Categoria: palestina

  • OLI 398: PALESTINA – Per Scarlett bollicine rosso sangue

    L’attrice statunitense Scarlett Johansson, ambasciatrice per 8 anni di Oxfam,gruppo umanitario internazionale, è diventata testimonial dell’azienda Sodastream che costruisce gasatori per l’acqua potabile. Questo ha creato indignazione tra i movimenti e le associazioni a livello internazionale che si occupano di diritti umani in Palestina, ed hanno fatto pressione alla Oxfam sottolineando “l’inopportunità di avere come ambasciatrice chi lavora per un’azienda che opera in una colonia illegale su terra palestinese rubata”, come ha dichiarato Sarah Colborne direttrice della Palestine Solidarity Campaign. Questa presa di posizione è stata approvata anche da Human Rights Watch, gruppo per i diritti umani con sede a New York. “E’ impossibile ignorare il sistema israeliano di illegale discriminazione, confisca delle terre, furto delle risorse naturali e trasferimenti forzati di palestinesi dalla Cisgiordania occupata dove SodaStream è localizzata”.
    L’azienda israeliana ha uno stabilimento a Maaleh Adumim, un insediamento israeliano ad est di Gerusalemme considerato illegale dalla comunità internazionale, dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU, dalla Corte Internazionale di Giustizia e da tutte le istituzioni europee.
    Le aziende come SodaStream, che lavorano nei Territori occupati, contribuiscono ad aumentare la povertà e la negazione dei diritti alle comunità palestinesi impedendo lo sviluppo di un’economia palestinese; inoltre sfruttano la manodopera palestinese sottoponendola a condizioni di lavoro discriminatorie.
    Il gruppo BDS (Boycott, divestments and sanctions) aveva lanciato un boicottaggio contro l’acquisto dei gasatori Sodastream, In Italia ne hanno preso parte comitati, associazioni e movimenti che avevano firmato la lettera ai rivenditori italiani chiedendo la sospensione della vendita dei prodotti Sodastream. Grazie a tale campagna molti rivenditori hanno ritirato i gasatori dai propri scaffali.
     Con la scusa di prodotti eco-chic, in Italia Sodastream coinvolge persone, organizzazioni ed enti locali che hanno a cuore l’ambiente come Legambiente che aveva stipulato un contratto di sponsorizzazione con Sodastream, venuta a conoscenza delle violazioni dei diritti umani, ha rescisso il contratto; oppure WWF, ignaro, coinvolto in un’iniziativa promozionale di Sodastream, ha negato l’uso del proprio logo. Anche il Comune di Trieste ha ritirato un prodotto Sodastream previsto come premio per un concorso sulla raccolta differenziata.

    Dopo discussioni durate giorni, Scarlett Johansson ha optato per la collaborazione con Sodastrem abbandonando la carica di ambasciatrice. “SodaStream” ha dichiarato l’attrice ”non solo è impegnata nella difesa dell’ambiente ma anche nella costruzione di un ponte di pace tra Israele e Palestina, sostenendo vicini che lavorano l’uno accanto all’altro con la stessa paga, stessi benefici e eguali diritti”.
    Peccato però che i diritti dei palestinesi sono quotidianamente calpestati da decisioni politiche di oppressione: il diritto alla casa, alla cittadinanza, al voto, il diritto a manifestare democraticamente le proprie idee, il diritto ad accedere liberamente alle proprie strade, il diritto di recarsi al proprio posto di lavoro senza interminabili controlli ai check point israeliani, il diritto all’acqua potabile ed agli impianti fognari restano ancora utopia per il popolo palestinese.
    (Maria Di Pietro – foto da internet)
  • OLI 398: ESTERI – Voci dalla stampa internazionale

    I cinque paesi con i più alti tassi di prostituzione minorile
    International Business Times
    , 06/02/2014: “Nel 1990, la consapevolezza internazionale dello sfruttamento sessuale commerciale e della vendita di bambini era cresciuta ad un livello tale che la Commissione delle Nazioni Unite per i diritti dell’uomo ha deciso di nominare un relatore speciale sulla vendita di bambini, la prostituzione infantile e la pornografia infantile. Ecco una lista dei cinque paesi con i più alti tassi di prostituzione minorile.”
    http://www.ibtimes.co.uk/top-five-countries-highest-rates-child-prostitution-1435448

    Le 100 imprese che producono più armi nel mondo
    SIPRI (Stockholm International Peace Research Institute), 31 gennaio 2014: “Le vendite di armi delle più grandi imprese sono calate di nuovo nel 2012, ma le vendite delle imprese russe sono nettamente aumentate.” http://www.sipri.org/media/pressreleases/2014/top100_january2014

    USA: I costi della disuguaglianza, una Visione per un’America più equa
    FromTheSquare, 28/01/2014: “Solo il razzismo poteva realizzare l’unione ideologica dei ricchi repubblicani con i lavoratori (e le lavoratrici). Nient’altro poteva fondere i loro interessi naturalmente contrapposti.” http://www.fromthesquare.org/?p=5960

