Informazione – Quanta propaganda e quanta ricerca

“Sconto sulle tasse per favorire la ricerca”, così il Secolo XIX (27 gennaio) titola una nota del sottosegretario di Stato agli affari regionali Alberto Gagliardi (Fi). Con l’ultima finanziaria è stata introdotta una disposizione che incentiva le imprese a donare fondi per la ricerca.


Il meccanismo è molto semplice e Gagliardi non ha difficoltà a spiegarcelo: se una società con reddito 100 elargisce 20, il suo reddito imponibile diventerà 80. Poiché l’imposta sulle persone giuridiche è pari al 33%, la società pagherà 80 x 0,33 = 26,40 anziché 100 x 0,33 = 33,00, “con un risparmio di 6,60 punti percentuali”, conclude trionfalmente Gagliardi. Sarebbe stato ragionevole precisare che l’ipotetica società disporrà di un reddito netto pari 13,40 punti percentuali in meno (6,60 punti di risparmio di fronte a una donazione di 20) e che l’esempio scelto è del tutto singolare. Con i tempi che corrono sarà difficile trovare società tanto altruistiche da rinunciare a percentuali così significative delle loro entrate, anche perché in Italia la generosità delle imprese, misurata dal rapporto fra donazioni e reddito lordo delle imposte, è ben al di sotto del 1%. Ma per Gagliardi ciò non è un problema. L’obiettivo del provvedimento del governo, dice Gagliardi, è quello di arrivare a muovere risorse che si avvicinino al 3 per cento del prodotto interno lordo (Pil), come l’Europa chiede ai paesi dell’UE “per accelerare la strategia di Lisbona su innovazione e competitività”.
Gagliardi accusa l’opposizione di una sistematica attività di disinformazione: “lancia slogan privi di qualsiasi approfondimento riguardante i presunti tagli ai fondi di ricerca” e “alza cortine fumogene per impedire alla gente di conoscere come stanno le cose”. Fa parte dell’opposizione la Commissione Europea che nello European Innovation Scoreboard di gennaio 2006 (http://trendchart.cordis.lu) colloca l’Italia tra gli ultimi paesi della vecchia Unione a quindici per capacità di innovazione?
Fa bene Roberta Pinotti (deputato Ds) a ricordare “come stanno le cose”: grazie ai tagli agli investimenti pubblici in ricerca e sviluppo fatti da questo governo, il finanziamento pubblico della ricerca in Italia è attualmente di solo circa 6 miliardi di euro, pari al 0,6% del Pil (Secolo XIX, 30 gennaio). Tagli reali, non presunti. Pinotti segnala pure che la relazione tecnica del Tesoro prevede che la norma citata da Gagliardi potrà procurare nel migliore dei casi un gettito di 250 milioni di euro, ben lontani dei 4-5 miliardi di euro necessari per raggiungere almeno l’un percento del Pil (10-11 miliardi di euro) e per cominciare ad indirizzarci verso gli standard stabiliti a Lisbona (30 miliardi di euro). In altre parole, il provvedimento magnificato dal sottosegretario Gagliardi è al di fuori di ogni disegno coerente e efficace.
Un provvedimento, ancora una volta, sostanzialmente propagandistico. Chi fa disinformazione?
(Oscar Itzcovich)