Categoria: Università

  • OLI 411 – LETTERE – Test universitari, il venusiano lingua d’ingresso

    1) Nel febbraio 2012 il premier Mario Monti ha ottenuto la copertina del prestigioso settimanale statunitense “Time”.
    Quali uomini politici italiani l’avevano ottenuta prima di lui?

    A Berlusconi e Mussolini
    B Berlusconi e Craxi
    C Andreotti e Prodi
    D Andreotti e Berlusconi
    E De Gasperi e Moro

    Questa domanda mi si presenta mentre studio per il test di ingresso a Scienze della Formazione con indirizzo di Scienze e Tecniche Psicologiche all’Università di Genova. Si palesa a pagina 163 del libro “Alpha test”, nella sezione “Cultura generale”. Cultura generale… Chi è comparso sulla copertina del “Time” è considerato argomento di cultura generale. Io la risposta non la so. Come non so quale regione del Canada ha rifiutato, tramite referendum, la scissione dal resto del paese (pagina 124 dell’eserciziario commentato) o quale artista italiano, nel marzo 2010, ha ricevuto una stella sulla Walk of Fame sull’Hollywood Boulevard di Los Angeles (pagina 117). Non so queste cose e mi immagino il giorno della prova davanti a domande del genere, con la consapevolezza che, se non rispondo, il punto raggiunto sarà 0 ma che, se invece provo a rispondere e sbaglio, otterrò “meno 0.25” punti. Mi piace la psicologia e vorrei essere messa nella condizione di poterla studiare, senza dover in parte vincolare questa mia possibilità alla conoscenza di dove è locata la torre più alta del mondo (Dubai, come vengo informato a pagina 119). Ovviamente non sono solo queste le domande presentate nel test d’ammissione. Ce ne sono di storia, lingua italiana, filosofia, ragionamento, biologia, inglese e domande legate alla comprensione di un testo. Ma il problema che si riscontra durante la preparazione di questo test di valutazione è la specificità delle informazioni richieste, che personalmente non riesco a collegare con l’idea di una buona preparazione a livello culturale o con all’essere dei validi studenti. Non trovo nessuna logica nella struttura di questo test e credo che non la trovino nemmeno gli autori del libro su cui mi sto preparando, a partire dal fatto che nell’introduzione si fa riferimento a “strategie” per valorizzare al massimo le proprie conoscenze e potenzialità. Vengo inoltre informata che “Conviene rispondere casualmente ogni volta che il numero di alternative tra cui si è indecisi è pari o inferiore al reciproco del punteggio negativo attribuito alle risposte errate”. Quindi mi sorge il dubbio che il modo di affrontare queste domande sia più che altro relazionato ad una questione di strategia piuttosto che di effettiva conoscenza o presunta attitudine. Ma se così è, partendo dal fatto che sono presenti delle domande palesemente troppo difficili, a cui la maggior parte dei partecipanti risponderanno a caso, fiduciosi di essere guidati dalla fortuna, perché esistono dei test di ammissione? Immagino che la risposta più ovvia sia “L’università non dispone di fondi, le richieste superano i posti disponibili e si presenta la necessità di effettuare una scrematura”.
    Ma perché esistono questi tipi di test di ammissione? Quanto efficaci sono per determinare la mia potenzialità di essere in futuro una brava psicologa? Non sarebbe meglio sottoporre i candidati alla lettura di un testo attinente alla facoltà in cui vogliono entrare e somministrare una serie di domande sul libro indicato?
    Oppure, perché non consentire di iscriversi liberamente all’università e far fare agli studenti un esame specifico dopo qualche mese?
    Mentre continuo a studiare penso che, se non verrò ammessa in questa facoltà, saranno stati spesi inutilmente 50 euro di iscrizione al test e 51,80 per i due libri di preparazione . Un totale di 101,80 euro solo per affrontare un test. Se avessi comprato tutti i libri indicati per la mia completa preparazione, ossia quattro (Teoritest 7 “Manuale di preparazione” , Esercitest 7 “Eserciziario commentato” , Veritest 7 “Prove di verifica” e 5500 Quiz “I quesiti delle prove di ammissione”) il totale della spesa sarebbe stato 114,70 euro, solo di libri. E’ evidente che esiste un discreto business dietro tutta questa faccenda. Decido di provare a simulare una prova completa, vado sul sito dell’Università e scarico il pdf del test di ammissione 2013/2014. Nella parte di ragionamento logico trovo la seguente domanda:

