Titoli. Prodi “anticristo” senza virgolette

E’ una querelle ormai antica e pur sempre attuale, quella del rapporto tra titolo e testo giornalistico. Fino a che punto può spingersi la necessità di sintesi, la ricerca della frase efficace per non dire ad effetto?


Fino al punto –é una possibile risposta– di non tradire il senso dello scritto o, qualora l’articolo sia decisamente di parte, di non attribuire al giornale le tesi personali del collaboratore. In questi casi si ricorre facilmente alle virgolette, per sottolineare l’opinabilità di una determinata espressione e prendere le necessarie distanze, data la convenzione e convinzione che il testo è di chi lo firma e il titolo della redazione. Dette queste cose generalmente risapute, fa un certo effetto leggere d’un tratto su un quotidiano che vorrebbe essere equilibrato o equidistante, come il Secolo XIX, il titolo a tre colonne “L’anticristianesimo di Prodi” (senza virgolette, quelle riportate sono nostre), come se si trattasse di una sorta di abiura accertata, dichiarata improvvisamente dall’interessato e non di una elucubrazione cui giunge e non giunge Baget Bozzo nelle sue contorsioni filosofico-dottrinali.
Ora indicare il cattolico Prodi come un diavolaccio, simbolo dell’anticristo, nemico della chiesa, personificazione del male, è un’operazione tanto incredibile quanto indecente che neppure le esigenze di una vigilia elettorale dai segni infausti per Berlusconi, possono giustificare. Il prete-ideologo di Forza Italia sa benissimo che la grande maggioranza della società italiana (un recente sondaggio indica i due terzi) condivide la posizione civile dei Pacs, qualunque cosa ne pensi il neo ortodosso Rutelli. Il fatto che la laica Francia abbia adottato da almeno sei anni i patti di civile solidarietà, riconoscendo alle coppie di fatto, etero o omosessuali alcuni fondamentali diritti (non quello di adottare bambini); e che la cattolica Spagna sia andata oltre, equiparando il matrimonio gay a tutti gli altri, sono motivi di più per indurre Baget a scagliare il suo medievale anatema: il tentativo è di spaventare deboli e pavidi. Anche se sono sempre meno. Lo dimostra la storia italiana, dai tempi della scomunica dei comunisti, fino ai voti per divorzio e aborto. Sorprende semmai che certe assurde invettive vengano sbattute in pagina senza il minimo distinguo, nemmeno un’ombra di virgolette. Forse solo per superficialità.
(Camillo Arcuri)