Categoria: OLI 376

  • OLI 376 – PAROLE DEGLI OCCHI – Tragedia in porto, il giorno dopo

    (Genova, 9 maggio 2013 – Piazza Matteotti
     Manfestazione per commemorare le vittime della tragedia avvenuta in porto la notte del 7 maggio – Fotografia di Giovanna Profumo)

  • OLI 376 – IMMIGRAZIONE: Le nude verità di Kyenge

    Disegno di Guido Rosato

    Kyenge, ministra dell’integrazione, ha recentemente rilasciato alcune dichiarazioni. Dopo aver sostenuto la necessità di un decreto che riconosca il diritto di cittadinanza per i figli di stranieri nati in Italia, ha affermato che “il reato di clandestinità andrebbe abrogato”. La reazione immediata di Schifani, capogruppo del Pdl al Senato, è stato di ricordare la composizione del governo di “larghe intese” e di ricordare che le priorità del governo, al momento, sono altre http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/05/immigrazione-il-neo-ministro-kienge-abrogare-reato-di-clandestinita/583941/ .
    La notizia è stata riportata sui media e sui social network, generando una mole di commenti in gran parte xenofobi e razzisti (come è possibile verificare il calce all’articolo segnalato), che incolpano Kyenge di voler favorire l’immigrazione irregolare o sottrarre lavoro e pane agli italiani.
    Nessuna testata giornalistica ha però ricordato qual è stato l’iter che ha portato alla approvazione del reato di clandestinità. Esso è stato introdotto abbastanza recentemente, dalla legge n. 94 del 15/7/2009 (il famigerato Decreto Maroni) passando dall’iter della giustizia amministrativa, che – prima dell’entrata in vigore del reato di clandestinità – prevedeva il rilascio di un provvedimento di espulsione, a quello della giustizia penale.
    Una conseguenza è stata l’introduzione dell’obbligo, da parte dei pubblici ufficiali e degli incaricati di pubblico servizio, come medici o insegnanti, di denunciare gli irregolari. Ulteriore differenza rispetto alla gestione amministrativa degli ingressi irregolari, l’istituzione di un processo per direttissima che, nel corso dell’applicazione del decreto, ha causato enormi costi alla spesa pubblica (cfr. http://www.olinews.info/2011/02/oli-290-migranti-quanto-ci-costa-il.html), ed intasato i tribunali. Al contrario dei suoi principi anticostituzionali e degli effetti collaterali, l’efficacia del decreto Maroni nel contrasto all’immigrazione irregolare non è mai stata dimostrata. Anzi, alcune parti, come l’aggravante per clandestinità, sono state già abrogate dalla Corte Costituzionale.
    Per gli addetti ai lavori, Kyenge ha ribadito concetti basilari da cui partire per costruire l’integrazione, ma per chi manovra la fabbrica del consenso le sue dichiarazioni sono facilmente strumentalizzabili; unico antidoto, un’informazione sobria e responsabile.
    (Eleana Marullo – immagine di Guido Rosato)

  • OLI 376 – SINDACATO: La FIOM e la maggioranza politica senza diritti

    L’unica vera maggioranza è la nostra: quella rappresentata dal 37% di giovani precari o senza lavoro: una percentuale che supera di gran lunga quella ottenuta dai partiti e dalle loro coalizioni durante l’ultima tornata elettorale (Marina Molinari – campagna Io voglio restare)

