Categoria: Giovanna Profumo
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OLI 384: POLITICA – Un Piano per le regionali
Non si può certo dire che Genova non sia una fabbrica di idee. Considerata la chiusura delle fabbriche vere è un privilegio avere una classe politica così feconda di progetti e cantieri. E non ha nessuna importanza che per amministrare il quotidiano – vedi manutenzione strade, territorio, scuole, sanità, sicurezza – le risorse siano inesistenti, quando escono sulla stampa lenzuolate di grandi progetti e investimenti faraonici corredati dalla narrazione di incontri tra il nostro archistar Renzo Piano e Claudio Burlando.
Come ha ricordato Piero Ottone su Repubblica il 14 giugno, il primo Affresco dell’architetto fu presentato nel 2004 ma poi “Lo si è deliberatamente messo da parte perché disturbava interessi costituiti, posizioni di potere, che non volevano nessuna riforma, nessun cambiamento”.
Del primo Waterfront, Manlio Calegari aveva scritto su Oli, i suoi pezzi sono una fonte utile per comprendere dinamiche ed errori del passato.
Ma oggi Piano non è stato coinvolto solo per il porto, ma anche per la sanità, durante un incontro con i direttori di Asl e Regione – di cui ha dato notizia Repubblica – nel quale ha presentato il suo progetto di ospedale ideale, immerso nel verde dove dovrebbero esserci “quattrocento metri quadri per ogni posto letto”. E’ stata una lezione “sull’ospedale modello” dove massima è l’attenzione agli aspetti umani, al rapporto di paziente e famiglia con il personale sanitario. L’esatto contrario di quanto avviene in molti reparti della regione. Burlando ha precisato che ha coinvolto Piano perché cercheranno di fare strutture nuove come l’ospedale di Taggia, il Galliera, quello del Ponente genovese e il San Martino, che Piano dichiara non va buttato via perché “è un capitale pazzesco”.
Ma non è finita qui. Il presidente Burlando spera che Piano possa coprire il ruolo di ambasciatore di Genova all’Expo 2015.
C’è nell’aria una brezza – non ancora un Maestrale – di elezioni regionali, previste proprio tra due anni, meglio prepararsi per tempo.Poi ci sono Gronda e Terzo Valico, praticamente il Santo Graal, le opere destinate a sfamare eserciti di edili – ma siamo sicuri che siano liguri? – anche se incerto è il loro effetto su un territorio estremamente fragile.
In questo scenario scoppiettante le aree di Cornigliano – per intenderci, quelle restituite alla città e in parte consegnate a Spinelli – sono di una desolazione disarmante e nulla è stato fatto, salvo arredare con dei giochi per bambini il piccolo polmone verde di villa Bombrini.
Mentre le aree produttive si stanno inesorabilmente svuotando, sorge il dubbio che non saranno la Gronda e il Terzo Valico a farle riempire, in assenza di un modello di sviluppo serio, con il rischio che queste opere facciano la fine di Malpensa 2000.
Ora si capisce perfettamente la necessità di predisporre il futuro, ma visti gli obbiettivi raggiunti e le occasioni sprecate e questo scollamento dalla realtà, siamo certi che Burlando e compagni siano ancora i politici di sinistra più adatti per rappresentare l’elettorato e guidare la Liguria?
E Renzo Piano perché è così generoso da cascarci una seconda volta?
(Giovanna Profumo – foto dell’autrice) -
OLI 383: POLITICA – Castelletto, Recalcati, terapeuta del Pd
22 giugno . Circolo Pd di Castelletto. C’è l’aria freddina di un’estate avara sotto il pergolato del Maniman. In ascolto i militanti di partito venuti per accostarsi ad un’analisi pura della politica italiana.
E chi, meglio di uno psicoterapeuta lacaniano – che si definisce marxista – può accompagnarli?
Massimo Recalcati ha il fascino dell’intellettuale di sinistra – lo sguardo un po’ piacione – e la seduzione del logos, dalla quale un’amica francese mi invitava a stare alla larga.
In ballo la crisi nei cuori e nelle menti dei militanti e la consapevolezza d’esser stati governati da adolescenti, ammette Francesco Bollorino – già consulente del progetto “Città digitale” con Marta Vincenzi – oggi in veste di psichiatra e organizzatore dell’iniziativa insieme ad Alessandra Pozzolini.
Recalcati racconta della sua militanza politica giovanile e del coraggio di prendere parola di allora, ceduto a Grillo che ha scavalcato a sinistra la sinistra.
