Categoria: Ambiente

  • OLI 294: ILVA – Di nuovo le donne

    Fotografia tratta dal sito di La Repubblica, ed. Bari

    Questa volta sono le “Donne per Taranto”, città che vive sotto i fumi dell’Ilva. Donne che si costituscono in comitato “a favore della tutela della vita e della salute“, per chiedere “la creazione di mappe epidemiologiche”, per rivendicare una “economia più pulita che non causa inquinamento e distruzione”, donne che si preoccupano del fumo rosso che grava “sulle case dove vivono i nostri bambini”.
    Ne parla – isolatamente – La Repubblica del 21 marzo, pagina nazionale, con un articolo di Giovanni Di Meo.
    Anche a Genova furono le donne del Comitato salute e ambiente a mettere – antipaticamente – in discussione il fatto che fosse “inevitabile” pagare in salute il diritto al lavoro. A sparigliare gli equilibri, a percorrere la via della “irragionevolezza”, a chiedere a industriali, istituzioni e sindacato la capacità di progettare un lavoro che non facesse male.
    Le donne tarantine richiamano in un loro comunicato quel che avvenne a Genova, l’indagine epidemiologica che nel 2001 determinò la decisione di chiudere l’area a caldo dell’Ilva, ma ormai l’idea che l’Ilva di Cornigliano e quella di Taranto appartengano allo stesso gruppo sembra svanita dalle coscienze. Anche quella del sindacato: che ognuno si arrangi con le sue polveri, il suo inquinamento, le sue malattie e la sua disoccupazione.
    (Paola Pierantoni)

  • OLI 290: REGIONE – Casa dolce casa

    Valletta di Rio Penego, uliveti che spariranno. Foto Stefano Stefanacci.

    Pare al via il Piano Casa finalmente, finisce un tormentone e si è trovata pace in maggioranza. O magari più semplicemente si vuole evitare di approvarlo con pericolose intese trasversali, con i voti dell’opposizione freschi e pronti. Però ci si sta lavorando. Il Giornale del 22 febbraio annuncia il “possibile accordo tra i poli”, e a Savona ha organizzato un convegno tra il chiacchierato ex sindaco di Alassio – inquisito più volte per reati amministrativi (vedi blog di Marco Preve), ora consigliere regionale Pdl – il capogruppo Pd in Regione, amministratori locali, come il senatore Pdl Franco Orsi e addetti ai lavori: tra i relatori Marylin Fusco, assessore all’urbanistica Idv.
    Tanti insoddisfatti, pigolamenti a raffica da tutte le categorie del settore e “Ira dell’assessore per i mesi di lavoro buttati al vento”, come titolava giorni fa il maggiore quotidiano cittadino.
    Commenti positivi da sinistra. Resta da capire come “una coalizione della legalità” possa permettere ampliamenti sugli abusi, per minimali che siano, tipo “modello Puglia”. E allora?
    Di sicuro il cittadino rispettoso delle regole si attrezzerà per il futuro.
    Forse i cittadini avrebbero gradito sentire dagli operatori una proposta di piccola edilizia diffusa, di interventi per ripristinare davvero un territorio disastrato: opere subito cantierabili e non soltanto box o nuove case.
    Argomento serio, che il vincolo di quota social housing non appaga. Con le grottesche storie di Affittopoli nazionali e i lasciti per i poveri, che lasciano l’amaro in bocca e repulsione per caste varie, dai vip ai politici, ai raccomandati d’ogni tipo, quando c’è gente che non mangia pur di avere un tetto.
    Forse rivoluzione sarebbe anticipare un cambio di mentalità e di metodo per dare ossigeno ad un settore in difficoltà, per sperare che la politica si occupi di lavoro, di futuro, dei luoghi che abitiamo o della casa che non c’è, specialmente per chi è solo e per giovani coppie.
    Intanto in città la Linea Verde di Urban Lab ha il singhiozzo per far spazio a nuove palazzine di cooperative “bianche e rosse” al posto di un bosco, con la scusa di una nuova e costosa strada come in via Shelley. Imperversa pure il Piano-manutenzioni e per dimostrare efficienza e amore al Progetto Genova il rimedio trovato è un valzer di assessori, pescando in rive opposte, come se proclamando autonomia, tutto il resto non contasse, con rispetto dell’esperienza del prescelto e senza il rispetto di chi ha votato una parte e non l’altra. Tanti esperti nel fare il salto della quaglia, con il rodimento comune delle elezioni amministrative che incalzano.
    E’ partita anche la crociata degli albergatori, stufi d’essere vincolati, che reclamano il diritto a trasformare gli hotel in case: ma è appena finito Sanremo, non ci si lamentava di così poche strutture ricettive per questo povero turismo bistrattato e che potrebbe dare tanto? Tranquilli, si sta studiando una legge ad hoc, come per le aree produttive, l’unico tema, che forse davvero interessava ai cittadini, gli ampliamenti industriali., che vincolati in modo serio, avrebbero costituito magari uno sviluppo importante. Cassati. Probabilmente con il Piano Casa poco pertinenti, ma Regione e Comuni non sono sempre a proclamare d’ essere all’eterna ricerca di spazi per le aziende?
    Forse il lavoro non c’è più, inutile rincorrere gli spazi.
    L’impressione purtroppo è che in Liguria bastino colf, badanti, e baristi e voi ragazze e ragazzi adeguatevi: questa pare l’idea di lavoro che passa il convento.
    (Bianca Vergati)