    49 Traducendo dal Venusiano all’Italiano si ha che:

    Malgauper = Crostata di mele
    Malgaport = Succo di mele
    Moggragrop = Marmellata di arance

    Quale parola puo’ significare “succo di arancia?”
    A. Malgagrop
    B. Moggaport
    C. Moggauper
    D. Malgamogga
    E. Moggamalga
    Scelgo la A. Ma è sbagliata. La risposta giusta è la B. Meno 0,25 punti.
    (Lettera firmata – immagine da internet)

  • OLI 402: EUROPA – Università tra i PIGS

    E’ un tramonto fantastico, il cielo azzurro si tinge di rosa, un vento sottile corre tra le fronde, le cicogne si accoccolano sul camino del chiostro, in Spagna le chiese chiudono tardi, alle otto c’è ancora messa e così puoi entrare a visitare chiese e musei. Intanto nella piazzetta della facoltà di filologia c’è chi legge sulle panchine, mentre ragazzi chiacchierano stravaccati sulla scalinata in mezzo alla strada perché il centro storico è rigorosamente pedonale, con la gente che passeggia, godendosi l’arietta e l’ultimo tiepido sole. Poi la piazza si svuota, restano soltanto i passanti, non ci si fa caso, ma si sono accese le luci al piano rialzato del vecchio palazzo, ecco s’intravedono una lavagna con scritte in francese, un uomo in piedi che sta parlando, di fronte tanti giovani: sono le otto di sera della vigilia di giovedì grasso e c’è lezione all’università di Salamanca e alla sera i ragazzi saranno in piazza a festeggiare il carnevale. Ma che bravi questi insegnanti spagnoli e anche i ragazzi.

    A Coimbra, Portogallo, è domenica e c’è fermento nel cortile centrale dell’Università, un piazzale maestoso, edifici importanti, dall’aria antica e molto fatiscente, fotografati dai turisti insieme al panorama che si gode da lassù. Coimbra è sede universitaria dal 1300, una delle più antiche del mondo, arroccata nel centro storico dalle viuzze strette, lucide di ciotoli bianchi, percorsi da temerari in auto che sfiorano i muri. Tutto appare un po’ fanè, poche le vie ben tenute e le case paiono abbandonate, soltanto alcune, le più degradate, hanno panni stesi, luci accese e manifesti appesi alle ringhiere. Sembra disabitato il centro storico, in maggioranza vedi giovani, probabilmente studenti, che taroccano su giù per i vicoli sotto lo sguardo indifferente dei rari abitanti del posto. Non ci sono spazi, piazzette, ritrovi e i giovani sono invisibili. Non c’è l’atmosfera di Salamanca, l’università più antica della Spagna, dove, non soltanto per il Carnevale, il centro della città, Plaza Mayor, il modello di quella più famosa di Madrid, è un brulicare di giovani e non, che passeggiano in libertà, senti chiacchierare in tante lingue sotto gli ombrelloni dei baretti. Coimbra ricorda Genova per il “riguardo” riservato alla gioventù, ai ragazzi che vengono qui a studiare, ma nel cortile dell’Università di Coimbra gli studenti hanno trascorso il pomeriggio festivo a distribuire volantini ai turisti, disciplinavano le visite all’Aula magna, alle cappelle, con la loro toga nera svolazzavano sorridenti tra i passanti.
    (Bianca Vergati – foto dell’autrice)

