Dialogo – I rischi (inevitabili?) di credere al Cav

Chiedereste di amministrare il vostro patrimonio a un imbonitore da baracconi? Per esempio a uno di quelli che facendovi credere che una partita di vasi da notte viene ceduta a un prezzo molto conveniente riesce a convincervi a portarvela a casa? Bene, Berlusconi è di questa razza qui. Nei giorni scorsi ha fondato un nuovo partito stando sul predellino di una vettura in una piazza di Milano, tra un gruppo pare nutrito di fedeli osannanti. Nessuna idea programmatica, nessun progetto: solo slogan, urli, sorrisi da cammello del Sahara e signore impellicciate in deliquio. Ha poi fatto credere ad alcuni milioni di italiani (lui dice dieci…) che un governo si possa mandare a gambe all’aria con una raccolta di firme, ignorando quello che anche un bambino di terza media sa: solo il Presidente della Repubblica può sciogliere le Camere e non c’è referendum che tenga.


Gli ultimi mesi della politica italiana sono poi segnati dal suo snervante ritornello “Prodi cade”, “Prodi deve andare a casa” (insopportabile metafora, purtroppo entrata in uso come tutte le cose cretine e brutte). E qui altri italiani a dargli fiato e corda, per tornarsene il giorno dopo ogni votazione al Senato con la coda tra le gambe. Prodi è possibile che cada, ma sarà quando tutte le fiammelle di speranza di condurre in porto la legislatura per l’intero quinquennio svaniranno.
Non era però questo il senso della premessa, se mai un segnale piccolo, piccolo a Veltroni, che col cavaliere si è incontrato e, almeno sul problema della riforma elettorale, si è trovato in sintonia. Se fossi il presidente del neonato Pd diffiderei al massimo di un incantatore di grulli come è Berlusconi. Veltroni sarà anche un politico collaudato, ma al Cavaliere non gliel’avrei data la soddisfazione di convocarlo alla sua augusta presenza, starlo ad ascoltare dopo essersi accontentato della rinuncia alla pregiudiziale della caduta di Prodi e delle immediate elezioni. Io gli avrei detto: “Caro Cavaliere, mezza Italia ne ha le tasche piene di ritornelli, provocazioni, esternazioni, ricatti, slogan, propaganda, politica gridata, sorrisi a quintali. Prima calmati e inventati un modo politico di far politica, studia bene la Costituzione, specie là dove stabilisce le regole per la conduzione della politica e i ruoli di ciascuno. Poi parleremo di riforme. Intanto per ora è aria fritta. Da come suonano le campane, specie quelle dei nanetti, l’impressione è che alla fine tutti preferiscano la “porcata di Calderoni” che almeno consente di sopravvivere, anche se in continuo bilico sull’orlo del precipizio, mentre altri sistemi cancellerebbero gli appetiti di una miriade di partitini affamati di consenso e di posti a sedere in parlamento”.
(Giovanni Meriana)