  • OLI 282: SOCIETA’ – Buon Compleanno, Italia Nostra!

    La sezione genovese di Italia Nostra, nata nel 1960, compie 50 anni. Auguri!
    Il compleanno è stato festeggiato sabato scorso alla Biblioteca Berio, in una gremita sala dei Chierici, con la partecipazione di Alessandra Mottola Molfino, presidente nazionale, e dei responsabili locale e regionale, Alberto Beniscelli e Roberto Cuneo. Giovanna Rotondi Terminiello, già soprintendente per i Beni artistici e storici della Liguria nonché figlia di quel Pasquale Rotondi cui la nazione deve molto per la salvezza dei propri capolavori durante la seconda Guerra mondiale, ha espresso grande stima e affetto in una dissertazione sul tema “I Beni culturali per l’Italia”.
    La benemerita associazione aveva visto la luce a Roma nel 1955, creata da uomini di lettere, artisti, storici, critici d’arte, architetti e urbanisti che si unirono a difesa del patrimonio culturale e delle bellezze naturali sempre più minacciate, con un largo seguito di iscritti via via più numerosi. All’inizio fu una specifica azione per contrastare e sventare uno dei tanti scempi urbanistici nella Capitale, da cui prese il via un’attività di attento monitoraggio, conoscenza e salvaguardia che continua tuttora sull’intero territorio italiano.

    La stessa Biblioteca Berio ospita nella Sala lignea, fino a sabato 18 dicembre, un’esposizione di documenti, ritagli di giornali, manifesti, fotografie, pubblicazioni e altri materiali che testimoniano il mezzo secolo di attività di Italia Nostra in Liguria, tra battaglie vinte e sconfitte, ma in ogni caso producendo aumento di consapevolezza e partecipazione tra i cittadini.
    Una mostra “povera”, visitabile ogni giorno dalle 15,30 alle 18,30, messa su grazie al volontariato e con pochi mezzi, senza effetti speciali ma non per questo meno degna di essere visitata di tante altre. In una ventina di bacheche è presentata una rassegna di argomenti che non riguardano solo gli addetti ai lavori ma toccano tutta la società.
    Lo stesso ex Seminario arcivescovile, che oggi ospita la Berio, sarebbe stato distrutto e sostituito da un grattacielo ben più redditizio per la Curia che aveva intrapreso l’operazione, se Cesare Fera, Bruno Gabrielli e altri di Italia Nostra non si fossero messi in gioco investendo tempo, energie e competenze. Così per molte altre vicende, come ad esempio lo smisurato Cono di Portman che sarebbe dovuto sorgere al centro del porto antico ed è fortunatamente rimasto sulla carta, o il Palazzo dei Pagliacci a Sampierdarena, testimonianza di un bel liberty di primo Novecento destinata alla demolizione e invece salvata. Oppure, una decina d’anni fa, il mantenimento a liberi usi pubblici della Loggia di Banchi, in sinergia con altre associazioni coordinate nel Forum dei cittadini e delle associazioni del Centro storico.
    Più in generale, non si oppongono solo dinieghi ma soprattutto si propongono alternative concrete e ben argomentate alle attuali prassi in tema di mobilità dei cittadini e delle merci, gestione dei rifiuti, arredo urbano e via dicendo.