    Vaticano
    AP, 17/01/2014: “Nei suoi ultimi due anni come papa, Benedetto XVI ha ridotto allo stato laicale circa 400 preti per aver stuprato e molestato bambini.” http://bigstory.ap.org/article/apnewsbreak-pope-defrocks-400-priests-2-years

    Palestina: Il combattente palestinese che ha salvato la vita ad un ragazzo israeliano
    The Washington Post, 31/01/2014: “Era il 1975, Kashkeesh aveva 29 anni ed era stato di recente rilasciato dal carcere dopo aver scontato una condanna a sei anni per l’appartenenza al gruppo di guerriglieri di Fatah. Stava lavorando in un resort in Arad quando ha visto un bambino israeliano cadere nella piscina. I genitori erano altrove, Kashkeesh non sapeva nuotare e non c’era nessuno per salvare il ragazzo. Così saltò in acqua e prese il bambino tra le braccia. Quando un investigatore israeliano gli ha chiesto perché avesse rischiato la vita per aiutare un Ebreo, ha risposto che il ragazzo era un essere umano.” http://www.washingtonpost.com/opinions/david-ignatius-in-the-west-bank-pride-has-become-bitterness/2014/01/31/ba24929e-8a03-11e3-916e-e01534b1e132_story.html

    Libia: il paese è colpito da attentati e rapimenti
    The Mirror, 01/02/2014: “La Libia è stata colpita da attentati e rapimenti di funzionari della sicurezza attribuito in gran parte alle milizie emerse durante la guerra civile, del 2012.” http://www.mirror.co.uk/news/world-news/political-assassinations-libya-continue-retired-3103398

    Ucraina 1
    The New York Times, 02/02/2014: “All’inizio, Kerry ha ripetuto gli ammonimenti di Washington alla Russia di non interferire in Ucraina”. http://www.nytimes.com/2014/02/02/world/kerry-and-hagel-defend-us-engagement-abroad-in-face-of-criticism.html?ref=todayspaper&_r=1

    Ucraina 2
    Yahoo
    , 04/02/2014: “Catherine Ashton dovrebbe incontrare i leader dell’opposizione a cena, martedì, a Kiev e il presidente Viktor Yanukovich, mercoledì, per discutere di piani di aiuto finanziario da Bruxelles e Washington in cambio di riforme democratiche.”
    https://news.yahoo.com/ukraine-leader-slams-opposition-taking-sick-leave-210632716.html

    Turchia: approvate restrizioni su Internet
    Yahoo News, 06/02/2014: “Il Parlamento turco ha approvato la legislazione che intensificherebbe i controlli governativi su internet . ” http://news.yahoo.com/turkey-approves-internet-restrictions-225629855.html

    Pakistan
    The Guardian, 04/02/2014: ”Il Pakistan sta assistendo a una reazione crescente contro i sceicchi arabi che trascorrono parte del loro inverni a caccia di un uccello raro che gli ambientalisti dicono a rischio di estinzione”. http://www.theguardian.com/world/2014/feb/04/pakistan-ban-arab-sheikhs-hunting-houbara-bustard

    USA: giustiziato mentre il suo appello era pendente in tribunale
    The Atlantic, 01/02/2014 : “E’ il 2014, non il 1964 o il 1914, ma mercoledì sera un uomo di colore in Missouri, condannato da una giuria di soli bianchi, è stato giustiziato (…) anche se i funzionari statali sapevano che i giudici della Corte Suprema degli Stati Uniti stavano ancora prendendo in considerazione la sua richiesta di riduzione della pena.” http://www.theatlantic.com/national/archive/2014/02/missouri-executed-this-man-while-his-appeal-was-pending-in-court/283494/

  • OLI 395: ESTERI – Voci dalla stampa internazionale

    Negare il genocidio degli armeni non è reato
    Reuters, 17 dicembre 2013: “Negare che le uccisioni di massa degli armeni nella Turchia ottomana nel 1915 erano un genocidio non è un reato penale, così ha stabilito la Corte di giustizia europea Martedì” in un caso riguardante la Svizzera.
    http://www.reuters.com/article/2013/12/17/us-switzerland-turkey-genocide-idUSBRE9BG0O820131217

    I reddito negli Stati Uniti
    The Economist, 14 dicembre 2013: “Tra il 1979 e il 2007 i redditi più alti dei lavoratori americani (1%) sono cresciuti del 275%, secondo il Congressional Budget Office. Quelli più bassi (20%) sono aumentati del 18%.”
    http://www.economist.com/news/united-states/21591616-americas-minimum-wage-debate-has-rolled-round-again-raising-floor?frsc=dg%7Ca

    Magia e stregoneria nel Bahrain
    Gulf Daily News, 11 dicembre 2013: “Ho studiato a scuola per 12 anni e ha lavorato come insegnante per 15 anni, ma non son mai imbattuto in qualsiasi argomento che affronta la magia o stregoneria, questo significa che il governo non riesce a sensibilizzare l’opinione pubblica”. http://www.gulf-daily-news.com/NewsDetails.aspx?storyid=366619