Si parte dalle patologie della società contemporanea: bulimia, anoressia, panico. Che riproducono il mito del consumo sfrenato, del modello fisico irraggiungibile, e il sintomo più contemporaneo: l’assenza di riferimenti che si traduce in panico collettivo.
Parla di Moretti, il più analitico dei registi, che ha saputo cogliere la perdita di memoria del dirigente di partito, ed immaginato l’afasia di un papa incapace di affacciarsi al balcone.
Balconi vuoti che, se lasciati tali in nome di una rinuncia al potere – come quella di papa Francesco – sono segno di grandezza. Balconi che spesso, però, sono maldestramente riempiti da oggetti di godimento a sostituire ideali diventati con il berlusconismo carta straccia con il godimento come unica forma della legge”.
Cita la risposta che Fabrizio Corona ha dato su B.
– Ma cosa dovrebbe fare un signore anziano, a fine corsa, nell’unico giro di giostra, perché dovrebbe rinunciare a godere?
L’alternativa ai giovani l’ha data Grillo facendo intravedere la possibilità di un progetto futuro – ricostruendo la politica dal basso – per tornare a desiderare.
Al circolo del Pd Recalcati trova spazio per il caso Renzi un figlio che ha preso la parola con coraggio ma con uno slogan sbagliato, rivolgendosi al padre – la dirigenza del partito- con la parola rottamazione. Di qui l’offesa per non aver riconosciuto l’eredità paterna e l’avvitamento che ha generato la reazione l’usato sicuro, la totale assenza di fiducia nei confronti del figlio.
Il terapeuta spiega che la vittoria di Renzi avrebbe dato al paese un altro futuro.
L’infezione originaria – dice Recalcati citando Marx – è il contesto economico, e va abbandonata la nostalgia leader – lo stesso (Renzi ndr) nel quale Recalcati aveva scorto il cambiamento? – aggiungendo che il capitalismo senza regole interne è destinato a scoppiare.
Poi la narrazione di una depressione giovanile dilagante, il ricorso al suicidio in un contesto nel quale tutto impone di essere felici. La necessaria riabilitazione del vuoto nei partiti e nei movimenti per far spazio al desiderio.
I militanti prendono tempo per argomentare e intervenire. Chi troppo a lungo. Chi rapidamente. Chi sottolinea l’assenza del femminile nell’analisi del terapeuta.
Luca Pastorino, parlamentare del Pd, ammette:Dobbiamo decidere che partito saremo: se saremo il partito del lavoro, della scuola pubblica, della sanità pubblica, e se saremo un partito progressista, di centro, di centro sinistra.
Ma Recalcati quando torna?
(Giovanna Profumo – foto dell’autrice) -
OLI 382 – DONNE: Femminicidio, Daphne prevenire grazie ai fondi di Bruxelles
A Dafne pare sia andata meglio.
Da un certo punto di vista.
Perché nessuno l’ha picchiata, accoltellata e uccisa. La lettura del mito contiene qualcosa di rassicurante: incapace di opporsi all’amore folle di Apollo e consapevole che la sua fuga da lui è inutile, sopraffatta dalla paura, prega la madre Gea di trasformarla: i suoi capelli diventano fronde, le braccia rami, il suo corpo si ricopre di corteccia, i suoi piedi in radici ed il volto svanisce nella cima dell’albero. Dafne diventa il Lauro che prende il suo nome (dal greco dafne = lauro). Apollo si ritrova ad abbracciare inutilmente il tronco di un alloro, che da quel giorno sarà considerata la pianta sacra in capo ai vincitori.
Parlo di Dafne con un’amica, Norma Scacchetti. Arriviamo al mito partendo dal nome del programma europeo Daphne III . E dalla concreta presenza di tre locandine stese sul tavolo: Sei ancora caduta dalle scale? Sei a rischio con un uomo violento? E’ tardi per chiedere scusa.
Il programma ha entusiasmato Norma e i suoi colleghi del Consorzio Agorà. Ma è anche frutto di una partnership con la capofila polacca Merkury Fundacja e la portoghese Desincoop.
A Genova si può fare prevenzione sul femminicidio grazie ai fondi di un programma europeo – quei fondi che, troppo spesso, in Italia ci lasciamo sfuggire.
La campagna sociale – ideata da Alessandra Grasso, Pierfrancesco Russo e Norma Scacchetti – è apparsa su mezzi di AMT con le tre immagini: una donna incinta, la spalla di un’altra piena di lividi, la lapide di una vittima alla quale il compagno sta portando dei fiori. L’invito su ogni manifesto è di proteggersi, non provare vergogna, sottrarsi alla violenza e chiamare il 1522.Norma mi mostra anche il cartellino rosso, per ammonire gli uomini al primo cenno di violenza, anche verbale, gergo cultura pop, del calcio però d’effetto.