    Di fronte a tanto impegno civile, monta però una certa amarezza considerando quanto sta accadendo negli ultimi anni, con la ripresa alla grande del saccheggio del territorio e degli sfregi a quanto ereditato da chi ci ha preceduto. Come se anni di lotte non fossero serviti a nulla. Anzi, rispetto a mezzo secolo fa la situazione è ancor più grave: se un tempo poteva esserci almeno la scusa dell’ignoranza, oggi la speculazione procede arrogantemente tra mistificazioni e manipolazioni della verità, con normative compiacenti e incurante della crescita culturale e delle sensibilità sviluppatesi grazie anche a Italia Nostra e ad altre analoghe realtà. Sarà opportuno che tutta la società non stia a guardare ma riprenda la battaglia, in prima linea al fianco di Italia Nostra.
    (Ferdinando Bonora)

  • OLI 280: CITTA’ – Dismissioni a perdere

    Brucia parecchio la fuga di Asg, l’azienda del gruppo Malacalza attiva nella realizzazione di magneti e superconduttori. Ora dal Comune partono allarmi e delibere sul lavoro” sparito” perché troppi spazi del territorio, potenziali aree produttive, restano inutilizzate e così arrivano richieste e siluri agli altri enti su ruolo e competenze. In gioco l’Ilva di Cornigliano, ma pure Fincantieri e altro.
    Tanti soggetti, vincoli, progetti e non si decide. E pensare che ancora poco tempo fa le preoccupazioni più marcate parevano altre: gli spazi dello stadio, sordi ad esempio alle richieste di allargamento dell’Ikea, cui si era poi offerto un ampliamento “troppo costoso” per l’azienda. Adesso si menziona Ansaldo Energia e il suo sbocco al mare, ma Ansaldo ha già trasferito a Massa da quel dì.
    (Forse sobilla la corsa alla nomina della sede dell’Agenzia Nucleare, autocandidatura di Genova e ormai data quasi per certa su Roma).
    Si rivendicano dunque competenze per semplificare e anche per trasferirle nel Piano Urbanistico. Di quel Piano però se ne conoscono i Principi Generali e sono trascorsi tre anni dall’insediamento della nuova Amministrazione.
    Onda su onda, si lavora di variante in variante.
    Sta correndo veloce l’iter concernenti aree ed immobili di proprietà delle Ferrovie, scuole, sedi scolastiche e pensionati: in Commissione Urbanistica pochi presenti per decidere le sorti di vaste aree ex ferrovia, dalla Valpolcevera a Fegino, alla Stazione Marittima e Nervi.
    Specifici accordi stipulati fra il 1999 e il 2003 fra Regione, Comune e Ferrovie prevedevano progetti e investimenti per il potenziamento del Nodo Genovese. Oggi un diverso modello di organizzazione del trasporto pubblico propone la metropolitanizzazione delle linee. Perciò in base ai protocolli sottoscritti e a quelli (ancora!) in via di definizione, si procede alla valorizzazione delle aree e degli immobili. Giustamente si riqualificheranno Pontedecimo, Trasta, Fegino: via a parcheggi pubblici, parcheggi privati, medie e grandi strutture di vendita purché non alimentari, residenze… mentre alla Stazione Marittima, in Mura degli Angeli, un megalbergo “richiesto dagli operatori del settore”.
    Se dunque pare necessario intervenire su aree assai degradate, molto vago è per adesso il ritorno che ne avrà la comunità in termini di miglioramento dei servizi, di verde, spazi pubblici rispetto alle concessioni edilizie che ne trarrà Ferrovie.
    Niente di scritto.
    Fanno gola le ex aree ferroviarie. Trattative febbrili in tutta la Liguria, come per Ventimiglia, zona franca urbana: Ferrovie temporeggia, nonostante le sollecitazioni di Comune e Regione e l’interesse di Confindustria Cuneo, Ikea e persino associazione imprenditori di Montecarlo.
    Comunque si apprezzano i buoni intenti del Comune di Genova, non si dismetterà la funzione di edificio scolastico per scuole come la Bernabò Brea e via Bertani, che rimarranno tali. Addio invece al San Raffaele di Coronata che diverrà residenze private, in barba alle richieste di social housing del Municipio Ovest.
    Soltanto gli abitanti di Nervi hanno espresso la loro preoccupazione, visto il silenzio del Municipio Levante, che discuterà per raddoppiare i parcheggi alla stazione, posta in un budello di via: un park deserto e attivo solo nel fine settimana, quando si forma una coda infinita di motori accesi per la gioia di chi passeggia, di genitori e bambini che vengono per respirare aria buona. I referenti del territorio non sono stati capaci di creare parcheggi alternativi prima di arrivare ai Parchi, pur accordando centinaia di concessioni per edificarne di privati.
    (Bianca Vergati)

