Categoria: LE CARTOLINE DI OLI

  • CARTOLINE DI OLI – Tunisia

    (Foto di Monica Profumo)

    Porto di Biserta – Giugno 2015 
    Queste sono le cartoline che vorremmo si potessero continuare ad inviare dalla Tunisia.
  • CARTOLINE DI OLI: Ripristiniamo la memoria

    (Foto di Giovanna Profumo)
    Sant’anna di Stazzema – 19 aprile 2015 
     La lapide alle vittime del massacro perpetrato dalle SS il 12 agosto 1944, è stata devastata dal vento che ha causato ingenti danni al Parco della Pace il 5 marzo 2015.
    La ministra Elena Boschi l’ha trovata in queste condizioni in occasione della commemorazione il 25 aprile.
  • CARTOLINE DI OLI – Auguri dalla Tunisia

    (Foto di Monica Profumo)
    Tunisia – Sidi Bou Said – marzo 2015
  • OLI 416: CITTA’ – Corso Carbonara e FS: cambi di programma?

    Era l’8 agosto 2011 quando avevamo postato una cartolina di Oli relativa a lavori indispensabili per la realizzazione di un pozzo di ventilazione della galleria ferroviaria San Tommaso previsto “nell’ambito della realizzazione del sestuplicamento della tratta Genova Principe – Genova Brignole del nodo ferroviario di Genova”.
    In quell’occasione erano stati sacrificati più di 30 alberi in corso Carbonara a Genova. Sacrificati con la garanzia di assessori e FS che sarebbero stati sostituiti. Il cantiere era durato molto e dopo i lavori nessun albero è mai stato ripiantato, ma quello che inquieta di più sono le voci che circolano sull’opera oggi: si dice che non fosse necessaria, che i progettisti siano caduti in un madornale errore e che nulla sia stato completato. Poiché non siamo talpe ed è ovviamente impossibile verificare di persona, attendiamo una rapida smentita da FS e Comune di Genova per rassicurare cittadini e viaggiatori di avere speso bene i soldi della collettività e di essere adegutamente ventilati nelle gallerie genovesi.
    Comunque nel quartiere si attende che gli alberi vengano ripiantati.
    (La Redazione di Oli)

  • LE CARTOLINE DI OLI

    (Immagine di Guido Rosato)

    La newsletter Oli sarà in ferie fino a fine settembre, ma potrà capitare a qualcuno di voler condividere un’immagine, un’esperienza, una testimonianza, o qualsiasi spunto di riflessione in cui si è imbattuto durante l’estate.
    Per questo abbiamo pensato di proporre anche quest’anno la rubrica estiva “Le cartoline di Oli” che inizieremo a pubblicare, senza alcuna periodicità, seguendo le occasioni che via via si presenteranno.
    Chi lo desiderasse potrà inviare le proprie cartoline all’indirizzo mail della redazione.
    Con i nostri auguri,
    (La Redazione – immagine di Guido Rosato)

  • LE CARTOLINE DI OLI: Lampedusa, Nobel, governo e una legge assassina

    (Portale della Basilica di San Lorenzo – Genova – 4 ottobre 2013)

    Non ci vogliono premi Nobel: è fuorviante, bisogna aprire le frontiere normali alle persone disperate che fuggono dalla guerra, dalla persecuzione di dittatori o di razzisti. Queste persone devono avere il diritto di arrivare regolarmente sicuri come tutti le altre persone che entrano da porti, aeroporti o valichi di frontiere terrestri, non devono essere costrette a consegnarsi nelle mani di scafisti e trafficanti.
    Occorre modificare la Bossi-Fini in questo senso. Mi offendono gli insulti razzisti ad una ministra italiana di colore, ma mi offende di più la presenza di una ministra di colore in un governo incapace di modificare una legge come la Bossi-Fini, incapace di cancellare il reato di clandestinità, incapace di dare il diritto di cittadinanza italiana ai figli degli immigrati in Italia, incapace di dare il diritto di voto amministrativo agli immigrati regolari.
    (Saleh Zaghloul)