La campagna sociale è stata fatta in Polonia con modalità diverse: shopper, volantini, messaggi contenenti immagini relative anche alla violenza generata dall’alcoolismo e sui bambini. I portoghesi hanno fatto campagne rivolte ai maltrattanti e con un’immagine della donna stesa all’obitorio con la scritta ecco come finiscono le riconciliazioni, per rivolgersi alla donna convinta che sarà la prima e l’ultima volta che viene picchiata. Ma non è così. Le esperte del centro antiviolenza hanno spiegato che dopo essere stata picchiata per la prima volta si verifica la seconda luna di miele: il marito si pente e, a seconda delle risorse disponibili, fanno insieme una cena importante o un viaggio. Ma è l’inizio dell’escalation che può avere un esito tragico come quello del femminicidio. “Ovunque nel mondo la seconda causa di morte per le donne in stato interessante è la violenza domestica”.
Sul sito della campagna sociale “basta” oltre alle interviste si trova anche il video rap ideato dai ragazzi dei servizi socio-educativi che sono stati sensibilizzati al tema. Norma mi parla di una contaminazione di settori normalmente distanti, come il Civ della Maddalena che li ha chiamati e ha organizzato a fine maggio all’interno delle loro giornate un evento dedicato alla campagna contro la violenza.
(Giovanna Profumo – Immagini da internet) -
OLI 380: ILVA – Genova, Bondi e la banda
“Ilva. L’assemblea in fabbrica è stata tesa, per poco non si usciva in strada, aspettiamo mercoledì”, Rocco Genco, Fim, al Corriere Mercantile di Genova 2 giugno.
Nel merito, impressioni dissonanti: a molti è parso che l’assemblea – indetta da Fim e Uilm il 31 maggio, durata poco meno di un’ora – fosse di carattere informativo con reazioni di pacata, affranta consapevolezza. Della serie: aggiornamento bollettino di guerra, alla voce perdite.
Infatti il sindacalista ha toccato nervi storicamente scoperti dello stabilimento genovese a favore di un’analisi locale della partita ILVA, comunque nota a tutti i dipendenti del sito di Cornigliano (1742 di cui 1145 lavoratori in Contratto di Solidarietà)
Fim e Uilm hanno incontrato Enrico Martino, capo del personale dell’azienda, nel momento più difficile – quando di fatto era acefala, dal 25 maggio al 4 giugno – per “incalzarla” e capire “se la crisi di lavoro che abbiamo è dovuta ad un mercato che non siamo in grado di aggredire oppure all’approvvigionamento tarantino…”. Non si vorrebbe che l’azienda “penalizzasse Genova e favorisse altri siti…”
E’ stato confermato in assemblea che la crisi siderurgica genovese poco ha a che fare con le vicende dell’Ilva di Taranto. Deriva invece da scelte strategiche della famiglia Riva che sulla banda – stagnata s’intende – ha deciso di non investire affatto.
Un mercato quello di latta, grette e tappi a corona che in Italia vede come unico produttore proprio lo stabilimento di Genova e che ad oggi colloca circa 400 addetti. La scelta di rinunciare a questo settore strategico si è concretizzata negli anni, investendo solo “nella monocultura dello zincato”, in crisi anche quella.
Assemblee a parte, è noto da tempo che Riva ha rinunciato a un mercato nazionale di 700 – 800.000 tonnellate di banda, costringendo il potenziali clienti a rivolgersi a fornitori europei. Nel paese delle conserve alimentari siamo al miracolo della strategia industriale.
Nel 2012 Cornigliano ha prodotto, con impianti vecchi, poco meno di 100.000 tonnellate di stagnato a fronte di una capacità produttiva di 300.000.
La ragione? La svolta sull’Accordo di Programma con la rinuncia al nuovo impianto di stagnatura elettrolitica che aveva un obiettivo produttivo 710.000 tonnellate di latta.
Tra commissariamenti, bonifiche, magistrati, ministri, a Genova nei sindacati si è tornati a discutere dei prodotti, con la scoperta recente che del milione e settecentomila tonnellate di materiale sequestrate a novembre dalla magistratura e poi dissequestrate nello stabilimento di Taranto solo “quattromila” erano destinate ad essere lavorate a Genova. E’ possibile?
Quindi di cosa stiamo parlando?