    Bologna 30 aprile, Palazzo Re Enzo.
    Il seminario FIOM, su reddito, salario, modello sociale – programmato a Marzo – diventa per molti luogo del nuovo progetto, quello dove rimettere insieme i pezzi di una sinistra devastata dalle larghe intese Pd e Pdl. L’enorme sala è piena. La ferita del governo di Letta e compagni, vista da qui, non si rimarginerà più.
    Stampa e televisione restano per le prime ore dell’iniziativa – che si protrarrà fino alle 14 – e ci si avventano come su un buffet: a caccia del piatto forte, attratti dalla locandina che promette, oltre alla presenza di Landini, anche quelle di Barca, Rodotà, Revelli. L’informazione è lì per capire se la FIOM voglia fare sindacato o politica, come se l’uno escludesse l’altra.
    Landini spiega che la FIOM ha un’idea precisa di società. No, non si sostituisce ai partiti, ma fa il proprio mestiere di sindacato e chiede a chi dovrebbe avere un ruolo di rappresentanza politica di tornare ad avere quel ruolo, ragionando, con umiltà, su lavoro e processi. C’è un’analisi da costruire, anche il sindacato deve cambiare atteggiamento ripartendo da cosa produci, perché lo produci e quale sostenibilità ambientale ha. Compito della Cgil è impedire in ogni modo che ci possa essere una competizione tra lavoratori e tra giovani e non giovani.
    Landini parla della Federazione dei Sindacati dell’Industria che riunisce metalmeccanici, chimici e tessili a livello europeo e mondiale e della necessità di superare i 247 contratti nazionali. Poi di lavoro nero, reddito minimo garantito, finanziamento degli ammortizzatori sociali, devastazione dei diritti, in un contesto in cui il lavoro viene ridotto a merce, ad oggetto in cui viene comprato e venduto. Va costruito un nuovo modello sociale, imposta ai governi un’agenda che parta dal basso, e in Italia introdotto il reddito di cittadinanza per tutti.
    Questo paese è il nostro, questo tempo è il nostro e intendiamo riprendercelo, dice Marina Molinari di Io voglio restare. E’ la voce di una generazione sulle cui spalle sono stati scaricate tutte le contraddizioni di un sistema economico in affanno: senza lavoro, senza casa, senza la tutela di un sistema di walfare. Quando abbiamo lanciato la nostra campagna avevamo un governo di larghe intese sostenuto dal Pd, dall’Udc, dal Pdl sotto l’egida del presidente Napolitano con il compito di realizzare in Italia le politiche dettate dalla Commissione Europea, dalla Banca Centrale Europea e dal Fondo Monetario Internazionale. Dopo sei mesi, ed elezioni politiche in cui la coalizione dell’austerity ha perso dieci milioni di voti siamo ancora lì con un governo di larghe intese sotto l’egida del presidente Napolitano. L’autoreferenzialità, la totale impermeabilità alle spinte che vengono dall’esterno della politica italiana è senza precedenti. Molinari ha aggiunto intendiamo riprenderci il sindacato per contribuire a farne uno strumento reale di partecipazione e rappresentanza generale anche e soprattutto per chi non ha un contratto di lavoro tradizionale, intendiamo riprenderci la politica. Alcuni dei promotori della campagna erano all’estero quando è stata lanciata, altri se ne sono andati dopo, altri saranno costretti a farlo. Bisogna parlare di casa, di equo compenso, reddito di base, sostegno universale alla paternità e maternità, diritti del lavoro, pianificazione di occupazione legata alla conversione ecologica e all’innovazione per ricostruire il paese, occupazione basata sui saperi e sulla centralità della ricerca pubblica. Per questo Io voglio restare il 18 Maggio sarà a Roma a manifestare accanto alla FIOM.
    Marco Revelli – presidente della Commissione di Indagine sull’Esclusione Sociale (CIES) fino al 2010 – è implacabile, fornisce le cifre della catastrofe: i working poor, poveri al lavoro, esuli eterni sono il 10% in Italia. Tra chi ha un contratto a tempo determinato il 37% vanta un salario al di sotto della soglia tecnica di povertà. Parla di povertà assoluta tra laureati e diplomati. Grazie all’applicazione del paradigma neoliberista, dagli anni 70 ad oggi, il lavoro ha perso fino a dieci punti percentuali. Mentre 10 punti percentuali di PIL sono transitati dal lavoro al capitale. L’Indice GINI che registra quanto inegualmente si distribuisce il reddito, indica una crescita fortissima delle diseguaglianze. C’è stata una lotta di classe feroce, ha spiegato Revelli e come dice Luciano Gallino (OLI 352) è stato spolpato reddito e lavoro. Politica e sindacato non se ne sono accorti. L’Italia, Ungheria e Grecia gli unici tre paesi a non avere una garanzia universalistica del reddito. continua
    (Giovanna Profumo – foto dell’autrice) 

  • OLI 376 – ESTERI: voci dalla stampa internazionale

    1) The Guardian, 07 maggio 2013: Ciniche alleanze dell’occidente in Siria.
    Nell’articolo ” L’Occidente ed i suoi alleati fanno cinicamente sanguinare la Siria per indebolire Iran”, Seumas Milne, scrive, tra l’altro, quanto segue: “Ciò ha coinciso con il parlare della creazione di una zona cuscinetto israeliana all’interno della Siria, mentre i funzionari israeliani stanno sostenendo che il regime siriano ha usato armi chimiche. Dal momento che Obama ha dichiarato che l’uso di armi chimiche sarebbe stato una “linea rossa”, le accuse di usarle sono diventati un’arma fondamentale per tutti coloro che richiedono maggiore intervento occidentale, un’eco bizzarro della screditata orchestrazione dell’invasione dell’Iraq un decennio fa.”
    “Questo sforzo è venuta a galla questa settimana, quando l’investigatrice delle Nazioni Unite Carla Del Ponte ha riferito che ci sono “forti sospetti concreti” che i ribelli siriani stessi abbiano usato il gas nervino sarin.”. http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2013/may/07/west-cynically-bleed-syria-weaken-iran