  • LE CARTOLINE DI OLI – L’isola di Gorée

    Disegno di Guido Rosato

    L’isola di Gorée è annoverata tra i siti turistici più famosi al mondo per la sua storia. All’epoca della schiavitù, la maggior parte degli schiavi catturati nella sub regione di Mali, Gambia, Benin, Burkina ecc… passavano attraverso Gorée per essere “esportati” verso gli Stati Uniti, nei campi di canna da zucchero.
    Si parla di più di un milione di schiavi e per questa ragione la maggior parte dei presidenti africani, europei e statunitensi hanno visitato l’isola.
    Il sindaco Joseph Ndong è l’attuale presidente della federazione calcio senegalese ed è originario di questa località. Il primo deputato nero nel parlamento francese, Blaise Diagne, era anche lui nativo di Gorée.

    Monumento alla liberazione dalla schiavitù, Gorée
    Foto da internet

    Situata a qualche chilometro dalla capitale senegalese, Gorée prima dell’indipendenza faceva parte di quattro dipartimenti del Senegal, successivamente di Dakar, Saint Louis e Rufisque. Le persone la abitavano erano considerate come cittadini francesi, ma – nonostante la  situazione turistica – Gorée ha sempre avuto problemi di infrastrutture.
    A nord dell’isola, di fronte a Dakar, si trova un grande museo storico che è stato costruito dai francesi tra il 1852 e il 1856 ed ha preso nome dal vice Ammiraglio Jean II D’Estrée, che sottrasse l’isola agli olandesi nel 1667.
    Nel 1977 il Senegal ne intraprese un impegnativo restauro, diretto dal belga Guy Thilmans. Dopo dodici anni, il nuovo museo fu inaugurato il 3 marzo 1989.
    Chiedo ai nostri amici turisti che vogliono visitare il Senegal di dare un’occhiata a Gorée, per vedere come i nostri antenati schiavi furono trattati in quel luogo.
    (Moustapha Niang)

  • LE CARTOLINE DI OLI – Quando l’immigrazione diventa mortale

    Disegno di Guido Rosato
    Tutta la comunità senegalese è in collera dopo la morte del giovane Mame Mor Diop, 25 anni.
    Il 19 luglio, a Ventimiglia, mentre scappava dalla polizia, è caduto in acqua, secondo le informazioni raccolte da un connazionale senegalese. Il giovane Mame Mor è morto nel fiore degli anni lasciando la famiglia a cui lui provvedeva.
    Quel che è accaduto è una vergogna e dimostra ancora una volta l’incapacità dei nostri governanti a trattenere la gioventù africana in Africa.
    I giovani connazionali di Mame Mor sono uccisi o torturati ogni giorno e rischiano la loro vita in Europa per aiutare i loro genitori, mentre i nostri leader africani non cercano una soluzione per fermare l’emigrazione.

    Manifestazione di protesta a Ventimiglia
    Foto da internet

    I soldi che i giovani africani spendono per venire in Europa potrebbero essere un punto di partenza per un lavoro in Africa: il Dio che è in Africa è lo stesso che è in Europa, l’Europa non fa la fortuna, è come qualsiasi paese del mondo.
    Amici, l’Italia non può più contenere i suoi immigrati: sono milioni gli africani.
    Non è facile a dirsi, ma la realtà è che tocca a noi africani educare i giovani e far capire loro che soltanto il lavoro paga, permette di credere in se stessi e di rimanere nel proprio paese.
    Ma le autorità italiane, dal canto loro, devono essere consapevoli che l’immigrato è un essere umano come tutti gli altri e non una bestia selvaggia da cacciare e uccidere: se lascia il suo paese, è per cercare una vita migliore.
    (Moustapha Niang)

  • LE CARTOLINE DI OLI: Marinella di Nervi, concessione per pochi intimi?

