Acciaierie – Cassa e delusione per altri 470

Le hanno chiamate dall’ufficio personale alle 17.20 di venerdì 13 gennaio. Alle Acciaierie di Cornigliano la timbratura d’uscita è alle 17.30. Hanno comunicato a queste persone che, a partire da lunedì, dovranno smaltire tutte le ferie. In mancanza di monte ore potranno considerarsi in cassa integrazione. Un incubo.


Come nei migliori film horror americani. Stupore, sgomento, disperazione, lacrime, pacche sulle spalle.
A differenza della prima tornata di prescelti, quella di agosto, loro non se lo aspettavano proprio. E nemmeno lo meritavano. Mai uno sciopero. Stipendio modesto. Quel “perché proprio io?” da Riva è nello scambio di sguardi, diventa domanda celeste, alla quale il funzionario dell’ufficio personale non vuole rispondere.
Fuori i quattrocentosettanta circa già in cassa integrazione sono stati distribuiti come cellule impazzite nei vari uffici istituzionali. Da novembre sono in libertà vigilata. E, come ha comunicato Mario Margini al Secolo XIX del 5 gennaio, “si sono trovati bene”. Infatti nessun controllo di produttività. Piccoli compiti da svolgere senza pressioni. Tempi di adattamento lunghi, tolleranti. Praticamente il paese dei balocchi per chi, come loro, è stato alle acciaierie tanti anni.
Se non fosse per le buste paga. Per il promesso non mantenuto. Per quella tassazione sul “primo rigo” che ha fatto saltare i conti. Se non fosse per quel “verbale di conciliazione” – dal quale le istituzioni a suo tempo si erano tenute prudentemente alla larga – firmato dai cassintegrati con il Gruppo Riva, nel quale veniva indicata una cifra di integrazione alla cassa che li ha illusi facendo sperare loro quello che non può essere. Hanno sommato importi, calcolato senza comprendere le ragioni dei 150, 200 euro di meno,. Per non parlare dei ventinove impiegati che ricevevano alle acciaierie stipendi prestigiosi, per i quali il sindacato dovrebbe trattare.
Per adesso il solo in questa favola che “si è trovato bene” è Mangiafuoco. Ha tenuto con astuzia le fila dei suoi burattini, e continua a scriverne la storia.
(Giulia Parodi)