    Siria: è scomparsa una leader pacifista della protesta, sospettati i ribelli islamici
    Il Washington Post, 10 dicembre 2013, riporta il commento di Rami Nakhla, rifugiato politico siriano negli USA che, oggi, lavora all’U.S. Institute of Peace di Washington: “Il sequestro di Razan è stato come uno schiaffo in faccia, abbiamo bisogno di svegliarsi e riconoscere ciò che è diventato questo conflitto. E’ diventato una guerra settaria regionale, un gigante mostro sanguinario nascosto dietro le nostre legittime richieste di democrazia”. http://www.washingtonpost.com/world/middle_east/peaceful-protest-leader-in-syria-disappears-islamist-rebels-suspected-of-role/2013/12/10/8d1e3364-61d0-11e3-a7b4-4a75ebc432ab_story.html

    Roger Waters (Pink Floyd): musica, arte, cultura e diritti umani
    CounterPunch, 06 dicembre 2013, intervista Roger Waters: “La situazione in Israele/Palestina, con l’occupazione, la pulizia etnica e il regime israeliano di apartheid razzista sistematico non è accettabile. E’ sbagliato che un artista vada a suonare in un paese che occupa terre altrui e li opprime come fa Israele. Dovrebbe dire di no. Non avrei suonato per il governo di Vichy nella Francia occupata durante la Seconda Guerra Mondiale, non avrei suonato a Berlino durante lo stesso periodo. Molte persone l’hanno fatto. C’erano molte persone che affermavano che l’oppressione degli ebrei non stava accadendo dal 1933 fino al 1946. Quindi questo non è un scenario nuovo. Solo che questa volta è il popolo palestinese ad essere ucciso. E’ dovere di ogni essere umano pensante chiedersi: “Cosa posso fare?”
    http://www.counterpunch.org/2013/12/06/an-interview-with-pink-floyds-roger-waters/

    Attivista saudita condannata a frustate e prigione
    Reuters e Yahoo News: “Un giudice saudita ha condannato un attivista politico a 300 frustate e quattro anni di carcere per aver chiesto una monarchia costituzionale in Arabia Saudita”. http://ca.news.yahoo.com/saudi-activist-sentenced-lashes-prison-rights-group-162310752.html

    E’ morto Colin Wilson, autore di “The Outsider”
    Il New York Times, 13 dicembre 2013: “Il sentimento di Sartre era che la vita è priva di senso, che tutto è puro caso, che la vita è una passione inutile”, ha detto il signor Wilson al Toronto Star nel 1998. “La mia sensazione di base è sempre stata il contrario, che l’umanità è sull’orlo di un salto evolutivo a uno stadio superiore.”
    http://www.nytimes.com/2013/12/13/books/colin-wilson-author-of-the-outsider-dies-at-82.html?pagewanted=2&ref=todayspaper

    Yemen: Drone USA uccide almeno 13 persone che andavano ad una festa di nozze
    Yahoo News, 12 dicembre 2013: “I missili sparati da un drone statunitense hanno sbattuto contro un convoglio di veicoli che viaggiava verso una festa di nozze nel centro dello Yemen, giovedì, uccidendo almeno 13 persone, ha detto un funzionari della sicurezza yemenita.” http://news.yahoo.com/officials-us-drone-strike-kills-13-yemen-200318605.html

    La democrazia in Iraq
    Il Washington Post, 07 dicembre 2013: “Al-Qaeda controlla il 40 per cento della zona desertica della provincia di Anbar, ha detto Sabah Karhout, il presidente del Consiglio provinciale di Anbar.” http://www.washingtonpost.com/world/middle_east/next-door-to-syria-an-al-qaeda-linked-group-is-also-gaining-ground-in-iraq/2013/12/07/ca9dfd4a-5e16-11e3-bc56-c6ca94801fac_print.html

    USA: Gli scienziati del Congresso americano.
    Il Washington Post, 04 dicembre 2013: “Il rappresentante repubblicano Ralph M. Hall (R-Tex.), l’emerito presidente della commissione, ha chiesto al panello: “Pensi che ci sia vita là fuori, ci stanno studiando e cosa pensano di New York City?”
    http://www.washingtonpost.com/national/health-science/house-panel-ponders-extraterrestrial-life/2013/12/04/4496c3f6-5d05-11e3-95c2-13623eb2b0e1_story.html

    Israele/Palestina: “negoziati di pace”
    Il New York Times, 05 dicembre 2013: “Dall’inizio dell’ultimo round di negoziati, Israele ha demolito 159 case palestinesi, uccisi 23 palestinesi ed è andato avanti nella costruzione di 5.992 nuovi appartamenti nelle colonie in Cisgiordania.” “Mr. Erekat (il capo negoziatore palestinese) ha detto in occasione della Giornata delle Nazioni Unite di solidarietà con i palestinesi: “Io sono il negoziatore più svantaggiato nella storia del mondo, non ho nessun esercito, nessuna marina, nessuna forza aerea, nessuna frontiera, non ho economia.” http://www.nytimes.com/2013/12/05/world/middleeast/us-stepping-up-role-will-present-west-bank-security-proposal-to-israel.html?ref=todayspaper