    2) Slab News, 01 maggio 2013: Gli arabi discutono se lo striptease è una forma di lotta?
    Nell’articolo “Spogliarsi per la causa è stravaganza o è una forma di lotta?”, Farah Abi Murshid, scrive, tra l’altro, quanto segue: “Asaad Abu Khalil, noto per il suo sostegno alle cause delle donne, in risposta ad una domanda di “Slab News” sottolinea che egli: ” sta con il diritto delle persone di indossare o di non indossare ciò che vogliono, ma importare dall’occidente (da parte di una maggioranza o di una minoranza, come è in questo caso) le forme di protesta non mi piace fosse anche nel portare le fiaccole o protestare con certo tipo di danza. Le forme di protesta dovrebbero nascere dalla cultura e dall’umore locali delle persone. Il diritto a spogliarsi non ha nulla a che fare con la condizione della donna. Abukhalil si chiede: “Perché dovrebbe interessare tanto coprire o scoprire la donna? Il fenomeno è minoritario in occidente, ed è una stravaganza, perché lo importiamo? Quale è l’obiettivo? Sinceramente non so. Ma se una donna volesse spogliarsi questo non mi turba, come non mi turba il velo della donna quando la decisione in entrambi i casi fosse autonoma. Lo spogliarsi della donna in sé non porta alcun vantaggio o svantaggio alle lotte nel mondo arabo. Se tutte le donne palestinesi si spogliassero ad esempio che effetto avrebbe questo sull’occupazione israeliana?”.
    http://slabnews.com/article/19362
    (Saleh Zaghloul – immagine di Guido Rosato)

  • OLI 376: LIBERTA’ DI STAMPA – Ammar Al-Khattabi in carcere per aver condannato la corruzione libica

    Segnalo questo caso di repressione della libertà di stampa nella mia nuova Libia.
    Il giornalista Ammar Al-Khattabi è stato condannato a 18 anni di reclusione per aver scritto un articolo di denuncia della corruzione. I nomi della lista di corrotti erano giudici. La legge per la quale ha subito questa condanna è quella del vecchio regime dittatoriale di Gheddafi. Amnesty International ha lanciato questo appello. Divulgatelo, per favore! http://www.amnesty.it/giornalista-libico-detenuto-al-Khattabi
    Il video in arabo che presenta con le immagini le condizioni di salute del giornalista Al-Khattabi che da Dicembre ad Aprile è stato in carcere e gli è stata negata la scarcerazione su cauzione: http://www.youtube.com/watch?v=lLo-wE8CkQk .
    Questo è l’appello dell’ANHRI (Arab Network for Human Rights Information) Il testo è in arabo. http://www.anhri.net/?p=75993 .
    (Farid Adly – giornalista libico Radio Popolare Network e Il Corriere della Sera)

