Categoria: OLI 276

  • OLI 317: CITTA’ – La palude è stata davvero sconfitta?

    Circa un anno fa (Oli 276 del 2 novembre 2010), col titolo “Nuovo ecosistema a Genova”, avevamo dato conto di un annoso problema: una infiltrazione d’acqua nel muraglione che sovrasta Via Caffaro, con conseguente palude in progressivo allargamento, debitamente fotografata. Ora diamo atto di un intervento di risanamento, ma … ma, se ben guardate, la natura con ostinazione sta riprendendo i suoi diritti.

    Qualche dettaglio nel (recente) restauro deve essere sfuggito: i naturalisti possono sperare nella rinascita – a breve – della interessante “zona umida”.
    (Paola Pierantoni)

  • OLI 276: TECNOLOGIA – Il CD per sempre

    Una notizia che riguarda l’informazione, eccome se la riguarda! Che tu sia di destra o di sinistra, guardia o ladro, giornalista o intervistato, alla fine tutti finiamo memorizzati da qualche parte. Il contenuto dei siti, dei giornali elettronici, delle comunicazioni email, i video, la musica, oggi tutto finisce trasformato in una sequenza discreta di stati magnetici o ottici destinati a sparire in poco tempo, a meno che non si provveda ad una continua operazione di duplicazione programmata. Fino a pochi anni fa, l’importanza di un’informazione risiedeva nel significato e nell’uso che decidevano i posteri e non chi l’ha prodotta, mentre nella società digitale questa equazione si è invertita, e i nostri posteri rischiano di restare senza storia, senza ricordi, proprio perché saranno stati i loro nonni (noi …) a decidere cosa salvare e cosa no. Si sentiva quindi forte la necessità di trovare dei supporti in grado di conservare l’informazione in modo più stabile, e questa tecnologia è stata finalmente individuata da una piccola azienda ceca, la Northern Star di Praga (http://www.northernstar.cz/).
    Senza entrare nei particolari della lavorazione, che è innovativa, il nuovo DVD da 4,7 gigabyte consentirà di memorizzare dati per oltre 160 anni usando gli attuali masterizzatori, una durata sempre breve rispetto ad un foglio di carta, ma decisamente incoraggiante rispetto ai 10/20 anni di un tradizionale DVD “bruciabile”. Non per niente il motto che l’azienda scrive sulla sua confezione è “write once, read forever”. Anche se, a dire il vero, la sagra delle minorenni del cavaliere sperano in molti che finisca cancellata per sempre, bunga bunga compreso.
    Video su Youtube: http://www.youtube.com/watch?v=bRfU3XYMKWA
    (Stefano De Pietro)

  • OLI 276: SOCIETA’ – Disabili, solitudine a De Ferrari

    Venerdì 29 ottobre a metà mattina il centro città ha un’aria disabitata, mancano gli autobus e non ci sono in giro molte automobili.

    Piazza De Ferrari, in particolare, è proprio vuota, ad eccezione di un piccolo gruppo di persone, non più di cinquanta, che con striscioni e cartelli fanno lentamente il giro della piazza. A guidare il microscopico corteo un disabile su una carrozzella.

    Sono gli aderenti dell’ANGSA, Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici (*) che chiedono “Il diritto all’istruzione, l’integrazione scolastica, insegnati di sostegno e loro formazione … nulla di più se non il riconoscimento per noi e per i nostri figli con disabilità, dei diritti spettanti ai cittadini italiani”.
    Insieme a loro qualche rappresentante della Consulta regionale dell’handicap e, mi dicono, due sindacalisti della Uil. Chiedo “e gli altri?”. Raccolgo risposte amare. D’altro canto in Cgil dicono che questa associazione non ha cercato alcun contatto. Eppure di persone che appartengono a questa storia sindacale lì in mezzo ce ne era più di una. Di fatto a De Ferrari va in scena una situazione di rapporti interrotti o difficili, di drammatico isolamento, confermato dalla assenza di notizie di stampa.