    Siria: Diplomatico USA dobbiamo riprendere i rapporti con Assad
    Il New York Times, 04 dicembre 2013: “Dobbiamo iniziare a parlare di nuovo con il regime di Assad” su controterrorismo e altre questioni di interesse comune, ha detto Ryan C. Crocker, un diplomatico veterano che ha servito in Siria, Iraq e Afghanistan. “Deve essere fatto molto, molto tranquillamente. Per quanto Assad può essere un male non lo è quanto lo sono i jihadisti che avrebbero preso il sopravento in sua assenza.” http://www.nytimes.com/2013/12/04/world/middleeast/jihadist-groups-gain-in-turmoil-across-middle-east.html?ref=todayspaper&_r=1&

    (Saleh Zaghloul)

  • OLI 388 – PALESTINA: Muri dentro di noi

    Sono sul volo Tel Aviv – Roma, è fine estate, guardo dal finestrino, ormai la Palestina è alle mie spalle. Ripenso all’intenso viaggio appena terminato: ripercorro paesaggi, il deserto, i villaggi, gli insediamenti, campi profughi, check points, ricordo i volti, le testimonianze e il muro! Un muro che incute disagio e desolazione. Il muro di separazione formato da blocchi di cemento alti sette metri allineati su un percorso di 730km che dal 2002 impediscono la libertà di movimento di un’intera popolazione.

    Stiamo ormai volando sul mar mediterraneo, vicino a me siedono due ragazzi di sedici anni, chiacchieriamo, mi chiedono di raccontare un po’ di storia sulla Palestina.
    Inizio con il 1947 quando la risoluzione dell’Onu 181 decide la spartizione del territorio palestinese tra due popoli: Israele per il 55% del territorio e la Palestina per il 45%.
    Parlo della Nakba del 1948: la catastrofe per i palestinesi e la nascita dello Stato d’Israele per gli israeliani. La signora seduta nella fila davanti a noi, una bella donna sulla sessantina, si gira ed inizia ad urlarmi che quello che sto dicendo non è vero sostenendo che i palestinesi rubarono le case degli israeliani mandando via chi vi abitava. Le chiedo dove ha preso queste informazioni, a me non risultano. Dice che ha lavorato per i servizi segreti israeliani, a stretto contatto con le istituzioni sia israeliane che palestinesi, e che lei conosce la vera storia. La signora, un’ebrea nata e vissuta fino all’adolescenza in Romania, si vanta di sapere sette lingue e di aver girato il mondo in gioventù. Andiamo avanti con la discussione, afferma che i palestinesi siano dei violenti e che lei e tanti come lei lottino per la pace. Allora le chiedo cosa pensa del muro. Penso che chiunque “lotti per la pace” inorridisca davanti a ciò che taglia villaggi, divide famiglie, separa intere comunità da luoghi sanitari, scolastici e di culto, La signora mi risponde che ritiene il muro fondamentale per la difesa del popolo israeliano, continua dicendo che il lancio di pietre possono ammazzare gli israeliani. Le ricordo che durante operazione piombo fuso i militari israeliani sulla Striscia di Gaza non hanno lanciato pietre ma fosforo bianco sui civili, ammazzando 1387 palestinesi in 22 giorni. Armi chimiche non autorizzate dalla convenzione di Ginevra. La discussione si fa più accesa.
    Le esprimo l’assurdità nell’adottare una “democrazia” difensiva per giustificare l’occupazione dei territori.
    La signora non vuole più ascoltarmi, ormai ascolta solo se stessa, la discussione va avanti, mi viene rabbia. Ognuno di noi rimane sulle sue posizioni, La signora continua il suo monologo affermando che nelle scuole palestinesi c’è un indottrinamento alla violenza. Non accetto le convinzioni della signora e sicuramente lei non accetta le mie; penso ai ragazzi israeliani che sono costretti a prestare tre anni di servizio militare, penso al libro della scrittrice israeliana Nurit Peled “La Palestina nei testi scolastici israeliani: ideologia e propaganda nell’istruzione” che analizza le rappresentazioni della Palestina nei libri scolastici adottati dalle scuole superiori israeliane, in cui si trovano forme di razzismo verso il popolo palestinese; i palestinesi non sono mai rappresentati come esseri umani ma come problema. Provo ad esprimere questi miei pensieri anche se ormai tra me e lei si è alzato un muro, non c’è più confronto, il dialogo è naufragato.
    Stiamo per atterrare, sono demoralizzata, mi domando come si può giustificare tanta disumanità e sofferenza dell’essere umano. Penso alle organizzazioni israeliane che lottano contro l’occupazione, alle donne ebree di “Machsom watch”, agli ex militari israeliani di “Breaking the silence”, alla Rete ECO “Ebrei contro l’occupazione”, agli attivisti israeliani che collaborano con i Comitati Popolari palestinesi.
    Penso a cosa vuol dire lottare per la pace e subito mi vengono in mente le parole di un padre palestinese che aveva perso la figlia di dieci anni ammazzata da un militare israeliano: “prima di fare pace devi vivere la pace dentro di te”.
    (Maria Di Pietro)