  • OLI 376: LIBRI – Di mamma ce n’è più d’una

    Vera vive a Milano, è diventata madre di un bimbo nel dicembre del 2012. E’ stata licenziata dall’azienda che l’aveva assunta dopo un mese che era rientrata al lavoro. Il figlio aveva allora tre mesi. Vera si è rivolta ad un legale, insieme hanno patteggiato una buona uscita. Ha trovato un altro lavoro, nel Giugno 2012, presso una società per la quale è sempre in viaggio. Il compagno di Vera, disoccupato, sta crescendo il bambino. In un anno e sei mesi Vera è stata con suo figlio complessivamente sette mesi. Esagerando. Domenica è, sulla carta, la festa di tutte le mamme e il libro di Loredana Lipperini “Di mamma ce n’è più d’una” – presentato a Genova da Feltrinelli nel marzo scorso – può essere un valido aiuto per una riflessione su questo tema.
    Accanto alla giornalista autrice, Roberta Trucco ed Eva Provedel hanno parlato dei pianeti che influenzano la maternità: dalla possibilità di sceglierla, alla conciliazione con il lavoro, ai modelli pubblicitari, per arrivare al ruolo del padre.
    L’Italia è un paese dove è difficile scegliere se essere madri o non esserlo. Sia perché la legge 194 è stata svuotata di contenuti: la percentuale di obbiettori impedisce spesso che venga applicata; sia perché il lavoro spesso ostacola una scelta che sia veramente libera – vedi l’agghiacciante ricorso alle dimissioni in bianco, arginata per legge solo nel 2012 o il ricorso ai contratti atipici – con dei modelli escludenti rispetto alla piena realizzazione in campo professionale e come madre.
    Non è permesso avere un figlio se padre o madre sono infertili, “perché la legge 40 di fatto ha creato l’infelicità di tantissime coppie”, con una tristissima e costosa emigrazione della fertilità ed una scarsa solidarietà nei confronti delle e degli infertili. Inoltre la conciliazione lavoro maternità si scontra con la mancanza di asili e il taglio del tempo pieno scolastico.
    Questa schizofrenia è di casa in Italia, nel paese del materno, dove l’icona della madre e del sacro coincidono. Inoltre c’è una competizione continua che certe madri attivano con altre “per cui hai i dolci più belli, i figli più belli, più bravi a scuola, la famiglia meglio riuscita… E non è così”.
    Loredena Lipperini dice che il 95% degli uomini italiani non ha mai caricato una lavatrice, ma la maternità è potere e poiché non esistono poteri buoni, parafrasando de André, un po’ andrebbe ceduto al padre. Le statistiche confermano che il 75% del lavoro di casa viene fatto da donne.
    Poi c’è la pubblicità con le sue rappresentazioni: la madre incinta sarà bionda, la madre con i figli bruna, il padre ha la camicia azzurra. Non ci sono padri quarantenni o grassi. La cucina è sempre la stessa, con una luce nordica. I padri sono spesso inetti o eterni farfalloni e quando ci sono “vanno a prendere i figli a scuola ma invidiano l’unico maschio che è presente in loco perché è il fidanzato della maestra”.
    Durante la presentazione un padre ha sollevato il tema dell’affido condiviso e dei padri separati. Si è parlato del conflitto sul web contro le associazioni che si occupano di femminile e della necessità di risolvere la contrapposizione nella coppia.
    (Giovanna Profumo – Foto dell’autrice)

  • OLI 376: TEATROGIORNALE – Un postino sull’orlo di una crisi di nervi

    X IL POSTINO:
    NON CIO UN EURO
    RIPRENDILA, SE TI CHIEDONO
    QUALCOSA, NON MI HAI VISTO!

    Da blizquotidiano.it: Caro bollette: i prelievi “parafiscali” valgono tre Imu

    Giovedì mattina, Via San Luca, Genova. Arrivo con il mio motorino bianco, la mia giacca gialla, il mio casco, la mia borsa. Sento il peso degli sguardi oltre le vetrine, le preghiere che mormorano a labbra strette. Sento il silenzio che si crea quando mi fermo. Le occhiate furtive dietro il bancone o un paio d’occhi persi nel vuoto. Quando ero al liceo anch’io facevo così durante le interrogazioni: per paura di sentire il mio nome facevo finta di non esistere, smettevo di respirare.
    Cosa sono diventato? Un avvoltoio, no, io non mi cibo dei cadaveri. Alcuni non lo sanno cosa vuol dire il mio arrivo, credono che io sia il piccione viaggiatore e mi accolgono sorridendo:
    – Ehi Gianni, come va oggi? Tutto bene?
    E io non voglio deluderli e quindi sorrido e con non-chalance gli porgo la raccomandata da firmare. E’ la prima, poi ci sarà una seconda, una terza, infine arriverò con mazzette da cinque, sette raccomandate per volta. E smetteranno di sorridermi e io entrerò scusandomi perché ormai mi avranno riconosciuto per quello che realmente sono: un messaggero di sventura.
    Dovrei arrivare su una Harley nera, coi teschi sul giubbino, dovrei avere una falce disegnata sull’elmo, non una PT.
    – Ancora qui?
    Mi chiede sarcastica una ragazza bionda, sarà lei la prossima a tirare giù la saracinesca.
    Quando saranno abbassate tutte le serrande da chi andrò?
    Voglio tornare ad essere una colomba: voglio portare lettere profumate, auguri in carte decorate.
    Le donne sono sempre le più toste, fino all’ultimo cercano una soluzione:
    – Se rateizzo la bolletta del gas magari ce la faccio, se licenzio tutti i miei collaboratori magari ce la faccio, se Equitalia non si fa sentire il prossimo mese magari ce la faccio, se mi pagano i crediti due o tre clienti magari ce la faccio, se tolgono l’IMU magari ce la faccio…
    Come se l’Imu fosse il problema, come se la rateizzazione fosse la soluzione e come se Equitalia potesse sparire chiudendo gli occhi.
    Le donne stringono i denti credendo di poter affrontare quel mostro senza nome che le porta via tutto, gli uomini si rassegnano prima e vanno al bar a giocare alle macchinette.
    Io vi ho visto nascere, crescere e morire. Conosco tutto di voi, chi siete, chi amate, i vostri bambini, i vostri peccati ma una volta chiusi non vi potrò più ritrovare. Molti stanno partendo, ritornano in Senegal, Brasile, Marocco, Egitto. Dove andrete non ci sarà più il Gianni, con la sua motoretta bianca, il suo casco, la giacchetta e ne sarete felici. Un incubo lui nonostante.
    Forse non dovrei fermarmi, forse dovrei andare avanti. Forse non dovrei rendermi complice anch’io di questo suicidio di stato. Scusate, l’angelo della morte dà le dimissioni, trovatevi un altro gufo.
    Il postino Gianni non si fermò davanti alla libreria, non si fermò davanti al rivenditore di sigarette elettroniche, non si fermò davanti al rivenditore di caffè di via del Campo, andò dritto fino a porta dei Vacca e lì non vide il semaforo rosso.
    (Arianna Musso – foto da internet)