Il mantra rimane il solito: vocazione industriale, occasioni perse, tecnologia, investimenti, lavoro, salario, occupazione, ammortizzatori sociali. E forse, proprio da oggi, con Enrico Bondi commissario e la firma del nuovo decreto siamo davanti ad uno scenario nuovo: la speranza di una vera bonifica a Taranto, accompagnata da uno sguardo d’insieme che consideri Ilva una filiera, e che non metta in competizione gli stabilimenti del gruppo l’uno contro l’altro.
Che Bondi la mandi buona, a Genova per la produzione di banda, oggi, non rimangono che i Blues Brothers.
(Giovanna Profumo) -
OLI 378: PAROLE DEGLI OCCHI – Don Andrea Gallo (1928 – 2013)

(Don Andrea Gallo – Foto di Giovanna Profumo) Genova, 22 Maggio 2013E’ mancato oggi Don Andrea Gallo.Genova e l’Italia perdono un testimone di fede e di laicità.Un uomo che dava voce ai deboli, a chi era ai margini e a chi voleva cambiare in meglio il paese.Resistenza e partecipazione sono tra le molte cose che Andrea lascia a chi lo ha amato.
Ci mancherà. -
OLI 378: SINDACATO – Epifani e l’estetica della piazza
Da la Repubblica 20 maggio 2013
Alla Fiom invece Epifani rimprovera quella che definisce “l’estetica delle piazze”. Quando si hanno responsabilità di governo il punto non è tanto stare nelle piazze quanto risolvere i problemi che le piazze propongono, “perché l’estetica delle piazze, cioè stare lì e non risolvere mai i problemi, non funziona. La gente ti chiede soluzioni”
Guglielmo Epifani, nuovo segretario Pd, è stato alla guida della Cgil per otto anni (dal 2002 al 2008). Sergio Cofferati, suo predecessore nel sindacato, nonché membro del Parlamento Europeo per lo stesso partito, era a Roma in piazza sabato 18 maggio. C’è chi dice che il secondo avrebbe agito nello stesso modo fosse stato segretario del Pd e al posto del primo.
E’ evidente che esiste un problema di estetica nel Pd e nel sindacato.
Ma questa faccenda dell’estetica delle piazze non può e non deve essere liquidata come una boutade. Impone a chi fa politica o sindacato una riflessione: cosa si va fare in piazza? E soprattutto: per quale ragione negli ultimi dieci anni solo in Piazza sono state poste le richieste più urgenti ai governi del paese?
E’ stato per soddisfare un senso estetico che sono state occupate strade e piazze al G8 di Genova? Quanto compiacimento estetico muoveva i Girotondi? Quale sottile pulsione ha spinto i tre milioni che si sono riversati a Roma per l’articolo 18 nel marzo 2002? Cosa ha accompagnato i moltissimi che si sono ritrovati, in tante manifestazioni, contro le politiche di smantellamento di stato sociale e diritti?
Ma è sufficiente pensare alle donne: per quale pulsione estetica sono andate in tutte le piazze italiane il13 febbraio 2011? In nome di cosa si sono riviste quest’anno per ballare nel billion rising?
Certo, a Roma, il 18 maggio c’era la satira dei cartelli ed esasperazione, ma c’era anche sul palco il pacato disappunto di Sandra Bonsanti, la denuncia di Gino Strada e la rabbia di Fiorella Mannoia, che chiedevano per ogni persona presente di risolvere i problemi.
Nessuno di loro era lì per un esercizio di stile.
Ma questa faccenda dell’estetica delle piazze rivela l’uomo Guglielmo Epifani, la sua scissione tra partito e sindacato come se le due componenti non potessero stare insieme nella storia del leader.
E svela inoltre la difficoltà di sanare i dissidi di quella parte del Pd che è Cgil e che non incontra la Fiom di Landini, l’assenza di Susanna Camusso racconta anche questa storia, fatta di scissioni e tattiche interne di cui ai lavoratori e ai disoccupati non importa davvero nulla.
L’estetica delle piazze è un concetto che offende, evoca la perdita di tempo, il nulla di fatto. Se a dirlo è l’ex segretario generale della Cgil l’offesa ha un peso maggiore: rasenta il disprezzo.
Sabato 22 giugno a Roma ci sarà la manifestazione nazionale di Cgil, Cisl e Uil. La prima manifestazione unitaria dopo tanto tempo. In agenda parole d’ordine simili a quelle che sono state dette sabato: Lavoro, equità, contratti.
Cosa sceglierà il Pd? E che farà Epifani?
Rinunceranno all’estetica della piazza?
(Giovanna Profumo – galleria fotografica dell’autrice)










