{"id":843,"date":"2006-06-21T08:18:10","date_gmt":"2006-06-21T08:18:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.comevedonoidaltonici.com\/wordpress\/?p=843"},"modified":"2006-06-21T08:18:10","modified_gmt":"2006-06-21T08:18:10","slug":"retribuzioni-lavoro-femminile-le-parole-per-dirlo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.olinews.it\/mt\/?p=843","title":{"rendered":"<em>Retribuzioni <\/em>&#8211; Lavoro femminile: le parole per dirlo"},"content":{"rendered":"<p>Il direttore de <em>L\u2019Unit\u00e0<\/em> Antonio Padellaro, conducendo Prima Pagina (19 giugno), ha dato conto di una inchiesta sulla discriminazione salariale delle donne a cui il suo giornale ha dedicato un ampio spazio. Benissimo. Meno bene quel che succede a seguito della telefonata di un ascoltatore il quale in sintesi ha detto: \u201cSono quaranta anni che lavoro, e non ho mai incontrato un solo caso in cui, a parit\u00e0 di mansione, per le donne fosse prevista una paga inferiore a quella degli uomini. Di quali discriminazioni state parlando?\u201d<\/p>\n<p><!--more--><br \/>\nA questo punto scatta una scoraggiante afasia. Padellaro si limita a ripetere pi\u00f9 volte che l\u2019inchiesta pubblicata \u00e8 molto importante, che quindi c\u2019\u00e8 da crederci se vi si afferma che il divario salariale tra maschi e femmine oscilla tra il 20% e il 30%, ma non riesce a dare alcuna spiegazione di questo fenomeno, e molti ascoltatori si saranno chiesti: in effetti, la parit\u00e0 salariale tra donne e uomini non era stata raggiunta agli inizi degli anni Sessanta? Ci sono ancora lavori in cui per le donne si prevede un salario pi\u00f9 basso?<br \/>\nEppure, per togliere dalla perplessit\u00e0 il pubblico di Prima Pagina, sarebbe bastato che Padellaro avesse davvero letto l\u2019articolo che aveva deciso di citare e che \u00e8 stato pubblicato sul giornale che lui stesso dirige. O, meglio ancora, che avesse maturato dentro di s\u00e9 \u2013 a prescindere dall\u2019articolo e dalla ricerca &#8211; alcune chiavi di lettura dei nostri fenomeni sociali.<br \/>\nE\u2019 ovvio e scontato infatti che i contratti di lavoro non prevedono pi\u00f9 da decenni paghe differenziate tra uomini e donne, ma questo non \u00e8 risolutivo perch\u00e9 \u201cLa differenza retributiva si spiega in prima battuta con una serie di discriminazioni indirette che incidono poi sul salario\u2026 la femminilizzazione della occupazione \u00e8 avvenuta nei settori in genere peggio retribuiti\u2026 nel lavoro atipico (dove non vigono le tutele della contrattazione collettiva, nda.) le collaboratrici guadagnano la met\u00e0 dei collaboratori\u2026 le donne sono esposte a rapporti di collaborazione pi\u00f9 volatili\u2026 Inoltre \u201cPi\u00f9 si sale nelle qualifiche professionali, pi\u00f9 aumenta la disparit\u00e0 salariale perch\u00e8 nelle alte qualifiche prevale la contrattazione individuale ed \u00e8 molto meno sensibile la barriera antidiscriminatoria offerta dai contratti nazionali di lavoro\u201d.<br \/>\nLa ragione profonda di questa differenza che resiste a decenni di legislazione antidiscriminatoria, dice Giovanna Altieri, curatrice della ricerca, sta nel perdurare dello squilibrio tra i sessi nell\u2019accollarsi il lavoro familiare di cura. Si tratta di un divario che continua a segnare un solco tra il destino lavorativo degli uomini e quello delle donne, incluso l\u2019aspetto dl guadagno.<br \/>\nSta di fatto (Ricerca Almalaurea del 2005, condotta su 75000 laureati in 36 diverse universit\u00e0 italiane) che ad un anno dal conseguimento della laurea le donne guadagnano in media 885 euro netti mensili contro 1136 degli uomini. A tre anni dalla laurea il divario cresce ancora: 1017 euro per le donne, 1315 per gli uomini, quasi il 30% in pi\u00f9.<br \/>\n<em>(Paola Pierantoni)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il direttore de L\u2019Unit\u00e0 Antonio Padellaro, conducendo Prima Pagina (19 giugno), ha dato conto di una inchiesta sulla discriminazione salariale delle donne a cui il suo giornale ha dedicato un ampio spazio. Benissimo. 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