  • OLI 392: LAVORO – Sara, Elina e un pianoforte

    Sara da Milano, friulana, risata cristallina, Elina finlandese da Lussemburgo, poche parole, sguardo diretto, hanno in comune l’Università, entrambe hanno studiato ad Edimburgo, generazioni in viaggio, leva ’90, anno più anno meno, studiose e la Scozia premia i ragazzi d’impegno con l’università gratis.
    Laureate a giugno, tutte e due si sono fermate nel Regno Unito, Elina ha vinto un dottorato in neuroscienze, sede a Londra, mentre già vi si era trasferita Sara a ferragosto per lavorare in una casa di numismatica, le amiche ancora insieme. Ecco arrivare per Sara un’offerta di lavoro presso una casa d’aste di Edimburgo, dove aveva fatto uno stage, un sogno per lei che ha studiato arte, mentre per Elina c’è la conferma di borsa di studio per quattro anni del suo dottorato.
    Dieci giorni per cambiare casa e vita, partono da Londra, Sara con i suoi bagagli, per tornare di nuovo a Edimburgo, da cui era partita in giugno, Elina per portare via da Edimburgo tutte le sue cose insieme al suo amato pianoforte. Oplà e via, quasi in pellegrinaggio le ragazze, l’auto lungo strade secondarie per evitare il traffico, a rincorrere pioggia e sole.
    L’ultimo viaggio spensierato, le riunisce un pianoforte, le aspetta la vita, un’altra vita, quella da grandi: sono i nuovi migranti, i figli della vecchia Europa, che a casa non trovano spazio per i loro sogni e allora vanno via, curiosi, determinati, giovani esploratori, che come gli immigrati di una volta hanno fame di lavoro, sono magari più attrezzati, di sicuro consapevoli che le loro patrie li hanno dimenticati, che forse non potranno realizzare quei sogni. In Italia a quattro anni dalla laurea triennale chi resta e lavora, guadagna in media 500 euro netti in meno che all’estero (Corriere della Sera 14/10) e  con quei soldi puoi avere un tetto sulla testa. Questi ragazzi fanno numero per le statistiche, prologo ai discorsi della politica e da chi un tempo il lavoro lo difendeva. Dà un brivido vedere sfilare impiegati, autisti, operai, che in questi giorni riempiono le piazze, lavoratori giustamente impauriti di perdere il lavoro: lavoratori che il lavoro però già lo hanno e nemmeno li sfiora il pensiero di chi ancora non ha un’occupazione, di chi l’ha precaria, di chi va via per cercarla.
    E’ la crisi che oscura menti e cuori, nessuno di quei dimostranti pensa a chi verrà dopo, non conta più poi tanto cercare di mantenere aziende o imprese, contano quei posti di lavoro e basta, è sopravvivenza. Crollano le iscrizioni agli istituti professionali industriali e vanno forte gli studi di enogastronomia, turismo e agraria (Sole 24ore,  27/10), due cuochi per ogni operaio, un bene e un male: si guarda al Bel Paese con le sue bellezze e le sue tradizioni, una rivoluzione culturale nell’ultimo quadriennio, con un aumento del 45% nelle Facoltà citate. Ok al made in Italy, ma le eccellenze di artigianato e industria chi le porta avanti?
    “I ragazzi sono in giro”, ormai si dice così e non sono i “figli di papà”, tante madri e padri hanno fatto sacrifici per mandare i figli via, li hanno fatti partire per non vederli all’angolo, alla finestra, senza sapere se torneranno. Ragazzi carissimi, ai vostri cuccioli non riusciremo nemmeno a cantare una ninna nanna.
    (Bianca Vergati – immagine di Guido Rosato) 

  • OLI 386: IMMIGRAZIONE – Il sogno americano sarà mai italiano?

    “Rachid il laureato”, titolava così pochi giorni fa Repubblica e i Tg hanno dedicato gioiosi servizi alla storia del giovane marocchino, 26 anni, arrivato quattordici anni fa con i fratelli e laureatosi al Politecnico di Torino, vendendo accendini e fazzoletti. I compagni stralunavano ad incontrarlo fuori dalle aule, ma poi è diventato uno di loro, la gioventù non è così classista.

