Cofferati – Ma dove mettiamo questo bambino?

Adesso che il dibattito su Cofferati, risorsa per Genova, è sparito dal cielo della carta stampata con la velocità di un arcobaleno, ci si può permettere timidamente di ricordare un ambito dove il suo contributo potrebbe essere prezioso: il sindacato. Allo sportello sicurezza, oppure allo Spi, o al Nidil che raccoglie i lavoratori atipici. E ancora ai corsi di formazione della Cgil, ambiti dove la sua storia professionale e umana potrebbe portare ricchezza.
Lì, ci si può azzardare a credere, lo scambio tra il territorio e Cofferati diverrebbe concreto. Lì, con un orario, potrebbe mediare tra il desiderio legittimo di essere padre e la nobile mission che il destino – sei anni or sono – gli aveva affidato.


Preoccupa una certa apprensione, di cui si è letto in merito a lui e che il suo arrivo a Genova ha destato. Ricorda il gioco che faceva un nonno con una nipotina e che vale la pena di raccontare.
Il nonno, prendendo la nipotina di tre anni in braccio, si divertiva a fingere di collocarla in bilico nei posti più strani della casa – maniglie, librerie, vasche vuote, vasi di piante, schienali di sedie – cantilenando: “Dove la mettiamo? Dove la mettiamo? La mettiamo qui?” e la bambina sbellicandosi dalle risate rispondeva: “No!”. Scopo del gioco era stupire e far ridere la nipote scovando luoghi sempre più inaspettati. Desiderio della bambina proseguire all’infinito, cullata per la casa, in attesa di scoprire dove la voleva mettere il nonno. Quando lui si stancava finiva il divertimento, ma lei ne era certa, sapeva che il nonno le avrebbe trovato un posto adatto. Un posto dal quale ripartire, appropriato a se stessa.
“Dove lo mettiamo?” è un gioco che la politica genovese fa senza l’affetto che il nonno provava per la nipote.
Qui è solo un regalo a Cofferati per il suo bambino. Si divertiranno in due.
(Giovanna Profumo)