  • OLI 279 – AMBIENTE: Acqua in tavola: l’arsenico è servito

    “La Laura di Petrarca morta per un bicchiere all’arsenico!”: forse messa in questo modo, la notizia che ci apprestiamo ad analizzare avrebbe potuto meritare la prima pagina che le è stata negata, addirittura completamente ignorata da Il Secolo XIX. Si parla della parziale negazione della UE all’ennesima richiesta di deroga per l’inquinamento di alcune fonti di acqua potabile in ben cinque regioni italiane, con un parco utenza di 250mila persone in 128 comuni. Da alcuni anni la UE tiene sotto controllo le nostre acque, che risultano essere inquinate non solo per l’attività antropica, ma anche per la presenza di vulcani. Nel caso in questione, è l’arsenico, di origine naturale, ad essere ben cinque volte superiore al normale, dai 10 mg per litro considerati il limite normale, passiamo ai 30 e fino ai 50 mg per litro nelle fonti incriminate. La UE ha già dato in passato deroghe ben oltre il valore già doppio di 20 mg per litro, considerato il massimo in attesa di una soluzione, ma come al solito l’intervento non è arrivato, perché si sa che qui da noi tutto può essere drammatico ma mai serio. Così, insieme ai tiramenti di orecchie sulle norme di espulsione di cittadini stranieri, oltre alle stroncature sulle previsioni rosee della nostra economia fatte dagli economisti caserecci, adesso arriva anche la chiusura delle valvole dell’acqua.
    Alcuni cittadini si sono già attrezzati comprandosi spontaneamente quei potabilizzatori in grado di abbattere l’arsenico che sarebbe stato dovere delle aziende idriche installare. Si cerca di correre ai ripari in vario modo, con interpellanze parlamentari, riunioni collegiali di esperti, consigli comunali da batticuore, ma resta comunque evidente l’immagine di grande disordine del nostro paese.
    C’è da notare che la quantità di arsenico non è mortale, non provoca un immediato contorcersi di budella e il tonfo a terra cinematografico dello sfortunato assetato cittadino: fa solo venire il cancro, quindi, un problema da lasciare in eredità alla prossima amministrazione pubblica.
    http://roma.repubblica.it/cronaca/2010/11/22/news/acqua_all_arsenico_dai_rubinetti_la_ue_dice_no_alla_terza_deroga-9395750/index.html?ref=search
    http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/10_novembre_22/arsenico-e-vecchi-acquedotti-ue-boccia-fulloni-1804217682750.shtml
    (Stefano De Pietro)