    Un vanto per la nostra Università, frequentata da 66 mila stranieri, di cui 52 mila extracomunitari, un bel traguardo per il ragazzo immigrato e anche per il Bel Paese perché significano nuova linfa, nuovi talenti, che diventeranno parte della nostra società, così vecchia e così giovanilmente “ignorante”per competenze alfabetiche, secondo l’Ocse in coda ai Paesi occidentalizzati.
    Il Sole 24 ore, nel suo inserto di Economia e Società del 29 settembre, pochi giorni prima di Lampedusa, dedicava una pagina  “all’immigrazione che fa profitti”, gli immigrati sono anche produttori e consumatori. Provocatorio e un po’ “leghista”,  l’articolo analizzava invece pacatamente il saggio di Alvaro Vargas Llosa “Global Crossing:immigration, civilization, and America”: riguardo l’immigrazione non c’è nulla di nuovo e nulla da temere, si sottolineava, se non i luoghi comuni.
    Oggi l’immigrazione internazionale pesa per il 3% della popolazione mondiale e la questione islamica ne riguarda una percentuale modesta,  mentre l’argomento migliore su cui giocano i “chiusisti” è l’idea che la ricchezza, ovvero l’occupazione, sia una torta da fare a fette, ogni lavoro ad un immigrato sottrae pane ad un lavoratore autoctono. Ma, rileva l’autore, se così fosse, come mai negli Usa dal 1950 fino alla crisi del 2008, quando si è triplicata la forza-lavoro composta pure da tanti  immigrati, non si era mai registrato alcun aumento a lungo periodo nel tasso di disoccupazione?
    Si dirà poi che gli immigrati competono in prevalenza per lavori a bassa specializzazione, vanno a danneggiare una categoria di lavoratori fra i più deboli; ma sostiene Vargas, “gli immigrati hanno quasi per definizione spirito imprenditoriale”: un sesto delle start up  statunitensi è sorto per iniziativa di un americano di prima generazione. Cita esempi illustri, come Sergey Brin di Google, che lasciò la Russia da bambino, Pierre Omidyar, fondatore di Ebay, figlio di immigrati iraniani, Jerry Jang, di Yahoo, arrivato da Taiwan.
    Nel nostro Paese una larghissima maggioranza di nuovi imprenditori sono stranieri, anche sotto casa vediamo tanti negozi di frutta e verdura un tempo spariti e ora riaperti da immigrati, che cercano una chance di vita dignitosa, aiutano la nostra economia. Eppure in Italia ci vogliono fino a ventiquattro mesi per ottenere lo stato di rifugiato, e aridi, realistici conti rilevano che un rifugiato costa trenta euro rispetto ai centosedici di un detenuto.
    Curiosamente, nell’Europa, che pure considera la libertà di movimento uno dei suoi pilastri, solo un europeo su dieci è nato da genitori stranieri: al di là della pietas per il cimitero del mare, forse siamo noi del civile Antico Continente i veri chiusisti.
    (Bianca Vergati – foto di Giovanna Profumo)

  • OLI 364: TEATROGIORNALE – AAA giovani italiani cedesi

    A partire dal 31 gennaio 2013 OLINEWS pubblica i contributi di Arianna Musso che, ispirandosi ad una notizia, ne trarrà un testo letterario. 
    Dal corriere.it: Ricerca in Italia? Meglio fare il lampredotto.

    Firenze, pensilina dell’autobus.
    Una giovane donna bionda alza il cappuccio della figlia più grande. La bambina sta giocando con i piedi della sorellina che escono dal marsupio. La piccola avrà sei mesi, occhi azzurri, cappellino rosa.
    – Look, bird! – Esclama la donna indicando un merlo che vola.
    – Dove?- La grande smette di torturare il piede della sorellina e alza il naso.
    – Dove si dice where. Anche se non abitiamo più a Zurigo può sempre capitare che incontri dei bambini non italiani, magari dei turisti, devi saper parlare con loro – La mamma le parla sorridendo, con un dito tra le mani della piccola.
    – Dei bambini come Anne?- La bimba continua a tirare il piedino della sorellina.
    – Come Anne, come Can, come Didier.
    – Ma Can era turco.
    – Ma parlavamo in inglese, ti ricordi ?
    – Torniamo a Zurigo ?
    – No amore, non torniamo più a Zurigo perché la mamma ha cambiato lavoro: non faccio più la ricercatrice in medicina molecolare ma vendo i panini col lampredotto più buoni di Firenze.-
    – Insieme a nonna Gilda!- grida la bambina e saltella felice del tono entusiasta della sua mamma.
    Arriva l’autobus, la mamma la prende per mano e la tira per farla salire; la bimba sfila inavvertitamente la scarpina di lana rosa della sorella che cade sul marciapiede.
    (Arianna Musso)

    Segnalazione: venerdì 8 febbraio ore 17,30 circolo Zenzero, via G. Torti 35 Genova, presentazione del numero 4 della rivista “Quaderni di San Precario”

  • OLI 353: GRADUATORIE – All’Italia il primato in chirurgia estetica

    Non c’è nessun ateneo italiano tra le prime cento università nell’Academic ranking of world università (la classifica elaborata dalla Jiao Tong University di Shanghai, che ha indicato i primi 500 atenei del mondo). L’Italia è tra gli ultimi in Europa nella concessione del diritto di voto e della cittadinanza ai migranti, ed è ai primi posti nella classifica mondiale della corruzione percepita e si colloca al pari di Paesi come il Ghana e la Macedonia, (rapporto realizzato dalla commissione sulla prevenzione del fenomeno corruttivo nominata dal ministro della Pubblica Amministrazione, Filippo Patroni Griffi).
    L’Italia è all’87° posto per quanto riguarda l’occupazione femminile, al 121° per la parità salariale, al 97° per la possibilità che hanno le donne di ricoprire incarichi al vertice (n. 874 del settimanale internazionale) . In compenso siamo tra i primi paesi al mondo per il ricorso alla chirurgia plastica, davanti a noi solo la Korea del Sud e la Grecia. Dati rilasciati dalla Società Internazionale di Chirurgia Plastica Estetica (ISAPS).
    (Saleh Zaghloul)

    http://www.dailymail.co.uk/femail/article-2134352/One-women-Seoul-gone-knife-South-Korea-tops-global-list-plastic-surgery-procedures.html

