“Mani sporche” – La gran voglia di pulizia

C’è voluto un tomo di novecento e più pagine (“Mani sporche” di Gianni Barbacetto, Peter Gomez e Marco Travaglio, edizioni Chiarelettere, euro 19,60), per raccontare come dal 2001 al 2007 la politica corrotta si è mangiata la seconda repubblica. Non è vero che si tratta di una storia nota: se il volume ha assunto le dimensioni che ha, è proprio perché i giornali (non parliamo poi dei tg) l’hanno raccontata solo parzialmente, quando non l’hanno glissata del tutto. Pongono rimedio gli autori con un sapiente lavoro di restauro della memoria, capace di restituirci nella sua eloquente sequenza il film dell’intreccio politica-affari e dell’indecente reazione del potere per fermare in tutti i modi le inchieste della magistratura.


Giustamente ci vengono ricordate le leggi della vergogna varate dal governo Berlusconi: Cirami, ex Cirielli, Castelli, falso in bilancio, Gasparri sulla tv, Frattini sul conflitto d’interessi, la stessa porcata come Calderoni ha definito la sua riforma elettorale; senza contare il pacchetto di misure – contro le rogatorie internazionali, le intercettazioni, ecc. – studiate dagli avvocati-parlamentari del cavaliere per ostacolare l’accertamento della verità. Solo che queste leggi-scandalo sono ancora in vigore, nonostante i due anni del governo Prodi che aveva promesso di abolirle. Mancavano i numeri o il coraggio di affrontarle, mettendo ciascun parlamentare di fronte alle sue responsabilità?
Col senno di poi si può dire che si è solo prolungata un’agonia, finché ci ha pensato Mastella a dare il colpo di grazia, col suo melodrammatico discorso: tra la politica e l’amore scelgo l’amore (ferito dall’arresto di sua moglie). Discorso che nella sostanza, come nota Travaglio, ricalca quello di un Craxi sotto accusa in Parlamento; con una differenza: che mentre le parole del leader del Psi furono accolte allora dal gelido silenzio della sinistra, per Mastella c’è stata un’ovazione bipartisan. Segni di una marcia indietro preoccupante, quanto e non meno le autorevoli adesioni (D’Alema compreso) a proposte per impedire che la stampa pubblichi i testi delle intercettazioni, dimenticando che senza quelle indiscrezioni il governatore della Banca d’Italia Fazio (quello baciato in fronte dal banchiere arrestato Fiorani) sarebbe ancora al suo posto.
Quanto siano ancora vivi, sentiti, gli interrogativi sulla “questione morale”, lo ha dimostrato la sera di lunedì 18 la barriera umana che letteralmente impediva di avvicinarsi alla stipatissima sala interna della Feltrinelli di Genova, dove Travaglio ha presentato “Mani sporche”. Dai microfoni che diffondevano negli altri piani della libreria le voci del dibattito non sono piovute solo espressioni negative: un primo segno di cambiamento c’è ed è l’impegno di Veltroni a non accogliere nelle liste del Pd candidati con condanne o pendenze giudiziarie. E’ già qualcosa. E stavolta Berlusconi non potrà dire di essere stato copiato, visto che con gli stessi criteri di selezione lui stesso risulterebbe “impresentabile”.
(Camillo Arcuri)