In uno dei più famosi film di Méliès, il padre degli effetti speciali, la luna era rappresentata da un faccione sopra un fondale dipinto. Il razzo che vi atterrava lasciava il malcapitato pianeta con un occhio pesto: gli spettatori rimanevano piacevolmente stupiti per il trucco. Dire che la tecnologia si è sviluppata enormemente nel lasso di questi quasi cento anni è una tautologia. Ci aiuta e ci diverte. Ci salva la vita e ci dà da lavorare. Ci condiziona e ci rigenera. E’ una sorta di paradiso a portata di mano. Come l’Aleph di Borges tutto il mondo sta dentro, nuota e si sostanzia nella tecnologia.
Mese: Novembre 2008
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Culture nel tempo – Razzismo nell’era dell’iPod
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Immigrazione – Fini contro la Bossi-Fini?
Secondo il dossier statistico della Caritas presentato a Roma il 29 ottobre 2008: “Almeno mezzo milione di stranieri sono già insediati in Italia ed inseriti nel mercato del lavoro nero seppure sprovviste di permesso di soggiorno”. Il lavoro nero fra gli immigrati – osserva il dossier – è enormemente diffuso “con un’ampiezza sconosciuta negli altri paesi industrializzati”.
Del lavoro nero degli immigrati, ha parlato il presidente della Camera Gianfranco Fini, intervenendo ad un convegno della fondazione “Fare futuro” del 13 ottobre scorso. “C’è stata – ha detto Fini – un po’ di accondiscendenza nei confronti di datori di lavoro che, lo dico in modo papale papale, a volte sono degli autentici sfruttatori degli immigrati”. “Il problema – ha aggiunto Fini – non sono quelli che lavorano in nero, ma coloro che impiegano in condizioni di sfruttamento, coloro che arrivano in Italia spinti dal bisogno”. -
Cofferati – Ma dove mettiamo questo bambino?
Adesso che il dibattito su Cofferati, risorsa per Genova, è sparito dal cielo della carta stampata con la velocità di un arcobaleno, ci si può permettere timidamente di ricordare un ambito dove il suo contributo potrebbe essere prezioso: il sindacato. Allo sportello sicurezza, oppure allo Spi, o al Nidil che raccoglie i lavoratori atipici. E ancora ai corsi di formazione della Cgil, ambiti dove la sua storia professionale e umana potrebbe portare ricchezza.
Lì, ci si può azzardare a credere, lo scambio tra il territorio e Cofferati diverrebbe concreto. Lì, con un orario, potrebbe mediare tra il desiderio legittimo di essere padre e la nobile mission che il destino – sei anni or sono – gli aveva affidato. -
Il porto di Albenga e il decreto Burlando
L’art.3 DPR 509/97 (decreto Burlando) stabilisce che “Chiunque intenda occupare zone del demanio marittimo o del mare territoriale o pertinenze demaniali marittime o apportarvi innovazioni allo scopo di realizzare le strutture dedicate alla nautica da diporto (…) deve presentare domanda” all’Ufficio Demanio presso il Comune. L’obiettivo è la semplificazione del procedimento di rilascio della concessione di beni demaniali marittimi per realizzare porti turistici. Si pongono due problemi:
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VERSANTE LIGURE
LIETA NOVELLAMusso è per la Moschea
ciò felice mi lascia:
spegne xenofobia
odio e indotta angoscia
e in più (splendida idea)
così la destra sfascia.

Meccartismo
Enzo Costa
email: enzo@enzocosta.net; http://lanterninoenzocosta.blogspot.com
Illustrazione di Aglaja
email: aglaja@fastwebnet.it; http://proveaglaja.blogspot.com
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Gelmini – Studenti in piazza e scheletri nell’armadio
I quotidiani scrivono da settimane della protesta contro la riforma Gelmini. Dopo anni di buio le manifestazioni studentesche hanno contribuito ad accendere i riflettori su ogni settore della scuola, a cominciare da quella primaria. Maestre, bambini, genitori hanno unito le loro ragioni a quelle degli studenti. Lo stesso hanno fatto i ricercatori e la popolazione dei precari. Nel movimento degli studenti si sono affacciati anche docenti e rettori universitari, quelli almeno che hanno finalmente capito che rischiano di assistere in tempi brevi alla smobilitazione delle università dove insegnano e che governano. Si sa già quando avverrà: tra l’inverno e la primavera del 2010 buona parte delle università dovranno dichiarare lo stato di insolvenza ed essere commissariate (Repubblica 30 ottobre “Il funerale dell’università”). -
Università – La nuova stagione dell’Albergo dei poveri
“Non è una maledizione, è solo un’ operazione che va fatta per bene… Finora per l’ Università è stato un fardello operosissimo. E’ assurdo che per problemi di inagibilità e sicurezza debbano essere rifatti i lavori nella parte già restaurata”. Così diceva a Repubblica, l’8 agosto 2008, il rettore appena eletto Giacomo Deferrari a proposito del recupero dell’Albergo dei Poveri. E due mesi dopo (Repubblica 27 ottobre) aggiungeva: “L’Albergo dei Poveri? Non è un peso per l’Università, ma una formidabile risorsa”.
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Immigrati – La Questura ama i bambini
La Questura di Genova ama tanto i bambini (immigrati) che li vuole conoscere, di persona, uno per uno, anche se, magari, questa conoscenza comporta qualche disagio (per il bambino). Ma cosa non si farebbe per un caldo contatto umano…
Dunque questa è la storia di Hassna, cittadina marocchina regolarmente residente a Genova da più di cinque anni e quindi in condizione di poter richiedere la “carta di soggiorno” permanente. -
Albaro – Tra tsunami e restyling
Onda Anomala, che fortuna! Nello sconquasso che ha prodotto il tempo in questi giorni sulla costa genovese ci sarà qualcuno che gioisce: i fautori del Progetto Nuovo Lido in corso Italia. L’Imprenditore proponente domenica mattina 2 novembre, si aggirava con l’aria niente affatto costernata tra le macerie dello stabilimento, sbofonchiando al telefonino, sorridendo sotto i baffi. Chi avrà chiamato? Bertolaso forse, che dovendo venire in Liguria, con corsia preferenziale prenderà atto del disastro. Anche il Comune esaminerà d’urgenza il tutto? Si potrebbe ipotizzare di sì.
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Precariato – Volti e diritti sconosciuti di chi fa le notizie
28 ottobre, Teatro della Gioventù: un gruppo eterogeneo di giornalisti precari, tra i 20 ed i 40 anni, riuniti per un’occasione informale, la proiezione del docu-fiction “Non ancora” di Giada Campus. L’argomento è la vita grama dei precari, incarnata dalla vicenda di una giovane coppia, lei giornalista in cerca di affermazione, disposta anche a partire per il Libano per affrancarsi dalla meschinità del suo lavoro quotidiano, lui ricercatore universitario depresso, in attesa di un concorso che non arriva mai. L’assenza di prospettive sul piano lavorativo si ripercuote sulla vita privata, e la coppia finirà per sfaldarsi, schiacciata da delusioni e sconfitte quotidiane.