    Fulmini e acquazzoni parevano essersi portati via l’estate, spiagge quasi deserte, tutti rientrati in città, soltanto gli Uffici del Demanio del Comune di Genova quasi non hanno fatto ferie, anzi sono stati e sono tuttora a disposizione per accogliere le “manifestazioni di interesse” circa la Marinella, ristorante-bar-minihotel sulla passeggiata di Nervi. L’invito è comparso sul sito il 9 agosto 2013 con scadenza a trenta giorni ed è per concorrere all’acquisizione della concessione demaniale dello storico locale, che il vecchio gestore ha perduto per non aver pagato i canoni, ritenuti troppo onerosi. Dopo annose cause ed l’inevitabile fallimento, il Comune si è ripreso la concessione, Sorpresa però: pare che il curatore fallimentare dell’azienda abbia già fatto più o meno una “garetta” e sia ad un passo dal cedere intanto la licenza commerciale. Dunque il Comune mette in palio una concessione demaniale su una struttura per ristorazione e simili, la cui licenza commerciale potrebbe essere già in mano ad un terzo, che magari concorrerà ad ottenere quella demaniale, ma non è detto. Potrebbe verificarsi che chi compra la licenza non ottenga la concessione, ma si dubita, o viceversa, aprendo così a trattative parallele di licenze e concessioni, da cui soprattutto il privato e non  l’amministrazione trarrebbe vantaggio.

    Potrebbe anche succedere come lo scorso anno quando, sempre a Ferragosto, si sono aperte le iscrizioni alle manifestazioni d’interesse per i bagni Maria nei pressi del Gaslini: il concessionario ne aveva restituito la concessione perché voleva garanzie di durata del contratto per investire, richiesta legittima peraltro. Di fatto, a fronte di neppure una decina di concorrenti, inaspettati oltretutto, visti i tempi ristretti e il periodo, la concessione è comunque ritornata al vecchio proprietario, che ha vinto la gara ed ottenuto i tempi di durata che voleva, almeno ventennali e rinnovabili.
    Ma non era tutto fermo per la Bolkestein? Tutto legittimo, secondo la legge.
    Nei criteri per partecipare non risulta traccia di incentivazione ad “imprese giovanili” , le norme comunitarie prevedono garanzia di accesso per tutti e il Comune è tenuto giustamente a fare gli interessi dello Stato, così da incamerare sontuosi canoni, due euro al metro quadrato di spiaggia. Mentre i giovani, per riuscire ad entrare nel circuito delle imprese balneari devono adattarsi alla “sub-concessione”, a subentrare nella gestione dell’azienda che il titolare può tranquillamente cedere, secondo il Codice della Navigazione, un insieme di disposizioni a dir poco feudali, che prevedono pure l’ereditarietà della concessione di un bene demaniale, un bene di tutti i cittadini.
    E per acquisire si devono scucire fior di quattrini.
    Ad esempio,  in Corso Italia uno stabilimento balneare, che circa un mese fa ha perso al primo grado di giudizio il ricorso contro i canoni e non ne sta pagando “l’aggiornamento”, pare abbia trattative in corso per cedere la gestione ad alcuni ragazzi per centinaia di migliaia di euro. Così a Cala dei Montani, a Quinto, dove altri giovani hanno rilevato la gestione di un chiosco-bar per migliaia di euro all’anno e per il quale anni fa , tramite l’Ufficio per l’impiego, che aveva procurato l’abboccamento, due ragazzi si erano sentiti chiedere trecentomila euro, mentre il canone demaniale previsto per il chiosco non raggiungeva i mille euro.
    Quando si porrà fine al mercato milionario dell’appropriazione permanente di un bene pubblico come mare e spiagge e per di più con profitti per pochi?
    (Bianca Vergati – immagine di Guido Rosato – foto da internet)