Categoria: Legislazione

  • OLI 322: DIRITTI – Cittadinanza, in coda all’Europa

    La Francia ha iniziato ad accogliere gli immigrati negli anni quaranta del secolo scorso, cinquant’anni prima dell’Italia. Gli immigrati in questo paese dovrebbero essere molto più numerosi che in Italia, invece no, abbiamo superato, dal 2009, il numero di immigrati che ci sono in Francia. Un paradosso? No, è solo che in Francia, paese di vecchia immigrazione, i migranti diventano cittadini francesi (come negli altri paesi europei), mentre da noi rimangono per sempre immigrati. Il tasso di acquisizione della cittadinanza in Italia nel 2003 (la percentuale tra il numero dei cittadini stranieri che hanno ottenuto la cittadinanza ed il numero totale di immigrati residenti) era pari a 0,9% (il più basso in Europa) contro il 4.5% della Francia, il 4.7% della Gran Bretagna ed il 7% della Svezia.   
    La nostra legge sulla cittadinanza è tra le più arretrata in Europa soprattutto perché prevale in essa l’elemento familiare (jus sanguinis), mentre l’elemento territoriale (jus soli) è molto marginale, ed anche perché non garantisce la certezza del diritto: infatti la sua concessione resta un atto discrezionale.
    Un dato del 2004 (uno dei pochissimi disponibili in rete) dice che, in quell’anno, sono state presentate 30.637 istanze di cittadinanza delle quali sono state accolte soltanto 11.934 (9.988 delle quali per matrimonio, 78,2% presentate da donne immigrate, e 1.946 per motivi di residenza).
    La riforma urgente della legge sulla cittadinanza dovrebbe prevedere che tutti coloro che nascono in Italia da genitori immigrati abbiano diritto alla cittadinanza italiana indipendentemente dalle “colpe”, dal reddito e dalla situazione di soggiorno dei genitori.
    I termini necessari alla presentazione della domanda vanno riportati da dieci a cinque anni di “soggiorno”, non di “residenza”; la precisazione è necessaria perché, in non pochi casi, occorrono fino a dieci anni di soggiorno regolare per accumulare cinque anni di residenza, a causa della poca conoscenza della burocrazia italiana da parte degli immigrati, soprattutto nei primi anni di presenza in Italia. L’acquisizione della cittadinanza non dovrebbe essere vincolata al reddito, perché così si escludono i poveri,  come accadeva secoli fa. I respingimenti delle domande di cittadinanza per motivi inerenti alla sicurezza della Repubblica devono essere infine esplicitati in maniera trasparente.
    Nel caso di coniugi e genitori di cittadini italiani, regolarmente soggiornanti in Italia da un certo numero di anni e senza pendenze penali, dovrebbe essere introdotto un meccanismo che garantisca automaticamente questo diritto.
    I tempi di risposta alla domanda di cittadinanza sono attualmente lunghissimi, circa tre/quattro anni. Ci vogliono tempi più ragionevoli, e sarebbe opportuno introdurre il principio del silenzio-assenso.
    (Saleh ZaghloulDisegno di Guido Rosato)

  • OLI 293: SOCIETA’ – La crocefissione della laicità dello stato

    Il bassorilievo del processo a Giordano Bruno (Roma, Campo de’ Fiori)

    Nella foto, come viene erroneamente indicato nella didascalia, non vediamo il bassorilievo del processo a Giordano Bruno, bensì l’attuale situazione nei tribunali italiani. Non lasciatevi ingannare dai vestiti né dalle panche in legno, tantomeno dalle barbe fluenti o dal fatto che l’incriminato è costretto a restare in piedi di fronte alla corte. L’elemento che convince della modernità di questa immagine è la presenza importante e ribadita di un crocefisso sopra la capa del giudice.
    La sentenza della Cassazione di pochi giorni fa che ribadisce l’obbligo del crocefisso nei tribunali, parla chiaro: il nostro amico sofferente deve essere lasciato perché, se da una parte non si può escludere l’utilità dello stesso per i credenti all’interno di un’aula di tribunale, dall’altra non si può nemmeno consentire a tutti gli altri di entrarvi, quindi, la soluzione miracolosa è quella di lasciare tutto come sta. Insomma, mettere un simbolo ebraico accanto al crocefisso potrebbe essere lesivo per l’incompatibilità delle due dottrine, di levare il crocefisso non se ne parla perché un sano ladro cattolico potrebbe aversene a male, ecco il riassunto della sentenza, che conferma la radiazione del giudice di Camerino, Luigi Tosti, dalla magistratura per essersi rifiutato di tenere udienze all’ombra del simbolo cristiano. Cassazione dixit.
    Trovare una soluzione in ambito legislativo è impossibile, al momento, infoiati come saranno i nostri parlamentari a discutere già di sesso degli angeli (Ruby), presenza dell’anima nelle donne (regionalismo/de centralismo), discendenza divina dell’imperatore (processi vari al Presidente del Consiglio dei Ministri), non scordiamoci l’annoso problema dell’immagine dell’Italia nel mondo dopo il recente forfait della Nazionale di calcio in Sud Africa.
    Resta una sola speranza per salvare la Laicità dello stato: che a causa dell’inesistente manutenzione delle strutture pubbliche, qualche crocefisso decida che è arrivato il momento di staccarsi e di infilare i poveri piedi feriti nella testa del giudice sottostante. Forse, prendendola dal lato della sicurezza, qualcosa si muoverà finalmente, tra l’altro rivalutando l’importanza, in questo caso, della mansione di giudice “a latere”, così, giusto per salvarsi da uno spiacevole incidente.
    Adesso che abbiamo scherzato un po’, ritorniamo alle cose serie: qualcuno ha ancora voglia di parlare di nucleare?
    (Stefano De Pietro)