    Un banchetto sotto i portici della Regione chiede ai passanti di sottoscrivere un documento. Vale la pena di citarne alcuni passaggi.

    … Se siamo qui è perché la società e il mondo cambiano rapidamente, e noi con loro. Ma il cambiamento che si va preannunciando rappresenta per noi la fine di ogni illusione .. Il mondo che ci circonda negli anni dell’abbondanza ci ha supportato e sopportato, oggi che l’abbondanza è finita ha deciso che i rami secchi vanno tagliati …
    … La scuola rappresenta il punto più alto raggiunto sino ad oggi dai disabili tutti, nell’ambito della collaborazione, della socializzazione, dell’inserimento, dell’integrazione e dell’inclusione . Ebbene oggi la scuola è sotto attacco da ogni lato… si torna a parlare sempre più spesso di “scuole speciali”, molti di noi non sanno nemmeno cosa fossero le scuole speciali, abbandonate grazie ad una legge del 1975
    … Non permetteremo di far tornare indietro le lancette del tempo, non arretreremo di un solo centimetro d quelli che sono i diritti dei nostri figli … ci rivolgiamo a voi tutti chiedendo di avere solo quello che la Costituzione e le Leggi ci garantiscono …
    Un articolo su La Repubblica del 18 novembre 2009 (**) già avvertiva che “I dati dell’anno 2009/2010 segnalano un taglio di circa 500 insegnanti di sostegno”, per cui “La maggioranza dei ragazzi e dei bambini disabili che ieri avevano diritto a 18 ore di sostegno alla settimana, oggi arriva a malapena a nove … Con conseguenze spesso gravissime per le vite di studenti, che con enormi sforzi e pazienza conquistano pezzetti di autonomia e abilità”.
    Il documento dell’ANGSA si conclude con la domanda “Noi siamo qui pronti a fare la nostra parte e anche di più, ma ci domandiamo: voi siete pronti a fare la vostra?”. A De Ferrari Melina Riccio risponde distribuendo fiori. I manifestanti li accettano.
    (Paola Pierantoni)
  • OLI 276: VERSANTE LIGURE – BANDANA BIANCA

    Ma cosa vuoi che opponga
    idee a chi ci stanga
    o una visione lunga
    che smonti ogni lusinga!
    Non c’è ratio che tenga,
    davanti al bunga bunga.

     Versi di ENZO COSTA 
    Vignetta di AGLAJA
  • OLI 276: POLITICA: Viene prima il precario o la crisi?

