Mese: Aprile 2006

  • Informazione – Anche la carta stampata in silenzio come Pisanu

    Ne “I silenzi di Pisanu” (Repubblica, 15 aprile), un articolo sull’unico grande imbroglio imbastito in queste elezioni, un risultato incerto che invece incerto non era, G. D’Avanzo osserva che ciò è potuto accadere come “risultato delle tre debolezze – politica, istituzionale, informativa – che hanno accompagnato l’avventura governativa del premier”.

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  • Dopovoto/1 – Chi ha il cuore a destra non va dimenticato

    Quanti saranno stati gli elettori indecisi a scegliere il centrodestra e Forza Italia dopo l’appello elettorale in cui Berlusconi prometteva l’abolizione dell’ICI? Non lo so, ma ne conosco qualcuno che me lo ha detto e sospetto di molti altri che ovviamente non hanno reso nota la loro opzione.

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  • Dopovoto/2 – La risorsa Mediaset negata all’estero

    Giornali e tg hanno spiegato tutto, o quasi, sugli infortuni plurimi per cui ci viene negato un Berlusconi bis. Conosciamo ormai ogni particolare della beffa di una legge elettorale (la famosa “porcata”, parola del suo autore), studiata apposta per truffare gli avversari, che si è rivoltata invece contro chi l’ha ideata. Come finale mancava solo la barzelletta di regime dell’affranto Tremaglia che vorrebbe ripetere le elezioni per gli italiani all’estero.

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  • Dopovoto/3 – In Europa il padrino non è Provenzano

    “End of the line for the godfather”, “Capolinea per il padrino” titolava l’Indipendent commentando la sconfitta di Silvio Berlusconi alle elezioni politiche del 2006. “BASTA! Time to sack Mr. Berlusconi”, “BASTA! E’ tempo di licenziare il signor Berlusconi”, titolava l’Economist pochi giorni prima. In questi titoli feroci si disvela la ragione della differenza abissale del voto espresso dagli italiani che vivono in patria e da quelli che vivono all’estero.

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  • Ritorno al futuro – Se la “rosa” Vincenzi fa rima con vincenti

    Sembrava che tutto scorresse tranquillo. Qualche misera quota rosa, la chiusura della vicenda elettorale, ed un prevedibile ridimensionamento del confronto politico all’interno delle segreterie dei partiti costretti, ma non troppo – e comunque non ora – ad inventarsi qualche plausibile nomination per le primarie del candidato sindaco. Con calma. Più avanti. Dopo aver parlato.
    Sembrava che il genere femminile fosse scomparso.

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  • Mostra/1 – I quadri e gli uomini di tempi moderni

    Sembrava quasi un’ultima cena la presentazione alla stampa della mostra “Tempo Moderno” il 13 aprile a Palazzo Ducale. Al centro Burlando, affiancato ai lati da Borzani, Castellano, Repetto, in uno sfumare lento su Giacobbe, CGIL, e altri, sino a De Biasi, dirigente dell’Ilva. Un’ultima cena dove il pane spezzato è la mostra, offerta ai presenti con sintesi veloci a seconda di chi, costretto a prendere la parola, due cose le deve pur dire su ciò che verrà mostrato.

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  • Mostra/2 – La metà del lavoro fuori del Ducale

    Non si può proprio dire che Mario Margini, parlando a nome del sindaco, abbia colto nel segno quando lo scorso 13 Aprile, nel corso della presentazione della mostra “Tempo Moderno”, parlando a nome del Sindaco di Genova ha detto che le opere esposte rappresentano il lavoro al di fuori di ogni ideologia.

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  • Abbiamo sottovalutato come esempio di sottocultura politica l’elogio dell’illegalità, il linguaggio grossolano e finto-colto, i gesti scurrili, le volgarità studiate a tavolino o dal sen fuggite, la ripetizione ossessiva di concetti semplici, banali e triviali, l’assenza pressoché totale di autoironia, di senso critico e di consapevolezza della complessità dei problemi. Abbiamo persino pensato che la televisione – il carattere infimo degli spettacoli d’intrattenimento, addirittura più che l’informazione politica – non avrebbe influito sul nostro carattere, non l’avrebbe corrotto. Abbiamo pensato che le leggi ad personam servissero a togliere lui e i suoi da guai momentanei e che, passato il momento, saremmo tornati alla normalità. Abbiamo pensato tutto questo e ora, ricapitolando gli anni passati, dobbiamo riconoscere che abbiamo sbagliato. Non è sottocultura; è un’altra cultura. Non è la difesa nelle difficoltà, è un sistema che, come tutti i sistemi, a spira a normalizzarsi. Non è democrazia ma è demagogia, un regime insidioso che si nasconde sotto apparenze ingannevoli. Il popolo che si vuole che sia non è quello che sceglie, che decide, che discute, che approva o disapprova, promuove o boccia i suoi rappresentanti. È invece il popolo non che agisce ma che reagisce, non si esprime da sé ma è «sondato».
    (Gustavo Zagrebelsky, Micromega, 31 marzo 2006)

  • 10 Aprile – Voltare pagina ma in avanti

    I corrispondenti delle più importanti testate straniere (El País, Die Welt, Le Monde, The Independent ma non solo) hanno scritto, prima del risultato delle elezioni italiane, che – in caso di vittoria – il centro sinistra avrà bisogno di almeno un anno e mezzo per correggere le principali mostruosità legislative del governo passato. Ma che ce ne vorrà sicuramente di più per cominciare ad affrontare la massa di problemi irrisolti o lasciati a macerare e che richiedono, come aveva osservato Prodi all’inizio della campagna elettorale, “riforme radicali”. Tra queste, e più importante di tutte, quella di una informazione libera, sottratta al controllo dei partiti, dei cartelli elettorali, dei monopolisti.

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  • 10 Aprile – La giustizia sociale tema ripudiato

    Abbiamo appena assistito al più grande scontro mai avvenuto in Italia tra due popoli, tra due culture: quello delle piazze reali, della stampa, di internet, da un lato; quello della televisione dall’altra. Sono due culture diverse e in molti casi opposte. Prodi è stato votato come politico reale, che deve rispondere di ciò che afferma; Berlusconi è stato votato come il personaggio di una fiction, di cui si premia l’interpretazione.

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