  • OLI 295: UNIVERSITA’ – Auguri Mohamed

    In controtendenza con il resto d’Italia l’Università di Genova aumenta gli iscritti del 5% ma la Facoltà di Ingegneria dimagrisce per effetto della riforma Gelmini, pur aumentando del 10% le matricole.
    Diminuiscono non gli alunni ma i professori, ne mancano oltre sessanta fra pensionati non più sostituiti e mancate assunzioni: chissà se la sentenza del tribunale di Genova farà testo ora che il Ministero della P.I. è stato condannato a risarcire i precari poiché di fatto “Sussiste un fabbisogno certo e non episodico della prestazione”, visto che i docenti anno dopo anno vengono riconfermati nell’incarico (Il Sole 24 Ore, 26 marzo).
    Anche i corsi si riducono, alcuni rischiavano di sparire, non raggiungendo il quorum dei cento iscritti, come elettronica ad esempio, e così sono stati accorpati. Si darà maggior spazio alla tecnologia dell’informazione insieme all’elettronica: forse non sarà studiato il caso Mediaset con meno spettatori e sempre più pubblicità. Si istituisce una laurea in yacht design a La Spezia, di cui ne esiste soltanto un altro esempio a Southampton, forse perché sono aumentati i ricchi vogliosi di mega-imbarcazioni, pur essendo in crisi il mondo, cantieri compresi.
    Già funzionano corsi in inglese a Savona per l’energia, e a Genova per la robotica.
    Insomma una proposta culturale nuova per internazionalizzare l’offerta e attrarre studenti dall’estero perché è proprio all’estero che i nostri laureati piacciono e anche le nostre lauree.
    Auguri ragazzi, intanto facciamo il tifo per Mohamed Z., cittadino marocchino, che si laureava in questi giorni nella triennale di Ingegneria Meccanica. Non era partito bene cinque anni fa e al primo corso aveva copiato un compito di disegno, mettendo nei guai un altro studente: compagni e professore però avevano capito e lui, che masticava un franco-italiano stentato, è arrivato al traguardo. Chissà se continuerà gli studi, se rimarrà in Italia, magari tornerà al suo paese e cercherà di essere parte attiva di quel mondo, che ha tanto bisogno di tutto. Ma c’è un futuro là per chi ha fatto tanti sacrifici per studiare?
    Ci consolerebbe sapere che dall’Occidente potessero arrivare nel Nord Africa in tumulto, giovani preparati per aiutare il proprio paese, nuovi cittadini che sappiano far progredire queste giovani società.
    La colpa più grande dell’Europa è quella di non aver aiutato le sue ex colonie a formare nuove classi dirigenti, a rafforzare il tessuto sociale, la cultura del diritto e delle tecnologie: comodo il rais di turno.
    Faticosamente istruzione e cultura si sono fatti strada e con la Rete si è fatta la rivoluzione.
    Troppe le diseguaglianze, la povertà e l’anelito di democrazia.
    Certo viene alla mente il ricordo di un altro Mohamed, disoccupato, ambulante occasionale per sopravvivere, datosi fuoco in Algeria perché la polizia aveva distrutto il suo carretto di merci. Mohamed Bouaziz era laureato in economia.
    (Bianca Vergati)

  • OLI 292: CULTURA – Fenzi all’Università: un parere

    “Il professore ex brigatista torna in cattedra a Balbi 4” così titolava La Repubblica – Genova lo scorso 2 marzo l’invito della facoltà di lettere ad un convegno di studio al professor Fenzi nella sua qualità di “esperto riconosciuto a livello internazionale sul Petrarca”.

    La reazione dell’AIVITER, associazione delle vittime del terrorismo, induceva i vertici dell’Ateneo a prendere la soluzione ritenuta più confacente per mettere la parola fine alle polemiche: annullare il convegno. Peraltro Sabina Rossa, figlia del sindacalista assassinato, esprimeva senza mezzi termini il suo dissenso sulla soluzione adottata dall’Università.