  • OLI 278: ZOOTECNIA – I maiali felici che vivono nel bosco

    Dario è un giovane uomo, titolo di studio Perito Agrario, scelta professionale allevatore sui monti nei dintorni di Mele. La casa è isolata nel bosco. Le persone a lui più vicine sono una giovane coppia che ha impiantato una attività di pensione, addestramento e rieducazione di cani. Una vasta estensione di bosco prima abbandonata al rischio di incendi ora è nuovamente sorvegliata e abitata da attività umane.
    Chi sia da tempo abituato a percorrere i sentieri del nostro entroterra avrà malinconica esperienza della sua trasformazione in landa desolata. Così l’impressione che si ha vedendo questi ragazzi è quella di trovarsi di fronte a dei pionieri.

    L’attività di Dario è al suo inizio, e per ora tra i castagni ci sono solo dieci maiali, ma aumenteranno e tra non molto arriveranno le scrofe e il verro che, oltre a fecondarle, col suo odore terrà lontani i cinghiali. Un’altra zona del bosco ospiterà le capre, si produrrà il formaggio, e poi alberi da frutto, e i piccoli frutti di bosco … Il terreno non appartiene a Dario, lui ci lavora. E’ l’amministratore delegato di una minuscola azienda, dove lavoreranno, oltre a lui, altri due giovani. L’impianto della attività è stato reso possibile da un finanziamento del Programma di Sviluppo Rurale 2007 – 2013, ma da ora in poi l’equilibrio economico l’azienda se lo deve costruire da sola. La scelta produttiva dei proprietari del terreno è coraggiosa: allevamento secondo criteri rispettosi del benessere animale. Ma il rapporto di “resa” tra un maiale libero di passeggiare tra i castagni e quello immobilizzato in un allevamento intensivo è senza confronto. A questo si aggiunge il grandissimo problema della distribuzione, soprattutto per la carne fresca: come farla arrivare agli acquirenti? A disposizione, per ora, ci sono solo piccole nicchie distributive come quella dei “GAS” (Gruppi Acquisto Solidale), che possono contare solo sulla loro auto-organizzazione.
    Mano a mano che Dario parla cresce un interrogativo: ma quale è, e quale potrebbe essere, la politica agricola regionale? E’ molto opinabile che – come ci dicono – entità, finalizzazione e durata dei finanziamenti siano indifferenziate rispetto alle tipologie aziendali. Ci vorrebbe una scelta politica per favorire la qualità sia dei prodotti che della vita animale, e per sostenere un sistema distributivo adeguato alle caratteristiche di queste produzioni. A maggior ragione per il fatto che la Liguria non è area per grandi allevamenti intensivi, e che andrebbero incentivate attività che contrastino il degrado del nostro entroterra.

    Invece queste imprese combattono da sole, e Dario mi cita esempi di “ritorni indietro”, cemento e recinti messi rapidamente a sostituire lo spazio libero che non fa ingrassare a sufficienza. Mi dice che se volesse guadagnarci sceglierebbe l’intensivo a stecca, perché “alla gente non importa nulla di comprare sotto costo i vestiti fatti sfruttando i bambini, cosa vuoi che gliene freghi di come campa un maiale? Guarda solo al prezzo e alla comodità”. Ma poi pensa alle scrofe che verranno, mi fa vedere come siano puliti i maiali se li si lascia vivere come dio comanda, mi spiega che sono molto intelligenti, che hanno imparato a schiacciare il bottone della fontanella in modo che il getto dell’acqua vada di lato a formare un piccolo stagno. I maiali ci circondano, curiosi.
    A quando una politica che sappia mettere insieme etica, sviluppo, capacità di prevedere e innovare il futuro?
    (Paola Pierantoni)