  • CARTOLINE DI OLI – L’ignoranza del Nobel

    Foto da internet

    Confesso di ignorare i lavori in chimica del prof. Arieh Warshel, che insegna all’Università di Southern California, Los Angeles, CA, USA, vincitore del premio Nobel 2013 in Chimica, doppia cittadinanza americana ed israeliana, nato nel mio paese (in Palestina) nel 1940. Per fortuna non faccio parte della commissione che assegna questo prestigioso riconoscimento.
    Ma almeno un pochino ignoranti lo sono anche quelli della commissione Nobel e/o quelli che ne curano il sito (http://www.nobelprize.org/): secondo loro, Arieh Warshel  è nato in Israele nel 1940: peccato che nel 1940 Israele non esistesse ancora. Ho sempre sospettato che quelli che assegnano il premio Nobel fossero almeno un pochino ignoranti anche perché conosco, nel mio piccolo, almeno quindici scrittori arabi che avrebbero meritato il premio Nobel in letteratura molto più di altri che l’hanno vinto e molto più dello stesso Nagib Mahfuz, l’unico arabo ad averlo ottenuto.
    Sicuramente ignoravano i lavori di Taha Hussein, di Abderrahman Munif, Mahmud Darwish, Nizar Qabbani, Tayyebb Saleh, Ghassan Kanafani, Hanna Mina, ecc…
    P.S. Mi ero stupito quando hanno azzeccato ed assegnato il premio a Dario Fo, la regola è che non ci azzeccano quasi mai, infatti il premio Nobel per la letteratura andava assegnato quest’anno a Roberto Vecchioni. Ma che ne sanno loro delle Luci a San Siro.
    (Saleh Zaghloul)

  • OLI 381: ESTERI – Voci dalla stampa internazionale

    USA, PRISM, Infrastrutture di tirannia globale 
    The Atlantic, 7 giugno 2013, Conor Friedersdorf: “Bush e Obama hanno costruito infrastrutture che qualsiasi Diavolo avrebbe desiderato.”
    New York Times, 9 giugno 2013, articolo di Mark Mazzetti e Michael S. Schmidt: “Quando ti rendi conto che questo è il mondo che hai contribuito a creare, che sarà peggiore per le prossime generazioni e che estenderà le capacità di questa architettura di oppressione, allora realizzi che sei disposto a correre ogni rischio e non importa che cosa sarà il risultato”, ha detto il signor Snowden.

    Africa: Possesso della terra, dei semi e dei mercati dell’Africa
    The Guardian, 10 giugno 2013, articolo di George Monboit  intitolato “Africa, permettici di aiutarti – proprio come nel 1884”  “Uno degli scopi dichiarati della conferenza del G8, che sarà ospitata da David Cameron la prossima settimana, è quello di salvare i popoli dell’Africa dalla fame. Per assolvere a questa grave responsabilità, le potenze europee hanno scoperto, per la loro indubbia difficoltà, che le loro aziende devono estendere il proprio controllo e la proprietà in gran parte dell’Africa. Come risultato, essi si troveranno in possesso della terra, dei semi e dei mercati dell’Africa”.
    Palestina: Il 90% delle acque di Gaza è inadatto al consumo umano
    Reuters, 10 giugno 2013, articolo di Stephanie Nebehay : “Un investigatore dei diritti umani delle Nazioni Unite ha accusato Israele, lunedì, di imporre punizioni collettive su 1,75 milioni di palestinesi che vivono nella Striscia di Gaza”
    “Quarantasei anni fa, come oggi iniziava l’occupazione israeliana della Palestina. Sei giorni di guerra si sono trasformati in 46 anni di occupazione,” ha detto, al Forum di Ginevra, Falk, un ricercatore indipendente. “La viabilità di Gaza ha bisogno di urgente attenzione e non può essere lasciata alla mercé della continua occupazione israeliana”, ha detto.  La striscia di Gaza è governata dal movimento islamista Hamas, attorno alla quale Israele mantiene un assedio a causa di quello che considera problemi di sicurezza. Falk, che ha visitato Gaza lo scorso dicembre facendo ingresso attraverso l’Egitto, ha detto che il 70 per cento della popolazione di Gaza dipende dagli aiuti internazionali per la sopravvivenza e che il 90 per cento dell’acqua è “inadatta al consumo umano”. “Nel primo trimestre del 2013, Israele ha demolito 204 case e strutture palestinesi in Cisgiordania, spostando 379 palestinesi”, ha detto, citando dati Onu. “Israele detiene quasi 5.000 palestinesi, molti detenuti arbitrariamente e sottoposti a torture, confessioni forzate, isolamento e la negazione delle visite familiari”, ha detto.”
  • OLI 381: PALESTINA – Il Freedom Theatre a Bologna?