    Riprendeva l’intera questione il professor Coletti con l’articolo “Fenzi, la scienza, la memoria e le polemiche all’Università (La Repubblica, Genova 6 Marzo). Pacata e chiarificatrice presa di posizione del docente di Lettere, che dopo una sintetica descrizione degli anni di piombo a Balbi, le contestuali condanne espresse da Sanguineti e Croce, definite “stupende” le dichiarazioni di Sabina Rossa, precisa di considerare “sbagliato aver sospeso l’asettico convegno e assurdo che il rettore ed il preside di lettere abbiano, dopo averlo dato, ritirato il loro patrocinio”. Articolo che rifugge dal conformismo imperante anche all’università e che riafferma senza ambiguità quale dovrebbe essere la posizione nei confronti di chi, avendo sbagliato, ha espiato il suo errore. Il professore giustamente ricorda che “l’università è un luogo di studio e ricerca e l’annullamento di un convegno per ragioni non culturali è una sconfitta per la scienza”.

    Faccio parte anche io all’AIVITER e concordo con Sabina Rossa come pure con le argomentazioni del professor Coletti. Aggiungo che già anni fa non avevo condiviso il rifiuto dell’allora sindaco di Bologna di concedere nella città da lui amministrata gli spazi a Curcio che, espiata la sua condanna, doveva presentare una ricerca sulla grande distribuzione, commissionatagli dalla CGIL. Per questo ero presente alla presentazione fatta da Curcio a Genova, trovando molto interessante e documentato il suo studio, e appropriato concedere i locali nel Palazzo Ducale.

    Ritengo infatti che debbano essere pienamente reintegrati nel consorzio civile coloro che, dopo aver sbagliato, sottoposti a regolare processo, abbiano scontato la pena secondo la legislazione vigente. Mi restano invece molti dubbi su quanti, inquisiti o condannati in primo – secondo grado, possano continuare a sedere ove si gestisce la cosa pubblica, si legifera, si governa o, peggio, su chi facendosi scudo degli incarichi istituzionali possano sottrarsi alla giustizia.
    (Vittorio Flick)

  • OLI 279: UNIVERSITA’ – La borsa e la vita

    Il bando in università è uscito a fine settembre. Scadenza metà ottobre.
    La facoltà è nel nord Italia, lontana da Genova, “ma cosa importa” pensa Ester “di questi tempi una borsa da 17.000 euro lordi annui, è grasso che cola…”
    Ester sa che questo concorso non è propriamente rivolto a lei.
    Ne viene a conoscenza perché il candidato, sul quale il bando è stato cucito come un vestito di Caraceni, gliene parla. E lo fa con naturalezza.
    In verità lui non sa se abbracciare l’occasione che gli viene offerta dall’università, quindi informa Ester, qualora lui decidesse di non presentarsi alla selezione per la borsa.
    E’ un ragazzo magnanimo e solidale.
    A complicare la vicenda si frappone la volontà di Ester di partecipare al concorso comunque.
    Quella materia è anche la sua materia, la conosce e decide di preparasi.
    Le domande per il bando diventano due, di cui una assai sgradita.
    Le pressioni si sprecano. Primo fra tutti il candidato prescelto che la chiama e le suggerisce vivamente di lasciar perdere. Pena l’esclusione certa da future eventuali collaborazioni con l’ateneo. Poi i professori che, a vario titolo, le fanno capire che non è cosa. E che quella borsa non è sua.
    Ma Ester è testarda.
    L’ultima pressione le viene rivolta di persona, il giorno del concorso, dalla ricercatrice dell’università, che le chiede in privato se poi, alla fine, ha davvero deciso di presentarsi davanti alla commissione, e si irrigidisce alla risposta.
    La commissione d’altronde dedicherà alla candidata appena quattro minuti.
    Nemmeno il tempo utilizzato da Ester per comprare il biglietto del treno che l’ha portata davanti a loro.
    Pochi giorni dopo, un avvocato suggerisce Ester di non procedere per vie legali e di non raccontare questa storia perché rischia la querela. Mentre un professore le ricorda che “così è la vita”.
    Ha confortato Ester l’uscita di una fotonotizia apparsa il 12 novembre 2010 a firma Marco Fiolini nell’inserto del venerdì di Repubblica dal titolo “Scommettiamo chi vince il concorso?” nella quale si scrive di blog che anticipano i nomi dei candidati che si aggiudicheranno i posti in università. “Le soffiate vincenti si aggirano attorno al 95%”, scrive il giornalista.
    Così è la vita. E’ ancora permesso immaginarne una diversa?
    (Giovanna Profumo)