  • OLI 290: SOCIETA’ – Quando l’opposizione telefonica è azzoppata

    La Homepage del sito

    Il Governo ha appena lanciato il Registro delle opposizioni (http://www.registrodelleopposizioni.it/). Si tratta di uno strumento per evitare di farsi chiamare dalle aziende di marketing, previsto da un recente decreto, che inserisce anche l’obbligo da parte dei call center di farsi riconoscere all’atto della chiamata con il numero di telefono in chiaro. Analizziamo il suo funzionamento.
    Gli operatori che intendono avvalersi della telefonia (fissa) per fare marketing, dal 1° di febbraio 2011 devono prima far filtrare le proprie liste al Registro delle opposizioni, con cadenza quindicinale. L’operazione ha un costo, che varia da pochi euro fino a centinaia di migliaia, a seconda del numero di contatti da controllare: il listino ne prevede fino a 25 milioni, mezza Italia.
    Al registro, lato abbonato, possono iscriversi solamente gli aventi diritto, che poi sono le persone e le aziende che sono presenti in elenchi telefonici pubblici. Esclusi quindi i cellulari (sic) e chi fino ad ora ha cercato di difendersi dal martellamento mediatico richiedendo un numero riservato, che non ha diritto di registrazione: il legislatore ritiene che per questa tutela basti la legge sulla privacy, la quale in teoria dovrebbe impedire di chiamare gli utenti non in elenco. Si tratta quest’ultima di una limitazione non da poco, vista l’amara realtà della situazione reale. Inoltre il decreto non copre l’opposizione per chi avesse dato il consenso su un modulo o un contratto, con una ics apposta senza pensare. Completamente introvabile l’articolo sulle multe per chi violasse il sistema.
    Porto l’esempio di un abbonato che ha ricevuto il numero di telefono che precedentemente era assegnato ad un’azienda. Per un errore sugli elenchi, il malcapitato riceve chiamate destinate all’azienda, e a nulla serve cercare di far desistere gli operatori. Avendo richiesto un numero riservato, non può accedere al Registro, quindi di fatto l’unica soluzione resta la vecchia classica segreteria telefonica casalinga, per filtrare le chiamate.
    Non si capisce poi “che c’azzecchi” la riservatezza del numero con il disturbo marketing: infatti per potersi difendere da una parte si deve rinunciare dall’altra ad essere introvabile su un elenco, cosa sicuramente molto utile in questo mondo di matti. Poi la cadenza quindicinale permette in realtà di “fare i furbi” in mezzo ai due periodi, annullando di fatto l’effetto del decreto. Sarà che il Registro sia stato fatto per funzionare proprio così, ossia male?

    Il call center del Registro, interpellato col form del sito, risponde la prima volta con una email istituzionale (con gli articoli di legge e la descrizione di una situazione bucolica dove non esistono gli errori e i furbi), e una seconda per telefono, dove una gentilissima operatrice mi suggerisce di “scrivere” alle aziende, di “pregare” il call center di cancellarmi, di “sperare” e, insomma, alla fine, si arrende e mi spiega che la normativa è spuntata, che il Registro non è stato fatto come era logico fosse, ma ha seguito logiche legate alle necessità degli operatori telefonici. “E i riservati? Perché escluderli?”, affermo, “Guardi, hanno fatto tutto nei palazzi della politica e ci siamo ritrovati un decreto che serve a poco”. La soluzione tecnologica, ultimo modello, come detto, è una segreteria telefonica, con il messaggio di farsi riconoscere per gli amici e un invito a cancellare il numero negli altri casi.
    Una soluzione razionale sarebbe quella di usare la stessa tecnica delle chiamate internazionali con il numero verde. Si chiama un numero senza addebito, aggiungendo in coda il numero di telefono del paese straniero, in questo modo si usa la rete fissa per fare chiamate internazionali a basso costo e con compagnie telefoniche diverse da quelle che gestiscono la tesserina prepagata. Un sistema simile avrebbe funzionato molto bene anche per le Opposizioni. Il Registro, diventato una centrale telefonica di smistamento, avrebbe verificato dal numero di telefono la possibilità della chiamata, respingendola se necessario. Gli operatori avrebbero pagato “per chiamata”, senza bisogno di anticipare somme per far depurare le loro liste, e soprattutto con effetto immediato per l’abbonato che si registra. Sogno un software che consenta all’abbonato di filtrare diversamente a seconda della merceologia, perché adesso, ovviamente, il sistema è on/off (o chiama chiunque o non chiama nessuno).
    “Ma noi, qui in Italia, facciamo cosà”, direbbe un moderno Pericle romano. 

    Per concludere in bellezza, l’email fornita da Telecom sul sito del Registro per comunicare con loro al riguardo è riservata ai loro clienti registrati: dare per avere
    (Stefano De Pietro)