Cornigliano. Verità, mezze verità e bugie sull’acciaio

Il 17 febbraio 2005, a un mese e mezzo dal voto che lo incoronerà, i quotidiani locali annunciavano che Burlando aveva un suo progetto per Cornigliano. A giorni lo avrebbe presentato alla città. L’idea era semplice: “più spazio a Riva”. E’ precisamente quello che si sente al teatro Modena scelto da Burlando per calare l’asso. Così i quotidiani del 22 febbraio: “Burlando ridisegna l’acciaio. Claudio Riva: E’ un’ottima idea”.


Nel teatro gremito in ogni ordine di posti, alla presenza di tutti quelli che contano – compresa quella “niente meno che del proprietario” (sempre impagabile “Il Lavoro”) Claudio Riva figlio di Emilio – Burlando spiega. Inutile aspettare dal governo i soldi per la bonifica e per garantire l’occupazione dei famosi 300. A loro penserà Riva che in cambio riceverà circa 100-150 mila mq (compresi alcuni preziosi attracchi) riservati dall’accordo precedente ad altri insediamenti industriali e al porto. Claudio (Riva) ascolta col distacco caratteristico dei grandi imprenditori. Alla fine, sobrio commenta: “E’ un’ottima idea, non ancora una proposta ma è quella che avrei avuto io”. Viene da pensare: ma che fortuna!
Nei giorni successivi, mentre le centrali sindacali e politiche e gli stessi vertici istituzionali si interrogano sulla “svolta” di Burlando, la parola tocca all’ex presidente degli industriali e neo deputato ulivista Zara. Lo fa con una lettera che Il Lavoro del 26 febbraio 2005 pubblica in prima. Proprio Zara, quando Burlando al Modena aveva lanciato l’idea, se ne era detto entusiasta e ai giornalisti presenti aveva “snocciolato le cifre necessarie” per meglio apprezzarla. Tutti i parlamentari dell’Unione, aveva aggiunto, erano pronti a sostenere l’idea. La lettera di Zara del 26 febbraio oltre ad un omaggio al realismo di Burlando conteneva una argomentata e documentata illustrazione dell’idea.
Gli stessi argomenti proposti, ma questa volta da Claudio Riva, figurano nell’intervista pubblicata su “Il Lavoro” del 20 maggio 2005. Il suo piano industriale, ha detto, è già pronto. E’ vero che per realizzarlo il distripark dovrà stringersi da 250 mila a 150 mila mq. E che il porto perderà degli attracchi, ma in cambio lui aumenterà la produzione del freddo e terrà l’occupazione di 2.700 unità. L’idea, ha precisato, era stata sviluppata dai suoi tecnici sulla base della proposta avanzata da Burlando e accolta dagli enti interessati. Da parte sua non poteva che apprezzare che fosse stata abbandonata la cultura del basilico… La battuta era ovviamente diretta a Biasotti.
Domandina finale: perché non dire quello che ormai appare chiaro a tutti e che Anselmi ha scritto? Che i Riva ci hanno preso per il naso per anni. Ancora: c’era bisogno della manfrina della “svolta” del Modena per discutere del piano industriale che Riva ha sostenuto ad oltranza facendo fallire e contravvenendo a tutte le intese precedenti? No, non ce n’era bisogno. Forse ha ragione Anselmi: la politica, fino a quando non riuscirà a far di meglio, dovrebbe limitarsi a controllare – ma seriamente – che Riva rispetti gli impegni appena presi.
(Manlio Calegari)