripartiti a pioggia per \u201csostenere l\u2019editoria\u201d. E\u2019 il costo di una parte della disinformazione quotidiana: il sostegno di importanti organi di informazione, ma anche di innumerevoli surrogati. Un silenzio complice dove tutti sono sponde di tutti. Come dimostra per esempio Antonio Polito, direttore di Il Riformista, un giornale che tira 2.000 copie, di difficile reperibilit\u00e0 in edicola, ma che usufruisce di un contributo di 179 milioni di euro. Polito apprezza Ferrara per avere dimostrato, con Il Foglio, \u201cche si poteva fare\u201d: in qualche modo \u201csiamo tutti figli del coraggio iniziale di Ferrara\u201d. Un coraggio che consente a Il Foglio di Ferrara di prendere tre milioni e mezzo di euro all\u2019anno grazie, come egli stesso dichiara, a un \u201cescamotage legale\u201d: la firma di due amici \u201cMarcello Pera senatore che faceva parte del Centro Destra e Marco Boato deputato del Centro Sinistra\u201d, un avallo previsto di una legge del 1987 perch\u00e9 un giornale, espressione di un partito, potesse avere accesso ai finanziamenti. La legge dava una possibilit\u00e0 e noi l\u2019abbiamo sfruttata \u2013 dice Ferrara \u2013 con un trucco, nel senso che non era un vero partito.<br \/>\nIn Italia si legge poco e nessun giornale riesce a vivere di sole vendite. La legge a sostegno della editoria, approvata nel 1981, fu pensata proprio per aiutare i giornali di idee, come i giornali di partito, penalizzati dal mercato e non sorretti dalla pubblicit\u00e0 e allegati. Significava una spesa, riportata ai valori attuali, di solo 28 milioni di euro all\u2019anno. Invece oggi si spendono 667 milioni. La Francia, che \u00e8 l\u2019unico paese europeo a dare finanziamenti pubblici, sborsa 250 milioni ma solo per i giornali di partito e con poca pubblicit\u00e0.<br \/>\nL\u2019inchiesta di <em>Report <\/em>suggerisce che la ragione per cui lo stato paga tutti questi soldi \u00e8 quella di lasciare libere le tv di intascare il 55% della raccolta pubblicitaria, mentre alla stampa va solo il 33%. Nel resto d\u2019Europa le proporzioni sono rovesciate.<br \/>\nFerruccio de Bortoli, direttore di \u201cIl sole 24 ore\u201d, contrario ad incentivi pubblici, ma, si capisce, solo in linea di principio, critica queste condizioni del mercato dell\u2019informazione e ha buon gioco nel dire che \u201ci giornali non hanno avuto qualcosa di simile al decoder per promuovere la lettura\u201d<br \/>\nOltre alla disinformazione generalizzata, qual \u00e8 il risultato di questo \u201csostegno all\u2019editoria\u201d? Marina Gabanelli ricorda che oggi in Italia sono sei milioni di persone che ogni giorno comprano il giornale. Lo stesso numero che c\u2019era nel dopoguerra. Un panorama a dir poco deprimente.<br \/>\n<em>(Oscar Itzcovich) <\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cCi sono giornali veri di partiti veri, giornali veri di partiti falsi, giornali falsi di partiti falsi\u201d. 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