  • OLI 278: LETTERE – Fotocronaca da Borzoli

    Le fotografie che fanno parte di questo collage sono state riprese un lunedì mattina nel giro di una mezz’ora e documentano quale sia la situazione del traffico pesante che quotidianamente si riversa sulle strade del quartiere a Sestri Ponente.
    Ogni giorno gli abitanti si trovano a vivere con rumore superiore ai limiti consentiti, smog e pericolo per la loro incolumità.
    Il Comune è informato di questa realtà e ci sono stati incontri con i Comitati del quartiere ma la soluzione del problema è “difficile e problematica”.
    Ed allora abbiamo avuto l’idea di documentare visivamente la situazione in tutto il suo “splendore” per stimolare idee e possibilità di soluzioni.
    (Luisa Campagna)

  • OLI 277: AMBIENTE – L’Arpal e il carbone alla rinfusa

    2003 – Terminal rinfuse – Foto Ivo Ruello

    Festival della scienza. Alle 20.30 di sera l’ultimo gruppetto di una ventina di persone aspetta il suo turno per la visita della centrale Enel. Prima un video storico, poi con in testa il simbolico elmetto si va in giro per gli immensi spazi della centrale con la gentile guida dei tecnici.
    Infine si sale in alto, sul terrazzo in cima al palazzo, da cui si domina tutta l’area intorno, dalla lanterna al terminal rinfuse.
    Il tecnico indica i vari elementi del paesaggio circostante, spiega il processo produttivo, gli impianti. Arrivano, naturalmente, le domande sul rischio di inquinamento: in città le discussioni e le polemiche sui danni alla salute e all’ambiente procurati dalla centrale (stoccaggio all’aperto e dalla combustione del carbone) ci accompagnano da molti anni. Il tecnico dà le sue spiegazioni: il carbone utilizzato viene dalla Thailandia e contiene bassissime percentuali di zolfo, per cui non è necessaria la de-solforazione. Spiega i sistemi abbattimento dei fumi e degli altri inquinanti.
    Tranquillizza infine sul rischio di inquinamento che può derivare, specie nelle giornate di vento, dalla polvere del carbone stoccato all’aperto: indica, dall’alto, l’area Enel riservata a contenere le scorte. Spiega che il livello del carbone viene tenuto molto basso, ben al di sotto del muro di contenimento, e che il materiale viene bagnato tre volte al giorno con un sistema automatico di irroratori.

    Sulla faccenda dei residui di zolfo e di azoto nel processo di combustione gli ospiti possono solo fidarsi (o diffidare), ma per quanto riguarda le scorte di materiale possono constatare che quello che ha detto il tecnico è vero: sotto alla torre c’è un’area dove il carbone ha un’altezza uniforme, inferiore a quella del muro, su cui si distinguono gli irroratori. E tutti, arrivando, avevano dovuto prestare grande attenzione per non slittare sul terreno bagnato.
    Però dietro alla piatta ed umida distesa del carbone destinato alla centrale svettano, nere contro il nero della notte, delle verie e proprie colline. Sarebbe bello fotografarle, ma è davvero troppo buio.

    2003 -Terminal rinfuse – Foto Ivo Ruello

    “E quelle?” La domanda sale da diverse voci.
    “E’ sempre carbone”
    “E di chi è?”
    “Del Terminal Rinfuse (*)”
    “Ma sono delle montagne!”
    “Eh si … “
    “Ma le bagnano?”
    “Dicono di sì, ma così in alto gli irrogatori non ci possono arrivare. E comunque servirebbe a poco”
    “E nessuno dice niente?”
    “La competenza è dell’Arpal … Lo sanno benissimo“
    Anni fa, nel febbraio del 2003, giorno di vento, mi era capitato di fare un giro al terminal rinfuse. Il paesaggio era – diciamo così – suggestivo, quasi come un viaggio in Islanda. C’erano anche degli interessanti fenomeni di auto-combustione, altro che carbone bagnato.
    Da allora nulla, a quanto pare, è cambiato. Domanda: ma perché l’Arpal non interviene?
    (*) http://www.porto.genova.it/porto/terminal/terminal_rinfuse_ge.asp
    (Paola Pierantoni)

