Storia. La campagna d’Italia non fu un regalo

D’accordo sul grazie dovuto agli Alleati e sul rispettoso ricordo di quanti lasciarono la vita in Italia nella guerra contro il fascismo. Ma mi sembra eccessivo sostenere che quei soldati erano qui “allo scopo di restituirci la libertà e la democrazia” e che a questo scopo sacrificarono la vita (come sul Corriere della Sera del 3 maggio). Gli alleati hanno combattuto in Italia per loro precisi interessi in lato senso politici, e per questo rischiarono (e molti persero) la vita.


Che il loro sacrificio sia stato un aiuto – anche determinante – per la nostra causa è indiscutibile, ma sospettarli di essere stati altrettanti Lord Byron, e di avere scientemente lasciato madri piangenti, spose vedove e figlioletti orfani per ridare la libertà agli “italiani”, fino al giorno prima fascisti e nemici, è a mio avviso quasi offensivo per il loro umano buon senso. Lo ha detto anche il Manzoni, in tempi non sospetti, quando disilludeva il popolo italiano sulle intenzioni che muovevano i Franchi a liberarli dai Longobardi: “E il premio sperato, promesso a quei forti / sarebbe, o delusi, rivolger le sorti / d’un volgo straniero por fine al dolor?”
(Luigi Lunari)