OLI 262: LIGURIA – Se il declino è contagioso

Non si vedono più sul Rondò, la piazza dove s’incontra la gente che conta ad Imperia Oneglia, sono blindati in villa gli Scajola, scorta agli accessi: il ministro e signora sono spariti. Regna il silenzio, non più clamori di feste, fra gli ulivi centenari sulle colline, nel palazzotto ottocentesco, un tempo magione di campagna di uno degli avvocati più illustri del ponente, residenza ufficiale di “sciaboletta”, soprannome del politico datogli dai suoi concittadini. Una casa di campagna che si apriva nella bella stagione di cui, a sentire alcuni onegliesi, ognuno ha un ricordo: le signore, – e che signore democratiche – si riunivano a ricamare insieme alle amiche e alle donne di servizio, i bambini imparavano ad andare in bicicletta, a giocare a nascondino e poi i bei picnic con “sciue cine”, fiori di zucchine ripieni e “piscialandrea”, pizza al pomodoro, cipolle e acciughe salate. Poi la vecchia casa avuta in eredità fu sventrata, soltanto la faccia ta è quella originale e piano piano il politico potente comprava uno dopo l’altro gli appezzamenti intorno, e anche una casa, risistemata soltanto per ospitare gli amici in trasferta. Si completava la tenuta con una nuova strada privata, la piscina e un garage gigantesco, che conserva le auto d’epoca di cui il ministro va pazzo. E pensare che il comune di Diano, la frazione d’Imperia di cui si parla, pare sia di solito assillante fino al centimetro, quando si deve ristrutturare.
Lo sconcerto è palpabile in città, la delusione per aver perso un ministro, così chi farà più qualcosa per quella parte di Liguria, un mondo a sè, quasi come il regno di Seborga. Incredulità, ironia e anche un po’ d’indignazione per la sua versione dei fatti. Pensare che da tempo il ponente era ormai territorio esclusivo dell’exministro, a lungo sindaco, che pur non originario del luogo, prima il padre e poi lui, avevano scalato i posti del potere della balena bianca, l’unico feudo democristiano in Liguria, affettuosamente benvisti da Paolo Emilio Taviani, testimone di nozze. Pare sia affranto e incredulo per la presa di distanza, la freddina solidarietà di pdl e concittadini, mentre ritornano in giro storie passate: tant’è il ministro ha smentito la consorte, ordine del partito senz’altro, ma con una tale vigoria… Una coppia pubblica, affettuosa, e lei così presente, lei per cui più d’un onegliese s’offusca: professoressa in aspettativa, appassionata d’arte, corsi all’Università, conferenze, eventi, premi alla cultura e ricevimenti ad Imperia e Roma. Mentre lui si sente abbandonato da Silvio e poco amato in patria, tranne dall’altro Claudio per il bene della Liguria, il pdl genovese, che mal sopportava il suo potere, ha alzato c resta e toni e nel frattempo solo la Lega acchiappa sottosegretari.
Tanti si sentono “orfani”, era l’unico ministro ligure e con i parlamentari che si sono avvicendati in questi anni in campi opposti, la nostra regione certo non ha brillato in politica. Liguria, sud del nord, da cui i pochi giovani scappano, sono un terzo rispetto agli anni ’70, anziani, pensionati, territorio dimenticato dalle infrastrutture, porti trascurati se pur primi in Italia, industrie dismesse non solo per crisi ma per gravi colpe politiche. A chi si domanda chi penserà alla Liguria d’ora in avanti a Roma si può chiedere quanto è servito avere da 15 anni un ministro ligure.