  • OLI 277: AMBIENTE – Gli occhi della compassione

    Ero uscito per la solita passeggiata sulla costa di Arenzano. Il tramonto era passato da circa mezz’ora. L’aria era tiepida e molto gradevole. Non ti sbatteva in faccia i tuoi pensieri, li rimandava con benevolenza.
    Mi trovavo nella parte del golfo di Arenzano che guarda a ponente, dove la celebrata passeggiata a mare si incunea nel porticciolo, sotto il promontorio della straziata pineta, all’altezza di un moletto – messo in mezzo al mare per trattenere la sabbia – che divide lo sbocco di un torrente dalle onde del mare e dalla spiaggia che le accoglie.
    Sul lato della strada resiste un’antica baracchetta, luogo di ristoro per avventori occasionali e per un gruppo di amici serali, fra i quali diversi noti cacciatori.
    Come al solito, mentre la mente vagava ai quatto angoli del mondo, un essere animato, sulla spiaggia accanto al moletto, catturò la mia attenzione.
    Avvicinandomi e mettendo meglio a fuoco i miei occhi fragili, vidi che era un uccello dalle piume color malva, imponente, grosso quanto un grasso gabbiano, dal portamento elegante, con un collarino nero, la testa più rosata e due occhietti molto vispi che esploravano terra ed aria in ogni direzione. Accanto stazionavano pigri gabbiani, mentre non c’era l’amico airone cinerino che in coppia con un altro spesso occupa la punta del moletto e che puntuale quando cala la sera va a dormire nel parco.

    Non avevo mai visto un simile uccello! Ero meravigliato dalla sua bellezza. Una vampata di curiosità si accese in me. Chiesi ad un amico se confermava quello che io vedevo e se ne sapeva qualcosa. Condivise subito la mia emozione ma non ne sapeva nulla. Chiedemmo al gestore della baracchetta che invece sapeva tutto: si trattava di un oca migratrice, dal nome irricordabile, arrivata con un compagno nei giorni di tempesta e probabilmente dispersa.
    Il compagno era stato ucciso da un cacciatore qualche sera prima sulle allegre colline di Arenzano.
    Si era vista ogni sera e anche durante il giorno ogni tanto arrivava.
    Provai grande dolore e grande rabbia. Mi sembrò che con quel roteare di capo e di occhi continuasse a cercare il suo compagno. Mi venne in mente un racconto di Maupassant, letto tempo fa e mai più dimenticato, in cui un colombo, che vola felice nel cielo, impazzisce di dolore perché gli viene ucciso il compagno con cui divideva la felicità e con il movimento delle ali ci racconta tutta la sua disperazione.
    Pensai alla perdita di compassione che sta uccidendo il mondo e alla amputazione della pietas che sta desertificando il nostro convivere, prosciugando le sorgenti della nostra democrazia.
    Ammenocché!
    Gli uccelli, tutti, riuniti in consiglio non decidano di vendicarsi e ci diano una dura lezione.
    (Angelo Guarnieri)

  • OLI 275: CITTA’ – Box a gogò

    Madame le Parking, così Jean Nouvel, quello del padiglione blu della Fiera, definì l’architetto Teresa Sapey, per il suo garage alla Puerta d’America di Madrid, hotel su 15 livelli, ciascuno dei quali disegnato da architetti di brillio internazionale. Il lavoro più bello e innovativo per un modello urbano sostenibile, parcheggi interrati per far sparire le auto dalle strade ed usare i mezzi pubblici. (Corriere della Sera, 17 ottobre 2010).

