{"id":872,"date":"2006-07-12T14:26:30","date_gmt":"2006-07-12T14:26:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.comevedonoidaltonici.com\/wordpress\/?p=872"},"modified":"2006-07-12T14:26:30","modified_gmt":"2006-07-12T14:26:30","slug":"logistica-portuale-oltregiogo-mille-treni-al-giorno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.olinews.it\/mt\/?p=872","title":{"rendered":"<em>Logistica portuale<\/em> &#8211; Oltregiogo: mille treni al giorno?"},"content":{"rendered":"<p>Con l\u2019incontro pubblico in Alessandria di gioved\u00ec 6 luglio 2006, una data che potrebbe diventare indimenticabile per gli abitanti dell\u2019ovadese e del novese, \u00e8 uscito dalla clandestinit\u00e0 il progetto di spostare il porto di Voltri nell\u2019entroterra, Oltregiogo. S\u00ec, perch\u00e9 come hanno tranquillamente ammesso i responsabili dello studio di pre-fattibilit\u00e0, essi si sono preoccupati di preavvertire l\u2019Ente Regione Liguria e l\u2019Ente Regione Piemonte ma, per quel che riguarda le istituzioni del territorio interessato, a partire dalla Provincia di Alessandria e tutti i Comuni coinvolti nell\u2019avveneristico progetto, hanno preferito soprassedere e ci\u00f2 per una questione di tatto, sia per non ingenerare inutili aspettative sia per evitare ancor pi\u00f9 inutili preoccupazioni. Questo il senso letterale delle risposte date dal responsabile scientifico e dal principale propugnatore del progetto, all\u2019osservazione critica espressa dal Presidente della Provincia di Alessandria circa il metodo seguito nel dare sostanza all\u2019idea di delocalizzare il porto di Genova-Voltri nelle colline e pianure alessandrine.<\/p>\n<p><!--more--><br \/>\nNon \u00e8 che dalle nostre parti nessuno ne sapesse nulla, o ne avesse come tutti noi solo qualche vaga e imprecisa informazione, infatti gli esimi relatori hanno fatto nome e cognome di un \u2018Entit\u00e0, la Slala, che, al contrario, sapeva, sa, e sapr\u00e0. Per carit\u00e0, siamo uomini di questo mondo, la Slala non \u00e8 la Spectre, e trattandosi di logistica \u00e8 naturale che i professionisti del ramo siano coinvolti. E per\u00f2 la procedura \u00e8 rivelatrice, qui il metodo e il merito coincidono e sono rivelatori della sostanza.<br \/>\nLa sostanza \u00e8 che alcuni interessi imprenditoriali privati, in lotta con altri gruppi  economici e strategie imprenditoriali, affermano di essere l\u2019incarnazione dell\u2019interesse pubblico-collettivo-nazionale, e quindi chiedono alle istituzioni, ai cittadini, a tutti noi, di sostenerli nella lotta contro la concorrenza, di sottoscrivere il progetto che hanno ideato per battere la concorrenza dei porti del Nord-Europa. Perderemo qualche bosco ma dirotteremo le merci, i container, da Rotterdam a Lerma e dintorni.<br \/>\nForse per suggestione di un luogo (Cultura &#038; Sviluppo) in cui la cultura segna una preminenza sullo sviluppo, l\u2019accento non \u00e8 stato posto sul prosaico \u201cbuco\u201d di venti chilometri presumibilmente al centro delle attenzioni dei soliti portavoce del NO. La questione \u00e8 stata bypassata disegnando, con apposito filmati, scenari da favola: un balzo nel futuro costruito da uomini maturi ridiventati ragazzi, quasi fossero in preda ad una fanciullesca regressione all\u2019amato Jules Verne.<br \/>\nUsando la bacchetta magica della Tecnica ci hanno detto che: con poca spesa, anzi nessuna spesa, sar\u00e0 possibile realizzare un impianto interamente meccanizzato che dai fondali profondi, pronti ad accogliere piattaforme naviganti da migliaia di container, penetrer\u00e0 nell\u2019Appennino, si allungher\u00e0 nella Valle dell\u2019Orba per dilagare nelle pianure destinate ad accogliere i megaimpianti di smistamento. Mille treni al giorno correranno ininterrottamente lungo la spina dorsale di questo porto di terra e di acciaio, disteso nel Monferrato e proiettato nei fatidici Canali 5, 2 ecc., dei flussi globali delle merci, da cui dipende il nostro futuro e la nostra salvezza. Guai a chi resta tagliato fuori, guai a chi si oppone: lo attende la pattumiera della storia, dissero unanimi !<br \/>\nInsomma hanno fatto ricorso alle armi di distruzione di massa della retorica ancor prima che si manifestasse una vera opposizione, come se avessero una colossale coda di paglia.<br \/>\nPer carit\u00e0 di patria non ci soffermiamo sulle perorazioni in nome dell\u2019ambiente, della salute e della sicurezza, garantiti dall\u2019enorme aumento dei traffici che costituisce l\u2019obiettivo dichiarato del progetto mille treni. Limitiamoci all\u2019unico discorso intellettualmente onesto: il porto cos\u00ec com\u2019\u00e8 non decolla, c\u2019\u00e8 l\u2019occasione per decuplicare il numero dei container in transito da Genova-Voltri. Le tecnologie ci sono, bastano 7000 miliardi di vecchie lire e l\u2019acquiescenza degli indigeni d\u2019Oltregiogo.