{"id":898,"date":"2006-09-27T07:32:27","date_gmt":"2006-09-27T07:32:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.comevedonoidaltonici.com\/wordpress\/?p=898"},"modified":"2006-09-27T07:32:27","modified_gmt":"2006-09-27T07:32:27","slug":"cinema-ma-storia-e-politica-non-sono-un-giallo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.olinews.it\/mt\/?p=898","title":{"rendered":"<em>Cinema <\/em>&#8211; Ma storia e politica non sono un giallo"},"content":{"rendered":"<p>Tutto comincia sott&#8217;acqua con una soggettiva lenta che smuove limo e vegetazione palustre: no non siamo pi\u00f9 nel variet\u00e0 che annuncia le deglutizioni laboriose dell&#8217;ultimo anaconda di servizio, ma all&#8217;inizio di Arrivederci amore ciao, il cui regista Michele Soavi, non dimentichiamolo, \u00e8 stato a bottega dall&#8217;artigiano dell&#8217;emoglobina casereccia Dario Argento. Ma perch\u00e9 cominciare nella giungla tropicale un film destinato, se non a scoperchiare, almeno ad aprire uno spiraglio &#8220;anacondizzato&#8221; sugli ineffabili anni settanta in Italia?<\/p>\n<p><!--more--><br \/>\nLa risposta non viene dal caimano sventrato sbattuto a riva che svela la prospettiva dell&#8217;apnea iniziale, ma dal notiziario radio che segue: \u00e8 la fine del muro di Berlino, recita in spagnolo il comunicato.<br \/>\nSolo che la fine del vecchio mondo scatena la belva anzich\u00e9 placarla. Giorgino (l&#8217;esule italiano) pu\u00f2 cos\u00ec sopprimere a freddo, per conto di una non meglio identificata organizzazione guerrigliera subandina presso la quale trascorre la sua quarantena da rifugiato, il connazionale compagno di lotta e di sventura che lo sta radendo. La tappa successiva \u00e8 Parigi, zona di transito obbligata in cui ricattare l&#8217;ex (riabilitato) di turno, al fine di garantirsi un indolore (o quasi) ritorno in patria. Definitivamente orfano dei &#8220;muri&#8221; di riferimento, Giorgino passa cos\u00ec dal patteggiamento alla delazione, previa conoscenza d&#8217;un commissario di polizia fuorviato, interpretato da Michele Placido. In seguito il nostro preparer\u00e0 col poliziotto-gangster la rapina del secolo con l&#8217;attiva partecipazione di residui ustascia e schegge di terrorismo rosso spagnolo (fianco a fianco in una calcolata confusione e regolarmente liquidati a missione compiuta).<br \/>\nCi avviamo cos\u00ec fiduciosi verso l&#8217;epilogo di questa resistibile storia d&#8217;abiezione. Avendo sposato una &#8220;midinette&#8221; in odore d&#8217;Azione cattolica alla quale ha stragiurato di non essere pi\u00f9 comunista (ci\u00f2 di cui lo spettatore non dubita un solo istante), Giorgio non riesce a nasconderle l&#8217;ultimo peccato di gola: l&#8217;eliminazione del poliziotto complice. Messo di fronte al rischio di vedersi denunciato dall&#8217;inflessibile consorte, l&#8217;ex-terrorista esegue l&#8217;ennesima sentenza: exit (al veleno e sulle note di &#8220;Insieme a te non ci sto pi\u00f9&#8221; di Caterina Caselli) la crocerossina dell&#8217;improbabile riscatto.<br \/>\nPerch\u00e9 prendersela con un film senza pretese che, in fondo, non intende nemmeno trattare sul serio il problema delle ombre lunghe di quegli anni? Perch\u00e9 oggi &#8211; con film quali Romanzo criminale e Arrivederci amore ciao e con la consanguinea profusione di romanzi gialli &#8220;impegnati&#8221; &#8211; tira aria di &#8220;thriller politico&#8221;. A ben guardare, il &#8220;trend&#8221; non consiste tanto nel pretendere di fare storia o politica attraverso un thriller, quanto nel fare come se storia e politica fossero un thriller, cio\u00e9 un&#8217;opposizione fra gesticolazioni spettacolarmente incapaci di centrare la fibra politica degli eventi.<br \/>\nIn questa giungla diffusa in cui un &#8220;diritto&#8221; vale l&#8217;altro, vige inoltre uno stato d&#8217;emergenza permanente in cui le diverse forme di sopruso fanno a gara nell&#8217;annullarsi a vicenda in nome di un agognato, impossibile richiamo all&#8217;ordine, inteso come male minore e necessario. \u00c8 quanto succede in questo film, in cui la metafora polivalente del predatore sventrato (l&#8217;arenarsi del socialismo prussianamente amministrato? La fine annunciata del terrorismo e delle annesse trame?) assume retrospettivamente dei contorni rassicuranti di fronte allo scatenamento della violenza cieca degli &#8220;orfani del mito&#8221;.<br \/>\nCerto, sarebbe ingiusto affermare che Arrivederci amore ciao presenta il passato comunista come la storia d&#8217;un crimine degno di un pi\u00f9 gettonato &#8220;libro nero&#8221;. In un flash-back volto a stemperare le facilonerie manichee, vediamo il protagonista da giovane mentre commette un attentato e, a rischio della propria vita, tenta di salvare il metronotte che soccombe nell&#8217;esplosione. No, questo film non sentenzia che i comunisti, ex compresi, sono belve che, se non divorano i bambini, \u00e8 solo perch\u00e9 hanno gi\u00e0 provveduto a sopprimere le mogli&#8230; Esso decreta piuttosto che politica ed etica sono due mondi irrimediabilmente estranei l&#8217;uno all&#8217;altro e che la redenzione pu\u00f2 venire solo da un gesto individuale, asociale quanto vano, di resipiscenza. In una Babele in cui i poliziotti diventano rapinatori e i fascisti balcanici si alleano con i comunisti iberici, Arrivederci amore ciao sembra suggerire che tutto (comunismo da caserma, ma anche, perch\u00e9 no, fossilizzazioni ide ntitarie e contrapposizioni di assi e civilt\u00e0 pi\u00f9 consone ai tempi) vale a scongiurare il rischio di un&#8217;autentica traversata della storia recente, magari in apnea, ma senza adottare la prospettiva del caimano.<br \/>\n<em>(Achab) <\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tutto comincia sott&#8217;acqua con una soggettiva lenta che smuove limo e vegetazione palustre: no non siamo pi\u00f9 nel variet\u00e0 che annuncia le deglutizioni laboriose dell&#8217;ultimo anaconda di servizio, ma all&#8217;inizio di Arrivederci amore ciao, il cui regista Michele Soavi, non dimentichiamolo, \u00e8 stato a bottega dall&#8217;artigiano dell&#8217;emoglobina casereccia Dario Argento. 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