    L’interrogativo è sempre quello, è nato prima l’uovo o la gallina, aggiungiamoci la disconnessione quotidiana tra realtà e mezzi di comunicazione, tra società e politica, tra politici di diversi schieramenti e addirittura tra quelli dello stesso. Più che disorientato, un essere pensante in Italia è sconcertato. Non si tratta di un’intima scissione, di un caso di schizofrenia individuale, ma di un episodio diffuso a livello di “polis”.
    Basta una giornata, il 14 ottobre 2010, per comprenderlo. Due episodi diversi, ma con protagonisti che parlano la stessa lingua. Roma, Sala Stampa Estera 18.30, presentazione del libro La sfida. Oltre il PD per tornare a vincere. Anche al Nord di Sergio Chiamparino, sindaco di Torino, con la partecipazione di Walter Veltroni e l’amichevole inaspettata presenza di Marco Follini, invitato a sedersi al tavolo dei relatori, fiammeggiante di flash quanto i fuochi di San Giovanni. L’apprezzabile e curioso beau geste a seguito del forfait del curatore del libro.
    Chiamparino è di poche parole, semplici, parte dall’ultima sconfitta del proprio partito, quella delle regionali piemontesi, e pone l’interrogativo se il PD sia ancora in grado di comunicare con la gente, quale la sua capillarità sul territorio e nei luoghi dove dovrebbe farsi politica. Il titolo del libro, forse un auspicio, richiama la sua ultima campagna elettorale, segnata dallo slogan “Torino con la FIAT, oltre la FIAT”, ci sia augura non sulla linea delle recenti esternazioni di Marchionne a “ Che tempo che fa?”, ma fondandosi su due elementi basilari, eguaglianza ed innovazione.
    È il turno di Walter Veltroni, prende la parola con la forte carica umana che lo contraddistingue da sempre, e dopo gli apprezzamenti amicali, un ricordo delle primarie che si svolsero proprio il 14 ottobre 2007 come grande gesto di democrazia partecipata, evidenzia l’ostacolo che a suo avviso il PD deve saltare a piè pari per poter essere realmente credibile: abbandonare la staticità conservativa, la difesa del presente, che non ha altro effetto che tarpar le ali alle tensioni al cambiamento. Difficile da attuare con una controparte che non assomiglia ad una destra illuminata, come quelle, sebbene col pugno duro, degli anni Ottanta dalla Thatcher a Reagan, ma che piuttosto suggestiona con paure che mantengono lo status quo, favorendo un localismo esattamente opposto alle manifestazioni di autonomia locale che la società civile è in grado di esprimere, come ha provato da dieci anni a questa parte. Ma chi altro ha tentato di ridurre nei ranghi la società civile? Per riguadagnare il terreno perso bisogna rischiare, dice Veltroni, avere il coraggio di utilizzare parole reali, riconoscere nel precario la figura centrale della nostra società, riconoscere pienamente l’immigrato come cittadino. A sentire queste due affermazioni si ha come un capogiro. Da quanto tempo ormai l’immigrato dovrebbe essere considerato un cittadino? Chi ha dato il via a forme contrattuali che hanno favorito il precariato e l’esternalizzazione? Difficile che questi fenomeni si siano autogenerati o siano frutto unicamente di una destra individualista e localistica, la spalla qualcuno gliel’ha ceduta.
    La stessa sera ad Annozero Pier Luigi Bersani, davanti ad un palcoscenico di donne dello stabilimento OMSA, fortunatamente diverse dalle “donne che si arrendono” della canzone di un vecchio spot aziendale, rivendica il primato sulla parola crisi, che il PD non ha mai negato e ribadito da almeno due anni a questa parte. Questo basta a risolvere il problema di quelle donne e di tanti altri lavoratori?
    Precariato chiama crisi, crisi chiama precariato, chi è nato prima? Ha senso rivendicare il primato di una parola quando per tanti anni altre sono state taciute o addirittura allevate da leggi sostenute o non realizzate anche dalla sinistra. Riprendiamoci sì le parole, chiare e forti, ma accanto a loro diamo vita ad una progettualità diversa, fatta veramente di chi opera nella società affiancato da chi può organizzare una rinascita a partire dalla condivisione e non da chi ha le mani nel barattolo della marmellata.
    (Maria Alisia Poggio)

  • OLI 276: SALUTE – “Ciò che non sei”