    …quando prendi i bambini e li metti in teatro la loro mente riscopre la fantasia di cui erano stati privati, e se dai a loro anche la possibilità di lavorare come attori, riabiliti il ragazzo, riabiliti la sua umanità e in questo modo diventa più forte la sua personalità, il suo pensiero e il suo carattere; tutto ciò rappresenta un pericolo per Israele, che non vuole questo….” ha dichiarato Mustafa Staiti durante il nostro incontro al Freedom Theatre di Jenin a nord dei territori occupati palestinesi.
     Mustafa è uno dei tanti ragazzi che è nato durante la prima Intifada e che ha vissuto la sua adolescenza durante la seconda Intifada nel campo profughi di Jenin, dove ha visto amici e parenti uccisi durante l’invasione dell’esercito israeliano nel 2002 nel campo profughi e l’arresto di suo papà.
    Mustafa lavora al Teatro della Libertà “…l’arte può diventare uno strumento per la libertà…” mi dice.
    Il Freedom Theatre è stato fondato da Arna Mer Khamis, attivista ebrea sposata con un arabo-palestinese, che durante la prima Intifada crea un luogo artistico in cui bambini e bambine del campo profughi di Jenin possano esprimere paure, frustrazioni, rabbia e amarezze attraverso corsi di recitazione e seminari di drama therapy.
    Dopo la morte di Arna nel 1995, il teatro continua a portare avanti il sistema alternativo di educazione. Nel 2002 il teatro è stato distrutto durante l’invasione nel campo profughi di Jenin da parte dell’esercito israeliano e alcuni ragazzi, giovani attori, cresciuti con Arna sono stati uccisi.

    Nel 2006 il teatro è stato ricostruito dal figlio di Arna, Juliano Mer Khamis, attore e attivista, e Zakariya Al Zubeidi, leader delle Brigate di Al Fatah ed ex “bambino” di Arna, sopravvissuto alla seconda Intifada.
    Stiamo per iniziare una nuova intifada fatta di poesia, teatro, arte, diritti umani, dimostrazioni pacifiche contro il muro” aveva dichiarato Juliano, figlio di un’israeliana e di un palestinese, che si definiva al 100 per cento di entrambe le nazionalità anche se ha abbracciato la causa palestinese.
    Juliano porta avanti il lavoro di Arna e il suo impegno politico, insegna ai ragazzi ad usare il proprio corpo come mezzo espressivo, per agire dentro i conflitti e la guerra. Il suo lavoro termina il 4 aprile 2011 quando viene assassinato a Jenin con cinque colpi di pistola. Aveva 52 anni.
    La sua morte ha lasciato un senso di amarezza nei ragazzi del Freedom Theatre che, nonostante il dolore e la difficile perdita, hanno deciso di continuare a portare avanti il messaggio di libertà
    Il 13 e 14 luglio prossimi, i giovani attori del Freedom Theatre sono stati invitati a partecipare all’estate culturale a Bologna con un loro spettacolo, ma i fondi messi a disposizione non sono sufficienti per coprire tutte le spese ed avere un margine economico per gli attori, che è giusto siano retribuiti per il loro lavoro.
    Bisogna raccogliere 5000 euro entro il 30 giugno, per chi volesse contribuire può farlo sul c/c bancario:  IBAN IT 50 O 03127 74610 00000 0001527 intestato ad Assopace Palestina – causale Jenin
    Il Freedom Theatre crede che il teatro e le arti abbiano un ruolo cruciale per la creazione di una società libera e sana” Juliano Mer Khamis.
    (Maria Di Pietro – foto da internet)

  • OLI 379: PALESTINA – Il “fuorigioco” della UEFA

    Dal 5 al 18 giugno nella stato di Israele si svolgerà il campionato sportivo UEFA Under 21, una manifestazione che vedrà coinvolte squadre di calcio europee e milioni di tifosi che si concentreranno, aiutati dai media internazionali, esclusivamente sulle partite di calcio dimenticando che quelle partite saranno giocate in alcune zone di un territorio occupato illegalmente da 60 anni.
    Ai giovani palestinesi sarà negato di partecipare alla manifestazione perché non possono muoversi liberamente nel loro paese in quanto abitano al di là del muro dell’apartheid dove non è permesso uscire. Lo stato ebraico molte volte ha impedito di praticare sport ad atleti palestinesi vittime di violenze ed arresti ingiustificati da parte dell’esercito israeliano come è successo al calciatore della nazionale palestinese Mahmoud Sarsak incarcerato per 3 anni senza accuse e rilasciato l’estate scorsa dopo 92 giorni di sciopero della fame e proteste internazionali. Ad aprile le autorità israeliane hanno negato il permesso a cinque maratoneti della striscia di Gaza di partecipare alla “maratona di Betlemme”.

