OLI 383: VIAGGI – Il diario di Giulia

Demi, sabato 4 maggio

I tempi dell’ Africa sono lunghi?
Noi ci abbiamo messo cinque ore per percorrere i 30 Km che ci separano da Dakar.
Stop per le sigarette; ci è finita la benzina fuori dal villaggio, ci siamo fermati per ritirare i soldi da un bancomat, ed è prevista una visita da un medico della medicina tradizionale per Mariella. Ha lo sguardo dolce questo guaritore che ci accoglie in un cortile sotto a un tetto di paglia seduto su una stuoia con a fianco barattoli e bottigliette. Impolvera con chissà cosa lo sfogo di Mariella, le raccomanda di ungersi con olio di palma e lega attorno alla sua vita un cordoncino colorato con dei nodi sul quale ha recitato formule e preghiere.

Moschea di Mamelles

La aspetta per lunedì prossimo. Insha Hallah Dù fa un’offerta e nell’ uscire alcuni uomini ci chiedono
attenzione per non calpestare la stuoia di preghiera.
A parte i mercati caotici, tutto è chiuso a Dakar. Lamine dalla macchina mi indica i palazzi del potere una cattedrale e la facciata elegante di una stazione ferroviaria. Non ci sono più i treni e sui binari vendono un po’ di tutto. Io compro mezza zucca svuotata. Mariella altro…
A lei piacciono i mercati, lì diventa vitale, contratta, lascia, cambia.
Sceglie con Lamine un piatto al riso e sugo per loro tre,da mangiare quando ci fermeremo.
Io non lo voglio.
Tutti i piatti in metallo, vengono lavati in una bacinella e sciacquati in un’altra. L’acqua non viene mai cambiata Le lavapiatti non vogliono si facciano foto. Nemmeno la cuoca.

Mercato di Dakar

Ne vedremo altri due o tre di mercati più una sartoria che sfoggia una ventina di sarti in fila al lavoro dietro le macchine da cucire. Vende pezzi di stoffa a metraggio stabilito per pantaloni, tuniche, camice: taglia unica.
La miseria e il caldo di questi mercati mi mette disagio, comunque compro quello che mi è stato richiesto da Genova e per me banane, prima di cadere svenuta….
E’ pomeriggio inoltrato, forse potremmo tornare, ma Djiby è sparito e con lui le chiavi della macchina. Quando riusciamo a partire, Lamine mi fa scendere davanti al palazzo del Presidente per fotografarmi con un soldatino vestito di rosso che monta la guardia come fossimo a Londra. Qui e là i soldati hanno lo stesso sguardo vuoto.
Dalla macchina guardiamo i quartieri eleganti il faro, la moschea di Mamelles che sorge su pietra vulcanica in riva al mare. Ci fermiamo in un barbeque gestito da donne della Petite Cote per  mangiare io muscoli allo spiedo, loro il piatto del mercato.

Pedicure

Dopo l’ascolto dell’ultima preghiera recitata in riva al mare prima dell’oscurità e la ricerca di un caffè touba caldo (caffè speziato), si va.
Arriviamo a casa dopo la mezzanotte.
Ci accolgono le anatre che sono riuscite a volare fuori dal recinto, le caprette belano.
Djibi, l’autista, è a nostra disposizione dalle 8 di questa mattina per 20.000 franchi senegalesi (la metà li diamo a Dù che glieli darà un po’ alla volta. Per Lamine, la guida turistica il compenso è uguale. (650 franchi senegalesi equivalgono a 1 euro)
Djiby è visibilmente stanco e io esprimo nuovamente il mio disappunto a Mariella, perchè la disponibilità dello chaffeur mi fa sentire quello che non sono:la turista pretenziosa.
Mariella mi ripete che gli africani non si stancano a guidare eppoi è amico di Dù
Vado subito a letto per non allungargli altri soldi come la volta scorsa quando l’ho visto addormentarsi sdraiato su una moto dopo tante ore di guida.
Da allora è molto gentile con me e non mi va.
(Giulia Richebuono – foto dell’autrice)