Ve l’immaginate una partita a scacchi tra un campione e un gruppo eterogeneo di amateur? La posta in gioco è rilevante e ogni parte deve fare un certo numero di mosse in un periodo di tempo stabilito. Il campione fa le mosse al tempo giusto, ma, se conviene, le ritarda per innervosire l’avversario. Il gruppo, invece, le discute, nel rispetto, si capisce, della sua struttura più o meno gerarchica e della sua composizione più o meno variabile. Secondo voi, chi vince?
La partita è il famoso “Accordo di programma” che, con relative modifiche, fu firmato nel 2005 e il campione è, inutile dirlo, Emilio Riva, nono produttore mondiale di acciaio, sesto in Europa, primo in Italia. Il 2010 doveva segnare la dismissione delle lavorazioni a caldo a Cornigliano e il potenziamento degli impianti a freddo (produzione di banda stagnata, zincata ecc.). Sarebbe stata “la rinascita della Genova siderurgica, pulita, ipertecnologica, del terzo millennio. Ma, a leggere Il Sole 24 Ore del 3 marzo 2008, il 2010 sembra ancora molto lontano: “Riva ammette le difficoltà per l’attuazione del piano di rilancio dell’acciaieria. La crisi della banda stagnata continua a mordere e fa accantonare l’investimento in una nuova linea; una centrale elettrica da 300 Mw ancora ferma al palo; 650 cassintegrati espulsi dal ciclo produttivo con la chiusura dell’area a caldo che dovranno rinviare il rientro in fabbrica”.
Mese: Marzo 2008
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Cornigliano – Non giocare a scacchi con Karpov-Riva
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Mind the gap – Nella città anziana vietato invecchiare
Se ci lasciamo raccontare Genova dalle statistiche, scopriamo che possiede un indice di vecchiaia tra i più alti di Italia, pari a 242, ovvero vi sono 242 persone di 65 anni e oltre per ogni 100 giovani sotto i 15 anni; l’età media dei genovesi è di 47,0 anni, con un picco di 48,5 anni nella circoscrizione Medio levante (http://it.wikipedia.org/wiki/Genova). D’altronde è sufficiente una passeggiata per le strade per capire che la Superba è una signora di una certa età.
Ma le strategie di mercato o non hanno gli occhi o li hanno troppo lungimiranti, così un’azienda cosmetica ha fatto comparire il suo slogan “Vietato invecchiare!”, nelle farmacie ed erboristerie, costellando da alcuni mesi la città con l’ordine perentorio.
Cosa significherà mai, “vietato invecchiare”? Forse, un invito all’imbalsamazione di malcelata violenza, ancora più subdolo perchè veicolato all’interno delle farmacie, il luogo autorevole che per statuto dovrebbe perseguire la salute ed il benessere, mentre, se è vietato invecchiare, è fatto parimenti divieto di vivere.
Con un sottile sentimento del contrario, nonostante tutto, Genova ed i suoi abitanti continuano ad invecchiare, mentre lo slogan imbelletta goffamente le vetrine e rinverdisce, ad uso marketing, la fontana dell’eterna giovinezza.
(Eleana Marullo) -
Il centro della vita secondo il Papa
Il Papa ha detto che la vita va difesa dall’embrione al coma.
Nuovo incoraggiamento per quelli che si affannano a rianimare feti di ventidue settimane che comunque soccomberanno con un supplemento di qualche ora o qualche giorno di sofferenza, mentre nei casi rarissimi in cui sopravvivano la sofferenza durerà una vita intera.
Incoraggiamento anche per quelli che negano tregua alle persone attaccate a macchine che prolungano insensate torture senza scopo né speranza. Siamo all’indomani del centesimo 8 marzo: speriamo che le donne possano avere la forza di continuare ostinatamente a difendere il centro e la gioia della vita.
(Paola Pierantoni) -
Addio Don Balletto separato in chiesa
La chiesa di San Siro era stracolma di gente venuta a salutare Don Balletto. Ma in questo ultimo giorno, per la prima volta, Don Balletto era lontano. La morte l’ha interamente riconsegnato alla Chiesa. Decine di sacerdoti vestiti con i paramenti sacri gli tributano un onore, ma insieme lo separano dalle centinaia e centinaia di persone che hanno parlato con lui in questi anni, come amici.
La presenza di Don Gallo seduto su una panca, in borghese, accentua questa distanza. Ad officiare è venuto il cardinale. La guardia del corpo, con la pistola che gli rigonfia la giacca, guarda in continuazione in giro, nervosa, sospettosa del popolo che affolla la chiesa. La distanza è veramente troppo grande.
(Paola Pierantoni) -
La cultura diffusa dell’insicurezza
Mentre leggo il giornale che riporta la notizia del portuale morto recentemente a Genova, mi trovo in taxi. C’è molto tumulto negli ambienti sindacali, c’è previsione di uno sciopero, anche i cartelloni del Comune sono usati per diffondere la notizia. E passando lentamente in taxi tra cantieri irregolari con rischio di caduta nelle fosse stradali, asfalti disconnessi che sono una trappola per le moto, sonnolenti multatori che appongono i loro fogliettini camminando in mezzo alla strada con l’immancabile spalla sollevata a sorreggere il telefonino in funzione, in mezzo a tutte quelle che non posso vedere dietro ai muri delle case, mi scappa lo sguardo al cruscotto del mio taxi, dove un grosso cartello plastificato campeggia proprio sopra l’air-bag lato passeggero, attaccato con il classico nastro adesivo. Lo so di essere anormale, ma penso a cosa potrebbe succedere ad un passeggero durante un urto, magari minimo ma frontale, ricevendo quel cartello in faccia spinto dall’air-bag.