    Il programma è stato distribuito, a tema, piegato come fosse un tovagliolo. In argento, su sfondo bianco e nero sono disegnati coltello e forchetta, strozzati da un lucchetto. Sul retro, in rosso, la scritta “ciò che non sei” presenta il ciclo di incontri che si tengono a Palazzo Ducale fino al 22 novembre 2010.
    Il primo appuntamento, ha visto la sala del Minor Consiglio al completo ed è stato occasione per accostarsi al tema dei disturbi alimentari in maniera semplice, molto lontana dalla dialettica clinica che spesso crea un solco tra patologia e consapevolezza.
    I relatori sono tutti partiti dal corpo, un corpo che è diventato “il centro dei processi della sindrome consumistica”, “un corpo che è il luogo dove si esprime lo scontro sociale”.
    Grazie a Enrica Perilio, Barbara Masini, e a Laura della Ragione, è stato possibile sapere che i disturbi alimentari colpiscono sempre di più anche i bambini nella fascia di età tra i dieci e i dodici anni. Che le persone affette si aggirano in Italia attorno ai due milioni, di cui cinquecentomila sono molto malate. Recentemente i maschi ne sono colpiti con una percentuale che si aggira attorno al 10%. Il corpo anche per loro è diventato “teatro di rappresentazione emotiva importante”. Al cibo vanno associate, oltre alle patologie più note come bulimia e anoressia, il disturbo da abbuffata, l’ortoressia, che è l’ossessione del cibo sano, la bigoressia, la convinzione di essere troppi magri che colpisce i maschi e li conduce ad un eccesso di attività sportiva.
    La consapevolezza della malattia arriva tardi, anche dopo quattro anni che la si subisce in silenzio. Ma i sintomi sono evidenti: ricorrere alla bilancia più volte al giorno e sottoporsi a diete sempre più ferree. Tempestività e continuità sono elementi fondamentali per una maggiore possibilità di guarigione entro i primi tre anni. Bisogna stare attenti, spiegano, alla grande gratificazione che si riceve dopo la prima dieta e a non farsi portare nel vortice che fa dimagrire sempre di più. Troppo spesso al peso corporeo si associa una felicità che dipende da un numero estremo. I luoghi di cura in Italia ci sono ma sono praticamente assenti al sud. Invece in rete preoccupano i blog che offrono consigli sulle pratiche di dimagrimento legate all’anoressia (come provocare il vomito ad arte, per fare un esempio). Mentre la stessa miss Italia, appena eletta, dichiara candidamente che il suo primo desiderio è rifarsi il seno.
    Difficile per giovani e meno giovani rincorrere modelli estetici così impossibili. Lavorare sulla felicità interiore non produce consumismo.
    http://www.palazzoducale.genova.it/naviga.asp?pagina=7758
    (Giovanna Profumo)

  • OLI 276: CITTA’ – Nuovo eco-sistema a Genova

    Interessante bio-esperimento a Genova. Iniziato qualche anno fa, consiste nel lasciare libero corso alla natura in una ristretta superficie dello spazio urbano, in ispecie un tratto della scalinata che porta da Via Caffaro a Circonvallazione a monte. Non abbiamo notizie certe, ma parrebbe che all’origine ci sia un’intesa tra la Facoltà di Scienze Naturali della Università di Genova e Comune. In sostanza si è semplicemente lasciato che l’acqua che cola lungo il muraglione scorresse liberamente, per studiarne gli effetti nel tempo. Circa due anni fa si poteva osservare solo un piccolo rigagnolo a filo del muraglione, già però con inizi di vegetazione acquatica.

    Ora l’area umida ha già superato la metà dell’area cementificata.

    Quando il piccolo stagno avrà del tutto occupato lo spazio un tempo riservato al passaggio pedonale, è prevista – ci dicono – la messa in posa di un ponticello di legno per consentire, nello stesso tempo, il transito dei passanti e interessanti osservazioni naturalistiche. Previste visite guidate.
    (Paola Pierantoni)