<br \/>\nNon mancheranno di suonare la grancassa dei posti di lavoro ma ad Alessandria non l\u2019hanno fatto. Anzi tutto il contrario, in linea con il profilo tecnicamente avanzato e schiettamente imprenditoriale dato alla presentazione. Non solo \u00e8 stato ribadito che i mille treni saranno rigorosamente privi di personale, cos\u00ec da poter viaggiare ininterrottamente giorno e notte, ma, cosa ancor pi\u00f9 importante, e vero perno di tutto il progetto, i container non dovranno assolutamente toccare terra in quel di Genova-Voltri: se questo accadesse tutto il meccanismo ad orologeria messo a punto salterebbe. Con un\u2019unica mossa due categorie storicamente riottose agli imperativi della logica economica, i ferrovieri e i portuali, vengono spazzate via. Una bella rivincita !<br \/>\nQuindi, con imbocco a ponente, anche se a levante sarebbe stato meglio, ma cos\u00ec si evitano le proteste dei rivieraschi, le mega-navi, grazie a mega-gru, scaricheranno sui treni sempre in movimento decine di migliaia di container al giorno che verranno subito inghiottiti nelle viscere dell\u2019Appennino e vomitati in quel che rester\u00e0 dell\u2019ovadese. Altro che \u201c terre di pace \u201c , parchi naturali, tecnologie compatibili, agricoltura biologica, polmone verde e altre sciocchezze idilliache: tutto sar\u00e0 spianato sotto montagne di scatole di ferro, binari, raccordi, treni, tir, logisticamente all\u2019avanguardia. Un sacrificio, certo, per chi ci vive, ma la sfida \u00e8 mondiale, globale, letale. Una tale meraviglia ci sar\u00e0 invidiata dai pi\u00f9 grandi competitors logistici planetari, che accorreranno a frotte.<br \/>\nMa la cosa pi\u00f9 bella di tutte \u00e8 che, come detto, non coster\u00e0 nulla. Ci\u00f2 \u00e8 reso possibile da un\u2019altra meraviglia, questa volta della tecnica finanziaria, chiamata, nientedimeno, project financing. Grazie a questa parola magica, saranno gli stessi privati interessati all\u2019opera a finanziarla. Nessuno ci crede, ma in linea di principio \u00e8 cos\u00ec, e di ci\u00f2 dovremmo essere contenti. Purtroppo per un\u2019idea arcaica della cosa pubblica non lo siamo affatto. Arriviamo addirittura a sostenere che scelte in grado di modificare in modo irreversibile interi territori, ambienti naturali e storici, non possano essere demandate a portatori di interessi privati, anche se con potenti appoggi politici e finanziari, e capaci di progetti visionari.<br \/>\nQuindi chiediamo che le istituzioni pubbliche assumano, perlomeno, una posizione di terziet\u00e0 rispetto ad interessi contrapposti. Chiediamo altres\u00ec che il progetto, prima di ogni ulteriore sviluppo, e per evitare conflitti onerosi e dolorosi, venga vivisezionato nei suoi contenuti reali, sgombrando il campo dagli aspetti favolistici e dalle manifeste mistificazioni.<br \/>\nPer offrire un contributo al dibattito che si \u00e8 aperto dichiariamo tranquillamente ma fermamente la nostra idea. Noi sosteniamo che, per quel che dice e per le enormi lacune, pubblicamente dichiarate, il progetto in questione deve  essere al pi\u00f9 presto accantonato. La pre-fattibilit\u00e0, nonostante lo stuolo di tecnici, committenti e sostenitori istituzionali, \u00e8 stata considerata conclusa bench\u00e9  ignorasse del tutto quello che succeder\u00e0 dal momento in cui i container usciranno dal tunnel. Un atteggiamento ad un tempo arrogante e stupido.<br \/>\nIn ogni caso, per la posta in gioco, e per non ridurre a pura burla la democrazia, \u00e8 indispensabile che l\u2019intera istruttoria sia pubblica e partecipata. Partecipata innanzitutto da coloro che negli ultimi trent\u2019anni hanno tenacemente impedito che il territorio della Valle dell\u2019Orba venisse distrutto dai delocalizzatori delle industrie liguri ad alto impatto ambientale, nonch\u00e9 dalle nuove generazioni che debbono fare i conti con gli epigoni di quella e di pi\u00f9 antiche stagioni, contrassegnate dal vizio originario della colonizzazione e dell\u2019affarismo, sotto il segno dello sfruttamento delle risorse naturali e umane. Adesso basta: abbiamo gi\u00e0 dato.<br \/>\n<em>(Pier Paolo Poggio)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con l\u2019incontro pubblico in Alessandria di gioved\u00ec 6 luglio 2006, una data che potrebbe diventare indimenticabile per gli abitanti dell\u2019ovadese e del novese, \u00e8 uscito dalla clandestinit\u00e0 il progetto di spostare il porto di Voltri nell\u2019entroterra, Oltregiogo. 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