{"id":873,"date":"2006-07-12T14:30:39","date_gmt":"2006-07-12T14:30:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.comevedonoidaltonici.com\/wordpress\/?p=873"},"modified":"2006-07-12T14:30:39","modified_gmt":"2006-07-12T14:30:39","slug":"cultura-il-pranzo-della-marmotta-e-il-museo-degli-operai","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.olinews.it\/mt\/?p=873","title":{"rendered":"<em>Cultura <\/em>&#8211; Il pranzo della marmotta e il museo degli operai"},"content":{"rendered":"<p>E&#8217; per pura coincidenza che il progetto del &#8220;Museo degli operai&#8221; presentato marted\u00ec 4 luglio nella trattoria dei Tegli, oltre i Giovi, presenti una quarantina di persone, abbia coinciso con l&#8217;amarcord di Cornigliano (Repubblica, 5 luglio 2006, &#8220;Cipputi torna a casa. La fabbrica diventa teatro. Centra il bersaglio lo spettacolo di Altan e Gallione con la Compagnia dell&#8217;Archivolto&#8221;). Il nostro, dice uno degli organizzatori del &#8220;Museo&#8221;, \u00e8 il risultato di un gioco. E&#8217; cominciato il giorno della &#8220;marmotta&#8221;.<\/p>\n<p><!--more--><br \/>\nUno scherzo: era il 23 gennaio del 2004, un venerd\u00ec e noi &#8211; tutti operai pensionati o quasi &#8211; ci vediamo a mangiare lo stocco o il fritto a seconda della stagione. Una abitudine che in passato tra gli operai c&#8217;era. Insomma, si parlava e verso la fine del pranzo \u00e8 venuto questo gioco, che poi \u00e8 andato avanti come una sfida tra quelli che erano l\u00ec &#8211; una cosa come &#8220;vecchi&#8221; contro &#8220;giovani&#8221;- sul significato di parole che si usavano in fabbrica. Perch\u00e9 ce n&#8217; erano di quelle &#8211; come &#8220;marmotta&#8221; o come &#8220;biscia&#8221;sconosciute agli uni o agli altri: la prova di come cambiano il lavoro e la fabbrica anche in pochi anni. Di come ognuno di noi avevamo vissuto lo stesso luogo in un modo diverso. Allora ci siamo detti: per raccontare la &#8220;condizione operaia&#8221; non serve un capannone, con dentro le macchine e questo e quello. Ci vuole invece qualcosa che faccia capire la vita di quel posto. E cos\u00ec senza tanti rigiri abbiamo pensato che quel gioco delle parole che stavamo facendo poteva tornare utile. Le parole corrispondono a degli oggetti, a situazioni, a storie: dicono di pi\u00f9 di un tornio appoggiato l\u00ec con la sua brava descrizione. E&#8217; una idea che \u00e8 venuta un po&#8217; a tutti, l\u00ec per l\u00ec; magari perch\u00e9 allora si parlava anche tra noi dell&#8217;anno della cultura e si diceva &#8220;dopo tutto si dovrebbe parlare anche un po&#8217; di operai&#8221;. Le idee quando sono buone corrono da sole: succedeva gi\u00e0 prima di Internet e anche prima del telefono. Anche in stabilimento: il volantino buono girava, veniva custodito con cura; quello bla bla non arrivava neanche in reparto; subito nel bidone. Cos\u00ec siamo andati avanti: prima a casaccio e poi ci siamo organizzati; per due anni , una volta al mese, fino a venerd\u00ec 30 giugno 2006, quando c&#8217;\u00e8 stata la riunione fondativa; in una trattoria &#8211; si capisce &#8211; a Pedemonte, sulla Secca. Noi parliamo meglio a tavola.<br \/>\n&#8220;Ci abbiamo lavorato in diversi. C&#8217;\u00e8 il gruppo che ha raccolto le idee, le parole: cinque operai, due impiegati e un maestro di scuola, tutti che ci conosciamo da una vita. Poi c&#8217;\u00e8 una ventina di altri che sono quelli che vengono stabilmente ai pranzi e hanno seguito il lavoro dall&#8217;inizio. Infine ci sono gli occasionali, che sanno tutto su quello che facciamo, che ne hanno parlato in giro e collaborano magari portando esperienze esterne. Quando tutti hanno capito cosa stavamo facendo: \u00e8 arrivata tanta di quella roba, parole, volantini, ricordi, gente che voleva raccontare una storia; una cosa superiore alle nostre forze. Perch\u00e9 finch\u00e9 si tratta di parole ce la potevamo cavare, sia pure con qualche aiuto. Ma quando ti arriva una borsa con dentro tutti i volantini che uno ha conservato &#8211; quelli che ha giudicato importanti &#8211; in 35 anni di lavoro, cosa fai? Per non dire delle foto, o delle lettere, o di quello che arriva con un nastro registrato dove racconta una storia che g li \u00e8 successa 40 anni fa \u00e8 che \u00e8 importante perch\u00e9 aiuta a capire quello o quell&#8217;altro.<br \/>\n&#8220;Ora siamo a una svolta: noi il &#8220;museo degli operai&#8221; lo vogliamo fare e in un certo senso lo abbiamo fatto. Ma \u00e8 il momento di sentire altre opinioni. Ecco perch\u00e9 per prima cosa abbiamo deciso di pubblicare, speriamo per la fine di settembre, il diario delle nostre riunioni. Veramente non \u00e8 proprio un diario: piuttosto una cronaca molto scarna di cosa abbiamo discusso, dei problemi che si sono posti e di come via via siamo arrivati fino a oggi. Sar\u00e0 disponibile su un sito: ce lo sta preparando il nipote di uno di noi. L&#8217;idea \u00e8: &#8220;allargare il gioco&#8221;. Vedremo.<br \/>\n<em>(Manlio Calegari)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E&#8217; per pura coincidenza che il progetto del &#8220;Museo degli operai&#8221; presentato marted\u00ec 4 luglio nella trattoria dei Tegli, oltre i Giovi, presenti una quarantina di persone, abbia coinciso con l&#8217;amarcord di Cornigliano (Repubblica, 5 luglio 2006, &#8220;Cipputi torna a casa. La fabbrica diventa teatro. 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