  • OLI 276: COSTITUZIONE ITALIANA – La Costituzione tra i banchi di scuola

    (…)L’interrogativo di partenza è obbligato: a cosa serve conoscere la Costituzione? La risposta può essere costruita attraverso un sillogismo elementare.
    La Costituzione è regola e limite al potere: il costituzionalismo moderno di matrice liberale (cui appartiene anche la nostra Costituzione) ha sempre guardato al potere negativamente, ponendosi il problema di come contenerlo e controllarlo. Se la democrazia – come ha detto una volta Norberto Bobbio – è «il potere pubblico in pubblico», allora non c’è democrazia senza controllo dei governati su chi governa, e non c’è controllo senza cultura costituzionale, senza conoscenza dei meccanismi che regolano la vita delle nostre istituzioni. Ergo: conoscerne la Costituzione è una precondizione essenziale per la vita stessa di un ordinamento che voglia essere e conservarsi democratico.
    E’ un sillogismo dal quale, in primo luogo, dipende l’effettività dei diritti e delle libertà di cui il cittadino è titolare.
    Conoscere i propri diritti costituzionali è premessa per poterli esercitare. Sapere quali sono i limiti e le modalità per il loro esercizio significa praticare la cittadinanza, che non si riduce allo status giuridico acquisibile attraverso le regole prescritte nella legge n. 91 del 1992: oggi, la cittadinanza riassume in sé la condizione di titolarità di quelle libertà che la Costituzione proclama inviolabili e che – come insegna la Corte costituzionale – spettano «ai singoli non in quanto partecipi di una determinata comunità politica, ma in quanto esseri umani» (sentenza n. 105/2001).
    E’ un sillogismo dal quale, in secondo luogo, dipende lo stato di salute delle istituzioni, sempre a rischio di contrarre malattie virali, insidiose e recidivanti, come l’antipolitica e la cattiva politica.

    Questi due virus nascono da un ceppo comune. Come da altri è stato detto, antipolitica e cattiva politica derivano entrambe dal fatto che il cittadino poco conosce del meccanismo di un ordinamento democratico; non ha piena coscienza di quali siano i suoi diritti e doveri costituzionali; soprattutto ignora il legame tra quel meccanismo e quei diritti e doveri. E la reazione più comune di chi, posto davanti ad un marchingegno, non ne capisce il funzionamento, è quella di rifiutarlo: «Io di politica non capisco niente, dunque non me ne interesso». La trova detestabile perché incomprensibile. Ecco perché il primo antidoto all’antipolitica ed alla cattiva politica è una necessaria, adeguata e diffusa conoscenza della nostra Costituzione.

    Credo sia questa la chiave di lettura delle parole che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha recentemente espresso in tema, chiedendo che «la Carta costituzionale e le sue disposizioni vengano sistematicamente insegnate, studiate e analizzate nelle scuole italiane, per offrire ai giovani un quadro di riferimento indispensabile a costruire il loro futuro di cittadini consapevoli dei propri diritti e doveri» (…)
    Andrea Pugiotto (Ordinario di Diritto costituzionale, Università di Ferrara),  La Costituzione tra i banchi di scuola
    (a cura di Aglaja) 
    .
  • OLI 276: SOCIETA’ – Ma il sole delle Alpi non riscalda tutti