    Ricordiamo inoltre che durante i bombardamenti su Gaza dello scorso novembre durante l’Operazione Pilastro di Difesa sono state distrutte infrastrutture sportive palestinesi tra cui lo stadio di calcio di Gaza e la sede del comitato nazionale paraolimpico, alcuni campi sportivi sono stati bombardati uccidendo i ragazzi palestinesi che vi stavano giocando.
    E’ assurdo che un’importante manifestazione sportiva possa essere organizzata da un Paese che tiene sotto assedio e reprime quotidianamente il popolo Palestinese.
    Sono stati lanciati appelli da tutto il mondo; la campagna “Cartellino rosso contro l’Apartheid” – tra i firmatari Desmond Tutu e Frédéric Kanouté – in questi mesi ha raccolto firme per chiedere alla Uefa di modificare la decisione di far giocare in Israele gli Europei Under 21: “Nonostante gli appelli diretti da parte di rappresentanti di questo sport in Palestina e di organizzazioni antirazziste e per i diritti umani in tutta Europa, la UEFA premia il comportamento crudele e fuori legge di Israele conferendole l’onore di ospitare il campionato europeo Under21″ è scritto nella lettera pubblicata da The Guardian.
    Il fatto che Israele ospiti il campionato europeo UEFA Under 21, in queste circostanze, verrà visto come un premio per azioni che sono contrarie ai valori dello sport” hanno dichiarato 50 atleti europei in una lettera indirizzata al Presidente della Uefa Michel Platini.
    Se i tanti appelli, lanciati da tutto il mondo per spostare il campionato, dovessero essere ignorati, dando così ad Israele l’opportunità di presentarsi come paese normale e democratico, la campagna Cartellino Rosso farà appello perché si svolgano proteste in tutta l’Italia l’8 giugno, giorno della partita Italia – Israele, auspicando l’apertura di un dibattito pubblico sul tema e una diffusa mobilitazione della società civile.
    Chiedo ai tanti tifosi e appassionati di calcio se si possa immaginare in futuro una manifestazione sportiva etica basata sul rispetto sia di chi pratica lo sport sia di chi lo sostiene.
    (Maria Di Pietro – foto da internet)

  • OLI 378: PALESTINA – Welcome to Israel

    Richiedere l’apertura dell’email privata ed avere accesso alla pagina personale di facebook ai turisti in arrivo all’aeroporto di Tel Aviv, non è più una violazione alla privacy.
     Il procuratore generale israeliano Yehuda Weinstein, il mese scorso, ha affermato che gli agenti della sicurezza dell’aeroporto Ben Gurion sono stati autorizzati “legalmente” ad entrare negli account privati di email dei turisti. L’eventuale rifiuto potrebbe concludersi in un divieto d’ingresso nel Paese, come sta succedendo negli ultimi anni soprattutto a giovani turisti.
    Le autorità israeliane giustificano tali controlli una “necessità di garantire la sicurezza del Paese”.
     I controlli non avvengono solo per entrare nel paese, ma anche quando si è in partenza da Tel Aviv: non è un caso raro subire ore di interrogatorio all’aeroporto, non è un caso raro che i servizi di sicurezza israeliani effettuino ricerche con google per verificare contatti, interessi, orientamenti politici e possibili amicizie con palestinesi. Se ti etichettano come “personaggio sospetto”, la security può trattenerti anche una notte prima di farti uscire dal paese.