  • OLI 375: LAVORO – Benetton nella fabbrica crollata in Bangladesh

    Ennesima catastrofe in Bangladesh per il crollo della fabbrica Rana Plaza a 30 km da Dhaka, avvenuto il 24 aprile scorso, che ha causato la morte di oltre 380 operai, 2000 feriti e molti dispersi che lavoravano per i grandi marchi della moda internazionale. L’edificio Rana Plaza ospitava 5 fabbriche di abbigliamento dove migliaia di operai ogni giorno lavoravano stipati in condizioni disumane. Loro stessi avevano denunciato le preoccupanti crepe all’interno dell’edificio, ma gli era stato intimato dai datori di lavoro di restare nella fabbrica.
    La Campagna Abiti Puliti (Clean Clothes Campaign), associazione internazionale nata per assicurare il rispetto dei diritti dei lavoratori e lavoratrici del tessile, sta intervenendo denunciando i grandi marchi implicati tra cui Primark, Mango e l’italiana Benetton, quest’ultima in un primo momento aveva dichiarato di non aver legami diretti con le fabbriche del Rana Plaza.
    L’agenzia AFP ha fotografato tra le macerie alcune t-shirt con etichetta “United Colors of Benetton”.

    Inoltre Abiti Puliti è in possesso di una copia di un ordine d’acquisto da parte di Benetton per capi prodotti dalla New Wave, una della 5 fabbriche dell’edificio.
    La Campagna Abiti Puliti sta facendo pressione sull’azienda veneta chiedendo di assumersi le proprie responsabilità su queste tragiche morti sostenendo i familiari delle vittime. “Aziende importanti come la Benetton hanno la responsabilità di accertare a quali condizioni vengono prodotti i loro capi” ha dichiarato Deborah Lucchetti – coordinatrice e referente italiana della Campagna Abiti Puliti – “e di intervenire adeguatamente e preventivamente per garantire salute e sicurezza nelle fabbriche da cui si riforniscono”.
    Il crollo del Rana Plaza è una delle tante tragedie avvenute nel sud est asiatico: ricordiamo l’incendio della fabbrica pakistana Ali Enterprises dove lo scorso settembre sono arsi vivi 300 lavoratori per la mancanza di uscite di sicurezza e l’incendio di novembre della Tazreen Fashions in Bangladesh dove hanno perso la vita più di 100 operai che cucivano per C&A, Carrefour, Kik e Walmart, lavorando 12 ore al giorno per 30 dollari al mese.
    Il tessile è un settore redditizio e le aziende occidentali di abbigliamento sono più interessate a massimizzare i profitti che alla sicurezza e ai diritti dei lavoratori. Il sud-est asiatico è il più grande esportatore di prodotti tessili al mondo, come possiamo notare dalle etichette che ogni giorno indossiamo.
    Anche i consumatori spesso sono responsabili e complici inconsapevoli di questo processo in cui, attraverso l’acquisto di abbigliamento, contribuiscono a mantenere in schiavitù i lavoratori che cuciono e confezionano i nostri abiti per pochi dollari al mese.
    Come consumatori consapevoli possiamo sostenere la campagna firmando la petizione online che chiede che i lavoratori in Bangladesh siano tutelati da norme di sicurezza più severe.
    (Maria Di Pietro – foto da internet) 