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VERSANTE LIGURE
ABUSI E COSTUMIEsterofilo al minimo
sii, se vuoi esser lieto
spezia di orgoglio indigeno
ogni esotico mito:
gli Usa avranno Guantanamo
però noi, Bolzaneto

Ai confini della realtà
Enzo Costa
email: enzo@enzocosta.net; http://www.enzocosta.net
Illustrazione di Aglaja
email: aglaja@fastwebnet.it; http://aglajage.splinder.com
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Sanremo – Giustizia, non omaggi ai caduti del lavoro
Eh sì! Sicuramente sarà più sollevato Fabrizio Cannonero, il portuale genovese morto cadendo da una nave giapponese senza balaustre nella notte tra giovedì e venerdì. La sua faccia (o quello che ne resta, visto che non hanno permesso ai congiunti di avvicinarsi alla banchina dove era cadavere) avrà lineamenti più distesi avendo saputo che il festival di Sanremo ha dedicato un “omaggio” ai morti sul lavoro. E certamente anche gli operai della Thyssen, che erano un bel gruppetto, proveranno più calore nello stare insieme nel luogo in cui si trovano, dopo che Pippo Baudo ha reso “omaggio” alle loro non più disponibili vite. Così dice il telegiornale nazionale e la giornalista del TG3 della Liguria. Adesso si dice “omaggio” per dire ricompensa o cosa?
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Gravina in Puglia – Non soltanto i pedofili insidiano i bambini
I soliti (discutibili) applausi al feretro, lacrime, mazzi di fiori e tanti peluche con dediche di affetto, di tenerezza, sono gli aspetti visibili della commozione popolare che segue le più insopportabili tragedie sciorinate dalla cronaca quotidiana, ultima la fine atroce toccata ai due fratellini di Gravina in Puglia. Certo nessuno può dubitare, tanto meno sorridere, dei sentimenti espressi magari in modo ingenuo, un po’ teatrale, da tante singole persone; ma allo stesso modo non si può tacere il rischio che il coro del pianto, amplificato dai media, possa cancellare lo scenario di degrado generalizzato e le responsabilità non solo morali che un simile sciagurato episodio mette in tutta evidenza.
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Università/1 – Strozzini molti, servizi pochi
Dopo anni una inchiesta di Repubblica Lavoro (16 febbraio ’08) sugli universitari fuori sede, italiani e stranieri (questi più del 5% del totale), a Genova: stanze mono o condivise, con e senza uso di cucina, con e senza aggiuntivi compiti domestici, alle condizioni più diverse. Unico punto in comune: tutto in nero. Nessuna titolare – e quindi famiglia di appartenenza – ha in mano uno straccio di ricevuta, un pezzo di carta con valore legale che documenti l’entità del pagamento. Quanti sono? Centinaia, migliaia? Non si sa. Come vivono? Non si sa. O meglio lo sanno gli interessati ma non la città che li accoglie. E neppure è interessata a saperlo l’università dove studiano, una delle prime aziende della città, che ha tremila dipendenti e che partecipa ad un ente, l’Agenzia regionale per i servizi scolastici e universitari (Arssu), che appunto di queste cose dovrebbe occuparsi. L’Arssu appunto che dopo anni di questo scandalo solo ora (Repubblica 19 febbraio ’08) ha chiesto al Comune… uno sconto sull’ICI per gli affittuari di stanze e appartamenti per convincerli ad emergere dal nero. Come dire: se rispetti la legge ti diamo un premio. E un albo degli affittacamere con le caratteristiche di quelle offerte in affitto? Neppure se ne parla. Più che un omaggio al libero mercato sembra una autorizzazione allo strozzinaggio.
(Manlio Calegari) -
Università/2 – Genova: i numeri della decadenza
Repubblica 17 febbraio ’08: a Genova, all’inaugurazione dell’Anno accademico, l’ospite di eccezione è il vicedirettore della Banca d’Italia. Parla con i numeri: la crescita economica dell’Italia è bassa, la produttività cresce poco, il reddito pro capite ristagna. In deperimento graduale anche il capitale umano: il 25% degli studenti ha competenze scientifiche insufficienti, la percentuale sale al 33% per quanto riguarda la matematica. Il 50% degli studenti non è in grado di comprendere e di restituire un testo di media difficoltà. Nessuna sorpresa: nelle graduatorie internazionali le università italiane appartengono alla seconda fila. Ma sanno anche come si sfugge al giudizio: concorsi addomesticati e molta autoreferenzialità circa i rendimenti didattici e la qualità della ricerca che vi si produce. In altre parole: da noi la corporazione universitaria fa finta che tutto vada bene.
Una conclusione già in qualche modo annunciata da “L’inchiesta” pubblicata da Repubblica il 6 febbraio ’08: “Dopo anni di università alle spalle un dottore su cinque ha serie difficoltà ad usare la parola scritta”.
Tra le conclusioni possibili per il lettore se ne affaccia una: l’università sembra attenta più a prendere che a quello che dà. E la città? Ha l’indotto e tanto basta.
(Manlio Calegari)