    Lo scorso 31 luglio all’aeroporto di Tel Aviv, in uscita dal paese, sono stata giudicata “altamente pericolosa” dalla sicurezza israeliana. Per questo perquisita e trattenuta. Il mio bagaglio è stato sequestrato e dopo il primo interrogatorio durato 3 ore, che mi ha fatto perdere il volo, sono stata scortata in una stanza di 4mq. per la perquisizione fisica e per il secondo interrogatorio durato ulteriori 3 ore.
     ……“Come mai sei venuta da sola in Israele?” “Dove hai alloggiato?” “Quali città hai visitato”, “Hai incontrato qualcuno?” “Conosci qualcuno in Israele?” “E’ la prima volta che vieni qui?” “Come mai non hai prenotato alloggi prima della partenza?” “Hai il sospetto che qualcuno ti abbia parlato in arabo?” “Mi dai il cellulare?” “Dove vivi?” “Come si chiamano i tuoi genitori?” “Chi hai incontrato a Gerusalemme?”, “Qualcuno ti ha ospitato”?, “Hai notato qualcuno sospetto?”, “Dove lavori?” “Quanti giorni sei stata a Gerusalemme?, e nel deserto? e… e… e…?” “Hai intenzione di tornare?” “I nomi dei tuoi amici che sono venuti in questo Paese?” “Come mai viaggi senza una guida turistica?” “Perchè sei venuta qui?” “Hai delle bombe?”, “….si hai capito bene, hai delle bombe, delle armi con te?” “Di che religione sei?” “Capisci l’arabo?” ”Sei mai stata in un paese arabo?” …
    Sconcerto, paura, agitazione, rabbia…. sono le prime emozioni che ricordo. Le domande vengono ripetute più di una volta in sequenze diverse; devo ricordare quello che ho dichiarato in precedenza!
    Durante il sequestro del bagaglio, dico a loro che è assurdo questo interrogatorio, che in nessun altro aeroporto di paesi che ho visitato mi hanno trattato così. Dico che c’è una privacy da rispettare.
    Loro mi rispondono che sono tenuti a fare i controlli per la sicurezza del Paese, dei cittadini e della mia.
    Trovavo tutto questo fastidioso e imbarazzante, ma mi rendevo conto che mi conveniva collaborare.
    Sono stata fortunata per le sole 6 ore e mezzo di interrogatorio e il non aver risposto “sotto giuramento” mi ha aiutato a trovare delle alternative alle risposte esatte: “non prenoto mai quando viaggio”, “cercavo su internet l’alloggio di volta in volta”, “ho incontrato tanti turisti” “la maggior parte del tempo l’ho trascorso a Gerusalemme” “ho alloggiato dalle suore”, “ho visitato i luoghi sacri” ecc.
    La verità
    Sono stata un mese nei Territori Occupati Palestinesi: ho visitato Ramallah, Hebron, Nablus, Jenin, ho condiviso le mie giornate con persone locali che mi hanno ospitato e accompagnato in giro con entusiasmo, ho intervistato e fatto riprese che ho spedito in Italia dalla posta di Gerusalemme prima di partire, sono stata testimone di situazioni che i media mettono a tacere, ho visitato campi profughi; i controlli ai check point e ai posti di blocco erano all’ordine del giorno.
    E’ un reato?
    E’ un reato ascoltare storie che raccontano di assedio ed oppressione con cui ogni giorno i palestinesi devono fare i conti? 
    L’interrogatorio ha lo scopo di demotivare le persone che vogliono tornare in Palestina, ci sono cascata anch’io : l’essere sotto pressione e il sentirmi psicologicamente aggredita e invasa della mia intimità mi ha portato a pensare di non voler più tornare… ma questo pensiero è durato solo pochi giorni.
    (M.R. – foto da internet)

  • OLI 377 – PALESTINA: La Nakba di ieri, la catastrofe di oggi

    Il 15 maggio 1948 l’esercito sionista ha invaso i territori palestinesi impossessandosi delle terre, delle case e del futuro del popolo palestinese. Almeno 800mila persone sono state espulse dalle loro case e sono state costrette a vivere nei campi profughi. Chi non è riuscito a scappare o chi si è ribellato, è stato ucciso.

    Più di 500 villaggi palestinesi sono stati evacuati e completamente distrutti.
     Il 15 maggio per i palestinesi è il giorno della “Al Nakba”, che significa in arabo “la catastrofe”, il ricordo di una vera e propria pulizia etnica in cui lo scopo non era solo annientare la popolazione ma cancellare il popolo palestinese dalla storia e dalla memoria con l’eliminazione di foto, documenti e testimonianze
    “I vecchi rifugiati moriranno e i giovani dimenticheranno” affermò David Ben Gurion, primo ministro di Israele all’epoca; oggi nel mondo si contano 6 milioni di rifugiati palestinesi che vivono in campi profughi sia all’interno della Palestina che nei paesi limitrofi (Siria, Giordania, Libano) spesso in condizioni disumane, e non hanno nessuna intenzione di dimenticare la loro storia anche se non gli è ancora permesso di tornare nelle loro case d’origine nonostante la risoluzione ONU 194 approvata l’11 dicembre 1948 che cita nell’art.11 “…ai rifugiati che desiderano tornare alle loro case e vivere in pace con i loro vicini dovrebbe essere consentito di farlo al più presto possibile…” mai messa in atto.

    La Nakba per il popolo palestinese non è mai terminata, ancora oggi il governo israeliano, attraverso politiche razziste, di apartheid costringe i palestinesi a lasciare la loro terra e le loro case per la costruzione di colonie.
    Lo sradicamento di ulivi, il furto dell’acqua, l’impedimento di viaggiare liberamente sul proprio territorio, fanno parte dello scenario quotidiano palestinese. Chi si ribella a questa politica oppressiva viene arrestato. Ogni anno, il 15 maggio, mentre lo stato ebraico festeggia la nascita dello Stato d’Israele, i palestinesi commemorano il giorno della Nakba anche per rinnovare il sogno che hanno in comune tutti i rifugiati palestinesi: il ritorno nelle loro case.
    Il 15 maggio 2013 a Genova ricorderemo il 65° anniversario del giorno della Nakba con la proiezione del film “Roadmap to Apartheid” alle h.21 in p.zza Posta Vecchia e il 17 maggio 2013 alle ore 17,30 con un presidio in p.zza San Lorenzo.
    (Maria Di Pietro – foto da internet)