  • OLI 375: ESTERI – Voci dalla stampa internazionale

    Nella giornata della libertà di stampa – 3 maggio 2013 – diamo voce ad alcune notizie che non hanno trovato sufficiente spazio nei media italiani.
     1) The New York Times, 29 aprile 2013: In Nigeria, i militari bruciano vivi i civili. 
    Nell’articolo “Massacro in Nigeria suscita clamore sulle tattiche militari”, Adam Nossiter, scrive, tra l’altro, quanto segue: “La loro comunità ha pagato un prezzo molto alto: ben 200 civili, forse di più, sono stati uccisi durante la furia dei militari, secondo la testimonianza dei rifugiati, anziani operatori umanitari, i funzionari civili e le organizzazioni per i diritti umani.” “Molti morti, tanti morti”, ha detto Mohammed Muhammed, 40 anni, un tassista di Baga. “Persone che correvano tra le fiamme, l’ho visto. Se loro non correvano tra le fiamme, l’esercito gli sparava. “Quando le fiamme hanno avvolto le loro case, (“hanno usato petrolio”, ha detto a proposito dei soldati), sono fuggiti nella boscaglia circostante. “Se vieni fuori” dalle case in fiamme “ti sparavano” ha detto. “Per favore, signore, denunciali alla corte internazionale!” ha gridato.” Centinaia di abitanti sono fuggiti nella boscaglia, dove hanno vissuto per giorni in condizioni difficili, e stanno solo ora tornando di nuovo in città. “Le persone di mezza età, la gente che non poteva correre, la maggior parte di queste persone sono state bruciate”, ha detto Antonio Emmanuel, un commerciante di pesce.” I bambini piccoli, i loro genitori li hanno lasciati, sono stati bruciati”. http://www.nytimes.com/2013/04/30/world/africa/outcry-over-military-tactics-after-massacre-in-nigeria.html?_r=1&
    2) Reuters, 29 aprile 2013: I soldati israeliani continuano sgomberi e demolizioni di case dei palestinesi nei territori occupati.
    Scrive Noah Browing: “I soldati israeliani hanno sgomberato diverse centinaia di beduini da un villaggio della Cisgiordania occupata, lunedì, dopo che l’esercito ha dichiarato l’area zona di esercitazione militare con munizioni vere. Gli abitanti di Wadi al-Maleh, un villaggio per lo più abitato da pastori nella zona arida confinante con la Giordania, hanno quasi tutti lasciato le loro case dopo un coprifuoco serale e si sono diretti verso i villaggi vicini, ha detto a Reuters, Aref Daraghmeh, un leader locale. Lo spostamento è coinciso con diverse demolizioni di proprietà di arabi in Cisgiordania e Gerusalemme Est, che avvengono quando gli Stati Uniti stano cercando di rilanciare la pace in stallo. Nel mese di gennaio, gli abitanti hanno ricevuto un ordine di sgombero simile e se ne sono andati senza resistenza, per poi tornare dopo 48 ore. La maggior parte dei loro 90 edifici, tra cui stalle per gli animali, sono state demolite nel 2010, hanno detto locali gruppi per i diritti”. http://www.reuters.com/article/2013/04/29/us-israel-palestinians-eviction-idUSBRE93S0PQ20130429
    3) www.alternet.org , 28 aprile 2013: Perché tante religioni – in particolare il cattolicesimo – esaltano il dolore?” 
    Con un articolo intitolato “Il masochismo di Madre Teresa: è forse per tenere le persone passive che la religione esalta la sofferenza?”, Valerie Tarico, psicologa e scrittrice di Seattles, Washington, scrive, a proposito di Madre Teresa: “Con le sue stesse parole, la visione di Madre Teresa della sofferenza, non faceva alcuna distinzione tra sofferenze evitabili e inevitabili, e invece coltivava accettazione passiva di entrambi. Come diceva lei,” C’è qualcosa di bello nel vedere i poveri accettare il loro destino, di soffrirlo come la passione di Cristo. Il mondo guadagna molto dalla loro sofferenza””. http://www.alternet.org/belief/mother-theresas-masochism-does-religion-demand-suffering-keep-people-passive?paging=off
    (Saleh Zaghloul – foto da internet)