    Forse vorrà aspirare a quel titolo la sindaco di Genova, viste le ultime uscite del suo Urban Lab. A Il Secolo XIX (22 ottobre 2010) il numero uno dell’Urbanistica comunale, l’architetto Tomiolo, ha infatti annunciato essere pronto il Comune a modificare le regole per i box pertinenziali, ovvero quelli costruiti su suolo comunale e venduti a prezzo agevolato con bonus vari come per la prima casa – di pertinenza soltanto non più a trecento metri da casa ma nell’ambito di tutto un Municipio. Quindi a distanze anche dieci volte superiori, cioè ci si compra un box a prezzo agevolato a Staglieno, pur abitando a Marassi. Sottocasa insomma, comodo e utile per sgombrare la strada dai veicoli, che era poi la vocazione a cui avrebbe dovuta ambire tutto questo fiorire di costruzione di box. I potenziali clienti acquisterebbero in diritto di superficie per novant’anni i garage ricavati sulle aree pubbliche: una ” forma d’investimento” per i cittadini, bontà loro. E il Comune in prospettiva potrebbe renderli commerciabili senza vincoli, incassando i relativi oneri, viste le vacche magre. Che importa se di fatto la macchina poi la lasci sul portone e ingombri la strada ugualmente.
    Proposta sollecitata da alcune imprese edili in crisi di vendita in certe zone cittadine. Non parliamo di eccesso di offerta – ci si affretta a chiarire, tanto più che i costruttori premono per il via libera a nuovi progetti, in posti di gran pregio però, dove si vende dai centomila euro in su e pazienza se poi resta dell’invenduto.
    Lasciare spazio ai passanti, ai passeggini, alle bici, a chi semplicemente vuol fare quattro passi a piedi, avere diritto al proprio spazio, vivendo in una città “gentile” e rispettosa. Anche a questo servono i parcheggi, che invece paiono diventati le slot machine delle entrate comunali, in questi anni costruiti a migliaia.

    Perché se da un lato sembra che di box ne avanzino, dall’altro pare non si finisca mai di progettarne: 3500 sono in totale i park pertinenziali conteggiati da Il Secolo, mentre altri 1500 potrebbero avere l’avvio con le nuove interpretazioni.

    Il giornale ne cita due anche di Nervi (via Oberdan e via Casotti) per un totale di 150, mentre con il parcheggio delle Streghe, quello dietro la chiesa, via Donato Somma, via Capolungo, più di 700 box sono in costruzione nella zona. Altri 2mila sono previsti in città con il project financing.
    In giro però molti cartelli con su scritto vendesi box, lì come in tutta Genova.
    Ma – per una città più verde – non si doveva scoraggiare l’auto, incentivare il trasporto pubblico? Si permette invece di tirar giù alberi, giardini-parco, case antiche, come villa Margherita a Nervi, per far posto ai parcheggi. Dunque come mai si costruisce, con il rischio di non vendere? Quante auto, barche, case vorrebbero che ci si comprasse? In cambio di verde, territorio e costa spariti per sempre.

    Il fatto è che di quattrini ce ne sono comunque, in mezzo a tanta crisi, magari qualcosa di troppo: lo “scudo” ne ha liberati parecchi. Intanto gli edili minacciano a livello nazionale una pesante protesta, si lavora poco, in realtà non si edifica il necessario.
    Eppure l’allarme lanciato dalla magistratura, persino dalla Confindustria dovrebbe far riflettere: sarebbe giusto indagare fino in fondo su chi sta investendo e con quali soldi si costruisce in Italia e in Liguria, una regione che ha perso migliaia di abitanti. Di certo non se lo stanno chiedendo gli enti locali, troppo occupati a monetizzare per il nostro bene.

    Via Capolungo, scavi.

    Via Capolungo, prima degli scavi.

    (Bianca Vergati)