    Le borse di studio solo ai piemontesi, e per chi arriva da fuori paghino le regioni di appartenenza”, annuncia in un video postato su yotube il governatore del Piemonte Cota.
    “Si deve sostenere i propri giovani”. Aggiunge il presidente leghista. Così il Piemonte, che con la Liguria e altre nove regioni garantiva al 100 % borse di studio agli studenti meritevoli, ribalta vent’anni di legislazione del diritto allo studio. La percentuale degli studenti fuori sede, ovvero italiani o stranieri, è del 35% per il Politecnico e più o meno la stessa quella dell’Università, un record che ha permesso di piazzarsi fra i primi atenei per capacità attrattiva: una fucina di talenti che non sembra importare al governatore (tanto presenzialista Tv, che già qualcuno comincia a chiedersi quando lavori per la sua regione). All’Edisu, l’ente per il diritto allo studio, i 7 milioni per il 2011 a fronte dei precedenti 25, poi ridotti a 17 del 2010, non copriranno probabilmente né borse di studio, né residenze per il futuro. (La Stampa del 24/10/2010)
    Anche se per quest’anno niente allarmismi, la musica dovrà cambiare “. E’ sempre Cota che parla. I tagli del governo sono rasoiate su tutta l’Istruzione. Su La Repubblica del 2/11/2010 si evidenzia il caso con “Addio alle borse di studio, tagliato il 90% dei soldi”, ma il criterio piemontese che si vuole adottare, pare contrario alle linee delle migliori Università nel mondo e le notizie sugli exploit di geniali talenti evidenziano molto spesso studi in un Paese non d’origine.
    Aiutare i ragazzi è una cosa seria, che siano i “propri” o no.
    Molti in Italia vi s’impegnano, volontari o per lavoro e con modesti salari, dagli insegnanti agli operatori sociali, dai centri culturali, a quelli sportivi di periferia, ai gruppi scout, alle comunità. Si aiutano giovani italiani e stranieri a misurarsi con le difficoltà, ad andare avanti nella vita, a sostenere chi vorrebbe farcela a scuola. Laici o credenti, lavorano in tutt’Italia da nord a sud per chi è del Sud o del Nord dello stivale, lanciando oltre lo sguardo, pensando all’arricchimento, alle messi che possono scaturire da giovani germogli, anche diversi tra loro: grazie alla contaminazione l’umanità si è evoluta.
    Poi spetterebbe alle Istituzioni supportare tutto ciò, destinando risorse a queste attività. Finanziando tra l’altro anche le borse di studio.
    Strane concezioni girano nel Governo, dal presidente del Consiglio che aiuta ragazze che hanno bisogno (senza distinzioni di provenienza), a chi vuole giustamente sostenere i propri giovani nello studio e nel lavoro, racchiudendoli però in un nazionalregionalismo posticcio di tutela, quasi un Dop. Impera dunque una cultura di preselezione, che dipende da strambi fattori. Un gioco dell’oca quasi crudele e iniquo: un passo avanti chi ha gambe belle e fianchi morbidi, un passo avanti se si è nati là piuttosto che qua.
    E’ vero lo spazio s’è ristretto ma un posticino piccolo magari c’è per tutti, così aveva imparato e sapeva pure la razza padana, quando dal Nor-Est si andava all’estero per poter mangiare. Dove oggi, secondo il rapporto Caritas sui migranti, calano maggiormente gli occupati stranieri, magari gli iscritti all’Inail, mentre si registra un nero per un’evasione nel Triveneto, che arriva a 7,5 milioni (Sole 24 ore Nord est del 27/ 10/2010). Nel Nord-Ovest un lieve aumento dei lavoratori immigrati, impiegati in mansioni non qualificate, anche se pure a Genova si è dato il via ai rimpatri assistiti: biglietto pagato e 400 euro per gli stranieri che se ne vanno come indennità di prima sistemazione e ulteriore supporto finanziario fino a tremila euro da erogare in patria.
    La crisi colpisce sempre di più, restano i capofamiglia, uomini o donne che siano e capita che bambini e ragazzi debbano tornare nel proprio paese d ‘origine, dopo anni di vita e di scuola in Italia. A Torino e provincia è diminuito il numero di stranieri iscritti a scuola, sarà contento il Governatore, risparmierà sulle borse di studio. Eppure “il sole delle Alpi” non riscalda tutta la razza padana, non tutti sono il nord che si fa trasformare in Padania.
    (Bianca Vergati)

  • OLI 276 – PAROLE DEGLI OCCHI – Parole dei muri

    I muri dicono che…
    Le scritte, i murales, i graffiti,
    sui muri della città,
    sono un mezzo di comunicazione spontanea
    che tutti i cittadini possono adoperare per porre,
    in modo “trasgressivo”, e in “siti meno controllati”,
    domande idee proposte su problemi d’attualità
    che pesano sulla nostra vita e che i mass-media
    o non trattano o presentano solo dal punto di vista
    della classe sociale egemone.
    Il muro è a disposizione di tutti,
    su cui testimoniare e comunicare la propria
    presenza il proprio punto di vista sui problemi
    che coinvolgono tutta la vita sociale della città:
    il razzismo, la droga, lo sport, l’amore…
    La prima foto che mi ha sollecitato l’idea
    della raccolta l’ho scattata nel 1962 in via
    Pertinace dove avevo spostato il mio studio
    con sede in piazza Fossatello dal 1953…

    Foto Giorgio Bergami